22
May , 2012
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Archive for the ‘Catch&shoot’ Category

NBA. Il recap degli ultimi movimenti di mercato

Posted by Andrea Centenari On marzo - 16 - 2012 Commenti disabilitati

Come spesso accade in queste occasioni, sono stati tanti gli affari di mercato conclusi nelle ultime ore prima della deadline. A differenza da quanto dichiarato dalla maggior parte degli addetti ai lavori, che pronosticavano una sessione di mercato senza grossi colpi, si è assistito a innumerevoli movimenti interessanti. Non si sono mossi grandi nomi come Dwight Howard o Steve Nash ma buoni giocatori che potrebbero spostare, comunque, gli equilibri per le rispettive franchigie.

I Denver Nuggets hanno ceduto il loro centro titolare Nenè, fresco di un rinnovo contrattuale da più di 60 milioni di dollari, ai Washington Wizards in cambio di JaVale McGee (che andrà in scadenza a fine anno) e di Ronny Touriaf che, probabilmente, verrà tagliato per far spazio al ritorno di Wilson Chandler reduce dal campionato cinese.

I Los Angeles Clippers trovano la tanto agognata guardia tiratrice in Nick Young, arrivato dai Wizards in cambio di Brian Cook.

I Philadelphia 76ers hanno acquisito Sam Young dai Memphis Grizzlies in cambio dei diritti su Ricky Sanchez, selezionato al draft del 2005.

I Toronto Raptors hanno ceduto Leandrinho Barbosa agli Indiana Pacers in cambio di soldi e di una futura scelta al draft. I Raptors, inoltre, hanno tagliato Anthony Carter.

I New Jersey Nets cedono Mehmet Okur, Shawne Williams e una scelta futura ai Blazers in cambio di Gerald Wallace.

I Los Angeles Lakers cedono Derek Fisher agli Houston Rockets in cambio di Jordan Hill e prendono Ramon Sessions e Christian Eyenga dai Cavs mandando a Cleveland Luke Walton e Jason Kapono.

Oltre a Fisher, i Rockets prendono Marcus Camby da Portland in cambio di Johnny Flynn e Hasheem Thabeet.

I San Antonio Spurs scambiano Richard Jefferson con Stephen Jackson dei Golden State Warriors.

di Andrea Centenari
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NBA. Saltano D’Antoni e McMillan

Posted by Andrea Centenari On marzo - 16 - 2012 Commenti disabilitati

Non solo mercato riguardante i giocatori in queste ultime ultime ore. Mike D’Antoni si è dimesso dall’incarico di head coach dei Knicks, al suo posto subentra il vice Mike Woodson, già ex allenatore degli Atlanta Hawks. Alla base della decisione di D’Antoni ci sarebbe la mancata cessione di Carmelo Anthony in cambio di Deron Williams che gli sarebbe stata negata dalla società.

Molti vedono le dimissioni di D’Antoni come una vittoria per Melo che è sembrato non trovarsi spesso a suo agio nel sistema di gioco dell’ex coach dei Suns.

Bufera anche in casa Blazers dove è stato esonerato Nate McMillan. Il coach non avrebbe gradito la cessione di Gerald Wallace ai Nets e altre decisioni di mercato della società. Ora, la squadra sarà affidata all’assistant coach Kaleb Canales.

Ma i Blazers non si sono fermati all’esonero di McMillan e alla cessione di Wallace, spedendo, anche Marcus Camby agli Houston Rockets e tagliando Greg Oden, alle prese con l’ennesimo infortunio della sua travagliata carriera NBA.

di Andrea Centenari
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NBA. Gli Awards di metà stagione

Posted by Andrea Centenari On febbraio - 28 - 2012 Commenti disabilitati

La pausa per l’All-star game mi permette di tirare il fiato in questa regular season super-concentrata e di stilare una prima lista di quei premi individuali tanto cari ai colleghi d’oltreoceano.

MVP – miglior giocatore: Kevin Durant (Oklahoma City Thunder)
A mio modo di vedere, il miglior giocatore in assoluto di questa prima parte di stagione. E’ riuscito a trascinare i suoi Thunder al miglior record nella Western Conference (27 vinte e 7 perse), approfittando anche del declino di grandi squadre come Los Angeles Lakers e Dallas Mavericks.
Durant , con i suoi 27,9 punti a partita, è, inoltre, il secondo miglior marcatore assoluto della lega dietro al solo Kobe Bryant.
L’unico giocatore che, per rendimento personale e della propria franchigia, meriterebbe questo riconoscimento, al momento, è Lebron James che ha guidato i Miami Heat al miglior record a Est, dimostrandosi leader vero nel lungo periodo di assenza per infortunio di Dwayne Wade.

Best Six Man – miglior sesto uomo: James Harden (Oklahoma City Thunder)
Forse uno dei premi già scritti. La giovane guardia dei Thunder è riuscito sempre ad incidere in maniera positiva con un grande impatto dalla panchina in queste prime 34 partite di regular season. I numeri parlano chiaro: 16,8 punti (tirando con il 47% dal campo), 4,10 rimbalzi e 3,6 assist in poco più di 31 minuti di impiego.

Most Improved Player – giocatore più migliorato: Ryan Anderson (Orlando Magic)
L’ala tiratrice dei Magic ha messo in mostra notevoli miglioramenti rispetto alla passata stagione passando da 10,6 punti di media nel 2010-11 a 16,1 in questa stagione con 7,3 rimbalzi (5,5 nel 2010-11). Inoltre Anderson sta tenendo la percentuale più alta in carriera nel tiro da tre punti con un ottimo 43,4%.
Citazione particolare per Jeremy Lin che nelle ultime settimane di regular season è passato da essere un oggetto misterioso nella NBA a vero e proprio eroe di New York trascinando i Knicks a 9 vittorie nelle ultime 12 gare disputate viaggiando ad una media di 14,4 punti e 5,8 assist a partita. Se continuerà di questo passo il premio per il giocatore più migliorato non gli sfuggirà di certo.

Best Defensive Player – miglior difensore: Tony Allen (Memphis Grizzlies)
Uno dei migliori difensori puri sulla palla. Allen è uno di quei giocatori capaci di far impazzire i vari Kobe Bryant, Dwayne Wade e Carmelo Anthony grazie al suo grande atletismo e alla sua grande fisicità che gli permettono di difendere su giocatori anche di stazza superiore alla sua.

Best Rookie – miglior esordiente: Kyrie Irving (Cleveland Cavaliers)
Irving è riuscito nel difficile intento di far tornare il sorriso ai tifosi dei Cavs dopo la disastrosa passata stagione. Con i suoi 18,1 punti a partita (47% al tiro dal campo) è nettamente il miglior realizzatore tra i rookie ed è risultato anche essere decisivo in alcuni finali di gara tirati.

Best Coach – miglior allenatore: Doug Collins (Philadelphia 76ers)
Dopo la buona passata stagione (41 vinte e 41 perse) terminata con l’eliminazione al primo turno dei playoff per mano degli Heat, Collins è riuscito ad aiutare i Sixers nel loro processo di crescita. Quella di Philadelphia è la miglior difesa della NBA se si guardano i punti di media concessi all’avversario (87,5). Inoltre i Sixers sono al comando dell’Atlantic Division, con un record di 20 vittorie e 14 sconfitte, davanti a squadroni più blasonati come Boston Celtics e New York Knicks. Il tutto avendo a disposizione un roster dall’età media molto bassa e senza una vera e propria stella.

di Andrea Centenari
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NBA. I Pacers pensano a Reggie Miller come futuro presidente

Posted by Andrea Centenari On agosto - 18 - 2011 Commenti disabilitati

Il proprietario degli Indiana Pacers, Herb Simon, quest’anno ha dichiarato più volte che questa sarà l’ultima stagione di Larry Bird come Presidente della franchigia. Simon sarebbe già alla ricerca del successore e tra i tanti candidati è emerso il nome di Reggie Miller.

Miller, autentica leggenda dei Pacers dove ha passato tutte le sue 18 stagioni nella NBA, attualmente è parte integrante degli analisti NBA della TNT e, stando a quanto riportato da Yahoo! Sports starebbe prendendo seriamente in considerazione la proposta di Simon.

Il mentore di Reggie potrebbe essere Donnie Walsh, attualmente presidente dei New York Knicks nonchè ex GM dei Pacers, che andrebbe ad insegnare a Miller come gestire al meglio la società.

Larry Bird ha svolto un ottimo lavoro in questi anni costruendo una squadra giovane che, nella scorsa stagione, ha riconquistato i playoffs dopo 4 anni di assenza. Inoltre i Pacers hanno ancora molto spazio libero nel salary cap con la possibilità di andare a investire sul mercato una volta terminato il lockout. “Mi hanno chiesto di restare un altro anno durante questo lockout – ha detto Bird al Boston Globe – Stavo per lasciare ma ho deciso di restare per completare il mio lavoro. Voglio lasciare una squadra competitiva al mio successore”.

Con la conferma di Bird anche per questa stagione, Simon avrà tutto il tempo necessario per preparare il terreno a quello che sarà il nuovo presidente. E Reggie Miller sembra realmente essere il più serio candidato.

Questo passo rappresenterebbe una grande possibilità per Miller per rientrare nella NBA e di farlo con un ruolo di grande rilievo. E quale miglior squadra se non gli Indiana Pacers, la squadra dove è diventato una leggenda della lega negli anni ’90 facendo breccia nel cuore dei tifosi?

di Andrea Centenari
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NBA. Le cinque squadre che potrebbero risentire maggiormente del lockout

Posted by Andrea Centenari On luglio - 13 - 2011 Commenti disabilitati

Oltre ai già noti problemi economici delle varie franchige NBA (22 secondo il commisioner David Stern), molte squadre potrebbero subire gli effetti negativi di un eventuale lungo periodo di lockout anche per quanto riguarda le questioni più strettamente di campo. Al momento non si possono effettuare operazioni di mercato e, inoltre, la summer league e i training camp sono stati cancellati.

Ecco una lista delle principali cinque squadre che, potenzialmente, potrebbero essere danneggiate maggiormente:
1) New Jersey Nets. La ormai definitiva cessione di Deron Williams, che andrà al Besiktas per qualche mese o per l’intera stagione (in base a quanto si protrarrà il lockout), potrebbe rovinare o ritardare i progetti di miglioramento del roster da parte del magnate russo Prokhorov. E senza un roster competitivo risulterebbe difficile trattenere D-Will.

2) New York Knicks. Il 4-0 subito al primo turno degli scorsi playoff da parte dei Boston Celtics è stato la degna conclusione di un finale di stagione non all’altezza delle aspettative dopo l’arrivo di Billups e Carmelo Anthony. Il problema principale per coach Mike D’Antoni è trovare il modo di far crescere l’intesa tra Anthony e Stoudemire, intesa che sarebbe potuta migliorare durante la preseason, ora cancellata a causa del lockout.

3) Minnesota Timberwolves. I T-Wolves hanno pescato un ottimo giocatore al draft come Derrick Williams e portato, finalmente, a Minneapolis lo spagnolo Ricky Rubio. Tutti segnali che facevano intravedere segnali di ripresa dopo la pessima passata stagione. Ma giocatori giovani e così importanti per la squadra come Rubio e Williams necessitano di tempo e spazio per potersi ambientare al meglio nella NBA e una stagione dimezzata non favorirebbe di certo il loro inserimento. Inoltre è necessario smaltire il roster nel reparto delle ali e trovare un’allenatore affidabile dopo l’addio, ormai certo, di Kurt Rambis.

4) Cleveland Cavaliers. Anche per i Cavs pessima stagione l’anno scorso e grande rinnovamento quest’anno prima della proclamazione del lockout. Dal Draft è arrivata la prima scelta Kyle Irving, la quarta Tristan Thompson e dal mercato l’ala israeliana Omri Casspi. Ora Cleveland si ritrova con un roster giovane e dal futuro assicurato. Tuttavia queste giovani potenziali stelle NBA richiedono tempo per progredire a livello tecnico e di esperienza.

5) Utah Jazz. Dopo i problemi all’interno dello spogliatoio dello scorso anno che hanno causato l’allontanamento di coach Jerry Sloan e della stella della squadra Deron Williams, per i Jazz è arrivato il momento della rifondazione. Un tassello importante è stato messo a metà della scorsa stagione con l’arrivo del playmaker Devin Harris a cui si è aggiunta la scelta al draft di un lungo dal futuro assicurato come Enes Kanter. Utah necessita di tempo per ritrovare la chimica di squadra giusta e per il pieno recupero di un giocatore fondamentale come Mehmer Okur, tormentato dagli infortuni nella scorsa stagione.

di Andrea Centenari
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NBA. Tutti i rumors sui giocatori disposti a sbarcare oltreoceano

Posted by Andrea Centenari On luglio - 11 - 2011 Commenti disabilitati

Il possibile approdo di Deron Williams al Besiktas potrebbe aprire la via per lo sbarco oltreoceano di altri giocatori NBA durante il lockout. E’ lo stesso Williams a dichiarare alla ESPN:”Ho parlato anche con altri giocatori della possibilità di andare a giocare in Europa e si sono detti pronti a considerare questa opzione”.
Resta, comunque, difficile pensare che giocatori del calibro di Kobe Bryant o Dwayne Wade accettino di trasferirsi otreoceano solo per qualche mese in attesa che venga trovato l’accordo tra proprietari e giocatori che sbloccherebbe la situazione legata al lockout.

Stando ai rumors, circolati in rete, ho stilato una lista delle possibili trattative e destinazioni di alcuni giocatori NBA:
- Amar’e Stoudemire (New York Knicks) accostato al Maccabi Tel Aviv. Anche se questa opzione sembra essere già tramontata dopo le dichiarazioni dello stesso Stoudemire sul suo profilo di Twitter: “Europe teams are calling, I think I’m going to stay here in the states. My loyalty is with the State of New York an the NY Knicks”;
- Ron Artest (Los Angeles Lakers) che ha dichiarato che il suo agente sarebbe in trattativa con i Cheshire Jets della British Basketball League;
- Tony Parker (San Antonio Spurs) che a basketUSA.com ha dichiarato che, in caso di un prolungamento del lockout oltre gennaio\febbraio, potrebbe tornare a giocare nel campionato francese;
- Kobe Bryant (Los Angeles Lakers), accostato nei giorni scorsi al Besiktas ma anche al campionato cinese;
- Shane Battier (Houston Rockets) che, a SI.com, ha espresso il suo interesse per la Cina;
- Jonas Jerebko (Detroit Pistons) che si è detto disponibile a tornare in Italia (Olimpia Milano?);
- Nicolas Batum (Portland Trailblazers) che ha ammesso di aver avuto dei contatti con i francesi del Nancy.
- Serge Ibaka (Oklahoma City Thunder) che sarebbe disposto a tornare a giocare, anche solo per qualche mese, nella ACB spagnola;
- Zaza Pachulia (Atlanta Hawks) dato ad un passo dalla firma con il Besiktas.
- Andrei Kirilenko (Utah Jazz) che si era proposto al Real Madrid anche se pare che gli Spagnoli si siano rifiutati di pagare i 5,8 milioni richiesti dal russo per una sola stagione.

Altri giocatori NBA, invece, sono già sbarcati in Europa:
- David Andersen dai New Orleans Hornets alla Montepaschi Siena (Italia);
- Dejuan Summers dai Detroit Pistons alla Montepaschi Siena (Italia);
- Hilton Armstrong dagli Atlanta Hawks all’ASVEL Villeurbanne (Francia);
- Nenad Krstic dai Boston Celtics al CSKA Mosca (Russia);
- Darius Songaila dai Philadelphia 76ers al Galatasaray (Turchia);
- Sonny Weems dai Toronto Raptors allo Zalgiris Kaunas (Lituania).

di Andrea Centenari
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Sayonara Mr. Yao Ming

Posted by Andrea Centenari On luglio - 10 - 2011 Commenti disabilitati

E così anche Yao Ming ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. Troppi infortuni e problemi fisici hanno decretato la fine alla, comunque fantastica, carriera del centro cinese.
Sono passati ormai 9 anni da quando gli Houston Rockets lo scelsero con la prima chiamata assoluta del Draft 2002.
Molti storsero il naso di fronte a una scelta così azzardata. Yao Ming, infatti, proveniva da un campionato non esattamente competitivo come quello cinese e molti pensavano che avrebbe trovato molte difficoltà iniziali nel suo inserimento nel fantastico mondo della NBA.
I Rockets decisero di puntare su di lui e la loro fiducia venne subito ripagata con un’ottima stagione da rookie con 13,5 punti e 8,5 rimbalzi di media.
Le medie migliori le mise insieme nella stagione 2006-07 dove realizzò 25 punti con 9,5 rimbalzi di media.

Nella stagione 2004-05 i Rockets acquisirono Tracy McGrady dagli Orlando Magic per andare a formare con Yao uno dei migliori assi guardia-pivot nella NBA ma, nonostante le aspettative, la squadra non riuscì mai a superare il primo turno dei playoff.
Ming riuscì a superare lo scoglio del primo turno solo nella stagione 2008-09 quando Houston eliminò i Portland TrailBlazers in 6 gare per poi arrendersi, alle semifinali di Conference, ai futuri campioni, i Los Angeles Lakers, in 7 gare.

Quella serie segnò l’inizio del calvario ricco di infortuni di Yao che fu costretto a saltare l’intera stagione 2009-10 per un infortunio al piede sinistro.
Nell’ultima stagione ha disputato solo 5 partite per poi procurarsi una frattura da stress sempre allo stesso piede infortunato precedentemente che ha, di fatto, messo fine alla carriera del centro cinese.
Fin dal suo arrivao nella lega, Yao si è fatto subito apprezzare non solo per il suo talento cestistico ma anche per il suo carattere umile e sempre disposto ad aiutare il prossimo che lo hanno fatto entrare nei cuori della gente di Houston e non solo.

“Mi sento onorato di aver giocato a fianco di Yao Ming – ha commentato il suo ex compagno di squadra a Houston Tracy McGrady sul suo profilo Twitter – a mio parere è stato uno dei più grandi centri di tutti i tempi. Lo considero un amico vero e gli auguro tutto il bene possibile”.

Yao Ming ha chiuso la sua carriera nella NBA con 486 partite disputate ed una media di 19 punti; 9,3 rimbalzi e 1,9 stoppate a partita.
Questi i suoi riconoscimenti personali nella NBA:
- 8 volte All-Star: 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2011;
- inserito 5 volte nell’All-NBA Team: 2 volte nel secondo miglior quintetto (2007, 2009) e tre volte nel  terzo (2004, 2006, 2008);
- Miglior quintetto dei Rookie nel 2003
- NBA Rookie All-Star Game nel 2004

di Andrea Centenari
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