Prendendo spunto dalle polemiche relative all’introduzione della tessera del tifoso abbiamo intervistato Antonella Bellucci, presidente nazionale dell’associazione difesa dei consumatori sportivi.
Quando e perché è nata la vostra associazione?
L’ Associazione Difesa Consumatori Sportivi, A.D.C.S è nata nel Luglio di due anni fa con l’intento preciso di andare a coprire un vuoto nel mondo del consumo. Infatti in Italia vi sono una miriade di associazioni di consumatori, alcune espressione di sindacati, altre di partiti politici, la maggior parte delle altre scarsamente rappresentative. Noi abbiamo deciso di occuparci del consumo sportivo, cioè di chi pratica uno sport, acquista articoli sportivi, li produce, frequenta o gestisce impianti. A noi interessa tutto ciò che è collegato al mondo dello sport, dall’alimentazione all’ambiente, dalla pubblicità all’educazione scolastica in materia.
Molti dei fondatori dell’A.D.C.S. si occupavano già da tempo di sport e proprio per questo hanno una spiccata sensibilità nei confronti di tutte le problematiche ad esso collegate.
Come è organizzata e come lavora l’Acds?
La nostra Associazione è presente in tutte le regioni italiane ed in quasi tutte le città con responsabili locali.
Grazie alla sensibilità di alcune Amministrazioni Locali abbiamo aperto sportelli per il consumatore, attraverso i quali i nostri esperti danno risposte specifiche, a titolo totalmente gratuito. Inoltre attraverso il nostro sito internet diamo consulenze gratuite in materia fiscale, medico-sportiva, legale, pediatrica, veterinaria.
Abbiamo una commissione scientifica che si occupa dell’uso di integratori alimentari nello sport. Esistono vari gruppi di lavoro che studiano e affrontano le varie problematiche: “azionariato polare”, impiantistica sportiva, normativa relativa alle assicurazioni sportive, un gruppo sta mettendo a punto una proposta di regolamentazione nazionale sulla figura dei “trainer”.
Tra le vostre battaglie c’è quella contro la tessera del tifoso. Un argomento spinoso che ha già visto diversi scontri verbali tra sostenitori e contrari. Qual’è il vostro punto di vista in merito?
E’ un argomento che ci vede quotidianamente impegnati già da quasi due anni. Noi non crediamo che la tessera del tifoso, così come è stata voluta dal Ministro degli Interni, possa portare a risultati positivi.
Nessuno può ragionevolmente pensare di debellare la violenza ed il teppismo negli stadi semplicemente obbligando i tifosi a farsi la famosa “tessera”; per individuare e isolare gli elementi più pericolosi vi era già il biglietto nominale, le telecamere interne, gli steward, le forze dell’ordine fuori e dentro gli stadi stessi.
Le squadre hanno bisogno fisico del tifo, le società delle serie minori hanno bisogno dei tifosi anche per sopravvivere. Come si intende far fronte a queste esigenze?
Ed ancora, quando si vogliono imporre ai tifosi, da noi considerati consumatori sportivi, degli obblighi, si devono riconoscere anche dei sacrosanti diritti, uno su tutti il diritto di assistere allo spettacolo sportivo in impianti a norma. Vogliamo parlare dello stato in cui versa la maggior parte di questi?
Se l’obiettivo era quello di portare le famiglie allo stadio, come è stato detto più volte, a nostro avviso non è questo il metodo.
Sarebbe necessario invece un percorso educativo, che dovrebbe partire dall’età scolare, affidando direttamente ad associazioni di tifosi di ogni singola squadra il compito di insegnare ai bambini l’amore per la squadra del cuore, l’agonismo contrapposto all’antagonismo, il rispetto delle altre tifoserie, il senso di appartenenza e quindi il rispetto e la cura anche degli impianti stessi.
Abbiamo anche delle grosse perplessità su ciò che comporta la tessera del tifoso. Per fare un esempio, la tessera diventa una vera e propria carta di credito o di “debito” come noi preferiamo chiamarla. Il fatto che possano averla anche i minorenni li sottopone ad una serie di pericoli, tra cui quella di essere contattati da società di scommesse, o ritrovarsi in mailing list, senza averne dato il consenso. A questo proposito credo che in molti non sappiano che in alcune “tessere” non è prevista la possibilità di recesso. È una cosa gravissima.
Qual’è la battaglia che, come associazione avete condotto, e di cui andate fieri?
La battaglia di cui andiamo più fieri e che continuerà ancora a lungo è sicuramente quella legata all’introduzione della tessera del tifoso.
In merito abbiamo organizzato l’unico convegno a carattere nazionale, a Roma a Palazzo San Macuto, coinvolgendo i maggiori protagonisti della vicenda: i massimi dirigenti della prima Società calcistica che l’ha adottata, l’Inter, la banca emettente, la BPM, Ferrovie dello Stato ed Autostrade (partner commerciali), gli avvocati dei gruppi ultras, il creatore della “vera” tessera del tifoso, l’inglese Anthony Weatherill, deputati e senatori sottoscrittori delle nostre proposte di modifica della legge in questione. La nostra Associazione ha presentato in entrambi i rami del Parlamento due proposte di modifica dell’art. 9 della legge n. 41, per manifesta incostituzionalità dello stesso.
Sinora abbiamo tenuto oltre 40 incontri sul tema in tutta Italia, abbiamo presentato ricorsi al Garante della Privacy, a quello della Pubblicità, al Tar.
Qual’è stato, ad oggi, il vostro risultato migliore?
Il fatto che nel corso dei mesi un numero sempre maggiore di persone ha condiviso pienamente le nostre analisi sul tema tessera del tifoso e ha fatto proprie le nostre perplessità e le nostre forti critiche. Abbiamo, per così dire, aperto gli occhi ad una buona fetta dell’opinione pubblica.
Qual’è lo stato dello sport in Italia? A livello di spazi, visibilità e risorse economiche come dovrebbero agire gli organi competenti?
Complessivamente non buono. Ci sono delle problematiche che si trascinano da tempo, legate a due aspetti: la difficoltà di coniugare lo sport di vertice allo sport di base e la carenza di strutture adeguate.
In questo scenario, inoltre, s’inserisce un quadro normativo che nel tempo non ha certamente favorito il lavoro del Coni, che tra mille fatiche comunque riesce a sostenere la pratica sportiva. Si veda la crisi del Totocalcio, che è sempre stato la principale fonte di sostentamento per lo sport.
I rimedi possono essere molti, ma è chiaro che si deve innanzitutto ragionare su una riforma complessiva del Sistema, ricreando un legame vero tra vertice e base, fornendo strumenti alle istituzioni sportive per generare una cultura che possa produrre medaglie, ma soprattutto cittadini appassionati di sport.
Infine, per ciò che riguarda lo sport cosiddetto di “vetrina”, come il calcio ad esempio, è necessario, a nostro avviso, che i club e la stessa Federazione, tornino ad assumere dei connotati etici e si liberino dagli scandali degli ultimi anni.
di Luca Paradiso