Medicina Estetica: La tecnica LPG
Nel 1985, Louis-Paul Guitay (da cui l’acronimo LPG appunto) vide la sua vita trasformarsi a causa di un incidente. Obbligato a sottoporsi a lunghe ed estenuanti sedute di fisioterapia per una rieducazione cervicale, pensò che per il fisioterapista sarebbe stato utile meccanizzare e automatizzare il gesto manuale. Da qui l’idea di un’apparecchiatura che potesse riprodurre il gesto manuale, o quasi…
Tornato a casa, a Valence, Louis-Paul Guitay iniziò a creare il primo prototipo della macchina. Rapidamente, l’efficacia della sua metodica meravigliò gli operatori, i pazienti e gli studiosi. Tra il primo Cellu M6® (1986) e quelli di ultima generazione (2009), da allora sono trascorsi 25 anni di evoluzioni e ricerche.
Oltre alle opportunità terapeutiche riabilitative si è pensato all’utilizzabilità della metodica per il trattamento della pelle e del grasso sottocutaneo riguardo agli effetti determinabili in tema di: dranaggio linfatico, lipolisi e tonificazione della pelle.
A tal scopo, nel 1998-1999, presso il servizio ambulatoriale di Medicina Estetica dell’Ospedale Fatebenefratelli – Isola Tiberina, in Roma, con la collaborazione dello staff medico e di quello fisioterapico, si eseguì una sperimentazione: furono sottoposte a trattamento di Endermologie (tecnica di massaggio) mediante Cellu M6® (l’apparecchiatura) un discreto numero di soggetti che presentavano problematiche di “cellulite” o rilassamento cutaneo.
I soggetti furono sottoposti a check-up medico estetico e, in particolare, ad esame ecografico per valutare i risultati. Il ciclo era di 14 sedute due volte alla settimana per 7 settimane. I risultati furono variabili da persona a persona, ma complessivamente buoni. Ci si rese conto, da subito, di come la metodica fosse altissimamente operatore dipendente soprattutto quando ci si presentarono casi, trattati all’esterno dell’Ospedale, che presentavano lesioni permanenti. La metodica prevede, infatti, la contemporanea aspirazione, trazione e “rullaggio” di cute e sottocute con lo scopo di “rivitalizzare” i tessuti: tali azioni devono essere personalizzate alla diagnosi del soggetto e, comunque, non devono mai provocare dolore.
Può dare dei risultati dignitosi nel lungo/lunghissimo periodo (dalle 14 alle 20 sedute) non prima: la cadenza delle sedute, in fase di attacco, deve essere di due a settimana. E’ indispensabile il mantenimento prima settimanale, poi quindicinale, in ultimo mensile con la possibilità di riavvicinare le sedute se i sintomi si ripresentano nella stagione calda.
E’ sconsigliata in soggetti che presentano teleangectasie (capillari) e varici degli arti inferiori. Qualunque sia il problema e la sua localizzazione, la terapia prevede un trattamento total body di circa 40 minuti, gli effetti collaterali sono in genere legati a mal practice.
di Domenico Feleppa








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