7 milioni di donne in Italia subiscono violenza. E’ ora di parlare!
Cifre allarmanti quelle sottolineate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, svoltasi lo scorso 25 novembre. Nel nostro Paese le vittime femminili arrivano a sette milioni; un numero che non deve rimanere indifferente agli occhi della gente.
Una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, ha subìto violenza da parte di un uomo; la fascia d’età più numerosa ad essere stata colpita comprende le giovani donne tra i 16 e i 24 anni. I maggiori responsabili delle aggressioni sono i partner, mentre tra le violenze in famiglia, i maggiori responsabili risultano gli zii. Una percentuale poi sorprendete è che il 96% delle donne non denuncia le violenze subite.
Gli ultimi dati ISTAT affermano che nel 63% dei casi ad assistere al maltrattamento sono i figli. Secondo la ricerca internazionale “Daphne III Violenza sulle donne: il danno indiretto provocato sui bambini”, (programma che mira a prevenire e a combattere ogni forma di violenza, fisica, sessuale e psicologica, nei confronti dei bambini, dei giovani e delle donne), quando i figli sono presenti alla violenza, nella donna scatta il coraggio di cercare aiuto al di fuori delle mura domestiche. I risultati provenienti dalla Facoltà di Scienze della formazione di Roma Tre in collaborazione con la cattedra Unesco di Cipro, Oradea della Romania e Presov della Slovacchia sottolineano come il danno indiretto che si reca ai giovani fino ai 15 anni di vita, può provocare forti traumi fino a precludere al bambino il desiderio di formare in futuro una sana relazione di coppia.
Due quindi gli obiettivi principali che devono essere raggiunti: dare voce alle donne che subiscono violenza e prevenire il danno psicologico nei confronti dei bambini che assistono alla violenza della propria madre.
USCIRE DAL SILENZIO - In Italia la scelta di molte donne di non denunciare discriminazioni, violenze e abusi è dovuta spesso alla mancanza di consapevolezza del proprio status di vittime e alla impossibilità concreta di procedere alla denuncia stessa: la lenta macchina giudiziaria spesso impone tempi di attesa tali da rendere la denuncia inutile e a volte controproducente. Altro nemico da non sottovalutare è il giudizio della comunità di riferimento. Molte donne hanno paura di parlare per l’opinione negativa e inquisitoria della gente del proprio paese o quartiere. Grazie alla Fondazione Doppia Difesa molte donne sono uscite dal silenzio. La Fondazione nasce da un incontro casuale fra la presentatrice e attrice Michelle Hunziker e l’Avvocato Giulia Bongiorno, le quali hanno scoperto di avere in comune la giusta forza e tenacia per aiutare tutti coloro che hanno subito, sul lavoro o fra le pareti domestiche, discriminazioni violenze e abusi ma che non hanno il coraggio, o le capacità, di intraprendere un percorso di denuncia.
OGGI SI CHIAMA “STALKING” – E’ una forma di violenza sempre esistita ma che solo negli ultimi anni si è riusciti ad identificare con un nome. Lo “Stalker” è colui o colei che non riesce ad accettare la chiusura di una relazione sentimentale (ma non solo) da parte di una persona importante. Il momento dell’addio non è mai accettato dallo Stalker e pertanto egli attiva a una serie di comportamenti ossessivi e orientati a riconquistare la vittima in ogni modo. “Nel 75% dei casi lo Stalker è uomo e nel 25% è donna. Nella maggior parte dei casi soffre di rigidità relazionale (75%), ha spesso un disturbo della personalità (20%) e in misura minore soffre di una psicopatologia grave (5%). Secondo l’Osservatorio nazionale stalking, poiché uno stalker su tre dopo la denuncia continua a perseguitare la vittima (spesso con maggiore intensità) le denunce sono in calo del 25%”.
Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.doppiadifesa.it e consultare il progetto Daphne III cliccando sul seguente link:
di Luisa Belardinelli

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