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May , 2012
Tuesday

Archive for the ‘Calcio’ Category

Drogba, Cech, Lampard… e il Chelsea è campione

Posted by Luca Paradiso On maggio - 19 - 2012 1 COMMENT

“What a joke”… il Chelsea è campione d’Europa al termine di una intensa finale decisa ai calci di rigore. È Didier Drogba il protagonista assoluto dalla gara, il principe azzurro di una bellissima favola. Non è spettacolare questo Chelsea. Il Bayern Monaco avrebbe meritato di portare a casa la coppa, ma nel calcio gli episodi spesso cambiano il corso delle gare. Venti corner a uno a favore dei bavaresi sono l’emblema di una gara condotta sempre dalle parti di Cech. Di una partita che all’80′ era ancora inchiodata sullo 0 a 0. I continui attacchi dei tedeschi infatti si erano tutti infranti sul muro di Berlino eretto da Di Matteo.

Solo all’83′ Muller ha rotto l’equilibrio con un’incornata da distanza ravvicinata, emulato 5 minuti dopo da Drogba: 1 a 1 al 90′.

Robben durante i tempi supplementari sbaglia il rigore del possibile vantaggio facendosi respingere la conclusione da Cech. Per l’attaccante olandese è il secondo errore decisivo di questa stagione che lo ricorderà come “fantastico perdente”.

I rigori sono una lotteria e non sempre premiano chi avrebbe meritato. Il Chelsea, con Mata, sbaglia il primo tiro. Neuer si incarica del terzo penalty dei tedeschi e supera il collega Cech. Sul 3 a 1 la gara sembra decisa, invece il portierone dei londinesi diventa protagonista. Ferma il tiro di Olic e devia quel tanto che basta la conclusione di Schweinsteiger. Cole e Drogba invece non sbagliano: rimonta completata, la coppa prende la strada di Londra.

Nell’anno meno atteso Abramovich raggiunge la tanto rincorsa Champions League. Lo scivolone di Terry è vendicato. Londra vince la sua prima Coppa dei Campioni. . Il tutto grazie a un gruppo di veri campioni capaci di raccogliere le residue energie e di compattarsi nel momento più difficile. Grande merito a Di Matteo, tecnico ad interim, e da domani in cerca di una nuova panchina. Chissà che i brindisi di questa notte non convinceranno il magnate russo a puntare ancora sul giovane tecnico italiano.

Continua la maledizione della finale casalinga. Come la Roma nel 1984, il Bayern vede gli avversari festeggiare il titolo nel proprio stadio dopo i calci di rigore. Ventotto anni fa toccò al Liverpool di Rush, Souness e Dalglish banchettare all’Olimpico. Questa sera è il Chelsea, ancora un’inglese, a conquistare il territorio nemico.

di Luca Paradiso

Bayern Monaco-Chelsea: la vigilia

Posted by Luca Paradiso On maggio - 19 - 2012 ADD COMMENTS

La finale meno attesa. Quando l’urna di Nyon tracciò il tabellone che avrebbe portato fino alla finale di Monaco di Baviera sembrò potersi realizzare il piano dell’Uefa: un bel Clasico in finale, per la felicità di televisioni e sponsor. Real e Barcellona, le due grandissime del calcio contemporaneo, impegnate in una continua “guerra di logoramento”, avrebbero potuto fare definitivamente i conti sul manto verde dell’Allianz Arena. A Monaco questa sera andrà in scena un finale alternativo.

La nobiltà antica dei bavaresi contro il rampantismo sociale ed economico dei londinesi. Chelsea e Bayern Monaco sono due club completamente differenti. Il club tedesco ha fatto del virtuosismo finanziario il suo modus operandi. Anche quest’anno chiuderà con un utile di 1,3 milioni di euro, senza bisogno di cessioni eccellenti, né di ridimensionamento tecnico. La Bundesliga è andata per il secondo anno consecutivo ai rivali del Borussia Dortmund, ma i biancorossi di Heynckes hanno provato fino al termine a impedire il bis giallonero, almeno fino al penalty sbagliato da Robben nello scontro diretto.

Il Chelsea invece, anche nell’ultimo bilancio, ha dichiarato un rosso di oltre 100 milioni. Dall’arrivo di Abramovich è ormai una consuetudine a Stamford Bridge. L’acquisto di mister Villas Boas e il suo licenziamento dopo appena sei mesi non aiuterà certo le casse del club a risanarsi nel breve periodo. Il bisogno inoltre di rinverdire una squadra ormai avanti con gli anni richiederà nuovi importanti investimenti. Probabilmente ci sarà un italiano nel futuro dei blues (Capello). Quella di questa sera potrebbe essere l’ultima grande occasione di una squadra che ha solo sfiorato il titolo più prestigioso. A Londra la Coppa dei Campioni è diventata un’ossessione. Nel 2008 la coppa scivolò nelle mani del Manchester United. Il “responsabile”, capitan John Terry, questa sera sarà in tribuna, causa squalifica. Toccherà a Lampard e Drogba incarnare lo spirito dei blues.

Di Luca Paradiso

Lippi sbarca in Cina, guiderà il Guangzhou Evergrande

Posted by Luca Paradiso On maggio - 17 - 2012 ADD COMMENTS

Marcello Lippi è ufficialmente il nuovo allenatore della squadra cinese del Guangzhou Evergrande. L’ex ct della nazionale azzurra ha firmato un contratto della durata di 2 anni e mezzo con quello che viene definito il club più ricco del calcio cinese, campione in carica del torneo e attualmente al primo posto della classifica. Per il momento la cifra dell’ingaggio non è stata ancora comunicata, ma si parla di circa 25 milioni di euro per la durata dell’intero incarico.

Lippi è già a Canton dove, questa mattina, ha avuto il primo contatto con la realtà del calcio cinese. Allenamento e conferenza stampa per il tecnico che, nell’avventura, verrà affiancato da Massimiliano Maddaloni, suo vice, da Michelangelo Rampulla, preparatore dei portieri, Claudio Gaudino, preparatore atletico e da Narciso Pezzotti, impegnato già a prendere conoscenza con il calcio del continente asiatico.

“Ho accettato l’invito del Guangzhou con grande emozione e piacere. Fin dall’inizio la società mi ha fatto capire quanto entusiasmo e determinazione ci fosse per creare una grande squadra in grado di vincere il campionato e fare bene nella Champions d’Asia ed io sono qui per questo. Prometto di lavorare col massimo della passione e della mia professionalità”. Sono state queste le prime parole rivolte a una folta schiera di giornalisti, che hanno tempestato l’allenatore viareggino di domande.

Al termine dell’’incontro Lippi e il suo staff si sono diretti verso il campo d’allenamento, per prendere conoscenza direttamente con la squadra.

di Luca Paradiso

Un anno di Serie A

Posted by Luca Paradiso On maggio - 15 - 2012 ADD COMMENTS

E’ finita con la vittoria della Juventus e l’ennesima impresa dell’Udinese. Trentotto giornate vissute tutte d’un fiato, tra scioperi dei calciatori, esoneri, gol fantasma, polemiche e addii. Ecco, in dieci istantanee cosa ci ha regalato il campionato di Serie A edizione 2011/12.

1. Lo Juventus Stadium

Lo stadio di proprietà, il primo nel nostro paese (finalmente) ha aperto il campionato con una grande novità. Un impianto da 40 mila spettatori, perfetto per le esigenze della Juventus, ha dato una spinta costante alla squadra di Conte. La dirigenza juventina ha tracciato una strada. Ci sono stati anche episodi non proprio edificanti, di quelli che negli impianti inglesi difficilmente si vedono.

2. Le lacrime di Ranieri

Hanno stupito un po’ tutti quelle lacrime di commozione di un tecnico abituato a bazzicare i campi della Serie A. Il tutto per una vittoria contro il Chievo che metteva fine a una striscia lunghissima di risultati negativi. A settembre il tecnico romano aveva preso un’Inter a pezzi, l’aveva tenuta in vita con dosi massicce di morfina. Poi il crollo, con la beffa europea targata Marsiglia e la sconfitta contro la Juventus.

3. La stella…

Ma quanti sono gli scudetti? Le fonti ufficiali dicono 28… quindi niente terza stella.

4. Solo 3 squadre in Champions

Dura la vita con una squadra in meno in Coppa dei Campioni. La lotta per il 3° posto ha animato le ultime giornate ed ha premiato un’Udinese incredibile. I friulani hanno messo alle spalle Napoli, Inter e le due romane. Non finisce di stupire la creazione di Guidolin. Adesso sotto con il preliminare. La qualificazione deve essere completa.

5. Lazio, Napoli e Inter in Europa League

Potrebbe essere una buona notizia. Giocare il giovedì toglie energie, ma questo modo di ragionare ha tolto un posto in Champions…. è il classico cane che si morde la coda. Iniziamo a puntare all’Europa League per risalire nel ranking e riconquistare quello che fino allo scorso anno ci spettava. Tre squadre prestigiose nella competizione meno nobile potrebbero garantire impegno fino in fondo. Non ci sono i guadagni dell’altra coppa, ma comunque un trofeo da mettere in bacheca e la possibilità di giocare una Supercoppa.

6. Il terreno sintetico

Per la prima volta la Serie A ha aperto le porte ai campi in erba artificiale. Il Silvio Piola aveva già sperimentato questa innovazione negli anni passati, ma la Serie A è un altro mondo. Il Cesena ha seguito l’esempio del Novara e in un colpo solo si è passati da 0 a 2 terreni artificiali. Le polemiche legate al penoso manto erboso di San Siro potrebbero far aumentare il numero. Meglio terreni artificali che campi di patate.

7. Il gol di Muntari

Come non parlare di quel gol fantasma che ha tormentato le notti di Allegri e i pomeriggio di Galliani. La palla era evidentemente oltre la linea e l’errore della terna arbitrale ha sicuramente pesato sulle sorti della gara e, forse, dell’intero campionato. Se davvero l’ad rossonero ha quella sequenza registrata sul proprio telefonino farebbe meglio ad inviarla ai vertici della Fifa. Con semplici accorgimenti tecnologici oggi non staremo a parlare di quanto accaduto quella sera.

8. Ciao campioni

Per Del Piero, Nesta, Inzaghi, Seedorf, Di Vaio e Gattuso è stato l’ultimo anno. Alcuni hanno scelto volontariamente di salutare la Serie A, altri hanno vissuto vicende diverse. Grazie.

9. Mai più

Marassi, Olimpico, Franchi: tre stadi, tre storie che non vorremo più vedere. I tifosi del Genoa che bloccano una partita e impongono ai giocatori di togliersi la maglia rossoblù, la Curva Sud della Roma che fischia i giocatori e chiede a Totti spiegazioni sulla situazione della squadra, Delio Rossi che prende a schiaffi Ljajic. Ma che calcio è questo?

10. Si gioca fino alla fine

Il Rayo Vallecano che si salva in quel modo fa scandalo. Per fortuna la Serie A quest’anno ha dato prova di regolarità fino alla fine. O gli attori sono diventato bravissimi, oppure qualcosa sta davvero cambiando.

di Luca Paradiso

La terza stella juventina, la vecchia guardia rossonera e Alex Del Piero

Posted by Luca Paradiso On maggio - 12 - 2012 ADD COMMENTS

Diversi nella loro essenza, ma ugualmente importanti agli occhi dei tifosi. Sono i simboli. Possono essere in carne e ossa. Oppure di materia molto meno nobile. La sostanza non cambia. Hanno la capacità di rappresentare.

Nesta, Gattuso, Zambrotta, Inzaghi, Seedorf e Nesta sono simboli di un’epoca ricca di successi. Il loro Milan, quello delle tre finali di Champions League con Ancelotti in panchina, domani pomeriggio vivrà l’ultimo atto di una lunghissima storia. A luglio, quando Allegri radunerà la squadra per preparare la prossima stagione, la loro assenza sarà ingombrante. Rimarrà il solo Ambrosini a incarnare quello spirito vincente che negli anni è stato fondamentale. Mai, durante l’era Berlusconi, era avvenuta una rivoluzione simile. Quando terminò il ciclo degli Invincibili la presenza di Maldini e Costacurta assicurò continuità e permise che un’eredità, fatta di mentalità vincente e cultura del lavoro, non andasse dispersa.

Per alcuni sarà un’arrivederci, Gattuso ha promesso che tornerà. Rino vorrebbe chiudere in Scozia, nei Glascow Rangers, ma la difficile situazione economica dei Gers rende improbabile il trasferimento. Nesta ha scelto gli Stati Uniti per provare un calcio meno stressante e capace, grazie ai dollari, di far presa su campioni come Henry e Beckmam. Seedorf è pronto a varcare l’Oceano, in Brasile lo attende il Botafogo.

La “fuga dei campioni” era iniziata lo scorso anno quando Pirlo decise di varcare il Rubicone. Per il regista nessun prepensionamento dorato, ma una bellissima sfida professionale: dimostrare di essere ancora un giocatore decisivo in un grande club. Dodici mesi dopo Pirlo ha guidato la Juve allo scudetto, lasciando nell’ambiente rossonero tantissimi rimpianti.

Non è ancora diventato un simbolo a Torino, ma nella Capitale Sabauda, in questi giorni, tiene banco un’altra delicata questione: quella della terza stella.

Anche questo è un simbolo, rivendicato con orgoglio. Le sentenze passate in giudicato hanno scritto una storia diversa ma, nei giorni di festa, tifosi e i giocatori la rivendicano, in nome di scudetti vinti sul campo (ma fuori che succedeva?).

Sullo sfondo, con la solita classe, c’è Del Piero. Il capitano domani si godrà l’ultima passerella davanti ai suoi tifosi. Loro lo hanno sempre amato, sostenuto, acclamato. Hanno sofferto quando Conte gli preferiva Matri e Borriello. Hanno gioito come non mai per quella punizione contro la Lazio. Domani avranno il magone. Sarà un saluto lungo 90 minuti. Agnelli, colui che passerà alla storia per aver separato un connubio indivisibile, avrebbe voluto dedicargli una partita d’addio, con tutti gli onori che si riservano a calciatori pronti ad appendere le scarpette al chiodo. Alex ha declinato l’invito. Si sente ancora vivo; per diventare un’ex c’è tempo. Per il momento si accontenta di essere un simbolo.

di Luca Paradiso

Falcao-Diego: l’Europa League è dell’Atletico Madrid

Posted by Luca Paradiso On maggio - 9 - 2012 ADD COMMENTS

L’Atletico Madrid supera l’Athletic Bilbao nel derby spagnolo e conquista l’Europa League. A due anni di distanza i colchoneros tornano a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro della competizione continentale. Nel 2010 fu la doppietta di Forlan a decidere la finale contro il Fulham. Questa sera è toccato al colombiano Falcao, doppietta per lui, e al brasiliano Diego decidere la sfida di Bucarest. Un risultato netto che premia la squadra più esperta e più abituata a giocare gare del genere. Man of the match il colombiano Radamel Falcao, primo giocatore a vincere il trofeo per due anni consecutivi con maglie diverse. La doppietta di questa sera regala all’ex Porto anche il titolo di capocannoniere della manifestazione.

Grande delusione in casa Athletic. I baschi tornavano in finale 35 anni dopo la sconfitta contro la Juventus. Si chiamava ancora Coppa Uefa, ma il risultato è lo stesso. Una bellissima cavalcata, il sogno di un intero popolo, quello zurigorri, stroncato sul più bello. I ragazzi terribili di Bielsa patiscono l’avvio forsennato dei rivali. Al 7′ Falcao sblocca l’incontro con un fantastico tiro a girare sul palo più lontano. La botta si fa sentire. I baschi non riescono a imbastire azioni pericolose e la difesa madrilena controlla senza affanni Llorente e compagni. Al 34′, complice l’errore di Amorebieta, l’Atletico raddoppia ancora con Falcao.

Bielsa prova a dare la scossa ai suoi e all’intervallo effettua due cambi. Dentro Ibai Gomez e Inigo Perez al posto di Iturraspe e Aurtentxe. Mossa del tutto per tutto che sembra dare qualche frutto. L’Athletic spinge alla ricerca del gol che potrebbe riaprire il match, ma la mira degli avanti di Bielsa non è impeccabile. Sul finire Diego, ex meteora del calcio italiano, semina avversari in contropiede e batte Iraizoz per il definitivo 3 a 0.

Finisce con il trionfo degli uomini di Simeone, al primo titolo nel Vecchio Continente. Per i baschi c’è la delusione per essersi lasciati scappare un sogno. Il 25, a Valencia, i baschi potranno rifarsi. La finale della Coppa del Re li vedrà di fronte al Barcellona, con Giardiola per l’ultima volta in panchina.

di Luca Paradiso

Scudetto Juve, derby all’Inter

Posted by Luca Paradiso On maggio - 6 - 2012 Commenti disabilitati

È scudetto Juve. Il 28° della sua storia come riportato dagli almanacchi ufficiali. Conte compie il suo capolavoro e, da imbattuto, riporta lo scudetto alla Vecchia Signora. A Trieste Vucinic e Borriello decidono la gara contro il Cagliari. Atmosfera surreale al Nereo Rocco: i bianconeri passano in vantaggio dopo 6 minuti, posizione di fuorigioco di Vucinic nell’occasione, e iniziano a controllare il punteggio di San Siro. Il Milan infatti ha l’ostacolo più duro da superare: il derby.

L’Inter passa avanti con Milito, ma a cavallo dell’intervallo Ibra ribalta il punteggio. Prima Rizzoli concede un rigore (assolutamente inesistente), poi lo svedese regala l’ennesimo colpo di classe di una stagione vissuta comunque da protagonista. L’Inter però rimane in partita. Milito va a segno ancora due volte, entrambe su rigore, poi Maicon a 5′ dalla fine scaglia un siluro da 30 metri che si infila nell’angolo alto della porta difesa da Amelia. Il derby è nerazzurro, lo scudetto va alla Juve.

Stano destino quello dell’Inter, terzo incomodo di questa lotta scudetto. La vittoria nel derby regala lo scudetto ai rivali storici bianconeri, quelli di “Calciopoli”, la squadra allenata da Conte, uno dei più loquaci nel famoso 5 maggio. Stramaccioni era stato chiaro alla vigilia. Non dobbiamo fare favori a nessuno, solo giocare per noi stessi. Così è stato, ma quanto pesano in ottica Champions i tanti punti persi nel corso della stagione.

E il gol di Muntari? Fa già parte della storia, episodio sfortunato di un torneo comunque avvincente. Sarebbero potute cambiare tante cose quella sera. Così come sarebbe stato tutto diverso se Pirlo fosse rimasto a Milano. Errori di valutazione, più o meno gravi. Fanno parte del gioco. Adesso è il momento della festa e delle congratulazioni.

di Luca Paradiso

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