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May , 2012
Tuesday

Archive for the ‘attualità’ Category

Dal mondo islamico un record da guiness

Posted by Aurora Portesio On maggio - 3 - 2012 Commenti disabilitati

Si sa che i record da “guiness” dei primati sono i più variegati e i più originali.

Recentemente si è aggiunto un nuovo primato: la realizzazione del Corano più grande del mondo. A Kabul, il calligrafo afgano Mohammad Sabir Khedri, insieme a nove suoi allievi e collaboratori, ha recentemente presentato il suo capolavoro presso la Biblioteca Harim Nasir Khusraw Balkhi.

Si tratta di una versione del massimo testo sacro dell’Islam davvero prestigiosa e monumentale. Che ha richiesto ben cinque anni di paziente lavoro.

L’opera, per la cui copertina sono state utilizzate le pelli di 21 capre, presenta 218 pagine di stoffa e carta, pesa 500 chili e misura 228 cm. di lunghezza per 155 di larghezza ed è stata realizzata grazie ad un contributo di 500000 dollari messi a disposizione dal capo degli Ismailiti sciiti dell’Afghanistan.

Da notare che il Corano in questione ha superato di poco in grandezza un altro prezioso testo sacro attualmente conservato nella Repubblica russa di Tatarstan, a suo tempo realizzato in Italia, che peraltro mantiene al momento il primato del peso (ben 800 chili di cui solo 120 dovuti alla rilegatura in oro ed argento).

È davvero il caso di dire che anche nel mondo islamico, nonostante le note vicende belliche, è davvero forte il connubio tra arte e fede.

di Aurora Portesio

I 10 Paesi più censurati nel mondo

Posted by Elisa Cassinelli On maggio - 3 - 2012 Commenti disabilitati

In occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa il Committee to Protect Journalists ha diffuso un nuovo rapporto nella quale analizza i 10 Paesi più censurati nel mondo.

Da questa analisi emerge il triste primato dell’Eritrea, dove l’accesso da parte di giornalisti stranieri è quasi impossbile mentre i media nazionali sono controllati dal governo. Manca la libertà di espressione e i giornalisti devo attenersi a quanto viene loro richiesto dal governo; nel caso in cui un giornalista venga sospettato di inviare informazioni al di fuori del Paese la sua fine sarà il carcere, dove sconterà una pena senza aver subito alcun processo, senza aver avuto accesso ad un avvocato e senza possibilità di avere alcun contatto con la propria famiglia.

Al secondo posto si colloca la Corea del Nord dove l’informazione è completamente monopolizzata dall’Agenzia di stampa di stato coreana. Le notizie si concentrano sulle dichiarazioni della leadership politica oscurando di fatto quello che accade all’interno del Paese. Anche qui l’entrata di giornalisti stranieri è fortemente limitata: solo un numero limitato può accedere e sempre accompagnato da assistenti del governo.

Al terzo posto troviamo la Siria. Da quando è scoppiata la rivolta nel marzo 2011 contro il governo,  il regime di Bashar al-Assad ha imposto un blocco totale delle notizie indipendenti, impedendo a giornalisti stranieri di entrare nel Paese per documentare ciò che avviene tutt’ora. Numerosi giornalisti sono scomparsi o sono stati detenuti senza accusa, molti di loro sono stati torturati. Inoltre, nel tentativo di imporre ulteriore silenzio, il governo siriano ha disabilitato telefoni fissi e cellulari, elettricità e Internet.

Subito dopo troviamo l’Iran, uno dei Paesi dove la libertà di espressione viene maggiormente negata e punita con il carcere. Secondo quanto riporta il CPJ, il governo iraniano imprigiona in massa i giornalisti per mettere a tacere il dissenso: durante la detenzione essi sono soggetti a condizioni quali l’isolamento, abusi fisici, e la tortura mentre le famiglie sono intimidite e molestate, nel tentativo di ridurli al silenzio. La Repubblica islamica ha il maggior numero di giornalisti imprigionati, tanto da essere definita come “la più grande prigione di giornalisti”.

Inoltre secondo il rapporto 2012 di Freedom House, attualmente l’Iran si trova al 192° posto della classifica sulla libertà di stampa, seguito da Bielorussia, Eritrea, Uzbekistan, Turkmenistan e Nord Corea.

Successivamente troviamo la Guinea Equatoriale, dove tutti i media sono controllati, direttamente o indirettamente, dal presidente Teodoro Obiang; l’ Uzbekistan, dove non c’è stampa indipendente e i giornalisti che collaborano con i media esteri sono soggetti a vessazioni e arresti; la Birmania, dove mancano ancora rigide leggi sulla censura; l’Arabia Saudita, che, come altri paesi del Medio Oriente, ha rafforzato le restrizioni in risposta a disordini politici; Cuba, dove il partito comunista controlla tutti i media nazionali, e infine Bielorussia, dove la più recente delle tante repressioni da parte di Aleksandr Lukashenko ha riguardato anche i media e giornalisti, oltre che attivisti e leader dell’opposizione.

Il CPJ considera fortemente censurati anche Azerbaijan, Etiopia, Cina, Sudan, Turkmenistan e Vietnam.

Link report: http://www.cpj.org/reports/2012/05/10-most-censored-countries.php#4

di Elisa Cassinelli

Londra, arrestato uomo che aveva preso in ostaggio 4 persone

Posted by Elisa Cassinelli On aprile - 27 - 2012 Commenti disabilitati

E’ stato arrestato l’uomo che aveva preso in ostaggio quattro persone a Tottenham Court Road, nel centro di Londra. Lo ha detto la polizia a Skynews. L’uomo, identificato con il nome di Michael Green, 50 anni, è stato portato in un distretto della polizia dove sarà interrogato.

L’uomo era entrato nel palazzo che ospita gli uffici di un società, la Advantage, che offre corsi per autisti di veicoli pesanti. Green, al quale probabilmente era stato rifiutata la patente per i tir, ha minacciato di farsi saltare in aria e ha cominciato a lanciare oggetti e computer fuori dalla finestra.

Solo dopo alcune ore di mediazione la polizia di Scotland Yard, che aveva circondato il palazzo e interrotto il traffico in tutta la zona, è riuscita a bloccare l’uomo.

Il Connecticut abolisce la pena di morte

Posted by Elisa Cassinelli On aprile - 26 - 2012 Commenti disabilitati

Il governatore del Connecticut, Dannel Malloy, ha firmato la legge che ufficialmente fa del suo stato il 17esimo tra quelli dell’Unione ad abolire la pena di morte. La firma del governatore, che era ampiamente scontata, ha reso la legge operativa da mercoledì 25 ma non retroattiva, e quindi non si applica alle condanne già emesse, precisa la Cnn.  Al posto della pena di morte, la massima condanna da ora sarà in Connecticut il carcere a vita.

Anche se si tratta di un momento storico, non è un momento di celebrazioni, bensì di riflessioni”, ha detto il governatore subito dopo aver firmato la legge, approvata dal Senato e poi, il 12 aprile scorso, anche dalla Camera dello stato.

Sulla strada del Connecticut ci sono ora anche il Kansas e il Kentucky mentre in California saranno gli elettori a decidere con un referendum indetto per il 6 novembre.

di Elisa Cassinelli

A novembre la California al voto per la pena di morte

Posted by Vito DiVentura On aprile - 25 - 2012 Commenti disabilitati

Sono state depositate al Tribunale le firme raccolte e ora il giudice ha stabilito che i californiani saranno chiamati alle urne per decidere se abolire la pena di morte il prossimo novembre.

Se il risultato delle urne darà ragione ai sostenitori della cancellazione della pena di morte, la California sarebbe il 18esimo stato dell’Unione, su 50 in totale, senza la pena capitale. Negli ultimi cinque ben 4 stati hanno aderito all’iniziativa e il prossimo dovrebbe essere in Connecticut.

I promotori dell’iniziativa propongono la conversione della pena di morte in carcere a vita, eventualmente anche in regime di isolamento. Di questo ne beneficerebbero ben 725 detenuti in attesa di essere giustiziati. In questo caso ritornerebbero tra i prigionieri comuni e i proventi del loro lavoro andrebbero alle famiglie delle vittime.

Anche se i promotori della proposta hanno da sempre imperniato la loro causa sull’aspetto morale, sembra che adesso si sia fatta strada anche la questione economica.

Il Los Angeles Time ha pubblicato un articolo in cui conferma che il numero dei conservatori che hanno aderito alla causa è aumentato soprattutto per via degli alti costi e delle rare esecuzioni. In California sono state eseguite 13 condanne a morte in 23 anni e i prigionieri sono più contenti di morire di vecchiaia in prigione. 

 “I risultati di uno studio, durato circa 3 anni e condotto da uno studio legale insieme a professori di giurisprudenza, ha evidenziato che la pena di morte in California è costata all’amministrazione, solo lo scorso, anno 183 milioni di dollari in più rispetto al carcere a vita e che le 13 esecuzioni sono costate ai cittadini circa 4 miliardi di dollari. Gli ulteriori costi comprendono le spese legali per i processi  l’appello e per mantenere i detenuti in celle singole”.

I difensori della pena capitale, comunque, ritengono che i numeri siano stati gonfiati ad arte e ricordano che la storia delle recenti elezioni ha visto i cittadini esprimersi a favore della pena di morte e della prigione dura.

di Vito Di Ventura

Pulitzer a media online: premiati Huffington Post e Politico

Posted by Elisa Cassinelli On aprile - 17 - 2012 Commenti disabilitati

Per la prima volta il premio Pulitzer, il più prestigioso riconoscimento nel mondo del giornalismo, è stato vinto dai reporter di due giornali online: si tratta di David Wood dell’Huffington Post e del vignettista Matt Wuerker di Politico.com.

La più grande sorpresa quest’anno è arrivata dai nuovi media“, ha scritto il New York Times, che a sua volta ha oggi visto assegnare il premio a due suoi giornalisti, così come sono stati premiati altri media tradizionali quali l’Associated Press (Ap) e, nella sezione foto, la Agence France Press (Afp) con Massoud Hossaini, 30 anni, l’autore dell’immagine dell’unica sopravissuta, una ragazzina che piange urlando, dopo un attentato kamikaze, in mezzo ai cadaveri della sua famiglia.

A David Wood, 66enne inviato di guerra che ha scritto reportage per tutte le principali testate Usa, è andato il premio per il ‘national reporting’, una delle categorie più importanti, per la serie di articoli pubblicati sul blog fondato nel 2005 da Arianna Huffington, e diventato uno dei principali siti di informazione internazionali, dal titolo ‘Beyond the battlefield’, in cui racconta la vita dei soldati tornati gravemente feriti dal fronte.

In seguito della storica assegnazione ai giornali online, la presidentessa e direttrice dell’Huffington Post Media Group ha dichiarato: “Siamo felicissimi e profondamente onorati per il premio, che riconosce sia il valore esemplare degli articoli di David, sia l’impegno dell’HuffPost verso un’informazione originale che riferisce sia del dibattito nazionale che della vita della gente reale”.

A Politico, sito creato nel 2007 e principalmente dedicato alla politica interna, è andato invece il riconoscimento per le vignette di Matt Wuerker. Il suo direttore, Bill Nichols, ha accolto con grande soddisfazione il riconoscimento tributato a Wuerker, sottolineando che il suo lavoro rappresenta una delle “più grandi sfide, per afferrare l’essenza e l’immagine del panorama di Washington, inghiottito da polemiche, ostinazione e menzogna”.

di Elisa Cassinelli

Foto: Ansa

Paolo Bosusco è libero

Posted by Vito DiVentura On aprile - 12 - 2012 Commenti disabilitati

Dopo quasi un mese di prigionia, Paolo Bosusco è tornato in libertà. Il Gruppo Maoista che lo teneva in ostaggio lo ha liberato questa notte.

Paolo Bosusco, di 54 anni, e Claudio Colangelo, di 61 anni, erano stati rapiti il 14 marzo dai ribelli Maoisti che si oppongono al governo Indiano.

In cambio del rilascio del prigioniero Italiano, i Maoisti hanno ottenuto il rilascio della moglie del leader  Sabyasachi Panda. La donna era una dei tanti detenuti dalle autorità Indiane e di cui i ribelli avevano chiesto il rilascio. Rimane in ostaggio invece, Jhina Hikaka, il legislatore, che era stato rapito da un altro gruppo di Maoisti il 23 marzo.

Dandapani Mohanty, uno dei mediatori, aveva annunciato a Sandeep Sahu, il corrispondente della BBC in Orissa, che i Maoisti gli avevano consegnato Bosusco e i due erano in viaggio per la Capitale, Bhubaneswar, dove avrebbe consegnato l’ostaggio alle autorità governative che avevano condotto il negoziato.

I Maoisti hanno una rilevante presenza in diversi stati dell’est del Paese, compreso Odissa, e sono considerati dal Primo Ministro Indiano, Manmohan Singh, “una grande minaccia alla sicurezza dell’India”.

Dal canto loro i ribelli dicono di combattere per uno stato comunista e per i diritti delle popolazioni tribali e per i contadini più poveri.

di Vito Di Ventura

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