Febbraio 1, 2023

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Il libro Unlimitation di Marco Tamburini parla di dare vita alla tecnologia

DottIl tonno pinna gialla è uno dei pesci più veloci di tutti, raggiungendo velocità fino a settanta chilometri all’ora. Non c’è da stupirsi che serva da ispirazione per lo sviluppo di robot da immersione. Il Tunabot dell’Università della Virginia, che si basa su di esso, finora ha percorso solo nove chilometri all’ora, ma i ricercatori lo apprezzano perché ha portato loro nuove idee. Il filosofo e storico della scienza Marco Tamburini chiama questo progetto “tuna robots” e lo propone come esempio di come tecnologia e biologia si ispirino a vicenda fino a confondere i confini tra campi che a prima vista sembrano così contraddittori.

I tonno robot mostrano cosa intende con questo: il tonno è la soluzione naturale a un problema tecnico, che è il nuoto veloce ed efficiente dal punto di vista energetico. Quindi ha senso che i tecnici utilizzino questa soluzione come guida. È piu facile a dirsi che a farsi. Dopotutto, il pesce non può essere ricreato molecola per molecola, ma nella migliore delle ipotesi in una versione notevolmente semplificata. E per fare questo, devi prima capire cosa è importante e cosa puoi tralasciare. Non basta guardare e pensare, trascuri rapidamente molti piccoli demoni nei dettagli. Quindi devi provarlo, costruire un pesce robotico e vedere se nuota come previsto. Tamburini cita i ricercatori dicendo che il tonabot li ha portati alla “biomeccanica del movimento nuova e non intuitiva”. In altre parole, senza ripeterlo, non avresti capito come i pesci possano nuotare così velocemente.

L’orientamento verso la natura può essere facilmente inquadrato in termini di ideologia

La natura fornisce possibili soluzioni ai problemi tecnici e la tecnologia offre sempre nuovi modi per esplorare la natura: dalla lente d’ingrandimento al microscopio, dalle simulazioni al computer alla tecnologia robotica. Marco Tamburini ricostruisce questa interazione tra filosofia, biologia e architettura. Il suo libro include studi di casi dalla morfologia dell’inizio del XX secolo alla biotecnologia, biomimetica, bionica e morfospazio, una rappresentazione grafica sviluppata negli anni ’60 utilizzando un computer analogico che mirava a creare tutte le forme teoricamente possibili per gusci di lumaca – con la prospettiva che ciò potesse utilizzato per progettare forme edilizie completamente nuove. Tamburini nota una rinascita della morfologia, l’analisi delle forme complesse, e ne fa risalire la storia agli attuali gruppi di distinzione che si occupano non esplicitamente del cambiamento delle forme, ma della “fisica della vita” (Dresda) o di “vita, adattamento e sistemi energia-sostanza” (Friburgo).


Marco Tamburini: “Rompere i Confini”. Biologicizzazione della tecnologia e meccanizzazione della biologia.
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Immagine: il mio editore


Nella prima fase della mutua ispirazione di biologia e tecnologia, descritta da Tamburini, è centrale la metafora del libro della natura. Con lei è sorta la questione se si potesse trascrivere da questo libro, come sosteneva il biologo Ernst Haeckel, o se dovesse essere una traduzione. Mechanisti, vitalisti e psicologi della Gestalt dell’inizio del XX secolo concordavano, sostiene Tamburini, che si dovrebbe cercare soprattutto di capire come la natura risolve i problemi e orientarsi verso le sue strategie piuttosto che imitarla. Hanno cercato le forme fondamentali della natura e hanno discusso se queste forme fossero immutabili o dinamiche e se potessero anche essere combinate in modo diverso da come sono in natura. Hanno scoperto che le ossa hanno una struttura molto simile a quella di alcune costruzioni di ponti e muschi con una spinta del flagello che ricorda una turbina. Le soluzioni ad alcuni problemi sembrano avere una forma definita, indipendentemente dal materiale, una forma che può essere compresa, copiata e diversificata. Proprio come puoi dire che aspetto hanno le ali di un uccello e capire comunque che è meglio non sbattere l’aereo.

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