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May , 2012
Tuesday

Archive for the ‘Basket’ Category

Playoff NBA. Knicks e Mavs ad un passo dall’eliminazione

Posted by Andrea Centenari On maggio - 4 - 2012 Commenti disabilitati

Ancora due brutte sconfitte per i Dallas Mavericks e per i New York Knicks nelle gare 3 del primo turno di playoff giocate questa notte. Ora entrambe sono sotto 3-0 nelle rispettive serie con Oklahoma City Thunder e Miami Heat rischiando una pesante una brutta eliminazione a playoff appena iniziati.

I Thunder sono andati ad imporsi per 95-79 sul campo di Dallas in una partita mai apparsa in discussione con Oklahoma che controlla il ritmo e il punteggio dal primo all’ultimo minuto. Kevin Durant ritrova buone percentuali dal campo chiudendo con 11 su 15 al tiro complessivo e mettendo a referto 31 punti. Per i Thunder ci sono anche 20 punti da Westbrook e 10 a testa, uscendo dalla panchina, per Fisher e Harden. Il miglior realizzatore dei campioni NBA in carica è Dirk Nowitzki che chiude con 17 punti.

Nella sfida del Madison Square Garden, invece, gli Heat hanno superato i Knicks col punteggio di 87-70 trascinati da uno strepitoso Lebron James, autore di 32 punti (17 nel solo ultimo quarto). New York, priva di Amar’e Stoudemire infortunato alla mano sinistra, riesce a rimanere aggrappata al match per due quarti abbondati ma si deve arrendere all’ultimo strepitoso quarto di James. Deludente Carmelo Anthony che realizza 22 punti con un misero 7/23 al tiro dal campo.

di Andrea Centenari
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NBA. I Bulls possono puntare al titolo anche senza Rose?

Posted by Andrea Centenari On aprile - 30 - 2012 Commenti disabilitati

Nel preciso istante in cui il ginocchio di Derrick Rose ha fatto “crack”, i tifosi dei Bulls (e non solo) sono caduti in una seria depressione già nella prima gara di quei playoff che, mai come, quest’anno poteva consacrare Chicago campione NBA.

Ora, la domanda che è sulla bocca di tutti è: i Bulls possono puntare al titolo anche senza Rose?

Il primo a crederci è coach Tom Thibodeau: “Derrick non solo è un grande giocatore, è un grande compagno di squadra e una grande persona ma il suo infortunio non è una condanna a morte. Non lo è per lui e non lo è per noi. Tornerà più forte di prima. Dobbiamo imparare a convivere con la sua assenza. Possiamo farcela”.

Anche Joakim Noah sprona tutto l’ambiente: “Il nostro margine d’errore è molto ridotto senza Derrick. Ci sono ancora dei playoff da giocare e vogliamo combattere e dare tutto per rendere la città orgogliosa della propria squadra”.

Ci sono anche alcuni dati interessanti a confortare i Bulls, uno su tutti il record stagionale di 19 vittorie e 8 sconfitte nelle 27 partite saltate da Rose in regular season.

In quel periodo hanno saputo crescere di livello, fornendo ottime prestazioni, sia CJ Watson sia John Lucas III sia in fase di impostazione del gioco sia in fase realizzativa.

Ovviamente, Chicago in questo momento parte un gradino sotto i Miami Heat ma potrà giocarsela tranquillamente con Sixers e, successivamente con Hawks e Celtics. La prospettiva più rosea sembra, dunque, essere la finale di Conference. Per il titolo, credo, che se ne dovrà riparlare l’anno prossimo.

di Andrea Centenari
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NBA Awards di fine stagione regolare

Posted by Andrea Centenari On aprile - 27 - 2012 Commenti disabilitati

Con la fine della stagione regolare mi accingo a svelare i miei personalissimi NBA Awards riguardanti proprio questa regular season ridotta a 66 partite.

MVP: Lebron James (Miami Heat). Mi dispiace ammetterlo (non sono un grande fan di Lebron) ma quest’anno è stato il giocatore più determinante per la propria squadra, i Miami Heat. Le statistiche sono, come al solito, di tutto riguardo (27,1 punti, 7,9 rimbalzi e 6,2 assist a partita) ma non spiegano, da sole, la grande leadership di cui si è fatto carico LBJ quest’anno. In questa stagione tutti hanno capito che gli Heat sono la squadra di Lebron, non una volta di Wade, una volta di Lebron e un’altra volta di tutti e due. E questa definizione netta di ruoli (James primo violino, Wade secondo, Bosh terzo) potrebbe aver segnato la svolta in casa Heat anche, e soprattutto, in vista dei playoff.

Sixth Man of the Year: James Harden (Oklahoma City Thunder). Non ci sono discussioni in merito. 16,8 punti, 4,10 rimbalzi e 3,7 assist di media uscendo dalla panchina e tirando con il 49% da due e con il 39% da tre.

Best Defensive Player: Serge Ibaka (Oklahoma City Thunder). In USA si tende sempre a premiare il miglior stoppatore della lega e Ibaka con le sue 3,65 stoppate a partita lo è. Ma Ibaka non è solo stoppate e in questa stagione ha mostrato miglioramenti anche sulla difesa sulla palla e non solo in aiuto. Una menzione particolare anche per due altri ottimi difensori che meriterebbero il premio: Tony Allen (Grizzlies) e Tyson Chandler (Knicks).

Most Improved Player: Ryan Anderson (Orlando Magic). In questa stagione Anderson ha migliorato nettamente le sue statistiche passando da 10,6 punti di media a 16,1 e da 5,5 rimbalzi a 7,7. Menzione particolare anche per Ersan Ilyasova (Bucks) passato da 9,5 punti di media nel 2010-11 a 13 nel 2011-12 tirando con il 45% da tre (29,8% nel 2010-11).

Rookie of the Year: Kyrie Irving (Cleveland Cavs). Come nel caso di Harden, Irving ha dimostrato di essere il miglior rookie in assoluto mettendo in mostra leadership in campo e collezionando medie importanti (18,5 punti e 5,4 assist a partita). Il futuro dei Cavs ripartirà da lui.

Coach of the Year: Gregg Popovich (San Antonio Spurs). Rimane un mistero come gli Spurs con un roster formato da stelle dall’età avanzata e da giovani semisconosciuti siano riusciti a centrare il secondo miglior record della NBA (50 vinte, 16 perse). La risposta è sempre quella: Gregg Popovich. Il coach ha saputo lanciare e gestire il talento dei giovani a disposizione ma, soprattutto, ha saputo centellinare le forze dei tre veterani, Ginobili, Parker e Duncan.

di Andrea Centenari
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NBA. Steve Nash-Phoenix Suns, è davvero finita?

Posted by Andrea Centenari On aprile - 26 - 2012 Commenti disabilitati

Questa notte Steve Nash potrebbe aver giocato la sua ultima partita con la maglia dei Phoenix Suns. Lo sapeva lui e lo sapevano, soprattutto i tifosi dell’US Airways Center che lo hanno osannato a lungo durante tutta la partita persa, poi, contro i San Antonio Spurs.

Nash ha concluso la sua quindicesima stagione nella NBA con una media di 12,5 punti, 3 rimbalzi e 10,7 assist a partita dimostrando di essere ancora, alla veneranda età di 38 anni, uno dei migliori playmaker della lega.

In estate il canadese diventerà free agent anche se lo stesso giocatore sembra non aver preso una decisione definitiva sul suo futuro. Nash, per rimanere ancora ai Suns, chiede esplicitamente miglioramenti ad un roster che, nonostante tutto, quest’anno ha sfiorato la qualificazione playoff: “La dirigenza deve studiare a fondo come migliore la squadra e quali pedine nuove inserire. Sarà un’estate interessante”.

A fine partita Nash ha voluto, comunque, ringraziare i tifosi dei Suns per il grande supporto e per l’affetto ricevuto negli anni passati in Arizona: “E’ stato bello vedere e sentire il supporto della gente. E’ stato speciale perché non è stato qualcosa che ho chiesto e neanche immaginato che potesse accadere. Il rapporto con tutta l’organizzazione dei Suns ed i tifosi è speciale. Per quanto riguarda gli ultimi minuti, davvero, non ho pensato, mentre giocavo, che avrebbero potuto essere gli ultimi con i Suns. Se poi sarà così, li ricorderò per sempre”.

E’ un Nash che, dunque, lascia aperta la porta anche ad una permanenza a Phoenix ma che, giustamente, valuterà la soluzione migliore per i suoi ultimi anni nella NBA. L’anello sarebbe il giusto coronamento ad una carriera straordinaria e alcune squadre, più o meno direttamente, si erano già fatte avanti durante il mercato di febbraio/marzo: i Miami Heat, gli Orlando Magic e i New York Knicks su tutte.

di Andrea Centenari
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NBA. Artest e l’ennesimo episodio violento. Alla faccia della World Peace!

Posted by Andrea Centenari On aprile - 23 - 2012 Commenti disabilitati

Ron Artest aka Metta World Peace torna a far parlare di sè per l’ennesimo episodio di violenza gratuita che lo ha visto protagonista ieri nella partita vinta dai Lakers dopo due tempi supplementari contro gli Oklahoma City Thunder. L’ala gialloviola dopo una poderosa schiacciata mancina ha, infatti, rifilato volontariamente una gomitata a James Harden che ha costretto la guardia dei Thunder ad abbandonare il campo di gioco. Stessa sorte è toccata a World Peace che è stato espulso dalla terna arbitrale.

Un’episodio increscioso, fatto passare da Artest stesso come un colpo involontario durante l’esultanza per la giocata. “Non volevo colpire James Harden, non l’ho fatto apposta” si sarebbe difeso il numero 15 dei Lakers a fine partita ma i replay dell’azione parlano chiaro: si tratta di un gesto violento e, cosa ancor più grave, volontario.

Quello di ieri è l’ennesimo episodio di violenza di Artest su un campo da basket dopo la ormai celebre rissa del Palace of Auburn Hills di Detroit del 2004 dove furono coinvolti anche parecchi giocatori dei Pistons e dei Pacers (l’allora squadra di Artest) oltre che alcuni tifosi, che gli costò ben 86 giornate di squalifica (73 di regular season e 13 di playoff). Un giocatore considerato dai più un pazzoide e un autentico provocatore sul campo da gioco, in passato protagonista, anche, di accesi diverbi con allenatori e giocatori avversari che gli sono costate innumerevoli giornate di squalifica in carriera.

Gli spettatori e gli addetti ai lavori, ormai stanchi delle follie di Metta, hanno già espresso il proprio verdetto:  una lunga sospensione se non una radiazione definitiva dalla lega. Ora la palla passa alla NBA. Sicuramente World Peace dovrebbe saltare l’intero primo turno dei playoff ma la squalifica potrebbe (e dovrebbe) essere ancora più lunga data la recidività.

E pensare che in estate il cambio del nome da Ron Artest a Metta World Peace sembrava aver segnato la svolta caratteriale del giocatore: “Ora nessuno potrà dire di odiare World Peace (la pace nel mondo appunto)” aveva dichiarato Artest. Avrà almeno la decenza di tornare al suo vero nome?

di Andrea Centenari
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I Bobcats in corsa per…diventare la peggiore squadra nella storia NBA

Posted by Andrea Centenari On aprile - 18 - 2012 Commenti disabilitati

Brutto a dirsi ma le statistiche parlano chiaro. Gli Charlotte Bobcats, al termine di questa stagione, potrebbero diventare la peggior franchigia di sempre nella storia NBA.

Finora il record dei Bobcats è di 7 vittorie a fronte di ben 53 sconfitte. Con ancora 6 partite da disputare, Charlotte potrebbe far registrare la peggior percentuale di vittorie (per ora siamo al .106) battendo il “record” dei Philadelphia 76ers della stagione 1972-73 di 9 vittorie e 73 sconfitte (.110).

“Siamo alla disperata ricerca di una vittoria – ha detto la guardia Matt CarrollNessuno vuole essere ricordato come giocatore della peggiore squadra della storia NBA. E’ già da una paio di settimane che ne parliamo con gli altri ragazzi ma la vittoria fatica ad arrivare”.

Di certo il calendario non aiuta i Bobcats che questa notte ospiteranno i Chicago Bulls (privi di Derrick Rose). Le altre cinque partite rimanenti sono contro i Memphis Grizzlies e Sacramento Kings in casa, Washington Wizards e Orlando Magic in trasferta per poi chiudere con l’ultimo incontro casalingo con i New York Knicks.

Le occasioni non mancherebbero, Kings e Wizards su tutti, ma i ragazzi di coach Silas non più tardi di una settimana fa, per esempio, sono riusciti a perdere con ben 28 punti di scarto proprio con Washington, la squadra con il secondo peggior record della lega.

Inoltre va segnalata l’assenza sino al termine della stagione del miglior realizzatore nonché leader in campo, Corey Maggette. E, come se non bastasse, è di queste ore la notizia di un pesante alterco nello spogliatoio tra Tyrus Thomas e coach Paul Silas con i due che sarebbero quasi venuti alla mani…

Non rimane altro da fare se non cercare di salvare il salvabile, basta una vittoria. In bocca al lupo Bobcats.

di Andrea Centenari
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Eurolega. Bo McCalebb si aggiudica l’Alphonso Ford Trophy 2012

Posted by Andrea Centenari On aprile - 17 - 2012 Commenti disabilitati

L’Eurolega ha annunciato il vincitore del premio Alphonso Ford 2012, riconoscimento riservato ogni anno al miglior marcatore  della competizione. Si tratta del playmaker della Montepaschi Siena, Bo McCalebb che in questa stagione di Eurolega ha viaggiato ad una media di 16,8 punti a partita andando in doppia cifra in tutte le 17 partite disputate.

McCalebb succede al suo compagno di squadra, Igor Rakocevic che l’anno scorso si era aggiudicato il trofeo vestendo la maglia dell’Efes Pilsen con la quale ha viaggiato ad una media di 17,1 punti a partita.

Quest’anno, il play della nazionale macedone ha preceduto Vassilis Spanoulis dell’Olympiacos (16,53 ppg), Sonny Weems dello Zalgiris Kaunas (15,53 ppg) e Henry Domercant dell’Unics Kazan (15,47 ppg).

Il premio di miglior realizzatore dell’Eurolega è stato intitolato a partire dalla stagione 2004-2005 ad Alphonso Ford appunto, uno dei milgiori realizzatori passati in Europa (visto anche in Italia con le maglie di Siena e Pesaro) scomparso tragicamente all’età di 32 a causa di una grave forma di leucemia.

di Andrea Centenari
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