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Archive for the ‘Ambiente’ Category

FAO: soccorso alle famiglie disperse per il conflitto nel Sudan del Sud

Posted by Salvatore Verde On febbraio - 22 - 2012 ADD COMMENTS

 

La FAO continua ad assistere le popolazioni dello stato di Jonglei, nel Sudan del Sud, al fine di renderle autosufficienti dopo anni di conflitti, attraverso una serie di interventi sia d’emergenza che di lungo periodo. Lavorando a fianco delle comunità locali, la FAO ha iniziato quindi la distribuzione di vaccini per il bestiame, di attrezzature per la pesca, di sementi e attrezzi agricoli, per avviare un processo di sviluppo agricolo e delle infrastrutture di lungo periodo in quella che è la più giovane nazione al mondo. 

L’Organizzazione punta a fornire tutti gli aiuti possibili entro i prossimi due o tre mesi, prima che inizi la stagione delle piogge e le strade diventino impraticabili.  Sono previste inoltre iniziative future per la raccolta dell’acqua ed altre misure che possano rafforzare la capacità di risposta della popolazione nel lungo periodo. Nello Jonglei, ed in tutto il Sudan del Sud, le cause della grave situazione attuale sono da ricercarsi nei cattivi raccolti, nell’aumento della domanda, nel rapido incremento dei prezzi, nel conflitto e nel grande numero di rifugiati.  Il calo della produzione cerealicola ha effetti particolarmente pesanti su comunità già duramente provate. La produzione cerealicola nella più giovane nazione al mondo è stata circa il 19 % inferiore allo scorso anno ed il 25 % in meno della media degli ultimi cinque anni. 

Si calcola che il deficit di cereali per il 2012 sarà di oltre 470.000 tonnellate – circa metà del fabbisogno annuale totale del paese. Le stime più aggiornate provengono dalla recente missione di valutazione congiunta della FAO e del PAM sulla produzione e sulla sicurezza alimentare nel Sudan del Sud: Crop and Food Security Assessment Mission to South Sudan. Come misura d’emergenza per proteggere la risorsa principale di cibo e di sussistenza, la FAO è in procinto di fornire vaccini ed antibiotici per prevenire la diffusione di malattie animali e di trattare oltre 100.000 capi di bestiame nel primo mese d’intervento. 

Le somministrazioni saranno gestite da una rete di veterinari e di collaboratori, i Lavoratori comunitari di salute animale, un sistema basato sulle comunità locali che garantisce che gli aiuti sanitari raggiungano il bestiame anche nei villaggi più remoti. “Queste sono comunità di pastori ed allevatori nomadi“, dice Nimaya Mogga, funzionario FAO di zootecnica.  “Queste mandrie sono il loro mezzo di sussistenza, senza di esse non hanno nulla“. Il Sudan del Sud è la sesta economia zootecnica dell’Africa.  “Le mandrie nel Sudan del Sud significano ricchezza“, aggiunge Nimaya Mogga.  “Durante i periodi di penuria alimentare, vengono venduti o barattati in cambio di cibo.  La vendita di una sola vacca può sfamare una famiglia per tre mesi“.

Questo è particolarmente vero nello Jonglei, dove l’economia e l’agricoltura si basano principalmente sulla proprietà di mandrie. “Queste popolazioni coltivano marginalmente la terra.  Di solito in piccoli appezzamenti intorno ai loro tukul – le loro capanne.  La perdita del bestiame ha effetti devastanti sulle loro condizioni di vita“, continua Mogga che fa notare che quando ci sono razzíe di bestiame vengono messi insieme mandrie differenti, con il rischio di un aumento delle epidemie animali. Molti di coloro in fuga dal conflitto hanno trovato rifugio nella città di Boma. 

Secondo le autorità locali qui molti degli abitanti si sono fatti carico dei rifugiati, ma adesso si stanno esaurendo le loro scorte di cibo, per esempio sorgo e mais, ed hanno anch’essi bisogno di aiuti. E’ arrivata la stagione arida e non ci sono colture nei campi, però la presenza di un fiume nei pressi della città ha suscitato qualche speranza. “Il fiume Chelimon è a circa due ore di cammino da Boma”, dice Michael Oyat, Vice Coordinatore FAO dell’emergenza nel Sudan del Sud.  Riteniamo che possa offrire opportunità di pesca per i rifugiati“.  “Quello che impedisce che ciò avvenga è la mancanza di attrezzature per pescare“.

La FAO distribuirà circa 20.000 attrezzature per la pesca nella città di Boma ed in altre due città coinvolte nel conflitto dello scorso dicembre: Pibor e Likuangole.  A Pibor l’ONU ha stabilito un centro di distribuzione dei soccorsi. La FAO aiuta inoltre le comunità locali nell’avvio di orti lungo le sponde del fiume.  Per fornire asistenza l’agenzia si coordina con organizzazioni non governative locali, la Associazione giovanile dell’Alto Nilo per la mobilitazione e lo sviluppo (UNYMAM) e la South Sudan Partner International (SSPI). “E’ essenziale intervenire rapidamente“, dice Etienne Peterschmitt, funzionario FAO per la pianificazione ed i programmi nel Sudan del Sud. 

Prima interveniamo in soccorso di queste popolazioni vulnerabili, prima esse saranno in grado di farcela da soli“.  Il lavoro della FAO ha come obiettivo immediato quello di fornire assistenza urgente alle famiglie colpite, ma allo stesso tempo mira a costruire la loro capacità di resistenza nel lungo periodo.  Su richiesta del governo del Sudan del Sud, la FAO sta preparando anche un programma di Cash for work (denaro in cambio di lavoro) simile a quello realizzato in Somalia, dove le famiglie hanno denaro per comprare cibo localmente mentre al tempo stesso lavorano al ripristino delle infrastrutture locali. Sono in atto anche interventi per una ripresa di più lungo periodo. 

 di Salvatore Verde

Ricostruzione della rete idrica in Afghanistan

Posted by Salvatore Verde On febbraio - 18 - 2012 ADD COMMENTS

La FAO continua ad intensificare il suo supporto tecnico per la riabilitazione dei sistemi di irrigazione tradizionali danneggiati in Afghanistan, con l’intenzione di aiutare gli agricoltori ad aumentare la produzione agricola. L’iniziativa mira anche a migliorare le conoscenze e le competenze che gli agricoltori devono acquisire e consolidare affinché si gestiscano e si mantengano in maniera efficiente i sistemi di irrigazione.

La FAO ha firmato un accordo con il Ministero dell’Energia e dell’Acqua dell’Afghanistan per un sussidio pari a 27,7 milioni di dollari, per fornire assistenza tecnica, know-how, formazione e per realizzare il progetto di ricostruzione e sviluppo dei sistemi irrigazione. Decenni di guerra in Afghanistan e la migrazione della popolazione rurale hanno contribuito al degrado e l’abbandono del sistema di irrigazione del paese.

La mancanza di sistemi di irrigazione efficienti ha lasciato molti agricoltori senza acqua a sufficienza per l’agricoltura, che comprende la produzione di frumento, principale alimento di base del paese. Negli ultimi anni, il Ministero dell’Energia e dell’Acqua del paese ha dato priorità allo sviluppo delle risorse idriche inserite in una strategia di sviluppo nazionale. “I sistemi di irrigazione sono peggiorati negli ultimi tre decenni, non solo dalla mancanza di investimenti, ma anche perché la popolazione rurale, a causa di una cronica instabilità del paese, non ha più continuato a mantenere in vita il sistema ovvero a travasare l’expertise maturato alle generazioni più giovani. In un’occasione, ad esempio, che c’era un diluvio, non c’era nessuno intento a riparare o pulire i canali e bacini danneggiati. Di conseguenza, nelle zone rurali gli agricoltori non hanno potuto ottenere sufficiente acqua per far crescere il loro terreno. Il risultato è stato un netto calo della produzione agricola“, afferma Pasquale Steduto, responsabile dell’Unità di gestione per lo sviluppo e l’acqua, della FAO.

Il progetto è stato finanziato principalmente attraverso un finanziamento della Banca Mondiale (la Banca Mondiale – acronimo BM – comprende due istituzioni internazionali: la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo -BIRS- e l’Agenzia Internazionale per lo Sviluppo  – AID -, create per lottare contro la povertà e per organizzare aiuti e finanziamenti agli stati in difficoltà), con un contributo supplementare da parte del governo afghano. Questo progetto di emergenza ha rafforzato la capacità dell’Unità di Coordinamento del progetto del Ministero nella pianificazione e gestione del restauro di sistemi di irrigazione.

L’obiettivo del nuovo progetto è non solo quello di seguire le attività legate alla progettazione e  costruzione di piccole dighe, al fine di ripristinare i sistemi di irrigazione, ma anche terminare la creazione di reti e servizi per monitorare le condizioni idro-meteorologiche per ridurre al minimo i problemi di approvvigionamento e della qualità dell’acqua. L’iniziativa intende inoltre formare gli agricoltori nelle pratiche migliori in materia di gestione delle risorse idriche, gestione e manutenzione di sistemi di irrigazione. L’obiettivo generale del progetto è quello di incrementare la produttività agricola e la produzione nelle aree di progetto in linea con la strategia di sviluppo nazionale in Afghanistan.

Si prevede che la ricostruzione dei sistemi di irrigazione nel Paese per una superficie totale irrigata di circa 300 000 ettari, porterà ad un aumento dei rendimenti del 20% con un beneficio per 230 000 famiglie. “Il frumento è la coltura più importante in Afghanistan, perché per più dell’80% della popolazione, rappresenta la coltura di base fondamentale. E circa l’80% delle loro terre sono adibite alla produzione del grano. Quindi, qualsiasi riduzione della produzione di grano, con conseguente scarsità di cibo per gli abitanti, produce un diretto impatto sulla sicurezza alimentare in Afghanistan “, ha infine affermato Steduto. Tutte quelle misure poste in essere tra il 2004 e il 2011, che hanno ricevuto sostegno da parte della FAO in Afghanistan, hanno contribuito ad aumentare la produttività dei loro raccolti e di superficie irrigata riabilitando circa 778 000 ettari. Di conseguenza, la produttività del grano nelle aree dove si è portato avanti il progetto, è aumentata del 50%.

di Salvatore Verde

“Toxic Costa”, Greenpeace denuncia i rischi per l’ambiente

Posted by Elisa Cassinelli On febbraio - 16 - 2012 ADD COMMENTS

Quante sostanze e quanti materiali pericolosi potrebbe riversare in mare il relitto della Costa Concordia? Che rischi corriamo se le operazioni di estrazione del carburante, o quelle di recupero del relitto, non andassero a buon fine? Sono queste le domande che Greenpeace si pone nel rapporto “Toxic Costa”, una sorta di inventario delle sostanze e dei materiali pericolosi ancora a bordo della nave Concordia.

Il report parte dall’elenco dei materiali e delle sostanze potenzialmente pericolose presenti a bordo della nave, fornito dall’armatore al Commissario delegato per l’emergenza naufragio della Costa Concordia. Pur apprezzando la trasparenza, leggendo l’inventario che è stato pubblicato dalla Protezione Civile lo scorso 27 gennaio, secondo Greenpeace qualcosa non torna. Oltre alla mancanza di una stima dei quantitativi di detergenti a bordo, alcune delle informazioni fornite sono superficiali. Ad esempio, l’uso di termini generici come “pitture e smalti” o “insetticida” non permette di effettuare stime apprezzabili dei rischi per l’ambiente.

Potrebbe trattarsi di sostanze relativamente innocue come di composti organoclorurati (cioè composti organici a base di cloro) pericolosi per l’ambiente. Molti composti organoclorurati sono persistenti e bioaccumulanti ovvero, una volta dispersi nell’ambiente, sono in grado di accumularsi in pesci e molluschi contaminando la catena alimentare fino all’uomo.

Più chari i rischi causati dall’ipoclorito di sodio, meglio noto come candeggina. La Costa Concordia ne trasportava, secondo l’armatore, una tonnellata. Questa sostanza, reagendo con gli acidi organici presenti in mare,può produrre sostanze pericolose come i trialometani: composti tossici per fegato e reni.

Tuttavia, non è ancora chiaro quali e quanti detergenti si trovassero a bordo della nave, così come troppo sommarie sono le informazioni sui complementi d’arredamento, come tendaggi, tappeti, tavoli ed elettrodomestici, che contengono pericolosi additivi chimici.

Secondo Greenpeace, “l’impatto ambientale che il relitto della Costa Concordia potrebbe causare non è di facile stima, anche se avere un quadro completo ed esaustivo di oggetti e sostanze presenti a bordo permetterebbe una più approfondita analisi del rischio. Per questo motivo la Protezione Civile dovrebbe pretendere dall’armatore tutte le informazioni necessarie”.

di Elisa Cassinelli

Al via “Illumina il riciclo”

Posted by Salvatore Verde On febbraio - 15 - 2012 ADD COMMENTS


 
La lampadina non funziona più e dovete sostituirla? Non gettatela via senza pensarci, è un rifiuto speciale e se viene disperso nell’ambiente può inquinare molto. A suggerirvi cosa è meglio fare saranno Legambiente ed Ecolamp (il Consorzio per il recupero e lo smaltimento delle sorgenti luminose a basso consumo esauste), che il prossimo week end dal 17 al 19 febbraio (e di nuovo dal 24 al 26) porteranno davanti a centri commerciali e supermercati la prima edizione di “Illumina il riciclo”, la campagna di sensibilizzazione sulla raccolta delle lampadine a basso consumo esauste.

Per i due fine settimana, l’associazione e il consorzio organizzeranno dei punti informativi presso alcuni centri della grande distribuzione dove chiunque potrà ricevere informazioni sulla raccolta differenziata delle lampade fluorescenti esauste, rifiuti che contengono componenti tossiche ma possono essere riciclati fino al 95%.
Il primo appuntamento sarà a Milano, venerdì 17 febbraio, presso la Coop Palmanova di via Benadir mentre sabato 18 febbraio altri punti informativi si troveranno a Torino davanti all’Ipercoop Centro Commerciale Parco Dora di  Via Livorno, a Bologna presso Leroy Merlin, V.le Tito Carnacini, 43, a Varese presso Leroy Merlin di Solbiate Arno, via del Lavoro 40 e vicino Roma a Castel Nuovo di Porto presso l’Emmepiù, via Flaminia Km 27.

Un’iniziativa, quella che organizziamo con Ecolamp, che ci auguriamo possa riscuotere successo presso tutti i cittadini – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni –  perché la corretta raccolta differenziata è uno dei punti chiave per la soluzione del costante problema dell’aumento dei rifiuti e dell’inquinamento che ne consegue. In particolare l’aumento dei cosiddetti RAEE, rifiuti elettrici e elettronici come lampadine a basso consumo, pc, cellulari e elettrodomestici. Spesso – aggiunge il direttore di Legambiente – quando non funzionano più non sappiamo che farne, li accumuliamo in casa, li buttiamo nei cassonetti della raccolta indifferenziata o peggio li abbandoniamo in strada. Esiste invece – prosegue – una precisa normativa, molto rigorosa, che regolamenta la raccolta e lo smaltimento di questi oggetti, ma spesso i cittadini non ne sanno abbastanza o non la conoscono affatto. Con Illumina il riciclo vogliamo contribuire alla diffusione di queste informazioni e di conseguenza a quella di comportamenti corretti”.

Tra le modalità previste dalla legge, ad esempio, c’è il cosiddetto sistema “uno contro uno“, entrato in vigore il 18 giugno 2010, in base al quale si può consegnare la vecchia lampadina esausta direttamente al negozio dove se ne acquista una nuova. Sarà cura del rivenditore conferirla poi nel luogo adeguato allo smaltimento.
La campagna informativa che stiamo realizzando con Legambiente si inserisce in una strategia ben precisa che il Consorzio Ecolamp sta portando avanti da diversi anni e che ci ha visti impegnati in maniera importante nell’organizzazione d’iniziative di carattere didattico ed educativo volte a raggiungere un numero sempre maggiore di consumatori, aziende, istituzioni e operatori del settore illuminotecnico con messaggi sull’importanza di trattare in maniera corretta le sorgenti luminose a basso consumo sia per evitare la dispersione in ambiente di sostanze nocive sia per poter recuperare materiali altamente riciclabili – dichiara Fabrizio D’Amico, Direttore Generale di Ecolamp – I numeri confermano che siamo sulla strada giusta: il 2011 si è concluso con un incremento del 13% nella quantità di sorgenti luminose a basso consumo raccolte in tutta Italia e il 2012 è incominciato in maniera positiva, con 175 tonnellate recuperate nelle prime sei settimane“.

 Per il cittadino l’alternativa al nuovo acquisto è quella di portare la lampadina direttamente nelle isole ecologiche comunali dove ci sono gli appositi contenitori.
Le isole ecologiche in tutt’Italia sono 3200 di cui Ecolamp ne presidia circa1700. Per facilitare i consumatori il Consorzio ha sviluppato anche un’applicazione per smartphone e tablet, “l’Isola che c’è”,  scaricabile dal sito www.ecolamp.it, che consente la ricerca del centro di raccolta più vicino. Per gli installatori e i manutentori invece Ecolamp ha ideato alcuni servizi specifici, organizzando dei punti di raccolta convenzionati (i Collection Point) dove poter conferire direttamente e senza costi qualsiasi quantitativo di lampade esauste, oppure, per quantità oltre i 100 kg di sorgenti luminose esauste, il servizio Extralamp, grazie al quale Ecolamp fornisce gratuitamente gli imballi per confezionare sia le lampade compatte che i tubi fluorescenti e li ritira sempre in modo gratuito direttamente presso il magazzino.

 Per chi vorrà ricevere le informazioni direttamente dalla voce di “Ilumina il riciclo” tutti gli appuntamenti (17-19 e 24-26 febbraio) e i dettagli delle iniziative sono pubblicate su www.legambiente.it e www.ecolamp.it

di Salvatore Verde

Costa Concordia, concluso lo svuotamento del primo serbatoio

Posted by Elisa Cassinelli On febbraio - 13 - 2012 ADD COMMENTS

A un mese dal terribile incidente costato la vita a numerose persone, all’Isola del Giglio si continua a lavorare per evitare ingenti danni ambientali. Le operazioni di prelievo del carburante dalla Costa Concordia, “secondo il piano definito da Smit e Neri, proseguono ininterrottamente dalle ore 17 di ieri”. Oggi è stato svuotato il primo dei sei serbatoi di prua (130 metri cubi) che in tutto contengono il 67% del carburante presente nella nave; attualmente sono in corso le operazioni di svuotamento di altri due serbatoi da 410 metri cubi di carburante ciascuno. La notizia arriva da un comunicato del Commissario delegato per l’emergenza.

Tali operazioni, ritardate rispetto al previsto a causa del mare agitato e del cattivo tempo, dovrebbero durare circa 30 giorni, e sono condotte dai tecnici della Smit Salvage e da quelli della Tito Neri. Circa 2.380 tonnellate di carburante sono infatti presenti nei serbatoi della Costa Concordia, una quantità più che sufficiente per creare gravi danni all’ambiente.

di Elisa Cassinelli

Foto: TMNews

L’Indice FAO dei prezzi alimentari torna a salire

Posted by Salvatore Verde On febbraio - 11 - 2012 ADD COMMENTS

L’indice FAO dei prezzi alimentari tra dicembre e febbraio è salito quasi del 2%, ovvero di quattro punti – il primo aumento dal luglio 2011. I prezzi di tutte le derrate comprese nell’Indice hanno registrato un incremento, con gli oli che segnano l’aumento maggiore, seguiti a breve distanza da cereali, zucchero, prodotti latteo-caseari e dalla carne. Al nuovo livello di 214 punti, l’Indice si attesta tuttavia al 7 per cento in meno rispetto al gennaio dello scorso anno.

Non c’è una sola spiegazione dietro questo rialzo – per ogni singolo gruppo hanno giocato fattori diversi“, dice l’economista senior della FAO Abdolreza Abbassian. “Ma di certo l’incremento, nonostante la previsione di raccolti record, il miglioramento della situazione degli stock e dopo sei mesi di prezzi stabili o in discesa, evidenzia l’imprevedibilità che domina i mercati alimentari mondiali“, ha aggiunto. “Non mi sembra che i soliti sospetti – il valore del dollaro ed il prezzo del petrolio – siano stati rilevanti nel mese di gennaio, mentre uno dei motivi è il cattivo tempo che al momento colpisce importanti regioni produttive come il Sudamerica e l’Europa. Il clima ha avuto un ruolo e continua ad essere motivo di preoccupazione“, ha concluso.

In gennaio l’Indice FAO dei prezzi cerealicoli ha registrato una media di 223 punti, un aumento del 2,3 % (5 punti) dal dicembre 2011.  I prezzi internazionali di tutti i cereali principali, ad eccezione del riso, sono saliti con il mais che ha registrato gli aumenti maggiori – il 6%.  Anche i prezzi del grano sono aumentati, anche se in misura minore. I prezzi hanno risentito dei timori che le cattive condizioni meteorologiche possano in molte regioni produttive pregiudicare i raccolti 2012 ed anche che possano calare le esportazioni dalla Comunità di Stati Indipendenti (CSI). L’Indice FAO degli oli e dei grassi ha raggiunto a gennaio 234 punti, un aumento da dicembre 2011 del 3 per cento (6 punti).

Fattori trainanti dell’aumento sono stati il consolidarsi della domanda di importazioni per l’olio di palma e per quello di soia, insieme ad un calo stagionale della produzione di olio di palma. Secondo le ultime proiezioni della FAO la produzione cerealicola mondiale nel 2011 si prevede sarà più che sufficiente a coprire l’utilizzo previsto per il 2011/12 – si stima che la produzione raggiungerà i 2.327 milioni di tonnellate – 4,6 milioni di tonnellate in più rispetto alle ultime stime fatte in dicembre.  Se questo dato sarà confermato si tratterebbe di un incremento del 3,6 % rispetto al 2010 e segnerebbe un nuovo record. Le previsioni sull’utilizzo di cereali nel 2011/12 sono leggermente calate rispetto a dicembre, quasi 2.309 milioni di tonnellate.  Ma ancora l’1,8 % in più rispetto al 2010/11.

Questo porrebbe le scorte finali alla chiusura della stagione 2012 a 516 milioni di tonnellate, 5 milioni in più rispetto alle ultime previsioni FAO. L’Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato una media di 179 punti, mezzo punto percentuale sopra i valori di dicembre.  I prezzi dei diversi tipi di carne hanno seguito andamenti vari, con la carne di maiale che è salita del 2,8 per cento sulle aspettative di forti importazioni dalla Cina e del pollame calato invece dell’un per cento. L’Indice FAO dei prodotti latteo-caseari ha registrato una media di 207 punti, un rialzo del 2,5 per cento (5 punti) rispetto a dicembre. L’Indice FAO dello zucchero ha raggiunto a gennaio 334 punti, un incremento da dicembre del 2,3 per cento (7,4 punti), ma tuttavia ancora 20 per cento (86 punti) in meno del gennaio dello scorso anno. L’aumento è stato in larga misura determinato da condizioni meteorologiche meno che favorevoli in Brasile, il maggiore produttore ed esportatore mondiale.

di Salvatore Verde

Sudan: elevata instabilità alimentare

Posted by Salvatore Verde On febbraio - 11 - 2012 ADD COMMENTS

Secondo un rapporto pubblicato dalla FAO e dal PAM (Organizzazione Umanitaria sul Programma Alimentare Mondiale) milioni di persone del Sudan meridionale quest’anno si troveranno ad affrontare la minaccia della carestia, se non verrà attuato un intervento urgente. Il rapporto FAO-PAMMissione di valutazione delle colture e della sicurezza alimentare nel Sud – Sudan” si basa su una valutazione congiunta condotta nella nazione più giovane del mondo tra il mese di ottobre e di novembre 2011, su richiesta del Ministero dell’agricoltura e delle foreste del Sud Sudan.

Tale rapporto indica che il livello di insicurezza alimentare ha subito un forte aumento. Il numero di persone infatti che si trovano in uno stato di insicurezza alimentare è salito da 3,3 milioni nel 2011 a 4,7 milioni del 2012, di cui circa un milione soffre di grave insicurezza alimentare, a fronte di 900 000 riferita al 2011. Se continua questo stato di instabilità aggravato da conflitti, da un aumento dei prezzi, si stima che il numero delle persone in grave insicurezza alimentare potrebbero addirittura raddoppiare.

La scarsità dei raccolti, la domanda in aumento, il rapido aumento dei prezzi, i conflitti, sono tra le ragioni di questa situazione, aggravata da una produzione di cereali deficitaria che colpisce le comunità già in grave crisi. “Questa è una crisi che si manifesta rapidamente ed il mondo non può permettersi di ignorare“, ha detto Chris Nikoi, Direttore del PAM nel sud del Sudan.

La situazione è disperata, e stiamo cercando di fare tutto il possibile per essere preparati, ma non c’è tempo“, ha aggiunto. “Dobbiamo assicurarci che le famiglie abbiano rapido accesso al cibo così come a tutti gli altri prodotti di base. Ma per ripristinare e mantenere la sicurezza alimentare e nutrizionale nel Sud Sudan, abbiamo bisogno di spezzare il circolo vizioso della fame e della povertà. Possiamo farlo aiutando le persone a riprendere le attività agricole, a curare il bestiame ed a tutte le altre forme di sostegno su cui si basa la loro sussistenza“, ha detto George Okech, capo dell’ufficio FAO nel sud del Sudan.

Secondo questo rapporto, la produzione cerealicola nazionale nel sud del Sudan nel 2011 è stata del 19% in meno rispetto all’anno precedente e del 25% inferiore alla media degli ultimi cinque anni. Si calcola inoltre che il deficit di cereali stimato per il 2012 sarà più di 470 000 tonnellate, che rappresentano quasi la metà del fabbisogno di consumo totale del paese per ogni anno. Le scarse piogge all’inizio della stagione agricola sono state il principale responsabile del calo dei rendimenti, con un conflitto in corso rende il problema ancor più grave, in quanto vengono spesso interrotte le normali attività agricole.

Tuttavia, la chiusura dei valichi di frontiera ha paralizzato il regolare approvvigionamento di prodotti alimentari di base per i mercati del Sud – Sudan. Anche se la carenza di cibo è stata parzialmente compensata dai prodotti provenienti dai paesi limitrofi, le lunghe distanze su strade dissestate, i prezzi elevati del carburante hanno portato a livelli molto elevati i prezzi dei prodotti alimentari sul mercato.

L’operazione d’emergenza del PAM nel 2012 mira a raggiungere circa 2,7 milioni di persone “a rischio” con 150 000 tonnellate di cibo. Il PAM fornirà aiuti alimentari alle famiglie rurali che soffrono di grave insicurezza alimentare, ai bambini e alle donne che allattano, agli sfollati, ai rifugiati. Il PAM e i suoi partner si stanno preparando ad espandere le proprie attività per rispondere alle nuove e più gravi emergenze che stanno nascendo. Il rapporto indica che il numero di persone bisognose di aiuti alimentari potrebbe raggiungere i 3,3 milioni.

Al fine di fornire un aiuto alimentare a 2,7 milioni di persone vulnerabili, il PAM cerca il sostegno da parte dei donatori per coprire l’attuale deficit di 160 milioni di dollari. Se la situazione continuerà a deteriorarsi, saranno necessari fondi aggiuntivi. Nella stagione agricola 2011, la FAO ed i suoi partner hanno consegnato attrezzi agricoli e circa 2 400 tonnellate di sementi a 165 000 famiglie contadine per contribuire a migliorare la nutrizione di tali popoli.

Quest’anno la FAO fornirà assistenza agricola di emergenza per aumentare la capacità di produzione nella prossima stagione di semina che inizia con le prime piogge di aprile e prosegue fino a giugno in varie parti del paese. Il governo del Sud – Sudan ha chiesto alla FAO di includere un programma di trasferimenti monetari, simile a quello implementato in Somalia. Ciò consentirà alle famiglie di acquistare cibo a livello locale e, al tempo stesso, consentirà di ricostruire le loro attività e stimolare la ripresa economica.

di Salvatore Verde

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