A Cremona rincari fino a 213 milioni di euro tra il 2025 e il 2026
L’aumento dei costi energetici torna a pesare con forza su famiglie e imprese lombarde, in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e instabilità delle forniture. Secondo le stime elaborate dal Centro studi Sintesi per Cna Lombardia, il 2026 potrebbe registrare un’impennata significativa della spesa per energia elettrica e gas, con effetti rilevanti anche sul tessuto produttivo italiano.
Aumento dei costi energetici: i numeri in Lombardia
Nel dettaglio, la spesa complessiva per energia in Lombardia potrebbe passare dai 23,6 miliardi di euro del 2025 a oltre 28,8 miliardi nel 2026, segnando un incremento del 22%.
A trainare i rincari è soprattutto il gas, con un aumento stimato del 28%, mentre l’energia elettrica registra un incremento più contenuto ma comunque rilevante, vicino al 19%.
Secondo Cna Lombardia, la dinamica è coerente con la natura della crisi energetica attuale, fortemente legata alle difficoltà di approvvigionamento del gas. L’impatto sull’elettricità risulta parziale grazie alla presenza di fonti rinnovabili nel mix energetico italiano, sempre più centrali anche nel dibattito europeo sulla transizione ecologica.
Cremona: crescita dei costi elettrici vicino al 16%
Nel territorio cremonese, l’aumento dei costi dell’energia elettrica tra il 2025 e il 2026 è stimato intorno al 15-16%, per un totale di circa 213 milioni di euro in più.
Un incremento definito «prevedibile» dagli operatori del settore, anche alla luce delle tensioni internazionali che continuano a incidere sui mercati energetici globali, come dimostrano le recenti crisi legate alle rotte strategiche del Golfo.
Imprese sotto pressione: il peso sul manifatturiero
Il settore più colpito
Il comparto manifatturiero, pilastro dell’economia lombarda e italiana, è quello maggiormente esposto agli aumenti dei costi energetici. In Lombardia assorbe infatti il 47% della spesa totale per energia elettrica.
Per il 2026 si stima, solo per questo settore, un aggravio di circa 1,3 miliardi di euro rispetto all’anno precedente.
Anche il settore dei servizi registra un incremento significativo, superiore a 830 milioni di euro, mentre il commercio potrebbe affrontare un aumento di circa 190 milioni. Le attività professionali superano i 100 milioni di euro di rincari, mentre per le famiglie l’incremento stimato supera il mezzo miliardo.
Gas: famiglie e condomini tra i più esposti
Per quanto riguarda il gas, la spesa maggiore riguarda il settore domestico e quello industriale, entrambi intorno al 29% del totale regionale.
Particolarmente rilevante è il peso dei condomini, una caratteristica tipica del tessuto urbano lombardo, soprattutto nelle grandi città. Per questi comparti si stima un aumento complessivo di circa 850 milioni di euro nel 2026, pari a oltre un terzo dell’incremento totale regionale.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla produzione termoelettrica: la Lombardia ospita una quota significativa degli impianti nazionali, rendendo il sistema particolarmente sensibile alle fluttuazioni del prezzo del gas e alle crisi internazionali.
Le province: Milano in testa ai rincari
A livello territoriale, l’aumento dei costi energetici segue la distribuzione dell’attività economica e della popolazione.
La provincia di Milano registra il rincaro più elevato, con un incremento stimato superiore a 735 milioni di euro. Seguono Brescia (+559 milioni), Bergamo (+368 milioni) e Cremona (+213 milioni).
Più contenuti, ma comunque significativi, gli aumenti nelle altre province lombarde: Varese (+212 milioni), Monza e Brianza (+194 milioni), Pavia e Mantova (+160 milioni), Como (+119 milioni), Lecco (+95 milioni), Lodi (+53 milioni) e Sondrio (+46 milioni).
Le preoccupazioni di Cna Lombardia
Il presidente di Cna Lombardia, Giovanni Bozzini, sottolinea come l’aumento dei costi fosse atteso, ma evidenzia le difficoltà crescenti per il sistema economico: le tensioni internazionali, oltre al dramma umano dei conflitti, si traducono in un impatto diretto su cittadini e imprese europee.
Le aziende lombarde, osserva, continuano a dimostrare capacità di adattamento e innovazione, ma si trovano ad affrontare un contesto sempre più complesso, segnato da crisi nelle filiere produttive, difficoltà di accesso al credito e aumento dei costi delle materie prime.
Anche il segretario Stefano Binda richiama l’attenzione sul ruolo strategico dell’Europa, chiamata a scegliere tra maggiore autonomia energetica e dipendenza da dinamiche globali spesso lontane dagli interessi delle economie locali.
Un sistema sotto stress
Il quadro che emerge evidenzia un sistema economico sotto pressione, in cui l’aumento dei costi energetici rischia di rallentare la crescita e compromettere la competitività, soprattutto per le piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura produttiva del Paese.
In un contesto simile, diventa centrale il tema delle politiche energetiche, degli investimenti in fonti rinnovabili e della diversificazione degli approvvigionamenti, elementi chiave anche nel dibattito italiano ed europeo.
Conclusione
L’aumento del costo dell’energia rappresenta una delle principali sfide economiche per la Lombardia e per l’Italia nel 2026. Tra tensioni geopolitiche e fragilità strutturali, famiglie e imprese si trovano a fronteggiare un nuovo ciclo di rincari, che richiede risposte rapide e strategie di lungo periodo per garantire stabilità e sostenibilità al sistema economico.

“Lifelong beer expert. General travel enthusiast. Social media enthusiast. Zombie expert. Communicator.”
