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May , 2012
Tuesday

Archive for the ‘Arte’ Category

Omaggio di Omar Galliani alla Città Eterna

Posted by Aurora Portesio On aprile - 8 - 2012 Commenti disabilitati

Omar Galliani è un affermato artista contemporaneo (Monticchio Emilia,1954). Agli inizi degli anni Ottanta è stato esponente di spicco degli Anacronisti e del Magico Primario e ha successivamente arricchito l’elenco delle partecipazioni di prestigio ad importanti eventi artistici in tutto il mondo, ricevendo significativi apprezzamenti.

L’artista ha ora sentito l’esigenza di dedicare un’opera alla città di Roma e lo ha fatto concependo una grande tavola particolarmente significativa. Galliani ha voluto omaggiare la Città Eterna attribuendole un primato assoluto sulle altre metropoli, senza neppure la necessità per Roma di entrare in competizione con queste ultime. In sintesi Roma, per l’artista emiliano, può permettersi il lusso di “guardare” anziché correre come le atre città.

Ecco dunque spiegata la mostra “Omar, Roma, Amor” (evidente il gioco di anagrammi e l’amore che lega Galliani a questa città “magica”) che sarà visitabile fino all’8 maggio al Museo Bilotti (ex-Aranciera di Villa Borghese).

Protagonista assoluta è la tavola citata, di dimensioni davvero notevoli (315 x 400 cm.), realizzata a matita su tavole di pioppo. È raffigurata una “lei immobile e di spalle” che guarda dall’alto del Pincio la Capitale e ci racconta idealmente la storia di Roma e dei suoi grandi personaggi, da Giulio Cesare a Pasolini, fino a Papa Wojtyla.

La rassegna contempla anche altre 10 opere di grandi dimensioni, nonché 25 disegni preparatori che mettono in risalto l’arte originale di Omar Galliani. Completano la mostra anche gli interessanti quaderni di viaggio che l’artista ama compilare durante le sue frequenti trasferte.

di Aurora Portesio

Omar, Roma, Amor
a cura di Gabriele Simongini
dal 16 marzo al 6 maggio 2012
Museo Bilotti (Aranciera di Villa Borghese), Viale Fiorello La Guardia 4 , Roma
orari: da martedì a domenica ore 9 – 19

L’avanguardia americana protagonista al Palaexpo grazie al Guggenheim

Posted by Aurora Portesio On aprile - 4 - 2012 Commenti disabilitati

Il Palazzo delle Esposizioni di Roma celebra due miti in un sol colpo: l’importanza per l’arte mondiale della famiglia Guggenheim ed il periodo glorioso delle avanguardie americane proprie degli anni 1945-1980.

La mostra “Il Guggenheim. L’avanguardia americana 1945-1980” a cura di Lauren Hinkson e Matteo Lanfranconi presenta al pubblico fino al 6 maggio sessanta capolavori firmati da una cinquantina di grandi artisti le cui opere provengono per l’occasione principalmente dal Museum Solomon Guggenheim di New York e in parte minore dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia e dal Museo Guggenheim di Bilbao.

Già l’esclusiva provenienza dei capolavori la dice lunga sull’influenza che la famiglia di mecenati ebbe sulla crescita delle avanguardie americane e dei tanti grandi artisti che la rappresentarono. Un’ulteriore riflessione consente di analizzare l’evoluzione del Guggenheim da iniziale punto di riferimento della pittura astratta europea a vero e proprio centro internazionale per l’arte moderna e contemporanea.

Il periodo storico preso in considerazione dall’evento inizia con gli anni successivi alla seconda guerra mondiale quando gli Stati Uniti divennero sede di correnti artistiche innovative e contempla opere di vari movimenti di rilievo, dall’Espressionismo astratto, alla Pop Art, passando per il Minimalismo e il Fotorealismo fino all’arte concettuale.

La schiera di artisti presenti vale da sola una visita al Palazzo delle Esposizioni: Jackson Pollock, Willem de Kooning, Mark Rothko, Arshile Gorky, Alexander Calder, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg, Andy Warhol, Richard Serra, Kenneth Noland, Chuck Close, solo per citarne alcuni.

Esposti in mostra capolavori come la “Costellazione” di Calder, la spettacolare opera “Barge” (Chiatta) di Rauschenberg, ben sei lavori di Pollock tra cui “Untitled”, “Orange disaster” di Warhol e “Grrrrrrrrrrr”, il famoso cane ringhiante di Lichtenstein.

L’esposizione si snoda nelle sette sale del Palazzo secondo una sequenza cronologica e tematica che prende in considerazione anche la pittura fotorealista con artisti come Bechtle, Blackwell e Estes, presentando nell’insieme opere variegate: dipinti, sculture, fotografie ed installazioni.

Una retrospettiva di rilievo dunque, che rivolge uno sguardo speciale sulla storia americana e l’arte made in USA, nonché sulla storia dei Guggenheim, grandissimi talent scout di tanti maestri dell’arte, tuttora alla ricerca di nuovi ambiziosi traguardi come testimonia il progetto di apertura di un nuovo museo negli Emirati Arabi.

di Aurora Portesio

Il Guggenheim. L’avanguardia americana 1945-1980
a cura di Lauren Hinkson e Matteo Lanfranconi
dal 7 febbraio al 6 maggio 2012
Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194, Roma
orari: martedì, mercoledì, giovedì e domenica ore 10-20; venerdì e sabato ore 10-22,30

A Genova le xilografie di Marangoni

Posted by Aurora Portesio On marzo - 26 - 2012 Commenti disabilitati

Genova, nella ricorrenza del centenario dalla nascita di Tranquillo Marangoni (1912-1992), presenta la mostra “Tranquillo Marangoni. Arte sotto torchio. La carriera di uno xilografo del Novecento”, visitabile fino al 6 maggio.

Marangoni, di origini friulane ma genovese di adozione, è stato uno dei più importanti incisori del Novecento e l’esposizione curata da Matteo Fochessati, Gianni Franzone, Maria Flora Giubilei e Francesca Serrati presenta xilografie, matrici e cartoni, disegni preparatori, collage fotografici, volumi illustrati e biglietti augurali creati dall’incisore.

Un particolare della carriera di Marangoni è legato al fatto che nel corso della sua attività collaborò anche all’allestimento di grandi transatlantici tra cui la Michelangelo, nonché alla realizzazione di vari edifici pubblici e privati.

L’esposizione, organizzata nei siti espositivi dei Musei di Nervi, alle Raccolte Frugone e alla galleria Wolfsoniana, mette in risalto l’abilità di Marangoni che, grazie al linguaggio xilografico, è stato in grado di coniugare toni espressionisti e forme neocubiste.

di Aurora Portesio

Tranquillo Marangoni. Arte sotto torchio. La carriera di uno xilografo del Novecento
a cura di Matteo Fochessati, Gianni Franzone, Maria Flora Giubilei e Francesca Serrati
dal 21 gennaio al 6 maggio 2012
Musei di Nervi, alle Raccolte Frugone e alla Wolfsoniana – Genova
orari: Raccolte Frugone: da martedì a venerdì ore 9-19, sabato e domenica ore 10-19; Wolfsoniana: da martedì a domenica ore 10-18

Tiziano e la nascita del paesaggio moderno

Posted by Redazione On marzo - 23 - 2012 Commenti disabilitati

Ad accogliere il pubblico della mostra milanese Tiziano e la nascita del paesaggio moderno inaugurata il 16 febbraio a Palazzo Reale è una lettera autografa di Tiziano Vecellio, datata 1552.

Nel documento, indirizzato dal pittore di Pieve di Cadore al futuro re di Spagna Filippo d’Asburgo, viene utilizzata per la prima volta la parola “paesaggio”, definendo da questo momento in poi quell’insieme di spazi naturali e antropizzati che in precedenza era chiamato “paese”, per cui i dipinti che lo contenevano (spesso solo a livello di sfondo) erano definiti “quadri di paesi”.

Al centro della mostra quindi il paesaggio d’età moderna, sempre più preso in considerazione a partire dall’ultimo quarto del Quattrocento, con i precoci ed elevatissimi casi dei due maestri di Tiziano: Bellini e Giorgione. Da un lato proprio Giovanni Bellini con la sua tavola della Crocifissione con cimitero ebraico (1475-80) è tra i primissimi a raffigurare armoniosamente l’abitato e la campagna in una sorta di sensazione panica tra mulini ad acqua, orti, mura, coltivazioni e resa dell’ora e delle stagioni in tutta la loro verità; dall’altro Giorgione nella celebre Prova del fuoco di Mosè degli Uffizi (1496) bandisce l’intervento umano per mezzo dell’agricoltura per lasciare un’ariosa campagna veneta come fosse cresciuta spontaneamente, priva di campi coltivati.

La cinquantina di dipinti presenti con più o meno ampie parti di paesaggio permette un interessante confronto sul tipo di terreno rappresentato tra XV e XVI secolo, un terreno che i veneti, forse per la loro vicinanza all’acqua da cui deriva una particolare sensibilità cromatica, tendono a rendere vero humus. La terra è rappresentata come fonte di vita floreale ai piedi della Santa Caterina d’Alessandria (1495-97) di Marco Basaiti, risulta scura e ombrosa nella Musica nel paesaggio  (1517) di Giovanni Cariani, mentre è dipinta come piccola proda erbosa nella Madonna con Bambino tra i santi Caterina e Domenico e il donatore (1513) di Tiziano.

Il paesaggio rimanda inoltre al perenne rapporto – scontro tra uomo e natura da cogliere nei villaggi di foggia nordica arroccati sullo sfondo della Madonna con Bambino e i santi Costantino, Elena e Giovannino (1516-20) di Bonifacio Veronese, così come nel David e Gionata (1505-10) di Cima da Conegliano dove l’armoniosa e ordinata vita cittadina si alterna all’asprezza di un castello difensivo e lo spazio non è più sfondo di secondaria importanza, ma viene promosso pienamente ad ambiente.

Nella seconda sala i brani paesaggistici rinascimentali diventano poi suggestive ambientazioni di episodi mitologici e allegorici, sulla scia della fortunatissima circolazione del manoscritto Arcadia di Jacopo Sannazzaro degli anni ’80 del Quattrocento, la cui pubblicazione cinquecentesca a Venezia estenderà il tema bucolico di virgiliana memoria. Il protagonista compie un viaggio iniziatico in Arcadia (luogo vicino e allo stesso tempo lontano da Napoli), immerso in una vita paradisiaca tra i pastori legata all’alternarsi delle stagioni e delle vicende amorose; Arcadia è così il libro simbolo della ricerca di un rifugio, di un’innocenza perduta e del mito come bellezza poetica, con la conseguente rivalutazione di soggetti pastorali e temi classici sovente tratti dai libri delle Metamorfosi ovidiane. È il caso dell’anonimo Apollo e Dafne (1520) della Pinacoteca Manfrediana di Venezia, in cui una lontana era mitica è fatta di selvatici luoghi esterni e più ordinati borghi abitati stagliati su un tramonto armoniosamente aranciato legato al tema matrimoniale (occasione della realizzazione dell’opera).

Altri mitici episodi sono rievocati nell’Allegoria della vittoria della civiltà umana sugli istinti, attribuita alla cerchia di Giorgione (1510) dove la musica si fonde nel paesaggio arcadico animato da Apollo incoronato d’alloro e il satiro Marsia intento al flauto, e nel Paride abbandonato sul Monte Ida (1505) di un seguace di Sebastiano del Piombo, la cui brutale vicenda è sopraffatta da un’alta carica di liricità.

Tra le tele della terza sala, il curatore della mostra Mauro Lucco ha scelto la Ninfa al bagno (1515-18) di Palma il Vecchio come emblema della consustanziazione tra figura e orizzonte. “Era ormai maturo il tempo – ha dichiarato in occasione dell’inaugurazione – perché il paesaggio lasciasse la realtà per entrare nella fantasia”. Una Venere non pretesto, dunque, ma abbracciata dal paesaggio grazie alla lezione arcadica ben interiorizzata da parte della pittura veneta, dando ampi spunti per successive figure femminile nude distese in primo piano, tra tutte la Flora con Genova sullo sfondo di Jan Massys (post 1552) conservata a Stoccarda e purtroppo prudentemente non prestabile per motivi di conservazione della tavola.

L’ambiente agreste è anche felice collocazione della lunga tavola orizzontale con Nascita di Adone di Tiziano che suggerisce una straordinaria estensione dell’orizzonte visivo valida anche per le altre tre opere tizianesche esposte: il Tobiolo e l’angelo (1512-14) dalle scure ali spiegate contro il cromatismo tizianesco, l’Orfeo e Euridice (1510-15) dai coerenti colori terrosi delle zolle ben costruite e l’Adorazione dei Magi (1510-11) alla cui base sono posti tronchi d’albero ed erbe selvatiche in ricordo del V canto dell’Arcadia di Sannazzaro.

Fondamentale tipologia di paesaggio in alcune tele esposte è il giardino, immagine armoniosa dell’Eden e spazio perfetto che l’uomo ricrea ordinando la natura di per sé incolta e selvatica. Splendidi esempi del secondo Cinquecento sono in tal senso il Noli me tangere (1552-53) dell’olandese Lambert Sustris che qui inserisce lussureggianti passeggiate all’ombra di strutture di verzura e frutta, fontane e statue in una lunga prospettiva tutta esterna; Sustris è anche autore della decorazione ad affresco della villa dei Vescovi a Lusignano di Torreglia, su modello delle ville di delizie dell’antichità classica riservate agli otia studiosi, ai trattenimenti e alle feste in giardino; sono questi temi comuni al fiammingo Lodewijk Toeput detto Ludovico Pozzoserrato la cui puntuale rappresentazione pittorica del Concerto in giardino (1595-1600) manifesta la civiltà delle ville venete con abiti, acconciature, gioielli, strumenti musicali tanto cari al Pozzoserrato da essere inseriti identici in più tele (elementi certamente riconoscibili si trovano nell’inedito Banchetto in un giardino in collezione privata, esposto a Palazzo Bianco a Genova in occasione dell’Euroflora 2011).

Dopo la Susanna e i vecchioni (1517) di Lorenzo Lotto e tele di Jacopo Bassano, Paolo Fiammingo e Giovanni Cariani, ultimo capolavoro lasciato a conclusione del percorso espositivo è il biondo Narciso (1550-60) di Tintoretto intento a specchiarsi nell’acqua, dove l’artificiale paesaggio acquisisce uno scopo decorativo, superando la primitiva concezione di sfondo che via via sia era scoperto ambiente, sussidio alle scene e poi soggetto pittorico.

Questo e altro alla mostra milanese aperta fino al 2 maggio prossimo, corredata dal catalogo GAmm Giunti e posta sotto il patrocinio del Fondo Ambiente Italiano.

Sara Garaventa

Il “viaggio” nell’arte di Gauguin, Van Gogh e altri grandi maestri

Posted by Aurora Portesio On marzo - 21 - 2012 Commenti disabilitati

Il “viaggio” è l’affascinante tematica al centro di un’importante mostra allestita al Palazzo Ducale di Genova. Viaggio inteso non solo come mero spostamento fisico da un luogo all’altro, ma anche come analisi di un percorso dentro se stessi. E infine viaggio nel mondo della grande arte.

Van Gogh e il viaggio di Gauguin” attende i visitatori fino al 15 aprile per offrire la contemplazione di oltre 80 capolavori della pittura europea ed americana del XIX e XX secolo, selezionati dal curatore Marco Goldin, noto storico dell’arte.

L’eccezionalità dell’evento è dovuta sia alla presenza di molte opere di Van Gogh (quaranta i lavori presenti del maestro olandese tra dipinti e disegni), sia all’esposizione per la prima volta in Italia di uno dei capolavori assoluti dell’intera storia dell’arte.

Parliamo del maestoso (4 metri di lunghezza per 1,5 di altezza) “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” di Paul Gauguin, vera icona della mostra, la cui storia merita davvero di essere raccontata a chi ancora non la conosce.

Nell’aprile 1897 il celebre maestro francese, mentre versava in precarie condizioni di salute nella sua amata Tahiti, apprese della morte della giovane figlia avvenuta a Copenaghen. Distrutto dal dolore, arrivò anche a meditare il suicidio, decidendo peraltro di dipingere un ultimo grande quadro a testimonianza del proprio viaggio nel mondo, volendo lasciare ai posteri una sorta di  testamento della propria esperienza artistica. Nacque così questa opera d’arte epocale.

Il prezioso dipinto è custodito dal Museum of fine Arts di Boston che ha autorizzato solo quattro prestiti in un intero secolo. Questo particolare da solo contribuisce a dare rilievo all’evento del sito espositivo genovese che presenta lavori provenienti dai musei di tutto il mondo e che vede tra l’altro per la prima volta coinvolto il gruppo Unicredit in qualità di main sponsor al fianco di Euromobil.

La presenza massiccia di Van Gogh è poi l’altra ciliegia sulla torta, capace da sola di attrarre un grande pubblico. Del grande pittore possiamo ammirare due opere dipinte nel 1888 come il “Seminatore” e, collocato nella cappella dogale, il celeberrimo “Autoritratto con cavalletto”, sintesi estrema della tensione irrisolta tra il viaggio che conduce ed il viaggio apparentemente senza ritorno.

Poi ancora il quadro che raffigura il campo di grano, realizzato dal maestro solo tre settimane prima della sua morte ed esposto per la prima volta dopo oltre quarant’anni. Il contributo di Van Gogh prosegue con il famoso dipinto “Scarpe” nonché con la presentazione di alcune lettere originali scritte al fratello Theo, epistolario direttamente collegato ai quadri esposti a Palazzo Ducale.

L’evento è arricchito dalla testimonianza artistica della pittura americana ed europea sul tema del viaggio con opere di importanti firme, da Hopper a Turner, da Morandi a Monet, ovvero di tanti protagonisti della scena artistica degli ultimi due secoli.

I dipinti di Church e Bierstadt in particolare, esprimono il viaggio in territori sconosciuti, mentre Mark Rothko ci conduce in uno dei viaggi nell’interiorità più profondi. Di Diebenkom è invece possibile ammirare le mareggiate sul Pacifico, per finire con il viaggio mentale di Kandinsky, in grado di generare sogni e incanti, tremori e memorie.

Tra le mostre di rilievo del 2011/2012, questa di Palazzo Ducale a Genova merita di essere annoverata tra le “imperdibili” per la tematica coinvolgente affrontata e la presenza di tanti capolavori mai esposti nel Bel Paese, che non è esagerato definire vere e proprie rarità a livello mondiale. L’evento è ricco di significato anche perché l’inaugurazione, tra non poche difficoltà, è avvenuta pochi giorni dopo l’alluvione che ha messo in ginocchio la capitale ligure ed in questo senso è anche un inno alla ripresa della vita.

di Aurora Portesio

Van Gogh e il viaggio di Gauguin  
a cura di Marco Goldin 
dal 12 novembre 2011 al 15 aprile 2012  
Palazzo Ducale, Piazza Matteotti 9, Genova  
orari: da lunedì a venerdì ore 9-19; sabato e domenica ore 9-20

Il talento artistico di Fausto Melotti

Posted by Aurora Portesio On marzo - 18 - 2012 Commenti disabilitati

Gli appassionati d’arte possono godere fino al 9 aprile della visione di preziose opere di Fausto Melotti, esposte a Napoli al terzo piano del Museo MADRE.

Si tratta di una rassegna antologica di quell’artista che è da tutti riconosciuto tra le figure fondamentali della scultura moderna, insieme ad autori del calibro di Calder, Giacometti, Bourgeois e Fontana.

Melotti (Rovereto 1901- Milano 1986) è stato uno scultore e ceramista dotato di sensibilità musicale, poetica e di particolare abilità letteraria: insomma un completo talento artistico. Fu grande amico di Morandi e ricevette una stima incondizionata da parte di Italo Calvino.

La mostra, curata da Germano Celant e organizzata in collaborazione con l’Archivio Fausto Melotti, presenta oltre 200 opere tra sculture rarefatte e sottili ed altri lavori per i quali sono stati usati vari materiali come la terracotta, il gesso, l’inox, il ferro e la maiolica.

Da ammirare in particolare le figure femminili create da Melotti, dai visi sottili e slanciate, e i suoi famosi “Teatrini”. Tra le opere presenti “Scultura n. 11” (1934), “Senza titolo” (1950), “Teatrino” (1950), “Le torri della città invisibile” (1976) e “La Sposa di Arlecchino” del 1979.

L’importanza della manifestazione sta nell’essere riusciti a mettere insieme una cospicua parte della produzione dell’artista, forse la più difficile da reperire ed esporre, in quanto proveniente dalle collezioni frazionate di tanti collezionisti privati.

di Aurora Portesio

Fausto Melotti
a cura di Germano Celant
dal 16 dicembre 2011 al 9 aprile 2012
MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli, Via Luigi Settembrini 79, Napoli
orari: da lunedì a sabato ore 10,30-19,30; domenica ore 10,30-23,00; martedì chiuso

I Piccoli Grandi Musei fiorentini aprono le stanze dei tesori

Posted by Aurora Portesio On marzo - 9 - 2012 Commenti disabilitati

Per gli amanti dell’arte che possono permettersi una trasferta di qualche giorno a Firenze ecco un’occasione davvero irripetibile per visitare non tanto i musei maggiori, meta consueta dei circuiti della città (come Palazzo Pitti, gli Uffizi, la Galleria dell’Accademia e il Museo del Bargello), bensì quelli cosiddetti “minori” che poi tali sono solo in termini dimensionali.

Il progetto Piccoli Grandi Musei dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, giunto alla settima edizione, affronta infatti fino al 15 aprile il tema del collezionismo che fiorì nella capitale toscana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento intendendo dare la dovuta “visibilità” ai bellissimi musei più piccoli presenti a Firenze e provincia.

L’evento è concepito con una mostra riassuntiva a Palazzo Medici Riccardi, curata da Lucia Mannini, che funge da introduzione a tutte le altre visite ai vari musei che lo spettatore può effettuare usufruendo di un unico speciale pass.

Le stanze dei tesori. Meraviglie dei collezionisti nel musei di Firenze” racconta una stagione esaltante in cui grandi mercanti e collezionisti d’arte operarono proprio a Firenze contribuendo a realizzare e a tramandarci musei ricchi di arte come il Museo Stefano Bardini, il Museo Horne, il Museo Stibbert, la Fondazione Salvatore Romano, il Museo di Palazzo Davanzati, il Museo Casa Rodolfo Siviero ed il Museo Bandini di Fiesole.

Questi musei nascono infatti dalla passione per il collezionismo di alcuni antiquari lungimiranti che, per abilità mercantile e vera passione per l’arte, acquisirono parte dei capolavori ceduti dai nobili casati decaduti e dal clero per farne oggetto di commercializzazione anche con l’estero.

Tra questi personaggi figura il “principe degli antiquari”, Stefano Bardini, che fu anche patriota garibaldino. Oltre a lui Elia Volpi, Salvatore Romano, Charles Loeser, gli Acton, Frederick Stibbert, John Temple Leader e Herbert Percy Horne.

Accomuna questi antiquari, oltre all’acume commerciale, anche l’amore per Firenze. Non si spiegherebbe altrimenti come ognuno di loro finì con il lasciare alla città i propri depositi di opere d’arte, dando vita a tanti Piccoli Grandi Musei ricchi di eccezionali capolavori.

Tutti questi preziosi lasciti, dai marmi di Donatello e Della Robbia alle tavole medievali, dalle armature e dagli arazzi alle terrecotte di De Chirico, per finire con le tele di grandi pittori come Fattori ed altri macchiaioli, sono conservati presso i  singoli siti museali.

Il Museo Stefano Bardini per l’occasione ha riaperto il celebre Salone dei Dipinti dove splende il “Crocifisso” di Bernardo Doddi (1340) fresco di restauro e il “San Michele Arcangelo” di Antonio del Pollaiolo, opera assunta ad icona dell’intera manifestazione.

Al Museo Horne sono conservati una trentina di preziosi disegni di maestri come Dürer, Raffaello, Bernini, Pietro da Cortona, Constable e Parmigianino. La maiolica italiana di Ginori e Cantagalli è invece protagonista al Museo Stibbert, insieme a preziose armature e mobili neogotici; mentre il Museo di Palazzo Davanzati presenta le foto degli arredi storici collezionati da Elia Volpi e poi dallo stesso in gran parte venduti nel corso di un’asta a New York. Il Museo Bandini di Fiesole presenta infine i famosi “fondi oro” di gran valore, tra cui una bellissima “Madonna” di Agnolo Gaddi, seguace di Giotto.

Si tratta insomma di una manifestazione assolutamente stimolante per accedere, attraverso l’ausilio di visite ed itinerari guidati, alle singole aree museali, scoprendo i tesori di quei siti che testimoniano il fiorire degli anni ruggenti dell’antiquariato e del collezionismo fiorentino.

di Aurora Portesio 

Le stanze dei tesori. Meraviglie dei collezionisti nei musei di Firenze   
A cura di Lucia Mannini 
Dal 3 ottobre 2011 al 15 aprile 2012  
Varie sedi: Palazzo Medici Riccardi, Museo Stefano Bardini, Museo Horne, Museo Stibbert, Fondazione Salvatore Romano, Museo Bandini, Museo di Palazzo Davanzati, Museo Casa Rodolfo Siviero
Per gli orari e gli indirizzi dei vari musei inseriti nel percorso si consiglia di contattare il servizio prenotazioni (Tel 055-2340742)

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