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May , 2012
Tuesday

Archive for the ‘Esteri’ Category

Un anno dopo torna la protesta globale degli Indignados

Posted by Elisa Cassinelli On maggio - 15 - 2012 ADD COMMENTS

Un anno dopo gli Indignados tornano protagonisti di una protesta globale, che prende il nome di “Spanish Revolution” ma che ha contagiato anche altri Paesi europei e non. Il movimento 15 maggio è tornato  per le piazze e le strade di  una sessantina di città iberiche e di altre 180 in una cinquantina di Paesi in tutto il mondo, per ricordare che “l’indignazione continua a vivere e ci sono sempre più motivi per la protesta”.

Anche la protesta spagnola, come era accaduto per le rivolta arabe, ha il suo luogo simbolo: Puerta del Sol è il divenuto il centro del movimento che in questi giorni è tornato a far sentire la propria voce.

Per la terza notte consecutiva gli Indignados spagnoli hanno protestato a Madrid, e per la terza notte consecutiva la polizia è intervenuta per disperderli. Sei manifestanti sono stati arrestati e tre sono rimasti feriti. Come riferiscono i giornali spagnoli, prima dell’intervento degli agenti, intorno alle 4:25, c’era un’atmosfera di festa in piazza.

In questi giorni migliaia di agenti sono stati dispiegati, oltre 1.500 nella sola Madrid, con decine di mezzi schierati sul perimetro di Puerta del Sol. La protesta si è conclusa con uno sgombero forzoso in varie città come Valencia, Cadice e Palma de Maiorca. D’altronde il governo conservatore ha fatto sapere che non consentirà nuovi presidi. Questo però, non ha fermato gli Indignados.

Un anno fa, il movimento spagnolo aveva contagiato i giovani occidentali dando vita, al di là dell’ Oceano, a “Occupy Wall Street”. Ma cosa resta di questi movimenti? E’ cambiato qualcosa nei Paesi attarversati dalla protesta globale?

La gestione politica ed economica della crisi, la precarietà o la disoccupazione giovanile sono stati il focus delle proteste. “Democracia Real YA!”, democrazia reale ora, era lo slogan scandito a gran voce dai manifestanti per chiedere una democrazia che tenga conto dei cittadini e non solo della logica dei mercati.

Il fatto che questo movimento sia ancora vivo, da una parte denota il fatto che la società civile non è più disposta a mettersi da parte, ma significa anche che le cose non sono migliorate e che i cambiamenti tanto richiesti non sono avvenuti. Le politiche di austerity hanno accentuato la fase depressiva che l’economia europea stava già attraversando: la disoccupazione stabilisce drammatici record in Spagna e Italia, e la Grecia è nel caos.

La protesta infiamma anche Israele. A Tel Aviv, migliaia di israeliani si sono radunati per denunciare il carovita e le ineguaglianze sociali. I manifestanti innalzavano cartelli con scritto ”il popolo esige la giustizia sociale” e ”noi vogliamo la giustizia sociale, non la carità”’.

Nonostante la difficile situazione economica, il movimento del  15 maggio rappresenta sicuramente un fenomeno sociale importante e soprattutto il sintomo di un malessere globale che sta crescendo sempre di più. Questo significa che i governi dovranno far fronte non solo alla crisi economica ma anche alla crisi sociale che deriva da essa.

di Elisa Cassinelli

Iran. Eseguita impiccagione di Majid Jamali Fashi

Posted by Vito DiVentura On maggio - 15 - 2012 ADD COMMENTS

La TV di stato Iraniana ha comunicato che ieri mattina è stata eseguita la condanna a morte per impiccagione di Majid Jamali Fashi, l’uomo ritenuto responsabile dell’uccisione del fisico nucleare, Masoud Ali Mohammadi.

Il professore Masoud Ali Mohammadi fu ucciso, mentre si recava a lavoro, nel gennaio 2010 dall’esplosione di una bomba nascosta in una motocicletta parcheggiata vicino alla sua casa.

Majid Jamali Fashi è stato accusato di essere una spia Israeliana del Mossad che secondo Teheran, insieme alla CIA Statunitense e all’MI-6 Britannica stanno cercando di impedire, attraverso operazioni segrete, che il programma nucleare Iraniano possa proseguire.

Israele, ritenuta essere in possesso dell’arma nucleare, senza tuttavia né conferme né smentite, accusa invece l’Iran di sviluppare la bomba atomica. L’Iran nega e insiste che l’arricchimento dell’uranio è solo per scopi pacifici: per energia elettrica e terapie mediche (radioterapia) per i pazienti malati di cancro.

Finora, almeno 5 scienziati sono rimasti uccisi, compreso il manager del sito nucleare di Natanz, dove appunto si arricchisce l’uranio. Teheran ha accusato i succitati Servizi Segreti di essere i mandanti degli assassini, ma al silenzio d’Israele sono arrivate secche le smentite di Stati Uniti e Gran Bretagna.

Jamali Fashi, 24 anni, è stato incarcerato lo scorso agosto e successivamente condannato a morte nella prigione di Mohammadi. Il suo legale si era appellato, ma la Corte Suprema Iraniana aveva confermato la sentenza e l’ordine di esecuzione, spianando la strada all’impiccagione.

Durante il processo il giovane è stato accusato di essere al servizio del Mossad Israeliano, di essersi addestrato nei loro campi di addestramento e di ricevuto soldi. Lo scorso anno la TV di stato ha trasmesso un video in cui il giovane confessava.

di Vito Di Ventura

Grecia, esplode molotov davanti ufficio tasse

Posted by Elisa Cassinelli On maggio - 14 - 2012 ADD COMMENTS

Una bomba artigianale è esplosa nella notte dinanzi a un ufficio esattoriale ad Atene, causando danni ma nessun ferito. L’esplosione è avvenuta alle 3:08 a Maroussi, nel nord di un quartiere centrale della capitale, ed è stata causata da una molotov. Per ora nessuno ha rivendicato l’attentato.

Intanto stasera alle 19:30 locali (le 18:30 in Italia) i partiti greci riprenderanno i loro negoziati in previsione della formazione di un governo di coalizione prima di giovedì, data prevista per la prima seduta del nuovo Parlamento.

Alla prenderanno parte Antonis Samaras (Nea Dimocratia), Evangelos Venizelos (Pasok), e Fotis Kouvelis (Sinistra Democratica), nell’ultimo tentativo di evitare il secondo ricorso alle urne in due mesi. Alexis Tsipras (Coalizione delle Sinistre, Syriza) ha declinato l’invito presidenziale all’incontro in programma oggi. “Ci assumeremo le nostre responsabilità – ha detto -, e la più grande responsabilità che abbiamo nei confronti delle persone è che non perdano la speranza. La più grande responsabilità che abbiamo è di non sembrare di volerci rimangiare la parola su quanto detto prima delle elezioni. E non lo faremo”.

Il leader di Syriza, si è rifiutato di continuare a partecipare ai negoziati spiegando di non volere “entrare a far parte o sostenere” un governo deciso ad imporre l’austerity in cambio degli aiuti internazionali.

di Elisa Cassinelli

Foto Ansa

Afghanistan. Ucciso il negoziatore Arsala Rahmani

Posted by Vito DiVentura On maggio - 13 - 2012 ADD COMMENTS

Il negoziatore di pace Arsala Rahmani è stato ucciso in Kabul, lo affermano fonti ufficiali. Secondo la polizia l’uomo è stato sparato da un’auto in corsa, non ancora identificata, mentre rientrava a casa da lavoro.

Rahmani, che è stato Ministro al tempo del governo dei Talebani, era un membro importante dell’Alto Consiglio per la Pace, un organismo creato per negoziare con i  ribelli Talebani.

Era molto vicino al Presidente Hamid Karzai e figura chiave nel processo di riconciliazione con i comandanti Talebani.

Lo scorso anno il processo di pace ha subito un duro colpo quando il capo del Consiglio di Pace,  Burhannudin Rabbani, fu ucciso in un attacco suicida. La bomba era nascosta nel turbante del suicida che si era spacciato per inviato di pace da parte dei  Talebani. Il suo posto è stato preso dal figlio Salahuddin Rabbani, nominato appena un mese fa.

Il Concilio di Pace è stato creato 2 anni fa dal Presidente Karzai per aprire i negoziati con i ribelli, moltissimi dei quali hanno aderito al processo di riconciliazione, ma nessuno dei capi o delle figure importanti o comandanti.

Nell’ambito del Consiglio, Rahmani aveva il compito di negoziare la liberazione dei prigionieri politici detenuti presso Bagram o altre carceri.

di Vito Di Ventura

Grecia. Fallito il terzo tentativo di formare un governo

Posted by Vito DiVentura On maggio - 11 - 2012 ADD COMMENTS

Il leader del partito socialista Pasok, Evangelos Venizelos, ha rimetterà domani il mandato al Presidente della Grecia.

Si tratta de l terzo tentativo fallito di formare un governo da quando i risultati delle elezioni non hanno espresso una maggioranza tale da consegnare ad un partito, o ad una coalizione omogenea, la possibilità di governare.

Infatti, i partiti politici sono divisi tra coloro che sono favorevoli alla richiesta dei tagli alla spesa pubblica in cambio del salvataggio finanziario da parte dei Paesi della Comunità Europea e tra coloro che sono contro il piano di austerità e propendono per la fuoriuscita dall’Eurozona.

C’è quindi forte preoccupazione che la Grecia possa dichiarare fallimento e uscire dall’Eurozona.

Per tutta la giornata si sono svolti i colloqui tra i tre maggiori partiti senza risultati e il presidente incaricato Venizelos  ha dichiarato che “domattina andrò ad informare il Presidente della Repubblica e spero che, nel colloquio con Carlos Papoulias, ciascun partito si assuma le proprie responsabilità”.

Il Presidente probabilmente forzerà i partiti a formare un governo di unità nazionale, anche se ci sono poche speranze di successo. Di conseguenza, ci saranno nuove elezioni, i cui risultati sono molto incerti.

Di certo i partiti della precedente coalizioni, i Socialisti e Nuova Democrazia, in questo momento hanno perso molto della loro credibilità. Tra l’altro, proprio il Pasok, che ha ottenuto solo 41 seggi, è responsabile delle misure di austerità così largamente impopolari.

Dopo l’incontro con Saramas questa mattina c’era ancora uno spiraglio di luce, ma l’ago della bilancia era ed è il partito Syriza, capeggiato da Alexis Tsipras, di estrema sinistra, che rifiuta i termini dell’aiuto europeo.

La situazione di stallo politico della Grecia naturalmente si riflette sui leader politici dei Paesi Europei che dovranno sostenere il costo del salvataggio.

In termini perentori si sono già espressi il Ministro degli Esteri Tedesco, Guido Weserwelle, che riferendo in parlamento ha detto che “ il  futuro della Grecia è nelle mani della Grecia, Noi vogliamo aiutare la Grecia, ma la Grecia deve accettare di essere aiutata. Se va fuori dal patto allora sarà impossibile inviare le altre tranche di aiuti. La solidarietà non è a senso unico”.

Gli ha fatto eco il Ministro delle Finanze Tedesco, Wolfgang Schaeuble, che ha dichiarato ai giornali che l’Europa “non affonderà” se la Grecia uscirà dall’Eurozona.

Per ottenere gli aiuti finanziari della Comunità Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, pari a 24 miliardi di Euro, il governo di Atene dovrebbe approvare entro un mese tagli per 14,5 miliardi di Euro.

di Vito Di Ventura

Grecia. Il socialista Evangelos Venizelos prova a formare un governo

Posted by Vito DiVentura On maggio - 11 - 2012 ADD COMMENTS

Il Presidente Greco ha dato mandato al leader del maggior partito, della sinistra, Evangelos Venizelos, di formare un governo dopo i falliti tentativi di Saramas, di Nuova Democrazia,  di Alexis Tsipras, di Syriza.

Venizelos, del partito Pasok (Partito Socialista Panellenico), rincontrerà Saramas per cercare di formare una coalizione che possa governare il Paese ormai allo sbando e alle prese con i debiti. La stessa coalizione uscente che però non ha avuto il sostegno dei partiti che sono contro l’austerità imposta dall’Europa. Se non si raggiungerà un accordo, l’unica via sarà quelle delle nuove elezioni.

Sembra tuttavia che un piccolo spiraglio ci sia dopo che il leader dei Democratici di Sinistra, Fotis Kouvelis, abbia paventato la proposta di appoggiare una coalizione che alleggerisca le misure di austerità, rinegoziando gli accordi ma mantenendo il Paese nell’euro. “C’è una piccola chance per una coalizione se Kouvelis è d’accordo” così si è espresso un responsabile del partito socialista, al cui interno permangono, tuttavia, forti divisioni.

Se Venixelos riuscirà a persuadere Saramas allora questi tre partiti (Pasok, Nuova Democrazia e Democratici di Sinistra) avranno i numeri per formare un governo.

Infatti, Pasok e Nuova democrazia insieme raggiungono 149 seggi, ma non avrebbero la maggioranza, se si uniscono con Democrazia di Sinistra, 19 seggi, allora il totale sarebbe di 168 seggi, sufficienti per governare.

Il partito Pasok, fondato da Andreas Papandreou, ha dominato la politica greca negli ultimi decenni, ma recentemente ha visto ridursi e di molto il sostegno degli elettori, diventando il terzo partito con 41 seggi dei 300 disponibili in Parlamento. Il Pasok viene ritenuto responsabile di questo stato di cose e viene accusato di corruzione.

Nuova Democrazia, fondato da Konstantinos Karamanlis, è stato il partito più votato, 108 seggi, ma non è in grado di governare da solo ed ha perso la fiducia degli altri partiti della coalizione. Il partito di sinistra, Syriza, è stato il secondo più votato, ma anche il suo capo Alexis Tsipras non è stato in grado di formare un governo a causa della posizione contraria alle misure di austerità chieste dall’Europa e dal Fondo Monetario Internazionale (IMF).

Kouvelis si è detto disponibile a far parte di un’ampia coalizione che riesca a mantenere il Paese nell’euro e portarsi fuori dal default e che il taglio delle spese possa servire a scrollarsi di dosso questa pesante eredità.

Dai sondaggi condotti dall’agenzia Marc per conto della TV privata Alpha, in caso di nuove elezioni, vincerebbe il partito Syriza, con circa il 28% dei voti pari a 128 seggi, Nuova Democrazia si piazzerebbe al secondo posto con il 20,3% e 57 seggi, mentre Pasok al terzo posto con il 12,6% e 36 seggi.

Naturalmente questo stallo politico continua ad avere riflessi sull’Europa e sui Paesi che contribuiranno a prestare i soldi alla Grecia, la quale, come ribadito dalla Merkel e dalla Comunità Europea (Barroso) deve mantenere fede agli impegni presi, tagliare la spesa pubblica e varare le riforme economiche.

di Vito Di Ventura

Siria. Due forti esplosioni a Damasco

Posted by Vito DiVentura On maggio - 10 - 2012 ADD COMMENTS

Questa mattina 2 esplosioni hanno colpito il quartiere di al-Qazzaz, a sud della capitale Siriana, causando dozzine di morti e feriti.

Per la TV di stato si tratta dell’ennesimo atto terroristico. In realtà, la capitale è stata teatro di numerosi attentati condotti dal fronte anti governativo. L’ultimo è stato in aprile, quando almeno 10 persone hanno perso la vita a causa di un suicida che si è fatto esplodere nei pressi di una moschea.

Sul posto si è recato anche il capo degli osservatori dell’ONU, mentre la televisione mostrava le immagini di diecine di veicoli dilaniati e incendiati, alcuni con ancora dentro i corpi delle persone. La strada si presenta come un enorme cratere.

Le due esplosioni sono avvenute contemporaneamente nel quartiere di al-Qazzaz che è sede della rete di intelligence militare coinvolta nelle misure restrittive poste in essere dal Presidente Bashar al-Assad contro le proteste a favore della democrazia.

Nel frattempo, nella notte l’Esercito Siriano ha bombardato la città di Homs e, secondo le forze di opposizione, si tratta del bombardamento più pesante condotto contro la città, dove gli osservatori ONU sono rimasti nella speranza di fermare i militari e costringerli ad un cessate il fuoco.

Come noto gli osservatori, circa 70 in tutto,i sono schierati da circa un mese e fanno parte di un gruppo congiunto Nazioni Unite – Lega Araba per implementare un piano di pace. Tuttavia, la loro presenza finora non ha prodotto alcun risultato tangibile e le violenze sono all’ordine del giorno in tutto il Paese e si sono estese anche alle provincie del nord, a Idlib e nella città di Hama.

Secondo le Nazioni Unite, dallo scorso marzo 2011, quando sono iniziate le proteste contro il governo, hanno perso la vita circa 9 mila persone, mentre per il governo il totale dei morti è di 3.838 di cui 2.493 civile e 1.345 militari delle forze di sicurezza governative.

di Vito Di Ventura

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