Data center e intelligenza artificiale: entro il 2030 il consumo d’acqua sarà pari al fabbisogno di 1,3 miliardi di persone

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Alessandro Manzoni
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Alessandro Manzoni scrive per Italnews.info occupandosi di attualità, politica, economia, tecnologia, sport, intrattenimento e lifestyle. Si concentra su informazioni chiare e affidabili, offrendo ai lettori contenuti utili per comprendere i fatti e le notizie più rilevanti del momento.

Il nuovo rapporto Onu lancia l’allarme sull’impatto idrico dell’IA

L’espansione globale dell’intelligenza artificiale rischia di avere conseguenze ambientali molto più ampie di quanto finora considerato. Secondo un nuovo rapporto pubblicato dall’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite (Unu-Inweh), entro il 2030 i data center che alimentano i sistemi di IA consumeranno una quantità d’acqua equivalente a quella necessaria all’intera popolazione dell’Africa subsahariana, oltre 1,3 miliardi di persone.

Il documento arriva in una fase di forte accelerazione degli investimenti nel settore tecnologico, con governi e grandi aziende impegnati in una corsa globale allo sviluppo di piattaforme di intelligenza artificiale sempre più potenti. Tuttavia, il rapporto sottolinea come il dibattito pubblico continui a concentrarsi quasi esclusivamente sulle emissioni di CO₂, trascurando altri effetti ambientali rilevanti.

Acqua e territorio: i costi nascosti dell’intelligenza artificiale

L’impatto dei data center sulle risorse idriche

Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, il raffreddamento dei server necessari per addestrare e gestire i modelli di IA richiede enormi quantità d’acqua. I moderni data center, spesso costruiti vicino a grandi aree urbane o poli industriali, dipendono infatti da sistemi di raffreddamento continuo per evitare il surriscaldamento delle infrastrutture.

Il problema diventa particolarmente critico nelle regioni già colpite da stress idrico, dove la crescente domanda da parte dell’industria tecnologica può entrare in conflitto con i consumi civili e agricoli. Anche in Europa, e in particolare nei Paesi mediterranei come l’Italia, il tema della disponibilità d’acqua è diventato centrale negli ultimi anni a causa delle frequenti siccità e dell’aumento delle temperature.

Il rapporto evidenzia inoltre che l’impatto ambientale dell’IA non riguarda soltanto il consumo idrico, ma anche l’occupazione del territorio, la costruzione di nuove infrastrutture energetiche e l’aumento della pressione sulle reti elettriche nazionali.

Dall’Irlanda all’Uruguay: i casi che preoccupano gli esperti

Comunità locali e tensioni sociali

Gli autori del documento citano diversi casi internazionali che mostrano le conseguenze concrete dell’espansione dei data center. In Irlanda, ad esempio, la forte concentrazione di infrastrutture digitali ha aumentato significativamente il consumo energetico nazionale, creando preoccupazioni sulla sostenibilità della rete elettrica.

In Uruguay, invece, alcuni progetti industriali legati ai data center hanno sollevato proteste locali per l’utilizzo intensivo delle risorse idriche in aree già vulnerabili dal punto di vista climatico.

Secondo il rapporto, queste dinamiche rischiano di accentuare le disuguaglianze tra Paesi ricchi e regioni in via di sviluppo. Le grandi multinazionali tecnologiche tendono infatti a installare infrastrutture dove i costi operativi sono più bassi, spesso in territori che dispongono di risorse naturali limitate o di sistemi normativi meno rigidi.

Il problema dei rifiuti elettronici

Hardware sempre più potente e rapido obsolescenza

Oltre al consumo di acqua ed energia, il rapporto Onu richiama l’attenzione sull’aumento dei rifiuti elettronici generati dalla crescita dell’intelligenza artificiale. L’evoluzione continua dei processori e delle unità di calcolo richiede infatti frequenti aggiornamenti hardware, con un conseguente incremento dello smaltimento di componenti elettronici.

Si tratta di un tema particolarmente delicato anche per l’Europa, che già oggi fatica a gestire in modo sostenibile il recupero dei materiali tecnologici. Molti dispositivi contengono terre rare e sostanze potenzialmente inquinanti, la cui estrazione e lavorazione hanno un impatto ambientale significativo.

Le richieste degli esperti delle Nazioni Unite

Servono regole globali sulla sostenibilità digitale

Gli esperti dell’Unu-Inweh chiedono un approccio più ampio alla valutazione ambientale dell’intelligenza artificiale. Secondo il rapporto, governi e aziende dovrebbero includere nei parametri di sostenibilità non solo le emissioni di carbonio, ma anche il consumo d’acqua, l’utilizzo del suolo e la produzione di rifiuti elettronici.

Tra le proposte avanzate figurano maggiori obblighi di trasparenza per le aziende tecnologiche, investimenti in sistemi di raffreddamento più efficienti e una pianificazione territoriale capace di limitare l’impatto dei nuovi data center sulle comunità locali.

Gli autori sottolineano inoltre la necessità di sviluppare tecnologie di IA più efficienti dal punto di vista energetico e idrico, evitando che la trasformazione digitale finisca per aggravare le emergenze ambientali già in corso.

Una sfida globale tra innovazione e sostenibilità

Il rapporto delle Nazioni Unite mette in evidenza una contraddizione sempre più evidente: mentre l’intelligenza artificiale viene presentata come uno strumento strategico per il futuro dell’economia mondiale, la sua crescita comporta costi ambientali spesso invisibili al grande pubblico.

La sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e sostenibilità, evitando che lo sviluppo dell’IA contribuisca ad aumentare le pressioni su risorse naturali già fortemente compromesse.

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