Pagamenti digitali in Italia: il Paese è 21° nell’Ue nel Cashless Society Index 2026

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Alessandro Manzoni
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Nonostante un’espansione significativa nell’ultimo decennio, l’Italia continua a rimanere indietro rispetto alla media europea nell’adozione dei pagamenti digitali. Il sistema cashless cresce, ma l’uso del contante resta diffuso e rappresenta ancora un elemento strutturale dell’economia nazionale. È quanto emerge dal Cashless Society Index 2026, che fotografa lo stato della digitalizzazione dei pagamenti nel Paese.

Pagamenti cashless in crescita, ma sotto la media europea

Secondo il rapporto 2026 della Community Cashless Society di Teha Group, l’Italia occupa il 21° posto nell’Unione Europea per utilizzo dei pagamenti digitali, con 181,4 transazioni pro capite all’anno. Il dato rimane nettamente inferiore alla media dei 27 Paesi Ue, che si attesta a 246,8 transazioni pro capite.

Il valore complessivo dei pagamenti digitali nel Paese continua comunque a crescere. Nel 2025 il transato cashless ha triplicato il proprio valore rispetto al 2015, arrivando a rappresentare il 26,6% del Pil. Nel 2026 il volume totale dovrebbe superare i 500 miliardi di euro, confermando il ruolo sempre più centrale dei sistemi di pagamento digitali nell’economia italiana.

Negli ultimi tre anni il settore ha registrato un tasso medio di crescita annuo del 9,5%, segnale di una diffusione graduale ma costante delle transazioni elettroniche tra consumatori e imprese.

Il confronto con i principali Paesi europei

Il divario con le economie europee più avanzate rimane però significativo. Nel Cashless Society Index 2026, l’Italia è superata da diversi partner comunitari:

  • Germania (10° posto)
  • Spagna (12° posto)
  • Francia (16° posto)

Il ritardo emerge anche dal peso dei pagamenti digitali sul Pil. In Italia il valore del transato cashless rappresenta il 26,6% del Pil, mentre la media europea raggiunge il 31,6%.

Questo scarto evidenzia come la digitalizzazione dei pagamenti nel Paese proceda a ritmi più lenti rispetto a molte altre economie europee, nonostante la crescente diffusione di strumenti come carte contactless, wallet digitali e pagamenti tramite smartphone.

Il ruolo ancora dominante del contante

Uno dei principali fattori che frenano la transizione verso una società cashless è la forte presenza del contante. Secondo il Cash Intensity Index, l’Italia si colloca al 31° posto su 144 economie mondiali per incidenza del contante in circolazione sul Pil.

Nel dettaglio:

  • Contante in circolazione in Italia: 11,5% del Pil
  • Media europea: 9,8%

La maggiore circolazione di denaro contante riduce la tracciabilità delle transazioni e favorisce fenomeni di economia sommersa. Non a caso, l’economia non osservata nel Paese è stimata intorno ai 200 miliardi di euro, pari al 10,2% del Pil.

Anche il Vat gap, ovvero la differenza tra l’Iva teoricamente dovuta e quella effettivamente incassata dallo Stato, resta elevato: circa 25 miliardi di euro, il valore più alto tra le grandi economie europee.

Un settore industriale in forte sviluppo

Nonostante queste criticità, la filiera dei pagamenti digitali rappresenta oggi un comparto economico rilevante. Secondo il report, l’ecosistema italiano del cashless comprende:

  • 2.844 aziende tra operatori nazionali e internazionali
  • 17,7 miliardi di euro di fatturato
  • 9,4 miliardi di euro di valore aggiunto
  • 34.600 occupati lungo tutta la catena del valore delle transazioni elettroniche

Dal 2015 il fatturato del settore è cresciuto dell’85,3%, un ritmo nettamente superiore rispetto all’andamento complessivo dell’economia italiana, il cui Pil nello stesso periodo è aumentato del 32,2%.

Il potenziale economico dei pagamenti digitali

Secondo gli analisti, il potenziale di sviluppo del cashless in Italia è ancora significativo. Mantenendo gli attuali ritmi di crescita, entro il 2030 il sistema dei pagamenti digitali potrebbe generare ulteriori 27,5 miliardi di euro.

Se invece il Paese riuscisse ad allinearsi ai migliori performer europei, il potenziale complessivo potrebbe arrivare fino a 123 miliardi di euro.

“I pagamenti digitali sono ormai una componente stabile dell’economia nazionale e una leva strategica per competitività, legalità ed efficienza”, afferma Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di The European House – Ambrosetti e Teha Group.

Secondo De Molli, colmare il divario con gli altri Paesi europei significherebbe rafforzare la capacità dell’Italia di attrarre investimenti, ridurre l’economia sommersa e sostenere una crescita più trasparente e inclusiva.

Forum e analisi del settore

I risultati del rapporto saranno discussi nel dettaglio durante il Forum della Community Cashless Society, in programma il 26 marzo 2026 a Villa d’Este, a Cernobbio, uno degli appuntamenti più rilevanti in Italia dedicati all’innovazione nei sistemi di pagamento.

L’analisi include anche una survey condotta tra cittadini, esercenti e imprese per individuare i principali trend tecnologici e di consumo nel settore dei pagamenti digitali.

Conclusione

La diffusione dei pagamenti digitali in Italia continua a crescere, sostenuta dall’innovazione tecnologica e dalla maggiore familiarità dei consumatori con strumenti cashless. Tuttavia, il peso ancora elevato del contante e il divario con i principali Paesi europei indicano che la transizione verso una società pienamente digitale nei pagamenti resta una sfida aperta. Rafforzare infrastrutture, educazione finanziaria e politiche di incentivo sarà decisivo per accelerare questo processo nei prossimi anni.

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