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Archive for the ‘Archivio’ Category

Nel 1975 Israele voleva vendere la bomba atomica al Sud Africa

Posted by Vito DiVentura On maggio - 24 - 2010 Commenti disabilitati

Il giornale “The Guradian” ha pubblicato un documento declassificato da cui risulta che Israele aveva offerto testate nucleari all’allora regime Apartheid del Sud Africa.

Il giornale Britannico aggiunge che questo documento è la prima prova ufficiale che Israele possiede armi nucleari. Infatti, fino ad oggi lo Stato ebraico ha sempre mantenuto sulla questione un comportamento ambiguo, senza conferme né smentite, anche se universalmente viene riconosciuto che esso possieda tali armi.

Questa ambiguità, in qualche modo fa gioco a Israele, in quanto può contare sulla deterrenza che il possesso delle armi nucleari determina sui nemici di sempre, ma allo stesso tempo, non avendolo dichiarato ufficialmente, non è soggetta ai controlli internazionali e non innesca la corsa agli armamenti dei Paesi della Regione.

Il documento pubblicato dal “The Guardian” comprende sia la minuta dell’incontro “top secret” avvenuto nel 1975 tra funzionari dei due Paesi sia la richiesta della testata nucleare da parte del Ministro della Difesa Sudafricano, PW Botha, cui l’allora Ministro della Difesa ed ora Presidente Israeliano, Shimon Peres, rispose offrendone di tre possibili tipologie. La sua firma è ben visibile affianco alla data.

L’attuale governo Sud Africano ha declassificato il documento su richiesta di un professore universitario Americano, Sasha Polakow-Suransky, il quale sta scrivendo un libro sulle relazioni tra i due Paesi.

Il portavoce del Presidente Israeliano, Ayelet Frisch, ha categoricamente negato il rapporto, aggiungendo che non c’è stato alcun negoziato tra i due Paesi.

Tutta la vicenda va comunque inquadrata nel contesto geo-politico e geo-strategico dell’epoca. Erano gli anni dell’Apartheid e della contrapposizione tra i due blocchi, NATO e Patto di Varsavia, che si attuava attraverso la corsa alla conquista di aree d’influenza.

La richiesta Sudafricana e l’offerta Israeliana rientrano nel quadro delle attività di contrasto all’avanzata del “Patto di Varsavia”, in quanto, la vendita di armamento nucleare al governo in carica, che aveva introdotto e sostenuto l’Apartheid, non era certo diretta a contrastare il movimento politico interno dell’“Afrikaner National Party”, ma a costituire deterrente nei confronti dei Paesi della regione di influenza sovietica e nei confronti della stessa URSS.

Non si sa quali potranno essere gli sviluppi di questa vicenda che capita in un particolare momento in cui la comunità Internazionale è ancora alle prese con la questione nucleare Iraniana e l’interesse da parte dell’Iran di acquisire capacità nucleari anche nel campo “militare”.

di Vito Di Ventura

Attacco alla base americana di Kandahar

Posted by Vito DiVentura On maggio - 23 - 2010 Commenti disabilitati

Dopo l’attacco condotto martedì contro la base aerea di Bagram, a nord di Kabul, i Talebani questa volta hanno colpito la base aerea di Kandahar, la più grande del sud Afghanistan, ferendo diverse persone tra militari e impiegati civili.

Mentre la base di Bagram è stata assaltata da un gruppo di militanti Talebani, che hanno lasciato sul campo 16 morti e 5 di loro sono stati catturati, l’attacco alla base di Kandahar è stato invece effettuato con lanci a distanza di razzi,  bombe di mortaio e colpi di mitragliatrici.

La base aerea di Kandahar, utilizzata per immettere le truppe nel Teatro operativo sud, è stata bombardata per tutta la notte, costringendo tutto il personale a rimanere nei bunker.

In questa settimana le truppe della Coalizione hanno subito diversi attacchi, il più mortale è stato quello ad un convoglio, in cui hanno perso la vita 18 soldati, mentre il giorno precedente, in un altro attacco suicida, come sappiamo purtroppo sono morti i due alpini della Brigata “Taurinense”, il Sergente Massimiliano Ramadù e il 1° Caporal Maggiore Luigi Pascrazio.

Questi attacchi fanno parte della controffensiva annunciata dai Talebani in risposta alla prossima offensiva delle truppe della Coalizione diretta proprio alla provincia di Kandahar con lo scopo di scacciarli dai loro capisaldi.

Con l’incremento degli attacchi e degli attentati, i Talebani vogliono dimostrare di essere ancora forti e in grado di condurre contemporaneamente operazioni complesse in diverse parti del Paese, nonostante la pressione esercitata su di loro dalle forze della Coalizione.

A seguito degli ultimi attacchi, che hanno provocato la morte di 3 soldati (1 Americano, 1 Francese, 1 Olandese) ed 1 interprete Afghano, sale a 997 il numero dei morti americani dall’inizio delle operazioni in Afghanistan (ottobre 2001), mentre il numero dei Tedeschi a 24, quello dei Francesi a 42 e quello degli Italiani a 20.

Ma a pagare il tributo di sangue più alto è senza dubbio la popolazione Afghana. Ogni attacco terrestre, ma soprattutto aereo, condotto dalle truppe della Coalizione porta inevitabilmente al coinvolgimento della popolazione e a seminare vittime, al punto da far sorgere il dilemma nella gente di chi siano veramente, tra i Terroristi e le forze della Coalizione, quelli da temere di più.

L’ultimo tributo in ordine di tempo è stato di una decina di morti registrata durante una sparatoria tra le truppe Americane e due Talebani che cercavano di interrare una bomba nella provincia di Paktia. I due Talebani sono stati uccisi dai soldati americani e, quando i compagni hanno cercato di portare via i loro corpi, l’arrivo di un elicottero ha provocato altri dieci morti, che per i militari erano militanti, ma per il sindaco della città semplici cittadini.

di Vito Di Ventura

8 sopravvissuti e 160 morti nel disastro aereo in India.

Posted by Vito DiVentura On maggio - 22 - 2010 Commenti disabilitati

Forse 8 sono i sopravvissuti, ma almeno 160 persone hanno perso la vita nel disastro aereo avvenuto questa mattina a Mangalore, nel Karnataka. L’aereo, un Boeing 737-800  della Air India proveniente da Dubai, con 169 persone a bordo, di cui 6 membri dell’equipaggio, si è schiantato sulla pista durante l’atterraggio.

Le immagini trasmesse dalla televisione mostrano i resti dell’aereo in una zona collinosa, tra gli alberi e le piante, avvolta da un denso fumo nero e dalle fiamme.

Il Ministro dell’Interno di Karnataka ha definito l’incidente “la più grande calamità”.

L’aereo ha fatto un atterraggio lungo sulla pista, ha urtato la recinzione ed è andato a finire oltre il muro di cinta dell’aeroporto.

L’incidente odierno è il più grave avvenuto in India dopo quello del novembre 1996, nelle vicinanze di New Delhi, in cui morirono 349 persone per uno scontro tra un aereo di linea Saudita e un cargo della Zarakh.

Tra le cause, ora al vaglio dei periti, potrebbe essere la scarsa visibilità, provocato dalle abbondanti piogge dei monsoni dei giorni scorsi e che ancora permaneva nell’area dell’aeroporto che dista circa 30 km dalla città di Mangalore.

L’aeroporto era stato inaugurato appena una settimana fa, e due piste erano state allungate proprio per permettere di aerei più grandi, come il Boeing 777.

Secondo la testimonianza di un sopravvissuto, Pradeep, l’aereo aveva effettuato un atterraggio normale ma dopo 15 secondi sono iniziati i problemi, L’aereo, dopo essere uscito fuori pista si è prima spezzato in due e poi ha preso fuoco ed è esploso. Le persone che sono riuscite a mettersi in salvo si sono lanciate fuori dall’aereo.

Il leader del partito del Congresso, Sonia Gandhi, ha cancellato le celebrazioni per il primo anniversario dell’insediamento, che cadeva proprio oggi, il 22 maggio 2009.

Il Primo Ministro, Manmohan Singh, ha espresso le sue condoglianze ed ha promesso un risarcimento ai parenti delle vittime. La Boeing ha inviato un suo tema di esperti per fornire assistenza tecnica al governo.

di Vito Di Ventura

USA. Si dimette il Direttore dell’Intelligence nazionale

Posted by Vito DiVentura On maggio - 21 - 2010 Commenti disabilitati

Il Direttore della National Intelligence (DNI), Dennis Blair, ha annunciato che il 28 di questo mese rassegnerà le sue dimissioni, dopo 16 mesi caratterizzati da una serie di insuccessi e, soprattutto, da una guerra interna tra le varie agenzie che si occupano di informazioni.

Blair, un ammiraglio in pensione, è il terzo Direttore di questa agenzia creata dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001, con il compito di supervisionare 16 diverse agenzie che operano nel settore.

Compito alquanto arduo che è sfociato in una dura lotta, specialmente con il Direttore della CIA, che lo ha fortemente criticato sull’onda emotiva del mancato attentato sull’aereo di linea della Northwest Airline, volo 253 con a bordo 300 passeggeri e diretto da Amsterdam a Detroit.

In quella occasione anche il Presidente Barack Obama aveva dichiarato che vi erano stati “errori umani e di sistema”. Nel database del Dipartimento di Stato per l’immigrazione risultava infatti che Abdulmutallab era stato in America due volte e inoltre il padre del ragazzo aveva riferito all’Ambasciata USA le sue preoccupazioni sulla possibile appartenenza del figlio a cellule eversive.

Mettendo insieme i due pezzi d’informazione, quelle del padre e delle precedenti visite, Abdulmutallab non sarebbe dovuto salire a bordo. Ma queste correlazioni non furono fatte ed è a questa mancata coordinazione che il Presidente Obama si era riferito e su cui sono state rivolte le maggiori critiche.

Pochi giorni fa, il Comitato sui Servizi del Senato ha confermato che il “Centro di Controterrorismo Nazionale” (NCTC), alle dipendenze del DNI, era in condizioni di mettere in relazione i dati di intelligence e, quindi, di prevenire il potenziale attacco all’aereo. In qualità di Direttore del National Intelligence, Blair ne era, pertanto, responsabile. Le prime indiscrezioni sulle dimissioni di Blair sono state date dalla ABC News, due giorni dopo la presentazione di questo rapporto.

Dopo il tentativo di far esplodere l’aereo di linea, Blair aveva costituito una nuova unità federale di interrogazione fatta da specialisti in controterrorismo che avrebbero interrogato l’autore dell’attentato, il nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab. Ma questa unità, nota come “High-Value Interrogation Group” (HIG) è stata messa a punto solo dopo il recente attentato di Times Square.

Un altro episodio poco gradito dall’Amministrazione e dalle altre agenzie di intelligence è stata la rivelazione fatta al Congresso che Abdulmutallab stava collaborando con gli investigatori, mentre il fatto doveva essere mantenuto segreto. Avendo Blair divulgato questa informazione, anche il Direttore dell’FBI, Robert Muller, ha dovuto poi confermare.

Inoltre, Blair è stato il primo funzionario dell’amministrazione Obama a definire la violenta uccisione di un psichiatra dell’Esercito come un atto di estremismo interno. L’amministrazione in precedenza era stata riluttante a definirla tale.

Ma lo scontro maggiore Dennis Blair l’ha avuto con il Direttore della CIA, Peon Panetta, sulla questione riguardante la scelta del personale da inviare presso le Ambasciate USA. In una direttiva emessa da Blair, tale personale, nominato direttamente da lui, avrebbe sostituito quello della CIA.

In conclusione, Dennis Blair lascia perché non ha saputo gestire o uniformarsi all’ambiente. E’ già iniziata la corsa alla sua sostituzione e diversi possibili candidati sono stati sentiti.
   
di Vito Di Ventura

Naomi Campbell chiamata a testimoniare dal tribunale per crimini di Guerra

Posted by Vito DiVentura On maggio - 20 - 2010 Commenti disabilitati

I pubblici ministeri del tribunale per i crimini di guerra dell’Aia hanno fatto sapere che la top model Naomi Campbell potrebbe essere chiamata a deporre come teste al processo contro l’ex presidente della Liberia, Charles Taylor.

Il motivo è che la Campbell avrebbe ricevuto nel 1997, durante una cena a casa di Nelson Mandela, in Sud Africa, un diamante grezzo dal Taylor, il quale è accusato di aver usato “diamanti insanguinati” per finanziare l’insurrezione in Sierra Leone che costò la vita a decine di migliaia di persone.

La Campbell ha naturalmente rifiutato di testimoniare davanti ai giudici, ma per questi ultimi la sua testimonianza potrebbe essere importante per provare l’accusa, cioè che il Signor Taylor faceva uso di diamanti grezzi. Il ricavato della vendita dei diamanti serviva per comprare le armi ai ribelli del Fronte Rivoluzionario Unito (RUF), tristemente famosi per tagliare mani e piedi dei civili durante la brutale guerra civile del 1991-2001.

L’episodio del diamante alla Campbell è venuto fuori in gennaio, durante il processo. L’ex presidente Liberiano, sotto processo dal 2008, ha rigettato l’accusa definendola “non senso” e dichiarandosi non colpevole da 11 capi di accusa per crimini di guerra e crimini contro l’umanità compiuti durante i dieci anni di guerra in Sierra Leone.

All’inizio del mese, durante un’apparizione alla “Oprah Winfrey Show”, la Campbell ha sviato la questione del diamante. Quando le è stata posta la domanda sul regalo ha dichiarato di non volere  essere coinvolta nel caso di un uomo che aveva compiuto azioni terribili e che non voleva mettere la sua  famiglia in pericolo.

I giudici vorrebbero sentire anche l’attrice americana Mia Farrow, anche lei ospite durante la cena a casa di Mandela, per testimoniare sul presunto regalo. Secondo la versione della Farrow, infatti, la Campbell le aveva riferito del regalo il giorno dopo, narrandole che durante la notte aveva ricevuto la visita di alcuni uomini di Taylor che le avrebbero consegnato un grosso diamante grezzo.

Un mese fa la Farrow ha dichiarato alla ABC News “non ti dimentichi quando un’amica ti dice di aver ricevuto un grosso diamante nel bel mezzo della notte”. La Farrow si è detta pronta a testimoniare, se necessario.

di Vito Di Ventura

’Esercito riconquista il centro di Bangkok, ma la ribellione continua

Posted by Vito DiVentura On maggio - 20 - 2010 Commenti disabilitati

I militari, facendo uso dei mezzi blindati, hanno sfondato le barricate, arrestato i capi della rivolta e numerosi dimostranti, riconquistando il centro commerciale della città che da mesi era in mano ai manifestanti.

Ma la ribellione continua e per reazione sono stati assaltati uffici governativi e altri centri, sia in città che in altre provincie del nord est. Nella capitale è stato imposto il coprifuoco, gli uffici pubblici resteranno chiusi per tutta la settimana e fino a venerdì anche la metropolitana e la Skytrain.

Almeno 4 persone sono morte ed una quarantina sono rimaste ferite durante gli scontri di ieri, in cui ha perso la vita anche il giornalista italiano Fabio Polenghi di 45 anni.

I capi del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura (UDD), noto anche come “Camicie Rosse”, si sono arresi alla polizia dopo che i blindati hanno aperto varchi nelle barricate fatte di copertoni e canne di bambù, liberando l’area occupata dallo scorso 3 aprile dai dimostranti che chiedevano l’immediato scioglimento del governo e nuove elezioni.

“Se ci arrendiamo non significa che abbiamo perso”, così ha commentato Jatuporn Prompan uno dei leader della rivolta, “continueremo a combattere”.

La resa dei leader non ha frenato i dimostranti che, anzi, infuriati hanno incendiato e saccheggiato numerosi edifici. Tra questi, il centro commerciale “Central World”, la vicina piazza di “Siam Square” e il vecchio TeatroSiam”, ostacolando le operazioni dei vigili del fuoco.

Gli uffici di Cambio della Thailandia e la sede televisiva di “Canale 3”, che i dimostranti accusano di essere schierata a favore del governo, sono state incendiati e gli impiegati dell’emittente si sono rifugiati sul tetto, da dove sono stati tratti in salvo dagli elicotteri.

Le Camicie Rosse hanno incendiato anche l’ufficio Postale e gli uffici del giornale “The Nation”. Entrambi rimarranno chiusi fino a venerdì.

In gran parte della città mancano i servizi telefonici e l’energia elettrica, molti residenti sono rimasti senza viveri, mentre in altre parti della città la gente sta facendo incetta di ogni genere alimentare.

La televisione di stato ha riportato che fuori Bangkok le “Camicie Rosse” hanno incendiato municipi nelle provincie di Khon Kaen, Mukdahan, Ubon Ratchthani, Udom Thani e Chiang Mai. In Ubon, due dimostranti sono rimasti uccisi. Nelle cinque provincie è stato dichiarato lo stato di emergenza. In totale ora sono 17 le provincie in stato d’emergenza, compresa la capitale, e la polizia ha l’ordine di sparare ai dimostranti.
 
L’UDD aveva iniziato la protesta lo scorso 12 marzo, quando decine di migliaia di dimostranti si radunarono in Bangkok, provenienti dal nord e dal nord est della Thailandia, il cuore del movimento delle “Camicie Rosse”.

Il movimento è sostenuto dall’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, il quale fu rimosso con il colpo di stato dei militari nel 2006 e fuggì dal Paese per evitare la prigione in quanto accusato di corruzione. Si dice che Thaksin abbia finanziato la protesta anche per recuperare più di un miliardo di dollari delle sue proprietà confiscate dalla magistratura.
       
di Vito Di Ventura  

Passa la risoluzione per le nuove sanzioni all’Iran

Posted by Vito DiVentura On maggio - 19 - 2010 Commenti disabilitati

Come volevasi dimostrare: l’ultimo accordo firmato con il Brasile e la Turchia, di inviare l’uranio a basso arricchimento alla Turchia per ricevere in cambio quello arricchito al 20% da utilizzare per la ricerca, è stato definito un passo “positivo”, ma non ha soddisfatto le aspettative dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Nell’ultima riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tenuta ieri, è stata approvata la nuova risoluzione, i cui contenuti non sono stati ancora resi noti, ma da quanto era già emerso in passato prevede sanzioni contro le attività militari, finanziarie e commerciali legate ai programmi nucleari svolte dalle Guardie Rivoluzionarie Iraniane.

Queste ultime, infatti, controllano un certo numero di compagnie e di organizzazioni legate alla proliferazione degli armamenti. Sia le Società che i singoli personaggi saranno inclusi nella lista di quei soggetti cui verranno congelate e bandite le attività commerciali.

Al termine della riunione, l’Ambasciatrice Americana, Susan Rice, ha dichiarato che la risoluzione darà maggiore forza alle sanzioni già esistenti e intensificherà le pressioni sul governo Iraniano affinché risolva i dubbi sui programmi nucleari. L’Iran, insomma, deve dimostrare con i fatti che tali programmi siano pacifici e non rivolti alla produzione di armi nucleari.

La Russia e la Cina, che hanno ottimi rapporti con l’Iran e che nei mesi scorsi si erano schierati a favore di una soluzione diplomatica che prevenisse le sanzioni, hanno aderito insieme agli altri membri del Consiglio (Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti) e alla Germania, membro non permanente, ritenendo l’accordo che Teheran aveva sottoscritto con Turchia e Brasile una mossa fatta solo per evitare le sanzioni.

La Rice ha inoltre specificato che lo scopo delle nuove sanzioni non ha niente a che vedere con lo scambio dell’uranio per i reattori nucleari a scopo pacifico e per la ricerca del suaccennato accordo, piuttosto le nuove sanzioni sono dirette al rifiuto della Repubblica Islamica di sospendere l’arricchimento dell’uranio e i programmi di costruire 10 nuove installazioni nucleari.

L’accordo con la Turchia ed il Brasile, infatti, non impegnava l’Iran a porre fine ai suoi programmi nucleari di arricchimento dell’uranio che invece erano parte delle richieste del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e interessava solo i 1.200 kg di uranio a basso arricchimento, ma non faceva menzione alcuna dei programmi di arricchimento già avviati e gli scopi che con essi l’Iran intende perseguire.

Quindi, non affrontava il nocciolo della questione su cui la comunità Internazionale e gli Stati Uniti hanno sempre puntato il dito, cioè i programmi militari. A loro parere, infatti, l’Iran intende segretamente arrivare ad avere la bomba atomica, un’arma che gli consentirebbe di assumere decisamente il ruolo di protagonista nella regione e di minacciare seriamente Israele e, quindi, il modo Occidentale.

I suoi missili balistici Shahab-3 sono in grado di colpire bersagli oltre i 2.000 km e dunque di minacciare Israele, ma una cosa sono le testate convenzionali ed un’altra invece quelle nucleari.

di Vito Di Ventura

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