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May , 2012
Tuesday

Archive for the ‘Economia’ Category

Costa Concordia: Carnival crolla in borsa

Posted by Umberto Ruffino On gennaio - 16 - 2012 Commenti disabilitati

Dopo la tragedia dell’Isola del Giglio continuano i problemi per la Carnival, il gruppo proprietario di Costa Crociere. Infatti come molti analisti avevano previsto per il gruppo è arrivato un crollo in borsa del 23%.

Ovviamente dopo la tragedia, con la morte di almeno 6 persone, è prevedibile  un calo delle domande nel settore delle crociere che diminuiranno in maniera decisiva aumentando le problematiche del settore turistico già fortemente penalizzato dall’attuale momento di crisi mondiale.

Speriamo che almeno dal punto di vista ambientale si possa arginare la situazione che altrimenti sembra prendere le sembianze di un vero e proprio disastro totale.

di Ruffino Renato Umberto

IVA, lavoro in nero ed evasione fiscale

Posted by Vito DiVentura On gennaio - 14 - 2012 Commenti disabilitati

Lo sforzo di questo, come di altri governi, è concentrato sull’evasione fiscale ovvero su come combattere gli evasori e fare in modo che tutti paghino le tasse. C’è anche uno spot pubblicitario molto significativo che in queste settimane ci sta bombardando: “Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti”. Verità sacrosanta.

Siccome tutti vogliano più servizi e servizi efficienti, allora viene da chiedersi come mai in Italia si è radicata l’abitudine, ormai entrata nel DNA italico, di evadere le tasse? Reato bollato negli altri stati come il peggiore in quanto “contro la società” e non già contro il singolo individuo. Basti pensare che Al Capone fu incastrato proprio perché riconosciuto evasore.

Per lo scrittore Giordano Bruno Guerri, nel suo libro “Gli Italiani sotto la Chiesa – Da San Pietro a Mussolini - ”, la ragione va ricercata nelle nostre radici, cioè le nostre odierne caratteristiche derivano dal fatto che, dalla caduta dell’Impero Romano, abbiamo dovuto subire le angherie di 3 potenti: l’invasore di turno, il papato e il signorotto locale. Tutti chiedevano il tributo, in denaro o in natura (vedasi lo “Ius Primae Noctis”), ritenendosi padroni della vita del povero cittadino, contadino.

E allora il contadino doveva “farsi furbo”, cosa che mi raccomandava anche una mia cugina, cioè nascondere sotto i mattoni o il materasso i soldi, fingere di essere più povero di quello che effettivamente fosse per non pagare le tasse, e attuare tutta una serie di espedienti di cui siamo diventati maestri, il “napoletano” (senza alcuna offesa) ne è il simbolo nazionale nell’arte dell’arrangiarsi, ma che speso ci rendono ridicoli agli occhi stranieri.

Significativo, a questo riguardo, è il decalogo del mercante che lo storico Philip Jones ha raccolto:
- Il tuo aiuto, la tua difesa, il tuo onore, il tuo profitto, tutto è denaro;
- Non bisogna avere rapporti di amicizia con quelli che non hanno denaro;
- Frequenta sempre chi è più ricco e importante di te;
- Parla sempre bene di chi è al potere e degli altri non parlare male, perché un giorno potrebbero comandare;
- Se devi andare in giudizio, pensa a quel proverbio che dice: i doni accecano gli occhi dei saggi e cambiano le parole dei giusti;
- Mostrati sempre più povero che puoi;
- Non devi servire altri se non serve a te.

Quanta italica verità!

Infiniti sono i proverbi che la cultura popolare ha poi coniato per aggiornare questo catalogo e renderlo attuale ed applicabile non solo ai mercanti. “Saltare sul carro del vincitore”; “Chi ha santi, va in Paradiso”, “ungi l’asse che la ruota cammina”; “chiagne e fotte”, “fare lo scemo per non andare in guerra”, eccetera, eccetera, eccetera.

Per noi quindi essere furbi significa riuscire a farla franca, sopravvivere,  esattamente come i nostri avi. E come loro, anche noi oggi dobbiamo pagare il tributo ai nuovi potenti: l’Unione Europea, il papato, anche se ha perso (in teoria) il cosiddetto “potere temporale, il governo di turno (conquistatore delle poltrone in Parlamento) le Regioni e i Comuni. Tutti appartenenti alla ormai famosa “Casta” e tutti a contendersi IRPEF, IVA e tasse varie.

Ma torniamo all’IVA, al lavoro in nero e all’evasione fiscale. L’ IVA, come si sa, è l’imposta  sul valore aggiunto, cioè una imposta sui consumi che lo Stato applica ad un bene o servizio a partire dalla produzione al consumo finale dello stesso. L’imprenditore, colui che produce il bene o il servizio, rimane soggetto “passivo” perché la detrae dalle tasse, mentre l’imposta grava completamente sul consumatore finale, che non può detrarla.

Chi di noi non si è trovato di fronte alla richiesta: “Vuole la fattura”? Se rispondiamo di “si”, il costo finale viene aumentato del valore dell’IVA. Così ad esempio su € 1.000, il 21 % di IVA porta il valore totale a € 1.210. E’ chiaro che 210 Euro sono un bel risparmio e, pertanto, il più delle volte rinunciamo alla fattura, pur sapendo che così facendo sbagliamo 2 volte. Prima, il commerciante non dichiara i 1.000 Euro, secondo noi pagheremo le tasse per noi e per lui. Quindi più l’IVA è alta più ci sarà da risparmiare, e in tempi di crisi come gli attuali, aumenta il “nero” e quindi l’evasione fiscale.

Ma se l’IVA fosse stata, ad esempio, del 5% il conto sarebbe stato diverso. Su € 1.000, l’IVA al 5% avrebbe inciso per 50 Euro e questo non avrebbe comportato grande differenza tra sborsare 1.000 e 1.050. Chiunque avrebbe chiesto la fattura, anzi lo stesso commerciante non ce lo avrebbe proposto, come avviene all’estero. Il commerciante avrebbe dichiarato i suoi 1.050 Euro, avrebbe chiesto il rimborso dell’IVA da lui pagata (ammettiamo solo per semplicità che corrisponde esattamente al nostro 5%, cioè 50 Euro) e alla fine dell’anno tutti avremmo pagato e pagato di meno. Proprio come dice la pubblicità!

Quindi la ricetta non è elevare l’IVA ma abbassarla.

Perché non lo fanno? Perché l’IVA al 23 %, di prossima elevazione, è un guadagno sicuro e subito, che naturalmente ancora una volta colpisce i consumatori, i soliti che già pagano. L’IVA al 5% sarebbe una scommessa e nessuno vuole correre il rischio.

L’IVA, anche se con diversi nomi, è in vigore in moltissimi Paesi, anche se in differente misura. Nella Comunità Europea, la direttiva 2006/112/EU, ha cercato di rendere tale imposta in qualche modo omogenea, fissando l’aliquota fra un  minimo del 15% a un massimo del 25%. Noi stiamo andando al 25% e non al 15%.

Se fossimo “furbi”, per combattere la mancata fatturazione e quindi l’evasione fiscale dovremmo rendere l’IVA deducibile nella dichiarazione dei redditi (modello Unico, 730, 770, ecc…) dei consumatori, come avviene per le spese mediche. I maggiori introiti o gettito coprirebbero le minori singole quote.

di Vito Di Ventura

Dal 1 febbraio stop ai contanti

Posted by Armida Tondo On gennaio - 11 - 2012 1 COMMENT

Tra qualche giorno, il 1 febbraio, scatteranno le norme decise dall’attuale governo relative ai contanti, assegni e libretti al portatore in materia di lotta all’evasione. Cerchiamo di capire come bisognerà comportarsi.

Tra tutte le novità previste nel decreto quella che andiamo a trattare oggi è l’abbassamento della soglia massima per i pagamenti in contanti. Il comma 1, dell’art. 12, della manovra, ha, infatti, disposto la riduzione da 2.500 a 1.000 euro del limite che vieta l’utilizzo dei contanti, dei libretti e dei titoli al portatore come mezzi di pagamento. In termini pratici, se il 1° febbraio 2012 volessimo comprare un capo, un pc, o qualsiasi altra cosa che superi la cifra menzionata saremo costretti a scegliere, secondo i casi, tra un bonifico, un assegno non trasferibile o una carta di credito.

Qual è lo scopo di tale decreto? Lo scopo è di rendere tracciabile ogni pagamento, in maniera da creare problemi agli evasori fiscali che in Italia abbondano, creando in questo modo maggiori complicazioni a chi paga in nero, poiché la nuova disposizione obbliga l’utilizzo di strumenti di pagamento, che devono lasciare, appunto, traccia delle transazioni.

Il decreto legge 201/2011, il cosiddetto Decreto Salva Italia è in vigore dal 6 dicembre scorso, e prevedeva un periodo di tolleranza, che appunto scade questo mese, per fare in modo che gli italiani si adattino al nuovo sistema, chi non metterà in atto la norma si troverà a pagare una multa di minimo 3 mila euro e una segnalazione al fisco.

Torniamo al contenuto della norma, saranno vietati i trasferimenti pari o superiori a € 1.000 tra soggetti diversi.

Gli unici strumenti permessi saranno: bonifici bancari, carte di credito, bancomat, assegni bancari e circolari non trasferibili. E’ importante ricordare che i pagamenti sopra la suddetta soglia, compiuti utilizzando contestualmente più strumenti fra quelli menzionati, sono altresì vietati. Facciamo degli esempi per facilitare la comprensione della norma, allora: un pagamento di 1.500 euro totali, potrà essere eseguito con 800 euro in contanti e un assegno, libero, di 700 euro.

Mentre si potranno ritirare somme superiore ai 999,99 euro presso gli sportelli bancomat, perché non trattandosi di una transazione tra soggetti diversi, non ci sarà bisogno della tracciabilità, sarà inoltre possibile eseguire operazioni oltre 1.000 euro su un conto corrente cointestato con il coniuge.

Per quanto concerne gli assegni e vaglia postali, la legge all’art. 49 del Decreto, dice che, il divieto interessa anche gli assegni bancari e postali, gli assegni circolari, i vaglia cambiari e postali pari o superiori a 1,000 euro, qualora questi non includano l’indicazione del nome o la ragione sociale del beneficiario e/o se non si scrive che l’assegno o il vaglia sono “non trasferibili“.

I libretti al portatore con saldo pari o superiore a 1.000 euro dovranno essere estinti, portati ad un importo inferiore al suddetto limite o trasformati in libretti nominativi, questo però entro il 31 marzo.

Chi non rispetterà tali norme andrà incontro alle seguenti sanzioni: una multa dall’1% al 40% dell’importo oggetto di trasferimento, fermo restando che la sanzione minima equivale a 3.000 euro per tutte le operazioni e ad un minimo di 15.000 euro per operazioni oltre i 50.000 euro. Per importi fino ai 250.000 euro è prevista la possibilità di oblazione. E’, inoltre, da tenere presente che la multa è applicabile non solo al soggetto che esegue il trasferimento in contante superiore al limite disposto, ma anche a chi lo riceve.

Per quel che riguarda i libretti al portatore pari superiori alla cifra di 1000 euro è prevista una sanzione dal 10 al 20% del saldo con un minimo di 3.000 euro. Va peggio a chi possiede libretti al portatore superiori ai 50mila euro di saldo: in questo caso le multe saranno aumentate del 50 per cento del saldo.

Va poi detto che le sanzioni pecuniarie si applicano anche a quei soggetti che, saputo di una o più violazioni di cui sopra, non le comunicano alle istituzioni competenti, cioè al Ministero dell’economia e delle finanze o all’Agenzia delle Entrate. In tal caso la multa va dal 3 al 30 per cento dell’importo dell’operazione e comunque non potrà essere inferiore a 3.000 euro.

Insomma cari italiani, dal mese di febbraio dobbiamo stare attenti a come pagheremo e soprattutto dobbiamo aiutare gli evasori a diventare dei buoni contribuenti, anche perché se siamo ridotti alle “pezze” è anche merito loro e…diciamo la veritàanche nostra se abbiamo accettato di non avere la ricevuta per i servizi ricevuti.

di Armida Tondo

Allarme dalla Barclays, in arrivo un’altra batosta

Posted by Redazione On gennaio - 8 - 2012 Commenti disabilitati

Sono aumentate le preoccupazioni per le prospettive del settore bancario, quando gli analisti hanno messo in guardia le banche sostenute dallo stato che dovranno far fronte a nuove perdite nei prossimi tre anni.

Secondo gli analisti di Barclays Capital, il gruppo bancario Lloyd e la Royal Bank of Scotland (RBS) potrebbero essere colpiti da una successiva svalutazione da 30 miliardi di sterline legata ai mutui ipotecari, ai prestiti al consumo e ai debiti societari.

I due istituti di credito hanno già fruito di 100 miliardi di sterline in rivalutazioni di bilancio nel 2008, quando furono salvate dai contribuenti, ma Barclays ha avvertito come siano probabili nuove svalutazioni, dal momento che l’economia britannica continua ad arrancare.

Lloyds dovrà vedersela con 20 miliardi di sterline in svalutazioni per il suo portafoglio di crediti, una somma pari alla metà delle sue riserve di capitale , mentre RBS nei prossimi anni potrebbe essere colpita da nuove svalutazioni per un totale di 13 miliardi.

I mutui ipotecari sono il principale settore che desta preoccupazioni, dove prevediamo ulteriori 5 miliardi di entrate per Lloyds, ma meno di 1 miliardo per RBS. Ciò nonostante, ipotizziamo che la tensione si diffonderà colpendo aziende indebolite, soprattutto le piccole, e il credito al consumo,” ha detto Barclays.

Gli avvertimenti di Barclays giungono nel momento in cui gli investitori hanno mostrato crescenti preoccupazioni sulla capacità delle banche dell’eurozona di rafforzare adeguatamente i propri bilanci per superare la crisi del debito sovrano nell’area.

Le azioni di Unicredit, che attualmente a metà degli scambi ammontano per gli azionisti a 7,5 miliardi di Euro, venerdì sono crollate poco oltre l’11%, accusando la caduta del 38% nella settimana del finanziatore italiano.

Con 7,7 miliardi, la capitalizzazione di mercato di Unicredit è solo poco più grande della liquidità che raccoglie. La cosa più preoccupante è che il crollo di valore di mercato della banca dopo che a novembre furono annunciate emissioni di azioni privilegiate, è diventato adesso più grande dell’ iniezione di capitali.

I problemi di Unicredit hanno destato la preoccupazione che altre banche possano trovarsi in difficoltà a raccogliere fondi mediante la vendita di proprie azioni. Le azioni degli istituti di credito Commerzbank e Deutsche Bank, si sono trovate questa settimana sotto pressione allorquando i mercati hanno valutato le loro possibilità di essere in grado di riuscire a completare aumenti di capitale.

Gli analisti di Nomura hanno oggi ribadito ai clienti in possesso delle azioni di entrambe le banche il loro consiglio di “alleggerire”, affermando che i prezzi delle azioni facevano fronte a “pressioni al ribasso.”

UBS ha già fatto notare che il crescente ricorso degli istituti di credito dell’ eurozona al finanziamento della banca centrale per tenere aperte le porte, “si è rivelato storicamente disastroso per gli investitori azionari.”

Lo scorso mese la BCE ha rivelato che le banche avevano preso in prestito 489 miliardi di Euro, mediante la sua azione di rifinanziamento a lungo termine che ha ceduto denaro alle banche per tre anni.

In un comunicato del mese scorso, Barclays Capital ha dichiarato che molti istituti di credito europei sono in realtà diventati “banche-zombie”, a causa della loro dipendenza dalla Banca Centrale.

Allo stesso tempo, i depositi bancari alle banche centrali sono cresciuti, dato che esse sono diventate sempre più nervose nell’operare di concerto tra colleghe. Venerdì i depositi overnight alla BCE hanno toccato il record di 455 miliardi di Euro, mentre alla fine del 2011 i depositi delle banche europee alla Federal Reserve statunitense si trovavano a 762 miliardi di dollari, 300 in più rispetto a un anno prima.

Le crescenti ripercussioni della crisi bancaria dell’eurozona sull’economia dell’area potrebbero essere terribili. UBS mette in guardia dal fatto che, mentre il piano di prestiti ha risolto i problemi di liquidità immediata dell’ eurozona, questo non spingerebbe l’offerta di credito nell’economia reale.

I prestiti caleranno.” Dicono a UBS, “Storicamente le banche non finanziano a spese del prestito della banca centrale, la cui disponibilità, il costo e le conseguenze sono del tutto imprevedibili”.

Fonte: The Telegraph

Manovra 2, La Crescita

Posted by Vito DiVentura On gennaio - 4 - 2012 1 COMMENT

L’anno appena passato, il 2011, molto probabilmente verrà ricordato dagli Italiani per la crisi finanziaria e per la pioggia di tasse e non magari per la Primavera Araba o per lo Tsunami in Giappone che ha poi provocato il disastro nucleare della centrale di Fukushima o per la morte di Osama Bin Laden. Tutti eventi importantissimi questi ultimi, ma che non hanno toccato in modo “diretto” le tasche della gente. Le tasse, invece, sì!

L’aspetto positivo e che il nostro vocabolario si arricchisce nelle situazioni di crisi o in emergenza. Abbiamo imparato il linguaggio finanziario. Chi sapeva, ad esclusione degli addetti ai lavori, dello “spread” fino a qualche settimana fa? Dopo “tracimare o esondare” della catastrofe della Valtellina (1987), “ungere” di Tangentopoli (1992), ora è toccato allo “spread” tra i btp italiani e i “bund“ tedeschi.

Abbiamo imparato a conoscere Standard & Poor’s, Moody’s, Markit e tutte le varie agenzie che ruotano attorno al mondo della finanza. Perché, in fondo sono loro che decidono, con i loro sondaggi, se siamo “credibili” per il mercato oppure no. Unico esempio di ribellione è stata la Francia che ha protestato contro l’eventuale declassamento e la perdita della Tripla A, mentre gli Inglesi, che stanno pure peggio, per Standard & Poor’s erano credibili e continuavano a godere della Tripla.

Adesso tutti si affannano a dirci che siamo in forte rischio di recessione e che dopo le misure drastiche, le tasse, verranno quelle strutturali per la crescita. Intanto, le tasse le pagheremo tutti noi, i soliti.  

I Leader dei Paesi Europei dell’eurozona, cioè i 17 Stati che hanno adottato l’Euro come moneta unica,  hanno finalmente deciso di porre delle regole ferme. La Germania ha insistito perché il tetto per il prestito di denaro ai governi non sia superiore al 3% di quanto prodotto dal Paese, per non accumulare troppi debiti.

Peccato che la stessa soluzione era stata proposta ed approvata nel 1997, alla nascita dell’Euro, ed era contenuta nel noto “patto di stabilità e crescita”, sostenuto fortemente proprio dall’allora Ministro delle Finanze Tedesco, Theo Waigel.

E peccato che quelle stesse regole sono state sistematicamente violate da tutti e proprio dalla Germania per prima, seguita dall’Italia e dalla Francia. Anche se attualmente la Germania è la più virtuosa tra le nazioni Europee, mentre quelle a maggior rischio sono l’Italia e la Spagna, seguite a vista dalla Francia.

Ma la crisi è figlia del debito non solo pubblico ma anche privato, è figlia degli aumenti salariali e dell’aumento dei prezzi che l’Euro ha trascinato con sé. Basta pensare che, dopo il primo momento di sconcerto, nel cambio Lira/Euro il mercato si è subito adeguato ad un rapporto 1 ad 1, ovvero 1 Euro = Mille Lire.

Cosa bisogna fare? E’ un grande dilemma persino per i tecnici.

La situazione è questa. Immaginate la bella Italia in sella ad una bicicletta con le ruote bucate, da cui naturalmente fuoriesce l’aria. Nel giro di pochi istanti sarà costretta a fermarsi. Per sanare la situazione, se proprio non siamo in grado si comprare nuove camere d’aria, bisognerebbe ripararle, cioè mettere le famose toppe, tecnicamente dette riforme “strutturali”.

Invece qual è stata la soluzione? Aumentare le tasse!

In altre parole ogni Italiano (o quasi!) è stato dotato di una pompa con cui immettere aria nelle camere d’aria e pompare velocemente per far sì che l’aria in ingresso (tasse) sia superiore a quella in uscita (spese). Ma i buchi restano. E chi avrà il coraggio di mettere mano alle toppe “vere”, ammesso che qualcuno sappia ancora come si riparano certe vecchie biciclette.  

Aumentando le tasse, le famiglie saranno costrette a ridurre le spese e, quindi, calerà la domanda e, di conseguenza, diminuirà la produzione e aumenterà la disoccupazione. La gente sarà costretta a fare debiti (strozzini o Banche?) che saranno difficili da estinguere. Allora ci saranno proteste e manifestazioni di piazza, gli investitori non investiranno, causa l’instabilità, e la borsa scenderà, lo “spread” salirà ed ecco che saremo in piena recessione.

Ma i tecnici ci hanno assicurato che tutto questo durerà fino a quando non sarà varata la “nuova” manovra, che sarà per la “crescita”. Finalmente si chiuderanno i buchi!?! O la parola “crescita” si riferisce alle tasse che cresceranno?!?

di Vito Di Ventura

Un 2012 pieno di tasse

Posted by Armida Tondo On dicembre - 24 - 2011 Commenti disabilitati

Non aiuterà certo a rallegrare le festività, ma è bene per noi tutti sapere le spese che ci aspettano dal 1 gennaio 2012. Essere consapevole che la tanto attesa tredicesima non è per noi, ma per le tasse che dovremo pagare. Non voglio fare terrorismo economico il giorno di Natale, vorrei solo ricordare a tutti i lettori, i nostri impegni economici.

Questa è una mia considerazione personale, certo che far quadrare i conti aumentando le tasse non è poi così complicato, si poteva fare senza andare in cerca di grandi maghi dell’economia. Sono consapevole, che non abbiamo mai trattato di politica come testata, ma non posso nascondere la mia testa nella sabbia. Noi cittadini italiani, ora più che mai, siamo chiamati a pagare i danni dei furbi, e si sa che in Italia di furbetti c’è ne sono veramente tanti.

L’Italia chiama i suoi cittadini a stringere la cinghia, ma quali? E’ questo il vero problema, chi saranno i cittadini che faranno i sacrifici? I soliti! Quelli che non possono nascondere un centesimo allo stato, coloro che hanno da sempre pagato regolarmente le tasse!

Quali saranno quelli che continueranno a nascondere le loro ricchezze? Coloro che riusceranno a evadere e nascondere i loro profitti. I priviligiati ci sono sempre stati e non scompariranno, infatti, tutti bravi a parole, ma nei fatti siamo spettatori di settori, che rimandano le decisioni da prendere! io non farò nomi, perchè sono certa che ognuno di noi sa bene chi sono coloro, che non intendono rinunciare al loro privilegio.

Però un appello agli italiani, voglio lanciarlo, svegliamoci! Noi e solo noi abbiamo la forza di cambiare lo stato di fatto! Come? Denunciamo coloro che non emettono fatture, scontrini ecc. Non facciamoci abbindolare da grandi parole sotto elezioni, da qualsiasi parte vengano. Anche perchè, diciamoci la verità, tutti indistintamente hanno i cadaveri nell’armadio, nessuno escluso!

Leggendo un giornale sono rimasta sconvolta di tutti i soldi che hanno deciso di chiederci per il nuovo anno e ho pensato di preparare un calendario con le scadenze di gennaio 2012.

A gennaio 2012 cominceramo a pagare Imu, Irpef, Irap, tassa sugli immobili all’estero e sui fabbricati rurali. E ancora: imposta sui capitali scudati, sul recupero edilizio e sul risparmio energetico. Dal primo gennaio 2013 aumenta anche la tassa sui rifiuti: si chiamerà Tares. E dal 1 maggio 2012 scatta la tassa sulle barche, per gli altri beni di lusso il via è sempre da gennaio 2012. Avrà invece un effetto retroattivo l’Ace, l’incentivo alla capitalizzazione delle imprese che ha efficacia dal 1 gennaio 2011.

Quali sono le nuove tasse che dovremo pagare?

Imu (la nuova Ici sulla prima casa). Valore complessivo 11.200 milioni. Si applica un’aliquota del 4 per mille sull’abitazione principale e 7,6 per mille sugli altri immobili. Il tutto moltiplicato per la rendita catastale aggiornata e moltiplicata per i nuovi coefficienti, aumentati dei circa il 73%. E’ possibile una detrazione di 200 euro a figlio convivente fino ai 26 anni (e fino a un massimo di 400 euro).

Immobili all’estero. L’imposta colpisce tutte le case possedute all’estero da soggetti residenti in Italia, anche non cittadini italiani. L’aliquota dello 0,6% viene applicata sul valore indicato nell’atto d’acquisto o, in assenza, sul valore di mercato. Valore complessivo 98,4 milioni.

Fabbricati rurali. Per quei fabbricati per i quali i proprietari intendono conservare la qualifica di ruralità c’è tempo fino all’entrata in vigore della legge di conversione del Dl 201/2011 (probabilmente oggi stesso) per la denuncia al Catasto. L’adempimento ha effetto retroattivo, in quanto richiede che il fabbricato abbia i requisiti di ruralità da almeno cinque anni.

Irpef. Dall’anno d’imposta 2011 l’addizionale regionale Irpef passa dallo o,9% all’1,23 per cento. L’imposta è destinata a finanziare il sistema sanitario nazionale: su questa aliquota base le Regioni possono applicare un +0,5%. Si prevede una stangata soprattutto nelle regioni del Sud Italia.

Tares. La tassa sui rifiuti (Tarsu) già esistente è la prima parte di una nuova imposta maggiorata che finirà nel gettito dei servizi comunali e sarà pagata da tutti i residenti. Il costo è di 30 centesimi al metro quadrato. Questa è l’unica tassa che sarà pagata a partire dal 1° gennaio 2013 e non sarà facile costringere a pagare anche chi sinora non era coinvolto nelle tasse comunali, ovvero gli inquilini.

Capitali scudati. E’ prevista un’imposta di bollo speciale del 10 per mille nel 2012 e del 13,5 per mille nel 2013. L’aliquota ordinaria è al 4 per mille. Prevista anche una tassa per il 2012 per le attività finanziarie che, al 6 dicembre 2011, sono state prelevate. Valore complessivo 1.095 milioni.

Irap. Le imprese potranno dedurre interamente l’Irap pagata sul costo del lavoro. Taglio del cuneo fiscale per chi assume donne e giovani sotto i 35 anni. Sui nuovi contratti la deduzione sale da 4.600 a 10.600. Valore complessivo -994 milioni.

Lusso. Tassate le auto con potenza superiore ai 185 kW (20 euro per ogni kW in più) e gli aerei privati (in base al peso). Partenza 1 gennaio 2012. Tassa anche sulle imbarcazioni (inbase alla lunghezza dello scafo, oltre i 10 metri), dal 1 maggio 2012.

Ace. Aiuto alla crescita economica, a efficacia retroattiva, a partire dal 1 gennaio 2011. E’ un incentivo alla capitalizzazione delle imprese e riguarda sia gli apporti dei soci sia la rinuncia alla distribuzione degli utili e opera come deduzione dal reddito d’impresa. Valore complessimo -950,5 milioni.

Recupero edilizio. Parzialmente riscritta la disciplina per la detrazione del 36% delle spese per i lavori di recupero edilizio. Confermata per il 2012 anche quella del 55% sul risparmio energetico, che sarà poi riassorbita nel 36% a partire dal 2013.

 

 

foto di: dillinger.it

Come calcolare l’IMU

Posted by Redazione On dicembre - 20 - 2011 Commenti disabilitati

Ci siamo, dal 1 gennaio 2012 si tornerà a pagare tassa sulla prima casa, l’abitazione principale, e in questi giorni tutti cercano di capire quanto pagheranno recuperando i vecchi bollettini dell’Ici, le carte del rogito e delle visure catastali. Non si chiamerà più Ici ma sarà assorbita dall’Imu, l’Imposta municipale unica.

L’aliquota ordinaria fissata dal “decreto salva-Italia”, la manovra del governo Monti, è dello 0,76%, che si andrà ad applicare su immobili il cui valore catastale sarà aumentato in media del 60%. L’Imu però sarà più leggera sulla prima casa: aliquota dello 0,4% e detrazione fissa di 200 euro. Un emendamento alla manovra ha introdotto anche altre detrazioni di 50 euro per ogni figlio con non più di 26 anni convivente coi genitori.

Come calcolare l’Imu per l’abitazione principale. (Dallo schema pubblicato dal Sole 24 Ore)

Primo passo: individuare la rendita catastale. Si può ricavare dall’atto di vendita della casa, dai bollettini dell’Ici e dal sito dell’agenzia del territorio (www.agenziaterritorio.it) con numeri alla mano: dati catastali come foglio mappale, particella e subalterno.

Secondo passo: rivalutare la rendita moltiplicando la rendita valutata finora per 1,05. È la rivalutazione del 5% prevista dalla legge.

Terzo passo: calcolare il valore catastale moltiplicando la rendita rivalutata del 5% per 160. È il coefficiente maggiorato previsto dalla manovra Monti.

Quarto passo: calcolare l’imposta lorda. Dividere il risultato per 100 e moltiplicarlo per l’aliquota Imu fissata dal comune di residenza. Per la prima casa in media è lo 0,40%.

Quinto passo: applicare le detrazioni. Per la prima casa dovete togliere 200 euro dall’imposta lorda, più 50 per ogni figlio con non più di 26 anni convivente per un massimo di 400 euro.

Esempio: una casa con una rendita catastale di 1000 euro. Rivalutate dello 0,5% moltiplicando 100o per 1,05: 1050. Calcolate il valore catastale moltiplicando 1050 per 160: risultato 168.000. Calcolate l’imposta lorda dividendo 168.000 per 100 (1.680) e moltiplicando il risultato per l’aliquota Imu prevista dal Comune. Con lo 0,40% previsto per la prima casa fa 1.680 per 0,40 ovvero 672 euro. Applicate le detrazioni: con 200 euro per la prima casa e 50 euro per figlio, se avete due figli sottraete in tutto 300 euro. Risultato finale: 672 meno 300 ovvero 372 euro.

Come calcolare l’Imu per la seconda casa.
L’Imu prevista in media su queste case è dello 0,76%. I Comuni potranno variarla in più o in meno dello 0,3%, per un totale massimo di 1,06% o un minimo di 0,46%. I passaggi sono gli stessi dell’abitazione principale, ma non sono previste detrazioni. L’unica novità in parte positiva per i proprietari di seconde case, è che l’Imu accorpa l’Irpef fondiaria. Quindi in alcuni casi con l’Imu si pagherà di meno di quello che si sborsava con la vecchia Ici più l’Irpef fondiaria.

Come calcolare l’Imu per le case affittate. L’Imu prevista per gli immobili “locati” è, come per le seconde case, dello 0,76%, con un minimo dello 0,40% e un massimo dell’1,06% a seconda di quello che deciderà il Comune di residenza. Dal 2015 chi ha la casa “sfitta” non godrà dell’aliquota Imu dimezzata che sarà invece concessa a chi ha un inquilino. Per calcolare l’Imu dovuta, il procedimento è lo stesso delle seconde e delle prime case. Anche in questo caso nessuna detrazione. Ma in aggiunta c’è il capitolo “tasse sull’affitto”. Sulla somma dell’affitto si dovranno versare imposte in base all’Irpef ad aliquota marginale (dal 23% al 43%) oppure, per i contribuenti che l’hanno scelto, in base alla cedolare secca: del 21% o del 19% per i canoni concordati. Questa cifra include addizionali Irpef, imposta di registro e imposta di bollo.

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