23
February , 2012
Thursday
E’ stato firmato il protocollo d'intesa tra il CIP presidente Luca Pancalli ed il CONI ...
Brilla il fregio dorato bordato di rosso del Reggimento San Marco sul basco blu di Massimiliano ...
Scossone in casa Lazio alla vigilia della trasferta spagnola per la gara di Europa League. ...
Che ne conoscessero o no l'esistenza, il gruppo Anonymous ora sta iniziando a creare dei ...
Ieri si sono svolte le prime votazioni libere nello Yemen, prima volta dopo trentatré anni, ...
Se verrà approvato il un nuovo articolo del codice di procedura penale, il 530bis, visto ...
L'Agenzia per l'energia atomica delle Nazioni Unite (Aiea) ha annunciato di non essere riuscita ad ...

Archive for the ‘Salute’ Category

Medicina Estetica: La tecnica LPG

Posted by Domenico Feleppa On febbraio - 18 - 2012 ADD COMMENTS

Nel 1985, Louis-Paul Guitay (da cui l’acronimo LPG appunto) vide la sua vita trasformarsi a causa di un incidente. Obbligato a sottoporsi a lunghe ed estenuanti sedute di fisioterapia per una rieducazione cervicale, pensò che per il fisioterapista sarebbe stato utile meccanizzare e automatizzare il gesto manuale. Da qui l’idea di un’apparecchiatura che potesse riprodurre il gesto manuale, o quasi…

Tornato a casa, a Valence, Louis-Paul Guitay iniziò a creare il primo prototipo della macchina. Rapidamente, l’efficacia della sua metodica meravigliò gli operatori, i pazienti e gli studiosi. Tra il primo Cellu M6® (1986) e quelli di ultima generazione (2009), da allora sono trascorsi 25 anni di evoluzioni e ricerche.

Oltre alle opportunità terapeutiche riabilitative si è pensato all’utilizzabilità della metodica per il trattamento della pelle e del grasso sottocutaneo riguardo agli effetti determinabili in tema di: dranaggio linfatico, lipolisi e tonificazione della pelle.

A tal scopo, nel 1998-1999, presso il servizio ambulatoriale di Medicina Estetica dell’Ospedale Fatebenefratelli – Isola Tiberina, in Roma, con la collaborazione dello staff medico e di quello fisioterapico, si eseguì una sperimentazione: furono sottoposte a trattamento di Endermologie (tecnica di massaggio) mediante Cellu M6® (l’apparecchiatura) un discreto numero di soggetti che presentavano problematiche di “cellulite” o rilassamento cutaneo.

I soggetti furono sottoposti a check-up medico estetico e, in particolare, ad esame ecografico per valutare i risultati. Il ciclo era di 14 sedute due volte alla settimana per 7 settimane. I risultati furono variabili da persona a persona, ma complessivamente buoni. Ci si rese conto, da subito, di come la metodica fosse altissimamente operatore dipendente soprattutto quando ci si presentarono casi, trattati all’esterno dell’Ospedale, che presentavano lesioni permanenti. La metodica prevede, infatti, la contemporanea aspirazione, trazione e “rullaggio” di cute e sottocute con lo scopo di “rivitalizzare” i tessuti: tali azioni devono essere personalizzate alla diagnosi del soggetto e, comunque, non devono mai provocare dolore.

Può dare dei risultati dignitosi nel lungo/lunghissimo periodo (dalle 14 alle 20 sedute) non prima: la cadenza delle sedute, in fase di attacco, deve essere di due a settimana. E’ indispensabile il mantenimento prima settimanale, poi quindicinale, in ultimo mensile con la possibilità di riavvicinare le sedute se i sintomi si ripresentano nella stagione calda.

E’ sconsigliata in soggetti che presentano teleangectasie (capillari) e varici degli arti inferiori. Qualunque sia il problema e la sua localizzazione, la terapia prevede un trattamento total body di circa 40 minuti, gli effetti collaterali sono in genere legati a mal practice.

di Domenico Feleppa

Sempre più diffusa la malattia dei Papa e dei Re

Posted by Aurora Portesio On febbraio - 17 - 2012 ADD COMMENTS

Una recente manifestazione organizzata dalla Società italiana di reumatologia e dalla Società italiana di medicina generale è stata l’occasione per fare il punto su una malattia particolare: la gotta.

Si tratta di una malattia del metabolismo caratterizzata in primis da elevati tassi ematici di acido urico che causa forti dolori articolari, rossori e gonfiori.

Una problematica ben conosciuta sin dai tempi antichi che è stata sempre considerata di pertinenza dei ricchi, dei Papi e dei Re, i quali potevano concedersi il lusso di assaporare abbondanti piatti a base di carne piuttosto che formaggi o dolci, cibi che i poveri ovviamente non potevano permettersi.

La connotazione di malattia genetica aveva contribuito inoltre nel tempo alla trasmissione nelle famiglie dei nobili addirittura di padre in figlio.

Principale causa della malattia è una non corretta abitudine alimentare e di fatto la sua espansione è andata di pari passo con la crescita del benessere nella società.

I consigli degli esperti per evitare il ricorso ai farmaci e prevenire gli attacchi di gotta sono quelli di fare uso morigerato di carni, frutti di mare, spinaci, asparagi, cavolfiori, fagioli, piselli, lenticchie e in generale bere molta acqua durante la giornata stando lontano dagli alcolici.

La gotta è una malattia di cui era vittima in grande prevalenza la popolazione maschile, ma con una recente tendenza ad attaccare anche le donne. Complessivamente in Italia sono oltre un milione i pazienti che ne soffrono.

È proprio il caso di dire che oggi la gotta, come l’obesità, è purtroppo diventata una malattia più “democratica” e non più riservata solo ai ricchi.

di Aurora Portesio

Come difendersi dal monossido di carbonio

Posted by Salvatore Verde On febbraio - 7 - 2012 Commenti disabilitati

Le ondate di freddo intenso che stanno interessando buona parte del nostro Paese fanno chiaramente aumentare la necessità di riscaldare le abitazioni e di conseguenza può aumentare anche il rischio di esposizione a livelli pericolosi di monossido di carbonio (ovvero ossido di carbonio) se gli impianti termici utilizzati sono difettosi o se si ricorre a sistemi di riscaldamento di fortuna. Come ci si può proteggere? Attuando misure preventive e norme di comportamento per mettersi al riparo da uno dei gas più tossici prodotti nelle nostre abitazioni. Il monossido di carbonio (CO, una sola molecola di ossigeno legata con una di carbonio) è un gas incolore, inodore, insapore, non è irritante e, proprio per queste ragioni, è pericolosissimo.

Ma nonostante ogni anno durante il periodo invernale pagine intere di cronaca riportino casi di morti per asfissia, si continua a morire di esalazioni domestiche per questo gas. 
Per le sue caratteristiche l’ossido di carbonio rappresenta un inquinante molto insidioso, soprattutto nei luoghi chiusi dove si può accumulare in concentrazioni letali. Tali situazioni sono purtroppo frequenti e innumerevoli sono i casi di avvelenamento e gli incidenti anche mortali imputabili alle stufe o agli scaldabagni difettosi o non controllati.

Una volta respirato, il CO si lega all’emoglobina con un’affinità che è 220 volte superiore a quella dell’ossigeno, formando un composto inattivo fisiologicamente che viene chiamato carbossiemoglobina. Questa sostanza, al contrario dell’emoglobina, non è in grado di garantire l’ossigenazione ai tessuti, in particolare al cervello e al cuore. La morte sopravviene pertanto per asfissia. L’effetto del CO risulta maggiore in altitudine, per la ridotta percentuale di ossigeno nell’aria.

In caso d’intossicazione bisogna immediatamente portare all’aria aperta il soggetto colpito, perché la respirazione di aria arricchita di ossigeno aiuta l’eliminazione del CO dalla carbossiemoglobina. Una concentrazione di CO nell’aria pari a 2000-4000 ppm (0,2%-0,4%) provoca la morte in circa 15 minuti, dopo aver provocato perdita di conoscenza. In presenza di 1000 ppm si sopravvive circa 90 minuti.

I primi sintomi vengono spesso ignorati in quanto l’esposizione a monossido di carbonio non dà inizialmente segni evidenti. Le persone presenti in un locale chiuso che si va saturando di CO, anche ammesso che sentano che qualcosa di insolito sta succedendo, non hanno sempre la chiarezza di dover reagire perché, purtroppo, i primi segni da intossicazione sono generici (mal testa, affanno, sensazione di vertigini, confusione mentale, disturbi alla vista, a volte nausea e vomito). Tutti disturbi che, nel loro complesso, possono essere associati e ricondotti a diverse e comuni cause, con un non trascurabile rischio di sottovalutazione. Se l’intossicazione è grave, senza un tempestivo intervento medico, si giunge in breve tempo alla morte.

Come difendersi allora?
 La verifica del corretto funzionamento e la corretta manutenzione degli apparecchi di combustione presenti nell’abitazione è la prima misura di prevenzione. Se gli apparecchi sono datati, si consiglia la verifica tutti gli anni, all’inizio della stagione fredda. Per legge, nei locali che ospitano impianti di combustione è obbligatoria la bocchetta di areazione che garantisce l’afflusso di aria esterna ossigenata. La bocchetta, di dimensioni definite, non deve mai essere otturata o coperta da mobili o tende, anche d’inverno quando fa freddo. Attenzione alle stufe trasportabili e a non usarle mai in locali chiusi.
 L’ispezione di un tecnico deve poi estendersi al tiraggio dei camini, specie in presenza di combustioni che possono generare molte ceneri, come la legna o il gasolio.
 Si trovano, inoltre, in commercio rilevatori di CO che segnalano, con allarmi sonori e luminosi, il superamento di concentrazioni di gas anche abbastanza basse (220 ppm) così da consentire di reagire in tempo. Sono apparecchi che costano poco e possono salvare la vita. Sensori simili, se l’abitazione dispone di ventole alla finestra o, persino, sistemi di ventilazione forzata e ricambio dell’aria in tutti i locali, possono essere collegati all’impianto ed azionare le ventole.

Cosa fare nel caso di intossicazione? Come sempre in questi casi, è importante conservare il sangue freddo e agire immediatamente. La prima cosa da fare è aprire subito porte e finestre, per non perdere i sensi e poter soccorrere le eventuali vittime; successivamente bisogna condurre gli intossicati all’aperto o in locali ventilati ed avvertire immediatamente il 118. Il trattamento di disintossicazione prevede infatti la somministrazione di ossigeno ad alta concentrazione e la cura in camera iperbarica: interventi impossibili in casa e senza aiuto.

di Salvatore Verde

Allarme protesi anche per gli uomini

Posted by Armida Tondo On gennaio - 5 - 2012 Commenti disabilitati

Sino a ieri, erano le donne ricorse alle protesi mammarie a tremare, da oggi stessa paura anche per gli uomini.

A dare l’allarme è il quotidiano francese “Le Figarò”, infatti, sembra, che da alcune dichiarazioni trapelate tra i dipendenti del marchio ‘Pip’, finito sotto inchiesta per le protesi mammarie, anche gli impianti destinati agli uomini siano pericolosi.

Secondo il ministro francese della Sanità, Xavier Bertrand: “Il semplice marchio UE sui dispositivi medici non basta più, è necessario che il regolamento in materia sia reso più rigido a livello europeo perché – continua il ministro francese – a differenza dei farmaci, non esiste un’autorizzazione per la commercializzazione dei dispositivi medici, settore in cui rientrano le protesi, ma anche i pacemaker e i respiratori artificiali”.

La società Pip (Poly Implant Protesi), messa in liquidazione nel 2010, produceva anche protesi destinate agli uomini di testicoli in silicone e finti pettorali. Secondo il giornale francese, che ha raccolto le testimonianze di ex dipendenti della Pip, queste protesi sarebbero state commercializzate soprattutto all’estero.

Il quotidiano francese, da un’inchiesta svolta sembra aver scoperto che il 20% delle protesi in questo momento in circolazione, non solo mammarie o legate alla chirurgia estetica, non è sottoposto a test clinici. Quanto alla Pip, continua “Le Figaro”, la società di Jean-Claude Mas riforniva con le sue protesi mammarie difettose diversi centri medici di ricerca contro il cancro e questo fino al 2010.

Sempre il quotidiano francese dichiara che gli Institut Gustave-Roussy e Institut Curie, utilizzavano le protesi Pip per ricostruire il seno a donne che avevano subito asportazioni in seguito ad un cancro.

Ma torniamo agli uomini cui sono stati installate le protesi testicolari, utilizzate anche nelle operazioni di ricostruzione per i pazienti sottoposti a rimozione o malformati a causa di cancro, mentre quelle per il petto o gli impianti di natiche venivano prodotte per questioni estetiche.

Si calcola che siano state prodotte oltre 100 mila protesi PIP all’anno. Di queste l’84% è stato esportato, in particolare in America Latina, Spagna e Gran Bretagna. Per poi essere impiantate in circa 500 mila donne. Solo in Francia, 20 casi di tumore sono stati segnalati alle donne che hanno subito un intervento con le in protesi PIP, in Italia le donne a rischio sarebbero almeno 4.300, degli uomini ancora non si hanno i dati.

di Armida Tondo

7 milioni di donne in Italia subiscono violenza. E’ ora di parlare!

Posted by Luisa Belardinelli On novembre - 28 - 2011 Commenti disabilitati

Cifre allarmanti quelle sottolineate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, svoltasi lo scorso 25 novembre. Nel nostro Paese le vittime femminili arrivano a sette milioni; un numero che non deve rimanere indifferente agli occhi della gente.

Una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, ha subìto violenza da parte di un uomo; la fascia d’età più numerosa ad essere stata colpita comprende le giovani donne tra i 16 e i 24 anni. I maggiori responsabili delle aggressioni sono i partner, mentre tra le violenze in famiglia, i maggiori responsabili risultano gli zii. Una percentuale poi sorprendete è che il 96% delle donne non denuncia le violenze subite.

Gli ultimi dati ISTAT affermano che nel 63% dei casi ad assistere al maltrattamento sono i figli. Secondo la ricerca internazionale “Daphne III Violenza sulle donne: il danno indiretto provocato sui bambini”, (programma che mira a prevenire e a combattere ogni forma di violenza, fisica, sessuale e psicologica, nei confronti dei bambini, dei giovani e delle donne), quando i figli sono presenti alla violenza, nella donna scatta il coraggio di cercare aiuto al di fuori delle mura domestiche. I risultati provenienti dalla Facoltà di Scienze della formazione di Roma Tre in collaborazione con la cattedra Unesco di Cipro, Oradea della Romania e Presov della Slovacchia sottolineano come il danno indiretto che si reca ai giovani fino ai 15 anni di vita, può  provocare forti traumi fino a precludere al bambino il desiderio di formare in futuro una sana relazione di coppia.

Due quindi gli obiettivi principali che devono essere raggiunti: dare voce alle donne che subiscono violenza e prevenire il danno psicologico nei confronti dei bambini che assistono alla violenza della propria madre.

USCIRE DAL SILENZIO - In Italia la scelta di molte donne di non denunciare discriminazioni, violenze e abusi è dovuta spesso alla mancanza di consapevolezza del proprio status di vittime e alla impossibilità concreta di procedere alla denuncia stessa: la lenta macchina giudiziaria spesso impone tempi di attesa tali da rendere la denuncia inutile e a volte controproducente. Altro nemico da non sottovalutare è il giudizio della comunità di riferimento. Molte donne hanno paura di parlare per l’opinione negativa e inquisitoria della gente del proprio paese o quartiere. Grazie alla Fondazione Doppia Difesa molte donne sono uscite dal silenzio. La Fondazione nasce da un incontro casuale fra la presentatrice e attrice Michelle Hunziker e l’Avvocato Giulia Bongiorno, le quali hanno scoperto di avere in comune la giusta forza e tenacia per aiutare tutti coloro che hanno subito, sul lavoro o fra le pareti domestiche, discriminazioni violenze e abusi ma che non hanno il coraggio, o le capacità, di intraprendere un percorso di denuncia.

OGGI SI CHIAMA “STALKING” – E’ una forma di violenza sempre esistita ma che solo negli ultimi anni si è riusciti ad identificare con un nome. Lo “Stalker” è colui o colei che non riesce ad accettare la chiusura di una relazione sentimentale (ma non solo) da parte di una persona importante. Il momento dell’addio non è mai accettato dallo Stalker e pertanto egli attiva a una serie di comportamenti ossessivi e orientati a riconquistare la vittima in ogni modo. “Nel 75% dei casi lo Stalker è uomo e nel 25% è donna. Nella maggior parte dei casi soffre di rigidità relazionale (75%), ha spesso un disturbo della personalità (20%) e in misura minore soffre di una psicopatologia grave (5%). Secondo l’Osservatorio nazionale stalking, poiché uno stalker su tre dopo la denuncia continua a perseguitare la vittima (spesso con maggiore intensità) le denunce sono in calo del 25%”.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.doppiadifesa.it e consultare il progetto Daphne III cliccando sul seguente link:

http://europa.eu/legislation_summaries/human_rights/fundamental_rights_within_european_union/l33600_it.htm

di Luisa Belardinelli

Arriva in Portogallo la “Carovana del Clima”

Posted by Salvatore Verde On novembre - 4 - 2011 Commenti disabilitati

  
Dopo la Grecia, il viaggio della Carovana del Clima fa tappa in Portogallo. La nuova campagna internazionale di sensibilizzazione curata da Legambiente, realizzata nell’ambito del progetto europeo ZEroCO2, co-finanziato dal Programma MED dell’Unione Europea, è un viaggio itinerante nell’Europa Mediterranea, in Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, all’insegna della diffusione delle buone pratiche dei piccoli comuni. Partita a settembre dalla Lunigiana, la Carovana del clima dal 7 al 14 novembre fa tappa in Portogallo, nella regione dell’Alentejo e dell’alto Alentejo.

 
La campagna di Legambiente sta portando nell’Europa mediterranea un messaggio preciso: le buone pratiche dei piccoli comuni europei, modelli di efficienza energetica, possono essere un ottimo esempio per vincere la sfida climatica e allo stesso tempo un modo per combattere la crisi economica. L’obiettivo, infatti, è quello di migliorare l’efficienza energetica dei piccoli comuni europei per ridurre del 20% l’anidride carbonica, contrastare i cambiamenti climatici e sviluppare una collaborazione tra enti locali, agenzie per l’energia e partner privati che possa realizzare un piano energetico a zero emissioni e a costo zero per i municipi europei più piccoli.

I piccoli comuni e la riconversione energetica sono un ottimo strumento per uscire dalla crisi economica – spiega Simone Nuglio, project manager di Legambiente per ZeroCo2 – La Caravona del Clima, nell’ambito del progetto europeo ZEroCO2, contribuisce a far si che i comuni affrontino in maniera più adeguata la sfida del 20-20, cioè la riduzione del 20% dell’anidride carbonica che l’Europa si è data entro il 2020. Questo traguardo è anche l’obiettivo dei comuni che hanno firmato il Patto dei Sindaci (Convenant of Mayors), un accordo formale con il quale gli amministratori europei hanno dichiarato di impegnarsi per raggiungere gli ambiziosi target salva clima stabiliti dall’Europa. Durante la tappa portoghese sono previsti incontri con le amministrazioni e l’imprenditoria locale, workshop con le scuole e convegni sul tema dell’efficienza. Per Tiago Gaio, Direttore Tecnico del “progetto europeo ZEroCO2” è un’ottima opportunità per migliorare le prestazioni energetiche e ambientali dei comuni del Nord Alentejo, migliorando la preparazione dei Piani di Azione per lo Sviluppo dell’energia sostenibile e prestazioni del contratto di energia. La Carovana del clima promuove l’uso razionale dell’energia, per incoraggiare i consumatori, i politici, gli imprenditori e la comunità scolastica a ridurre il consumo energetico”.
 

Dopo il Portogallo, la Carovana del Clima si sposterà in Spagna, presso i piccoli comuni della comunità valenciana, per concludere il suo viaggio dal 2 al 4 dicembre a Bari, dove sarà ospite del IX Congresso nazionale di Legambiente.

Risparmio energetico ed efficienza, risorse rinnovabili e stili di vita sostenibili sono temi importanti sui quali è posta grande attenzione nel nostro continente; la sfida futura quindi, è affrontare tali questioni unitamente al resto dei cittadini europei. L’equipaggio internazionale di Carovana del Clima organizzerà eventi durante ogni tappa, coinvolgendo, studenti, scuole, amministrazioni e imprenditori locali, convogliando l’attenzione di tutti sulla questione ambientale e della sostenibilità energetica. La campagna è uno strumento chiave per l’informazione ai cittadini e le amministrazioni sulle questioni  energetiche e sulle migliori pratiche per raggiungere una sempre maggiore efficienza.

di Salvatore Verde

 

Pericolo hacker anche per i malati di diabete

Posted by Vito DiVentura On ottobre - 28 - 2011 Commenti disabilitati

Incredibile ma vero! Anche le apparecchiature mediche possono essere soggetti ad attacchi da parte di hacker, pirati informatici.

La Medtronic Inc., un colosso mondiale nel campo della medicina e delle tecnologie mediche, ha denunciato un possibile attacco cibernetico, da parte di hacker, su una delle macchine da essi prodotta per il dosaggio dell’insulina.

L’insulina è un ormone secreto dal pancreas che converte il glucosio in energia. Nei pazienti diabetici, se il corpo non riesce a produrre l’insulina o produrla nella giusta quantità questo può causare un eccesso di glucosio nel sangue, condizione nota come iperglicemia, mentre quando viene rilasciato un eccesso di glicemia, il glucosio si abbassa troppo e si ha la condizione di ipoglicemia, con effetti di nausea, confusione, che possono portare al coma e alla morte.

Molto probabilmente la Medtronic ha finalmente preso sul serio la denuncia presentata da Jay Radcliffe, un’analista della IBM specializzata sugli attacchi hacker. La Radcliff, lei stessa diabetica, aveva esposto proprio il caso della vulnerabilità delle pompe di insulina alla conferenza sulla sicurezza informatica, “Black Hat”, tenuta dal 30 luglio al 4 agosto di quest’anno a Las Vegas.

La ricercatrice ha effettuato esperimenti sulla sua apparecchiatura e ha presentato i risultati alla succitata conferenza, senza tuttavia ottenere la giusta attenzione da parte delle industrie del settore. In altri termini, la Medtronic ignorò completamente il caso, sostenendo che le loro apparecchiature erano immuni da simili attacchi e comunque richiederebbe un hacker di elevate capacità. Per la Radcliffe, inoltre, un’altra limitazione sono le ridotte dimensioni di tali apparecchiature, alcune delle quali veramente piccole (es: peacemaker) per contenere un processore e criptare il segnale.

Gli esperti informatici della McAfee, la compagnia che gestisce i software della Medtronic, ha scoperto che almeno uno dei macchinari per il dosaggio dell’insulina potrebbe essere stato manomesso e immetterebbe una dose letale di medicinale.

Questa vulnerabilità potrebbe, teoricamente, essere usata come arma informatica. Un hacker potrebbe lanciare un attacco “drive-by” volto contro bersagli di alto profilo, come politici o manager che fanno uso di questa pompa d’insulina. Se così fosse si aprirebbe un problema enorme sulla sicurezza e sulla salute poiché il potenziale attacco informatico ad apparecchiature mediche che si basano su software e tecnologie wireless è vastissimo e va dalla diagnostica alle apparecchiature usate in chirurgia per finire a quelle portatili, dei singoli pazienti (pompe d’insulina, peacemaker, etc.).

Sia la Medtronic che la McAfee non hanno detto di quale apparecchiatura si tratti né quante confezioni siano attualmente in uso. Sul mercato però ci sono due modelli di pompe d’insulina che coprono sei vecchie versioni usate da circa 200 mila pazienti.

Non ci sono precedenti di attacchi da parte di hacker nel settore della medicina, ma “questo è uno sviluppo cui dobbiamo pensare per la sicurezza della compagnia che si occupa di salute, per fare in modo che la gente sia sicura delle nostre terapie e protetta dai criminali o malintenzionati”, così si è espressa Catherine Szyman, Presidente della Divisione Diabetica della Medtronic.

Per la “U.S. Food and Drug Administration” (FDA), l’Autorità nel settore, non ci sono prove che il problema sia diffuso in campo medico e, comunque, le ditte produttrici sono responsabili delle loro apparecchiature e del relativo software. La portavoce dell’FDA, Erica Jefferson, ha infatti dichiarato: “Qualsiasi sistema wireless può essere soggetto a intercettazione dati e a compromissioni della privacy che possono interferire con le prestazioni e compromettere la sicurezza e l’efficienza dell’apparecchiatura”.

La Medtronic ha comunque chiesto alla FDA di poter ritirare le pompe d’insulina fabbricate 12/15 anni fa e ancora in uso, in modo da sostituire il software e verificare che l’apparecchio rilasci la giusta dose. Tuttavia, sono ancora in corso le indagini per scoprire le cause del malfunzionamento.

La Medtronic e la Johnson & Johonson’s Animas Corp. e Insulet Corp. sono i produttori leader mondiali di pompe di insulina, ma la McAffe, oltre quella della Medtronic, non ha riscontrato problemi in apparecchiature utilizzate da altre compagnie. Le pompe di insulina incidono per oltre 1.3 miliardi di dollari, su un totale di 16 miliardi di dollari annui della Medtronic.

Certo, il problema è vero e delicato e in un mondo che si affida sempre più a tecnologie che fanno largo uso di software e in cui gli hacker diventano sempre più agguerriti, c’è da sperare che le compagnie trovino il modo per migliorare la sicurezza di queste apparecchiature salvavita prima che sia troppo tardi.

di Vito Di Ventura

Recent Comments

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Latina, n. 928/2010 P.I. 02597900592
La maggior parte delle immagini utilizzate sono state tratte da Internet, qualora la loro pubblicazione e il loro utilizzo violasse eventuali diritti d’autore saranno rimosse previa comunicazione.
La collaborazione con il giornale on line italnews.info è gratuita. Gli articoli e quant\'altro inviato, anche se non pubblicati, non verranno restituiti. La riproduzione totale o parziale dei documenti pubblicati effettuata da parte di terzi con qualsiasi mezzo e su qualsiasi supporto idoneo alla riproduzione e trasmissione non è consentita senza il consenso scritto dell\'editore. Nel caso di articoli e note, si prega di precisare se essi sono stati inviati ad altre riviste, al fine di evitare fastidiose ripetizioni. L\'editore si riserva la facoltà di pubblicare e modificare gli articoli inviati.
E\' vietata la riproduzione di tutto il materiale pubblicato nella testata

Recent Comments

Concluso il 34 ° Festival International Film al Cairo

On dic-11-2010
Reported by Redazione

Afghanistan: catturati sette insorti nel distretto di Bakwa

On giu-4-2011
Reported by Ebe Pierini

Coppa Europea di sci per disabili

On gen-10-2012
Reported by Armida Tondo

Tiro a Volo: per Trap, Skeet e Double Trap in pedana in 191

On mar-22-2011
Reported by Augusto Martellini
Rss Feed Tweeter button Facebook button