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May , 2012
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Archive for the ‘Salute’ Category

7 milioni di donne in Italia subiscono violenza. E’ ora di parlare!

Posted by Luisa Belardinelli On novembre - 28 - 2011 Commenti disabilitati

Cifre allarmanti quelle sottolineate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, svoltasi lo scorso 25 novembre. Nel nostro Paese le vittime femminili arrivano a sette milioni; un numero che non deve rimanere indifferente agli occhi della gente.

Una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, ha subìto violenza da parte di un uomo; la fascia d’età più numerosa ad essere stata colpita comprende le giovani donne tra i 16 e i 24 anni. I maggiori responsabili delle aggressioni sono i partner, mentre tra le violenze in famiglia, i maggiori responsabili risultano gli zii. Una percentuale poi sorprendete è che il 96% delle donne non denuncia le violenze subite.

Gli ultimi dati ISTAT affermano che nel 63% dei casi ad assistere al maltrattamento sono i figli. Secondo la ricerca internazionale “Daphne III Violenza sulle donne: il danno indiretto provocato sui bambini”, (programma che mira a prevenire e a combattere ogni forma di violenza, fisica, sessuale e psicologica, nei confronti dei bambini, dei giovani e delle donne), quando i figli sono presenti alla violenza, nella donna scatta il coraggio di cercare aiuto al di fuori delle mura domestiche. I risultati provenienti dalla Facoltà di Scienze della formazione di Roma Tre in collaborazione con la cattedra Unesco di Cipro, Oradea della Romania e Presov della Slovacchia sottolineano come il danno indiretto che si reca ai giovani fino ai 15 anni di vita, può  provocare forti traumi fino a precludere al bambino il desiderio di formare in futuro una sana relazione di coppia.

Due quindi gli obiettivi principali che devono essere raggiunti: dare voce alle donne che subiscono violenza e prevenire il danno psicologico nei confronti dei bambini che assistono alla violenza della propria madre.

USCIRE DAL SILENZIO - In Italia la scelta di molte donne di non denunciare discriminazioni, violenze e abusi è dovuta spesso alla mancanza di consapevolezza del proprio status di vittime e alla impossibilità concreta di procedere alla denuncia stessa: la lenta macchina giudiziaria spesso impone tempi di attesa tali da rendere la denuncia inutile e a volte controproducente. Altro nemico da non sottovalutare è il giudizio della comunità di riferimento. Molte donne hanno paura di parlare per l’opinione negativa e inquisitoria della gente del proprio paese o quartiere. Grazie alla Fondazione Doppia Difesa molte donne sono uscite dal silenzio. La Fondazione nasce da un incontro casuale fra la presentatrice e attrice Michelle Hunziker e l’Avvocato Giulia Bongiorno, le quali hanno scoperto di avere in comune la giusta forza e tenacia per aiutare tutti coloro che hanno subito, sul lavoro o fra le pareti domestiche, discriminazioni violenze e abusi ma che non hanno il coraggio, o le capacità, di intraprendere un percorso di denuncia.

OGGI SI CHIAMA “STALKING” – E’ una forma di violenza sempre esistita ma che solo negli ultimi anni si è riusciti ad identificare con un nome. Lo “Stalker” è colui o colei che non riesce ad accettare la chiusura di una relazione sentimentale (ma non solo) da parte di una persona importante. Il momento dell’addio non è mai accettato dallo Stalker e pertanto egli attiva a una serie di comportamenti ossessivi e orientati a riconquistare la vittima in ogni modo. “Nel 75% dei casi lo Stalker è uomo e nel 25% è donna. Nella maggior parte dei casi soffre di rigidità relazionale (75%), ha spesso un disturbo della personalità (20%) e in misura minore soffre di una psicopatologia grave (5%). Secondo l’Osservatorio nazionale stalking, poiché uno stalker su tre dopo la denuncia continua a perseguitare la vittima (spesso con maggiore intensità) le denunce sono in calo del 25%”.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.doppiadifesa.it e consultare il progetto Daphne III cliccando sul seguente link:

http://europa.eu/legislation_summaries/human_rights/fundamental_rights_within_european_union/l33600_it.htm

di Luisa Belardinelli

Arriva in Portogallo la “Carovana del Clima”

Posted by Salvatore Verde On novembre - 4 - 2011 Commenti disabilitati

  
Dopo la Grecia, il viaggio della Carovana del Clima fa tappa in Portogallo. La nuova campagna internazionale di sensibilizzazione curata da Legambiente, realizzata nell’ambito del progetto europeo ZEroCO2, co-finanziato dal Programma MED dell’Unione Europea, è un viaggio itinerante nell’Europa Mediterranea, in Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, all’insegna della diffusione delle buone pratiche dei piccoli comuni. Partita a settembre dalla Lunigiana, la Carovana del clima dal 7 al 14 novembre fa tappa in Portogallo, nella regione dell’Alentejo e dell’alto Alentejo.

 
La campagna di Legambiente sta portando nell’Europa mediterranea un messaggio preciso: le buone pratiche dei piccoli comuni europei, modelli di efficienza energetica, possono essere un ottimo esempio per vincere la sfida climatica e allo stesso tempo un modo per combattere la crisi economica. L’obiettivo, infatti, è quello di migliorare l’efficienza energetica dei piccoli comuni europei per ridurre del 20% l’anidride carbonica, contrastare i cambiamenti climatici e sviluppare una collaborazione tra enti locali, agenzie per l’energia e partner privati che possa realizzare un piano energetico a zero emissioni e a costo zero per i municipi europei più piccoli.

I piccoli comuni e la riconversione energetica sono un ottimo strumento per uscire dalla crisi economica – spiega Simone Nuglio, project manager di Legambiente per ZeroCo2 – La Caravona del Clima, nell’ambito del progetto europeo ZEroCO2, contribuisce a far si che i comuni affrontino in maniera più adeguata la sfida del 20-20, cioè la riduzione del 20% dell’anidride carbonica che l’Europa si è data entro il 2020. Questo traguardo è anche l’obiettivo dei comuni che hanno firmato il Patto dei Sindaci (Convenant of Mayors), un accordo formale con il quale gli amministratori europei hanno dichiarato di impegnarsi per raggiungere gli ambiziosi target salva clima stabiliti dall’Europa. Durante la tappa portoghese sono previsti incontri con le amministrazioni e l’imprenditoria locale, workshop con le scuole e convegni sul tema dell’efficienza. Per Tiago Gaio, Direttore Tecnico del “progetto europeo ZEroCO2” è un’ottima opportunità per migliorare le prestazioni energetiche e ambientali dei comuni del Nord Alentejo, migliorando la preparazione dei Piani di Azione per lo Sviluppo dell’energia sostenibile e prestazioni del contratto di energia. La Carovana del clima promuove l’uso razionale dell’energia, per incoraggiare i consumatori, i politici, gli imprenditori e la comunità scolastica a ridurre il consumo energetico”.
 

Dopo il Portogallo, la Carovana del Clima si sposterà in Spagna, presso i piccoli comuni della comunità valenciana, per concludere il suo viaggio dal 2 al 4 dicembre a Bari, dove sarà ospite del IX Congresso nazionale di Legambiente.

Risparmio energetico ed efficienza, risorse rinnovabili e stili di vita sostenibili sono temi importanti sui quali è posta grande attenzione nel nostro continente; la sfida futura quindi, è affrontare tali questioni unitamente al resto dei cittadini europei. L’equipaggio internazionale di Carovana del Clima organizzerà eventi durante ogni tappa, coinvolgendo, studenti, scuole, amministrazioni e imprenditori locali, convogliando l’attenzione di tutti sulla questione ambientale e della sostenibilità energetica. La campagna è uno strumento chiave per l’informazione ai cittadini e le amministrazioni sulle questioni  energetiche e sulle migliori pratiche per raggiungere una sempre maggiore efficienza.

di Salvatore Verde

 

Pericolo hacker anche per i malati di diabete

Posted by Vito DiVentura On ottobre - 28 - 2011 Commenti disabilitati

Incredibile ma vero! Anche le apparecchiature mediche possono essere soggetti ad attacchi da parte di hacker, pirati informatici.

La Medtronic Inc., un colosso mondiale nel campo della medicina e delle tecnologie mediche, ha denunciato un possibile attacco cibernetico, da parte di hacker, su una delle macchine da essi prodotta per il dosaggio dell’insulina.

L’insulina è un ormone secreto dal pancreas che converte il glucosio in energia. Nei pazienti diabetici, se il corpo non riesce a produrre l’insulina o produrla nella giusta quantità questo può causare un eccesso di glucosio nel sangue, condizione nota come iperglicemia, mentre quando viene rilasciato un eccesso di glicemia, il glucosio si abbassa troppo e si ha la condizione di ipoglicemia, con effetti di nausea, confusione, che possono portare al coma e alla morte.

Molto probabilmente la Medtronic ha finalmente preso sul serio la denuncia presentata da Jay Radcliffe, un’analista della IBM specializzata sugli attacchi hacker. La Radcliff, lei stessa diabetica, aveva esposto proprio il caso della vulnerabilità delle pompe di insulina alla conferenza sulla sicurezza informatica, “Black Hat”, tenuta dal 30 luglio al 4 agosto di quest’anno a Las Vegas.

La ricercatrice ha effettuato esperimenti sulla sua apparecchiatura e ha presentato i risultati alla succitata conferenza, senza tuttavia ottenere la giusta attenzione da parte delle industrie del settore. In altri termini, la Medtronic ignorò completamente il caso, sostenendo che le loro apparecchiature erano immuni da simili attacchi e comunque richiederebbe un hacker di elevate capacità. Per la Radcliffe, inoltre, un’altra limitazione sono le ridotte dimensioni di tali apparecchiature, alcune delle quali veramente piccole (es: peacemaker) per contenere un processore e criptare il segnale.

Gli esperti informatici della McAfee, la compagnia che gestisce i software della Medtronic, ha scoperto che almeno uno dei macchinari per il dosaggio dell’insulina potrebbe essere stato manomesso e immetterebbe una dose letale di medicinale.

Questa vulnerabilità potrebbe, teoricamente, essere usata come arma informatica. Un hacker potrebbe lanciare un attacco “drive-by” volto contro bersagli di alto profilo, come politici o manager che fanno uso di questa pompa d’insulina. Se così fosse si aprirebbe un problema enorme sulla sicurezza e sulla salute poiché il potenziale attacco informatico ad apparecchiature mediche che si basano su software e tecnologie wireless è vastissimo e va dalla diagnostica alle apparecchiature usate in chirurgia per finire a quelle portatili, dei singoli pazienti (pompe d’insulina, peacemaker, etc.).

Sia la Medtronic che la McAfee non hanno detto di quale apparecchiatura si tratti né quante confezioni siano attualmente in uso. Sul mercato però ci sono due modelli di pompe d’insulina che coprono sei vecchie versioni usate da circa 200 mila pazienti.

Non ci sono precedenti di attacchi da parte di hacker nel settore della medicina, ma “questo è uno sviluppo cui dobbiamo pensare per la sicurezza della compagnia che si occupa di salute, per fare in modo che la gente sia sicura delle nostre terapie e protetta dai criminali o malintenzionati”, così si è espressa Catherine Szyman, Presidente della Divisione Diabetica della Medtronic.

Per la “U.S. Food and Drug Administration” (FDA), l’Autorità nel settore, non ci sono prove che il problema sia diffuso in campo medico e, comunque, le ditte produttrici sono responsabili delle loro apparecchiature e del relativo software. La portavoce dell’FDA, Erica Jefferson, ha infatti dichiarato: “Qualsiasi sistema wireless può essere soggetto a intercettazione dati e a compromissioni della privacy che possono interferire con le prestazioni e compromettere la sicurezza e l’efficienza dell’apparecchiatura”.

La Medtronic ha comunque chiesto alla FDA di poter ritirare le pompe d’insulina fabbricate 12/15 anni fa e ancora in uso, in modo da sostituire il software e verificare che l’apparecchio rilasci la giusta dose. Tuttavia, sono ancora in corso le indagini per scoprire le cause del malfunzionamento.

La Medtronic e la Johnson & Johonson’s Animas Corp. e Insulet Corp. sono i produttori leader mondiali di pompe di insulina, ma la McAffe, oltre quella della Medtronic, non ha riscontrato problemi in apparecchiature utilizzate da altre compagnie. Le pompe di insulina incidono per oltre 1.3 miliardi di dollari, su un totale di 16 miliardi di dollari annui della Medtronic.

Certo, il problema è vero e delicato e in un mondo che si affida sempre più a tecnologie che fanno largo uso di software e in cui gli hacker diventano sempre più agguerriti, c’è da sperare che le compagnie trovino il modo per migliorare la sicurezza di queste apparecchiature salvavita prima che sia troppo tardi.

di Vito Di Ventura

Italia a Tavola 2011:VIII° Rapporto sulla sicurezza alimentare

Posted by Salvatore Verde On ottobre - 27 - 2011 Commenti disabilitati

E’ allarme contraffazione. I falsari del cibo colpiscono il “made in Italy” a danno della qualità e dell’immagine dei prodotti nostrani. Vini blasonati, pomodori “San Marzano”, mozzarelle di bufala campana Dop, olio extra vergine “deodorato” e Panettoni e Colombe sono tra i prodotti più contraffatti. A colpire il cuore della cucina italiana quindi, sono le contraffazioni e sofisticazioni di chi sa come dietro questa attività criminale si celi un vero e proprio business che vale oro.

Basti pensare al valore di singole operazioni: l’equivalente di 10 milioni di euro di olio vergine di oliva o addirittura lampante (e quindi non commestibile) spacciato per  extra vergine italiano;7 milioni di euro per il sequestro di 100 hl di prodotti vinosi illecitamente qualificati come “Amarone” e “Valpolicella Ripasso”; 3,4 milioni di euro di vini di qualità prodotti in regioni determinate e IGT e dei prodotti a marchio di origine (DOP, IGP e STG) contraffatti.

Italia a Tavola 2011, il rapporto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente giunto ormai alla sua ottava edizione, lancia quest’anno l’allarme contraffazione. Un fenomeno che dall’italian sounding ai taroccamenti dei prodotti a marchio di origine (DOP, IGP e STG) i “falsari” del cibo trovano terreno fertile in un sistema che si evolve anche sui nuovi media come internet. Non mancano, infatti, le frodi on line come il ritrovamento di Gorgonzola, Taleggio e Grana D.O.P. contraffati e venduti sul web da alcune ditte.

Tante le notizie di frodi, contraffazioni e sofisticazioni che ci farebbero passare l’appetito se non fosse che i controlli delle forze dell’ordine hanno evitato che arrivassero sulle nostre tavole 36 milioni di chilogrammi e più di 18 milioni di litri di prodotti contraffatti o in cattivo stato di conservazione solo nel 2010.
Ogni giorno gli istituti preposti restituiscono all’agroalimentare la sua credibilità passando al setaccio produttori, allevatori, trasformatori, supermercati, negozi e ristoranti. Ma anche mercati rionali, pescherie, stabilimenti balneari, campeggi, villaggi turistici, bar e agriturismi. Solo nel 2010 sono stati effettuati più di 430 mila controlli. Dall’Agenzia delle Dogane ai Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas), ai Carabinieri per le Politiche Agricole e Alimentari. Dalle Capitanerie di Porto al Corpo Forestale all’Ispettorato ai Servizi Igiene degli Alimenti e Nutrizione ed i Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle A.S.L. e Laboratori pubblici che operano nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale.

Il Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente ringraziano il lavoro svolto da tutti gli istituti preposti al controllo ricordando che in tema di governance della sicurezza alimentare in Italia c’è ancora molta strada da percorrere al fine di garantire il massimo livello di tutela della salute del cittadino. “Nel Paese che ha lottato per ospitare l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) – ha dichiarato Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino – siamo ancora bloccati su vecchie impostazioni, attribuzioni, competenze che dimostrano tutti i loro limiti ogni volta che c’è una crisi di sicurezza per l’alimentazione. Così è stato per l’influenza aviaria, così è stato per le mozzarelle di bufala contaminate o contraffatte, giusto per citare gli ultimi casi. Col risultato che gli italiani vengono  a sapere delle emergenze alimentari prima dei giornali, dalla tv o magari dalle associazioni consumatori. Crediamo che vada riaperta la questione dell’Agenzia nazionale, senza anacronistiche gelosie e concorrenze. Per intervenire con rapidità, per dare un senso alla molteplicità di soggetti che effettuano i tantissimi controlli, per dare efficacia all’informazione, per dare sicurezza ai cittadini che spesso non sanno a chi rivolgersi quando cercano informazioni”.

Bisogna uscire – ha dichiarato il Sen. Francesco Ferrante della segreteria nazionale di Legambiente – da questa paradossale impasse: da una parte l’agroalimentare è uno di  quei settori su cui puntare per rilanciare lo sviluppo del nostro Paese, in particolare sulla tutela del made in Italy e della “buona” Italia, dall’altra è proprio in questo settore, così delicato per la salute dei cittadini, che ogni giorno si svolge una vera e propria  battaglia tra forze dell’ordine e criminali senza scrupoli. Dobbiamo impegnarci sempre di più – ha sottolineato Ferrante – nella diffusione e nella promozione delle buone pratiche agricole e della etichettatura completa e trasparente. Dobbiamo poi assolutamente pretendere che l’EFSA inizi finalmente a svolgere il suo ruolo di tutela della sicurezza alimentare a livello europeo e che in Italia si possa, superando ostacoli e timidezze, arrivare a un coordinamento efficace delle attività di prevenzione e controllo”.

di Salvatore Verde

Alcolizzate e magre, questa la nuova moda tra le giovani

Posted by Redazione On ottobre - 25 - 2011 Commenti disabilitati

È risaputo che alcol e dieta non vanno d’accordo. L’alcol, infatti, è calorico e non apporta nessun tipo di sostanze nutritive all’organismo. Ora è di tendenza nell’era dello sballo, dell’happy hour e dei lounge bar bere tanto sino a ubriacarsi… Quindi, per chi soffre di disturbi alimentari e controlla in maniera maniacale le calorie di ogni alimento ingerito, ecco l’ultima dieta-moda: la drunkorexia.

L’allarme arriva dall’università canadese, dove tra i giovani dilaga una nuova moda: denominata ”drunkorexia”, anoressia da ubriacatura, ma ha le sue origini negli Usa. Da uno studio dell’Università di Calgary emerge come uno studente su sei ha l’abitudine di evitare il cibo per riuscire a ubriacarsi più rapidamente. Un escamotage cui fanno ricorso soprattutto le ragazze, tre volte più dei loro coetanei. Gli studiosi si dicono preoccupati: l’obiettivo dei giovani non è bere per divertirsi, ma proprio quello di ubriacarsi.

Il capo del Dipartimento di Psichiatria all’ospedale Women’s College di Toronto Valerie Taylor, ha spiegato come il rischio, soprattutto per le ragazze, è quello di sviluppare altri problemi di disordine alimentare, che portano tra l’altro a maggiori difficoltà nell’avere figli. Senza contare le conseguenze che normalmente può produrre un abuso di alcol, compresi danni cerebrali irreversibili.

Questo fenomeno, quasi moda tra le giovanissime, ha dapprima preso piede nei cocktail bar di New York, per atterrare in Canada e ora, si sta diffondendo in maniera preoccupante in Gran Bretagna. Non sono poche le giovani donne che, volendo bere pesantemente vino o alcolici, decide di non mangiare per non aumentare le calorie, sapendo, ad esempio, che le 300 calorie di un bicchiere di vino sono equivalenti a una barretta di cioccolato o a toast.

Recenti studi hanno rivelato che esistono dei legami tra disordini alimentari e abuso di alcol, con un terzo dei bulimici che alzano il gomito e si drogano e il 36% delle donne in cura per alcolismo che ammettono di avere altresì disturbi dell’alimentazione. Le conseguenze di tale pratica alimentare sono devastanti e addirittura peggiori dell’anoressia e della bulimia; infatti mentre nel caso di condotte alimentari quali anoressia e bulimia il corpo assimila sempre meno calorie portando ad un dimagrimento complessivo anche elevato ma comunque “omogeneo”, con la drunkorexia il fisico viene massacrato visto che l’introito calorico è elevato, ma non vengono fornite sostante importanti quali proteine e grassi.

L’alcol, infatti, se assunto in eccesso, provoca danni sulla capacità di funzionamento del fegato, riduce la capacità dei polmoni di filtrare e bloccare le sostanze estranee inalate con il respiro, altera il numero delle pulsazioni del cuore e la vasodilatazione delle vene e delle arterie. Detto ciò, la pelle flaccida dovrebbe essere l’ultimo dei problemi; tuttavia, dal punto di vista psicologico, si crea un circolo improduttivo di frustrazioni perché le parti maggiormente in vista della femminilità sono quelle che subiscono le devastazioni maggiori. A differenza dell’anoressia qua non si dimagrisce più di tanto, portando i soggetti ad assumere sempre meno cibo e bere sempre di più per la crescente frustrazione.

Una situazione sempre più preoccupante, secondo gli esperti, poiché l’anoressia ha ormai raggiunto livelli altissimi e l’uso di alcool è in ascesa. A spingere verso questo comportamento sarebbero le pressioni che arrivano sia da parte della società ma anche dagli ambienti universitari, dove ubriacarsi e perdere peso, rimanendo magri, è di gran moda. Decidendo di bere, le ragazze evitano di mangiare e non ingrassano, accondiscendendo all’imperativo culturale, “‘bevi, ma rimani magra”, che secondo Douglas Bennel del Centro Renfrew per i Disordini Alimentari, ormai non è più solo americano e canadese, ma si sta diffondendo a macchia d’olio anche al di là dell’Atlantico.

Il krokodil, la droga assassina

Posted by Armida Tondo On ottobre - 23 - 2011 Commenti disabilitati

A lanciare l’allarme è Le Figaro, noto giornale francese, che rileva la pericolosità della droga battezzata krokodil. Negli ultimi periodi ha già fatto vittime in Russia e ora comincia a farsi largo in Europa. La testata francese, in un articolo, ha dichiarato che la nuova droga può uccidere alla prima iniezione.

 Andiamo a conoscere il krokodil: approssimativamente sintetizzata dalla codeina, è un derivato della morfina, che in Russia è venduta liberamente senza bisogno di nessuna prescrizione medica. La desomorfina o krokodil è la nuova droga che sta devastando la il Paese; confermate le dichiarazioni del Le Figaro dal reportage della Pravda e del Time.

Secondo la testata francece, questa droga è comparsa nel 2002 e conta, secondo le associazioni del settore, circa un milione di consumatori in Russia; è tre volte meno costosa dell’eroina, ma molto più nociva; in virtù delle varie impurità presenti nella sua composizione, attacca i tessuti cutanei.

Pensate che dopo l’iniezione la pelle assume un colore verde e squamoso - questo il perché del nome “krokodil” – ed viene progressivamente erosa per via dei suoi componenti acidi. La desomorfina è un oppiaceo sintetico, normalmente assunto per via orale, ora però usato per via endovenosa come l’eroina. Il risultato dell’assunzione della sostanza stupefacente è devastante con amputazioni e cancrene frequenti e la speranza di vita dei suoi consumatori regolari che non va oltre i due anni.

I primi casi di utilizzatori della droga in Europa sono stati scoperti in Germania, ed è stata la testata d’informazioni “The Local” a diffondere l’allarme. Le autorità della città di Bochum hanno individuato quattro senza-tetto che avevano i pericolosi sintomi che sono associati al consumo di krokodil. Le quattro persone si sono presentate al pronto soccorso della città di Bochum, nella Ruhr, con segni sulla pelle identici a quelli provocati dal krokodil. Gli stessi hanno raccontato che credevano di aver comprato dell’eroina da uno spacciatore alla stazione centrale, prima di essersi preoccupati alla vista delle ferite sulla loro pelle.

La droga sarebbe arrivata in Germania quest’autunno, ai confini della frontiera est, dove vi sono grandi comunità di Russi. Le testate europee che hanno dato l’allarme, mettono in chiaro che dopo questa segnalazione, al momento, non ce ne sono altre, ma questo non deve sicuramente far abbassare la guardia sulla nuova devastante droga. Le immagini pubblicate da un in sito russo, mostrano gli effetti disastrosi di questa droga sul corpo, che sono davvero sconvolgenti.

In Europa ora è scattato l’allarme e oltre all’invito di non farne uso, c’è l’invito di comunicare notizia di eventuali altri casi simili che potrebbero presentarsi nei pronto soccorso di tutto il territorio.

di Armida Tondo

FAO: conferenza di Johannesburg

Posted by Salvatore Verde On settembre - 14 - 2011 Commenti disabilitati
I leader della FAO ed i leader africani stanno collaborando sinergicamente al fine di adottare un nuovo approccio a favore del sistema “agricoltura”, per combattere in sintesi l’impatto dei cambiamenti climatici e la crescente scarsità delle risorse naturali.
L’Africa ha bisogno di una maggiore produttività per la sua agricoltura e redditi più elevati nelle aree rurali; inoltre le comunità rurali devono adattarsi ai cambiamenti climatici e diventare più resistenti alle ripercussioni di tali cambiamenti” ha riferito Alexander Mueller, Vice Direttore Generale per le Risorse Naturali della FAO, in un discorso alla conferenza  ”Climate Smart Agriculture: Africa – A Call to Action”  tenutasi il 13 e 14 settembre a Johannesburg.
La FAO insieme ai suoi partner sta sviluppando un nuovo approccio per lo studio dei effetti dei cambiamenti climatici sull’agricoltura, che offrono un modo per affrontare queste sfide in modo più coerente e integrato“, ha detto il vice direttore.
L’approccio mira ad aumentare la produttività agricola sostenibile aiutando gli agricoltori ad adattarsi ai cambiamenti climatici, ed allo stesso tempo, ridurre le emissioni di gas serra. Tutto ciò può essere ottenuto attraverso un nuovo sistema di gestione che aumenti la sostanza organica del suolo e migliori la capacità di trattenere acqua.
“Per far ciò occorre fare di più! Abbiamo bisogno di ulteriori sperimentazioni per raggiungere nuovi traguardi così da applicarli successivamente al sistema reale, attraverso continui finanziamenti e nuove opportunità di investimento per renderli disponibili per i paesi in via di sviluppo. Agricoltura e finanziamenti per il clima devono essere affrontati insieme“, ha aggiunto. “Scindere i due aspetti non potrà permettere di vincere queste molteplici sfide“.
L’agricoltura è la base economica di molti paesi sub-sahariani, impiegando circa il 60 % della forza lavoro della regione e pari a circa il 30% del prodotto interno lordo.
Ma il cambiamento climatico unitamente alla scarsità d’acqua ed al degrado ambientale potrebbero ridurre notevolmente i raccolti nell’Africa sub-sahariana dal 2050, con effetti devastanti per l’intera economia locale.
Il documento preparato dal ministero dell’Agricoltura sudafricano per l’evento di Johannesburg (in collaborazione con la FAO e la Banca Mondiale), sostiene che senza misure di adattamento alle sfide poste dai cambiamenti climatici (e il finanziamento a sostegno di queste misure stesse), la riduzione della povertà in Africa non sarà raggiunta.
Il prossimo grande incontro sul cambiamento climatico è previsto nuovamente in Sudafrica, a Durban, (28 novembre – 9 dicembre 2011), ed offrirà l’opportunità per l’Africa di modellare il programma di cambiamento climatico globale aiutando a convogliare l’attenzione su queste fondamentali tematiche“, ha ribadito Mueller.

di Salvatore Verde

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