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May , 2012
Tuesday

Archive for the ‘Missione Difesa’ Category

In carcere per aver servito il proprio Paese e l’Italia non li difende abbastanza

Posted by Ebe Pierini On marzo - 6 - 2012 Commenti disabilitati

Non si rinnega il proprio Paese così come non si rinnegano i sogni e gli ideali. Sono italiana e ne sono sempre stata fiera però oggi mi chiedo perché l’Italia abbia consentito che due italiani, che non hanno altra colpa che aver compiuto il lavoro che era stato  affidato loro, siano finiti in carcere. Chissà cosa pensano in questo momento Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Forse pensano che questo è il peso che devono pagare per essere stati coerenti fino in fondo, che non era così che doveva andare, che non è dietro le sbarre che deve finire chi serve il proprio Stato con abnegazione. Forse temono che questa vicenda possa avere risvolti ancor più negativi, che dovranno rimanere lì ancora a lungo. Forse immaginano che ci sono milioni di italiani indignati per quello che sta accadendo, milioni di persone che sono dalla loro parte, che pubblicano le loro foto sulle bacheche di facebook, che firmano petizioni, che scrivono al Presidente della Repubblica, che inviano mail all’ambasciata indiana.

Massimiliano e Salvatore divenuti eroi di un Paese che non li merita perché non ha saputo difenderli. Non volevano diventare eroi i due marò. Volevano solo onorare un impegno. Ed ora sono in carcere. La stampa indiana li ha ribattezzati i banditi del mare. Ridevano ieri i poliziotti indiani mentre li trasferivano al carcere di Trivandrum. E invece non c’è nulla da ridere perché questo è l’epilogo ampiamente prevedibile di una vicenda iniziata male e proseguita peggio. Scortati in un pulmino bianco, accecati dai flash dei fotografi. Ma sempre con il loro basco calato sul capo e la loro uniforme indosso. Almeno quella è stato consentito loro di indossarla, sempre. Per ricordare a tutti, e soprattutto agli indiani, che loro sono marinai del reggimento San Marco. Sulla destra il loro cognome, sulla sinistra, all’altezza del cuore, “Marina Militare”, sulla spalla un leone.

Il fermo di polizia convertito in 14 giorni di fermo giudiziario. Non condivideranno la cella con altri detenuti, potranno incontrare visitatori italiani un’ora al giorno e dal consolato sarà consegnato loro cibo italiano. Gli indiani hanno acconsentito ad un “trattamento di riguardo”. Certo perché gli italiani sono tipi da spaghetti e non da kebab. Li ringraziamo sentitamente per averci risparmiato le manette. “Andiamo avanti” hanno commentato ieri i due marò. Altro non possono fare. Eppure la rabbia è tanta perché quando sei nel giusto pagare per qualcosa che non hai commesso ti consuma dentro. Leoni in gabbia con tanta voglia di ruggire in faccia all’India e alla comunità internazionale le loro ragioni.

Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, oggi ha convocato l’ambasciatore indiano per ribadire che le misure prese nei confronti dei due marò sono “inaccettabili” e ha chiesto all’ambasciatore di trasmettere al governo di New Delhi e alle autorità del Kerala la fortissima preoccupazione per il clima di tensione che si registra in India e che potrebbe  pregiudicare la correttezza del procedimento giudiziario che tra l’altro, secondo l’Italia, risulta illegittimo per carenza di giurisdizione.

L’Italia è tutta con voi, al vostro fianco. Lo siamo stati fino ad ora. Continueremo ad esserlo” ha ribadito il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola parlando al telefono con Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. “I militari italiani vanno giudicati in Italia, come farebbe qualunque altra nazione – ha sottolineato il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura - In nessun caso al mondo militari che stanno svolgendo la loro missione sono stati giudicati da un paese diverso da quello di origine”.

E mi sono tornate alla mente le parole di un soldato conosciuto durante il mio ultimo viaggio in Afghanistan. “Anche volendo ammettere per assurdo che quei due soldati abbiano commesso un errore, non essere riusciti a portarli velocemente in Italia equivale a dire che un  militare italiano, una squadra o un plotone, durante un’ipotetica azione in Afghanistan in cui si verifichino incidenti involontari e collaterali, potrebbero o dovrebbero essere abbandonati in un villaggio per essere giudicati dal consiglio dei mullah – mi ha scritto – In questo modo viene meno il principio fondamentale di una forza armata: servire e rappresentare una nazione. E per quella nazione che quei due militari erano lì”.

Lo sfogo amaro di un militare, voce in un coro immenso composto da amici, colleghi ma soprattutto gente comune che si chiede perché è stato concesso che due italiani finissero in pasto agli indiani, perché l’Europa tace su questa vicenda, perché dall’Onu nessuno dice nulla sebbene i due marò stessero fornendo un servizio antipirateria previsto dalle Nazioni Unite. L’unica certezza è che ci siamo mostrati troppo deboli ed accondiscendenti e che i nostri marò andavano difesi con più convinzione. C’è il verso di una canzone che dice: “sarà il branco che viene a salvarti se ti perdi”. Dov’è il branco? Chi governa il Paese dovrebbe ricordare che non si lascia mai nessuno indietro.

di Ebe Pierini

Se i due marò fossero americani e non italiani forse ora sarebbero già a casa

Posted by Ebe Pierini On marzo - 3 - 2012 2 COMMENTS

Non indietreggiano di un passo. Combattono anche disarmati per difendere il proprio onore. A mani nude contro le scorrettezze degli indiani, contro le condanne costruite a tavolino, contro una ricostruzione dei fatti puntellata di incongruenze che ha la stessa stabilità di un castello di carte in una giornata di vento.  “Siamo italiani e ci comportiamo da italiani”. Basta una frase e capisci che sì, loro, quel basco blu con il fregio dorato del reggimento San Marco meritano davvero d’indossarlo. Perché Massimiliano Latorre e Salvatore Girone rappresentano la parte migliore del nostro Paese. Italiani che hanno fatto il proprio dovere, che lo hanno fatto fino in fondo. Che non si piangono addosso, che aspettano fiduciosi il giorno in cui qualcuno sarà costretto, suo malgrado, a chiedere loro scusa per quello che stanno ingiustamente subendo. Gli Italiani, popolo di santi, poeti e naviganti, diceva qualcuno. Gli italiani che sanno credere in se stessi, che sanno commuoversi, che sono capaci di grandi slanci, che sanno risollevarsi anche quando tutto sembra perduto. Italiani che si distinguono per dignità, fierezza e coraggio. Come Fabrizio Quattrocchi che, nel 2004, in Iraq, prima di essere barbaramente ucciso gridò in faccia ai suoi carnefici: “Vi faccio vedere come muore un italiano”. Come Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che, nonostante stiano vivendo una storia che ha del surreale, davanti al ministro Terzi hanno onorato il loro Paese con parole semplici che dovrebbero pesare come macigni sulla coscienza di chi forse non fa abbastanza per riportarli a casa.

Un’attesa lunga, snervante. Un’attesa che si carica di incertezza. A questo punto può accadere davvero di tutto. Gli indiani continuano a giocare come fa il gatto con il topo obbligandoci a subire i loro tranelli. Sanno di avere il coltello dalla parte del manico. Prima ammettono i periti italiani, due carabinieri del Ris e del Ros, alla perizia balistica. Poi fanno marcia indietro. Poi assentono alla loro presenza solo come osservatori, spettatori silenziosi che non possono interferire con l’esame. Eppure è quella la prova che può scagionare i nostri marò. In quei fori lasciati dai proiettili sul peschereccio St. Antony che sembra proprio siano stati sparati da un’imbarcazione di pari dimensioni e non da un mercantile alto 40 metri. Fori che non sarebbero compatibili con il calibro 5,56 dei fucili AR 70/90 in uso ai nostri fucilieri. Eppure i due marinai italiani sono stati già marchiati come assassini. Senza prove. Per sentito dire. Perché così fa comodo a qualcuno.

“Abbiamo grande rispetto per l’India e per il popolo indiano ma uguale rispetto ci attendiamo per l’Italia, per la legalità e per il diritto internazionale da parte dell’India” ha dichiarato il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola. Appunto. Se il diritto internazionale non è divenuto nel frattempo carta straccia qualcuno spieghi all’India che la convivenza pacifica fra i popoli si fonda anche ed essenzialmente sul rispetto reciproco e sull’osservanza delle norme. Di Paola ha garantito l’impegno totale del governo per risolvere quanto prima possibile questa complessa vicenda. Non lasceremo soli i nostri fucilieri, di questo tutti possono essere sicuri” ha aggiunto il Ministro e ci aspettiamo che non siano solamente parole.

“Non lasceremo mai soli i nostri marinai: militari italiani nell’esercizio del loro dovere che proteggevano non solo la nave, ma anche i 19 indiani del suo equipaggio, in un mare pericoloso dove solo l’anno scorso abbiamo registrato ben sette attacchi di pirati e innumerevoli azioni delittuose – gli fa eco il neo capo di Stato Maggiore della Marina, Luigi Binelli MantelliNon li lasceremo soli anche perché sono militari operanti sulla base di un mandato internazionale cui sono dovute le giuste garanzie”. Binelli Mantelli ha poi espresso la convinzione che i nostri militari debbano essere giudicati dall’Italia. “Non possono essere giudicati unilateralmente, altrimenti si metterebbero in discussione tutte le nostre attività operative” ha puntualizzato.

Ecco, proprio questo è il punto. Qualcuno ci deve spiegare com’è che funzionano le cose. Perché altrove si agisce diversamente? I cinque soldati americani che nella base di Bagram, in Afghanistan, hanno gettato nell’inceneritore le copie del Corano non saranno processati pubblicamente. I loro nomi non verranno resi noti. Anche se la loro bravata è costata la vita ad almeno 40 persone e ha scatenato violente rivolte in tutto il Paese che hanno messo a repentaglio la sicurezza di migliaia di soldati americani e degli altri contingenti, compresi gli italiani. Sì, fanno sapere dagli States, i ragazzi hanno agito con negligenza, ma non c’era intenzione nelle loro azioni. Forse saranno degradati, forse liquidati con un buffetto sulla guancia. Al sicuro, in Patria, a casa loro. Lontano dall’Afghanistan. Magari qualcuno li inviterà, se proprio devono bruciare qualcosa, a dar fuoco a qualcos’altro in futuro. Della serie: abbiamo sbagliato ma ce la vediamo noi, a modo nostro.

Invece i due marò italiani rimangono in India e, sebbene siano innocenti, su di loro pende l’accusa di duplice omicidio. I loro nomi hanno fatto il giro del mondo e l’Italia li lascia in balia del pressapochismo delle autorità indiane. Della serie: i nostri marò sono innocenti ma facciamo a modo vostro e aspettiamo fiduciosi che forse un giorno ve ne accorgiate anche voi indiani. E se loro poi non se ne accorgono? Proprio per questo motivo gli italiani vogliono Massimiliano e Salvatore liberi subito. Perché non si può privare una persona innocente della sua libertà. Nessun filo spinato potrà mai fermare il vento.

di Ebe Pierini

Afghanistan: un monumento per ricordare Roberto Marchini

Posted by Ebe Pierini On marzo - 3 - 2012 Commenti disabilitati

 “All’alba del 13 luglio 2011 il caporale maggiore scelto Roberto Marchini non si è presentato alla cerimonia dell’alzabandiera. Con fare umile, tenace e silente, egli ha donato la propria esistenza ai più elevati ideali della Patria e della libertà.  Possano i caduti d’altri tempi, riservare nel Cielo d’Eroi che li ospita, uno spazio speciale per questo giovane guastatore dei giorni nostri”. Questo il messaggio riportato sul monumento che è stato inaugurato nella fob Lavaredo, a Bakwa, in onore del giovane militare dell’8° reggimento genio guastatori paracadutisti vittima di un ordigno esplosivo improvvisato mentre tentava di disinnescarlo, proprio a Bakwa, il 12 Luglio 2011.

Il monumento è stato ideato e realizzato dai guastatori, appartenenti alla 3^ compagnia del 5° reggimento genio guastatori della brigata Sassari. La cerimonia, voluta dai fanti di Marina del reggimento San Marco che opereranno a Bakwa ancora per due settimane, si e’ svolta alla presenza di tutto il personale libero da impegni operativi. Un momento di raccoglimento concluso con la lettura delle preghiere del guastatore e del marinaio. Poi il cappellano militare ha benedetto il monumento che ricorderà per sempre il sacrificio del giovane geniere.

di Ebe Pierini

Libano: i militari del contingente italiano operano a favore della popolazione locale

Posted by Ebe Pierini On marzo - 3 - 2012 Commenti disabilitati

Fino a poco più di un mese fa quella sala dell’istituto San Joseph di Any Ibil, nel sud del Libano, era solo una stanza con le pareti appena dipinte di bianco. Ora la struttura è stata ultimata. È divenuta una biblioteca ed è stata inaugurata alla presenza del comandante del contingente italiano e del settore ovest di Unifil, il generale Carlo Lamanna, della direttrice dell’ordine della congregazione del Sacro Cuore, suor Daniel Harouk e della direttrice della scuola suor Josephine Nassr. Gli italiani hanno finanziato il rifacimento di impiantistica e pavimentazione dei locali. Sono poi stati acquistati i mobili necessari e installati un video proiettore con pannello per  proiezione e relativo computer.

Si tratta di uno dei tanti progetti che il contingente italiano impegnato in Libano ha concretizzato a favore della popolazione locale. Nei giorni scorsi ad esempio  nella base “Millevoi”, sede del comando generale del settore ovest, si è svolta una donazione di sangue a favore della Croce Rossa di Tiro. L’attività è stata coordinata da cellula di cooperazione civile e militare, coordinatore delle attività sanitarie del settore ovest con l’intervento del gruppo supporto di aderenza composto da militari del 1° reggimento di manovra di Torino. Prevista in futuro anche una donazione presso la città di Tiro a favore della locale banca del sangue.

E continua anche la meritoria attività del tenente colonnello Alfonso Angrisani, medico veterinario del contingente italiano che in questi giorni, nella città libanese di Jumayjamah, ha effettuato un intervento in un allevamento di bovini per ridurre le problematiche legate al cattivo assorbimento degli alimenti favorendo di conseguenza la nascita dei piccoli degli animali e la salubrità degli allevamenti stessi. Ha visitato e vaccinato 25 capi di bestiame.

Infine, a Tibnin, i militari italiani hanno inaugurato e donato all’orfanotrofio femminile un edificio polifunzionale. La struttura potrà essere adibita a vari utilizzi. Il giorno dell’inaugurazione le ragazze ospiti della struttura hanno intonato a l’inno di Mameli. Erano presenti il generale Carlo Lamanna, il vice sindaco Mohammed Fawaz, il direttore dell’orfanotrofio Medral Al Habbal, il vice direttore dell’orfanotrofio Ghassan Mutlak e gli imam di Al Boustan, Yarin e Marwahin oltre ad una numerosa rappresentanza di militari appartenenti alla forza di Unifil.

di Ebe Pierini

Gli advisors dell’Aeronautica Militare insegnano agli afgani i segreti del network.

Posted by Ebe Pierini On marzo - 3 - 2012 Commenti disabilitati

I militari dell’Aeronautica Militare  del 838th Air Expeditionary Advisory Group hanno tenuto un corso  sull’utilizzo delle reti di computer  al quale hanno partecipato 25 componenti delle forze aeree afgane di stanza presso la base di aerea di Shindand. Finalità: insegnare al personale afgano l’utilizzo della MoDNet (Ministry of Defense Network), la nuova rete informatica che sarà ultimata a breve anche sulla base di Shindand. I frequentatori hanno appreso diversi concetti del networking tra cui le diverse tipologie di rete, i differenti livelli di account, l’hardware e il software di rete, nonchè l’utilizzo della posta elettronica attraverso l’applicativo MS Outlook.

Il capitano Antonio De Vivo dell’Aeronautica Militare Italiana,  ha sottolineato il salto di qualità che deriverà dall’utilizzo delle risorse di rete al termine della realizzazione della piattaforma informatica.”Radio e telefoni sono al momento gli unici mezzi di telecomunicazione a disposizione del personale afgano” – ha spiegato – “Le lettere cartacee sono invece utilizzate per le comunicazioni ufficiali sia all’interno che all’esterno della base e questo richiede molto tempo”. L’obiettivo e’ la drastica riduzione dei tempi, grazie all’introduzione delle nuove tecnologie comunicative. “Sono desiderosi di imparare e mostrano entusiasmo verso l’opportunità di applicare le loro nuove competenze” – prosegue l’ufficiale – “Un tema molto comune tra gli studenti è stato la presa di coscienza del fatto che stanno migliorando, non solo per se stessi, ma per aiutare tutto l’Afghanistan. Abbiamo fatto capire loro, che man mano che diventano consapevoli delle loro capacità, imparano anche ad avere più fiducia in se stessi e a guadagnarsi la stima reciproca. Ciò si traduce in apprezzamenti da parte di superiori e colleghi con incremento dell’autostima. Tutto ciò li renderà più felici e questa felicità che loro avranno guadagnato sarà condivisa con la loro famiglia che inevitabilmente gioverà di questa loro nuova condizione – conclude il capitano “In definitiva, hanno inteso che il segreto della felicità familiare consiste nel guadagno giornaliero in termini di conoscenza. Sappiamo quanto sia importante il ruolo della famiglia nella comunità afgana “.

Il tenente dell’Aeronautica afgana Ahmad Ullah, capo sezione reti,  ha dichiarato di considerarsi estremamente fortunato per aver avuto la possibilità di frequentare questo corso e di non vedere l’ora di utilizzare la nuova rete che sarà installata a Shindand. “Ero molto felice durante le lezioni, perché potevo lavorare con i miei advisors e apprendere cosí qualcosa di nuovo” – ha commentato – Inoltre, ho due fratelli in un altro paese e con le mie nuove competenze, sarò in grado di comunicare e condividere le foto con loro“.

L’ammiraglio Binelli Mantelli nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina

Posted by Ebe Pierini On marzo - 2 - 2012 Commenti disabilitati

Passaggio di consegne questa mattina, presso Palazzo Marina tra l’ammiraglio Bruno Branciforte e l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. Alla cerimonia erano presenti il Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola e il generale Biagio Abrate, Capo di Stato Maggiore della Difesa.

L’ammiraglio Branciforte ha lascia l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Marina al termine di un periodo di due anni, caratterizzato da un costante impegno della Marina Militare nei teatri internazionali a difesa della sicurezza, nel contrasto della pirateria e nell’adeguamento dello strumento aeronavale. L’ammiraglio Binelli Mantelli ha assunto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Marina Militare dopo aver ricoperto, dal 29 aprile 2009, l’incarico di comandante in capo della Squadra Navale.

 Branciforte, rivolgendosi al Ministro Di Paola, ha fatto riferimento alla trasformazione in corso che, nonostante tagli e sacrifici, garantirà ”una flotta che pienamente integrata nello strumento militare nazionale ed alleato sara’ in grado di operare in tutti i mari del mondo per la sicurezza nazionale ed internazionale”.

Binelli Mantelli ha ringraziato Branciforte per aver “guidato con mano ferma e straordinaria determinazione la forza armata in un periodo denso di avvenimenti straordinari”. ”Siamo determinati ad affrontare i sacrifici che ci sono richiesti – ha aggiunto – a rinunciare alle consuetudini e alle realtà meno produttive, ma non alle nostre tradizioni, non alle nostre peculiari capacità”’.

 di Ebe Pierini

Afghanistan: il nuovo comandante della squadra navale visita il contingente italiano

Posted by Ebe Pierini On marzo - 1 - 2012 Commenti disabilitati

Visita dell’ ammiraglio Giuseppe De Giorgi, nuovo comandante in capo della squadra navale, al contingente italiano in Afghanistan. Ad accompagnarlo il contrammiraglio Pasquale Guerra, comandante della forza da sbarco della Marina Militare. Il comandante di Cincnav ha incontrato il generale Luciano Portolano comandante del Regional Command West, che gli ha illustrato le principali operazioni in corso e future, i risultati ottenuti nel settore della sicurezza, nel sostegno al governo locale e nello sviluppo dell’area di responsabilità del comando regionale.

De Giorgi, Guerra e Portolano si sono poi trasferiti nel settore Sud – Est, nella fob  “Lavaredo” di Bakwa, dove sono impegnati i fanti di Marina del Reggimento San Marco che tra due settimane termineranno il loro impegno in teatro operativo. L’ammiraglio ha partecipato ad un incontro con il rappresentante del governo locale del distretto di Bakwa e, successivamente, con la popolazione civile in un villaggio nei pressi della fob.

Il comandante di Cincnav ha avuto modo di visitare inoltre gli OMLT, Operational Mentoring Liason Team,  di Herat e Farah, nei quali e’ impiegato il personale del Reggimento “San Marco”, il Provincial Reconstruction Team, su base 3° Reggimento bersaglieri, l’ Aviation Battaglion, su base del 5° Reggimento “Rigel”  e la Joint Air Task Force dell’Aeronautica Militare

di Ebe Pierini

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