È un Mario Monti particolarmente freddo all’idea di impegnarsi nella corsa per l’assegnazione delle Olimpiadi del 2020 a Roma. Le sempre informate veline che filtrano da Palazzo Chigi parlano infatti di un Premier non troppo favorevole a impegnarsi in questa sfida. Una posizione che fa il paio con le parole, non proprio entusiastiche, pronunciate ieri dal ministro allo sport Piero Gnudi a margine della conferenza stampa di presentazione del rapporto Fortis-Carraro sulla compatibilità economica della candidatura.
Una presa di posizione che potrebbe cancellare il sogno di vedere l’assegnazione delle Olimpiadi 2020 a Roma. Il giorno dopo l’incontro della delegazione del comitato promotore con il premier si addensano nubi su quella che Gianni Letta ha definito la speranza di “ripetere 60 anni dopo quel miracolo che furono le Olimpiadi del 1960”. Proprio quando anche i bookmakers vedevano la Città Eterna favorita nella corsa, insieme a Tokyo.
L’incontro di ieri è servito per mostrare al Presidente del Consiglio, in vista di un possibile appoggio politico, costi e speranze dell’evento. La relazione sulla compatibilità economica ha messo in evidenza come i Giochi darebbero una considerevole spinta al Pil nazionale, 17,7 miliardi nel periodo 2012-2025, pari al +1,4%. E lo Stato come vedrebbe ripagato il suo impegno da 4,7 miliardi? Attraverso le maggiori entrate del Fisco che, con i 4,6 miliardi preventivati, farebbero risultare un saldo quasi pari a zero. In pratica l’investimento pubblico verrebbe ripagato totalmente. I restanti 5,1 miliardi necessari all’evento verrebbero invece coperti da risorse private (sponsorizzazioni e diritti televisivi).
I maggiori vantaggi, sempre secondo il dossier, si avrebbero nel settore occupazionale. Un’Olimpiade necessita anche di nuove infrastrutture e di tanti progetti da mettere in cantiere. Lavori che necessiterebbero di nuove unità lavorative: 170 mila nuovi occupati nel periodo 2012-2025. Una media annua di circa 12 mila nuovi assunti, con un picco di 29 mila nell’anno Olimpico.
I timori di una cementificazione sfrenata per la costruzione di nuovi impianti sportivi verrebbero cancellati dal fatto che Roma, secondo le parole di Alessandro Cochi delegato allo sport di Roma Capitale, “avrebbe già il 73% dell’impiantistica”.
Anche a livello di opinione pubblico l’idea di ospitare l’Olimpiade sta convincendo sempre di più. Il sondaggio effettuato dalla società Ispo di Renato Mannheimer ha mostrato che, a livello nazionale, i favorevoli a Roma 2020 sono circa il 74% degli intervistati. Nel Lazio la percentuale arriva all’86%, nella Capitale al 77%.
Al termine dell’incontro di ieri il presidente del Coni, Gianni Petrucci, si è mostrato convinto della possibilità di ottenere l’assegnazione: “Lo sport si presenta compatto a questo appuntamento perché ci crediamo: è nel nostro Dna fare e non solo partecipare alle Olimpiadi. Ci crediamo perché ci chiamiamo Italia e Roma e perché abbiamo cinque membri del Cio italiani. Inoltre, il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi, è anche segretario dei comitati olimpici europei. Siamo un Paese che si divide su tanto, ma sullo sport no. È difficile però questa volta ce la possiamo fare”.
Parole che, alla luce della presa di posizione del Governo, potrebbero suonare come l’ultima dichiarazione prima della grande delusione.
di Luca Paradiso