L’intelligenza artificiale continua a trasformare il mondo del lavoro, ma i suoi effetti potrebbero essere diversi da quelli previsti finora. Più che provocare un’ondata di licenziamenti, una nuova ricerca suggerisce che l’IA stia esercitando una pressione crescente sulla crescita delle retribuzioni, soprattutto nelle professioni maggiormente esposte a questa tecnologia. Sebbene lo studio riguardi gli Stati Uniti, le conclusioni potrebbero interessare anche altri Paesi avanzati, Italia compresa, dove aziende pubbliche e private stanno accelerando l’adozione di strumenti basati sull’intelligenza artificiale.
L’IA rallenta la crescita degli stipendi più che l’occupazione
Un nuovo white paper pubblicato da Apollo Global Management sostiene che, almeno per il momento, l’intelligenza artificiale non stia causando una riduzione significativa dell’occupazione negli Stati Uniti. L’impatto più evidente sembra invece riguardare il rallentamento della crescita salariale, in particolare nelle professioni maggiormente esposte all’automazione.
Lo studio, realizzato dagli economisti Sania Edlich e Torsten Slok, ha analizzato il primo anno completo successivo alla diffusione di ChatGPT, prendendo come riferimento il 2023. Utilizzando i dati retributivi del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, i ricercatori hanno confrontato 11 professioni considerate altamente esposte all’IA con altre occupazioni meno influenzate da questa tecnologia.
L’analisi evidenzia che la crescita reale degli stipendi nelle professioni più esposte all’intelligenza artificiale è risultata inferiore di 6,7 punti percentuali rispetto a quella registrata nei settori meno coinvolti. Tra le categorie analizzate figurano sviluppatori software, addetti al servizio clienti e analisti finanziari.
I lavoratori con redditi più bassi risultano i più penalizzati
Secondo le stime di Apollo Global Management, il rallentamento della crescita salariale avrebbe comportato circa 28 miliardi di dollari statunitensi di redditi annui non percepiti dai lavoratori interessati.
Lo studio evidenzia inoltre che gli effetti non sono distribuiti in modo uniforme. I dipendenti con retribuzioni più basse hanno registrato un rallentamento più marcato rispetto ai lavoratori con stipendi elevati, alimentando il timore che la diffusione dell’intelligenza artificiale possa contribuire ad ampliare le disuguaglianze economiche nel lungo periodo.
Nessuna prova di una significativa perdita di posti di lavoro
Nonostante la pressione sugli stipendi, il rapporto non individua prove statisticamente significative che dimostrino una riduzione diretta dell’occupazione causata dall’intelligenza artificiale.
Apollo stima che circa 5,8 milioni di lavoratori statunitensi, pari al 3,7% della forza lavoro del Paese, siano impiegati in professioni considerate altamente esposte all’IA. Gli autori precisano però che si tratta di una valutazione prudenziale e ritengono che il numero possa aumentare sensibilmente con la diffusione della tecnologia in un numero crescente di settori.
Valutare l’esposizione all’IA resta una sfida
Per classificare le professioni, i ricercatori hanno utilizzato l’Anthropic Economic Index, un indice che misura il grado di esposizione delle diverse occupazioni alle tecnologie di intelligenza artificiale.
Gli stessi autori riconoscono tuttavia che questa metodologia potrebbe non rappresentare pienamente l’impatto complessivo dell’IA sul mercato del lavoro.
La crescita dei data center sostiene altri settori
Lo studio sottolinea anche un fenomeno parallelo. La rapida espansione delle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale, come i grandi data center, sta aumentando la domanda di professioni tradizionalmente considerate poco esposte all’automazione.
Di conseguenza, figure come elettricisti, tecnici specializzati e operai impegnati nella costruzione dei data center stanno beneficiando di una domanda più elevata, con effetti positivi sulla crescita delle retribuzioni in questi comparti.
L’incertezza potrebbe influenzare il comportamento dei lavoratori
Gli autori suggeriscono inoltre che il dibattito pubblico sull’eventuale sostituzione dei lavoratori da parte dell’intelligenza artificiale possa influenzare direttamente le scelte dei dipendenti.
Il timore di perdere il posto di lavoro potrebbe rendere molti meno propensi a negoziare aumenti salariali o a cambiare azienda alla ricerca di condizioni economiche migliori.
Questa interpretazione è coerente con la fine della cosiddetta “Great Resignation”, il periodo successivo alla pandemia di COVID-19 durante il quale milioni di lavoratori statunitensi lasciarono volontariamente il proprio impiego.
Oggi il tasso di dimissioni volontarie è tornato su livelli simili a quelli osservati nella metà degli anni 2010, segnale che la stabilità lavorativa è tornata a rappresentare una priorità per molti dipendenti.
Anche altre ricerche confermano la tendenza
Conclusioni simili emergono da altre analisi di mercato.
JPMorgan ha individuato tra i settori maggiormente esposti all’intelligenza artificiale lo sviluppo software, l’editoria, la progettazione grafica e i call center.
Secondo Phil Camporeale, Chief Investment Strategist di JPMorgan Wealth Management, i lavoratori impiegati in questi comparti tendono sempre più a privilegiare la sicurezza del posto di lavoro rispetto alla ricerca di stipendi più elevati o di nuove opportunità professionali, contribuendo così al rallentamento della crescita salariale.
Quali potrebbero essere gli effetti nei prossimi anni
Sebbene le previsioni di una massiccia perdita di posti di lavoro causata dall’intelligenza artificiale non abbiano finora trovato conferma, lo studio di Apollo Global Management suggerisce che questa tecnologia stia già modificando il mercato del lavoro in modo più graduale ma significativo.
Più che eliminare direttamente le occupazioni, l’IA potrebbe limitare la crescita degli stipendi, soprattutto per i lavoratori con redditi più bassi e nelle professioni maggiormente esposte all’automazione.
Con l’espansione dell’intelligenza artificiale in numerosi settori economici, anche in Europa e in Italia, il dibattito potrebbe spostarsi sempre più dagli effetti sull’occupazione alle conseguenze sulla crescita dei redditi, sulla produttività e sulle disuguaglianze economiche.

Alessandro Manzoni scrive per Italnews.info occupandosi di attualità, politica, economia, tecnologia, sport, intrattenimento e lifestyle. Si concentra su informazioni chiare e affidabili, offrendo ai lettori contenuti utili per comprendere i fatti e le notizie più rilevanti del momento.
