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Archive for the ‘Arte’ Category

Le terracotte di Tiazzi in mostra nella sua città

Posted by Aurora Portesio On febbraio - 21 - 2012 ADD COMMENTS

Il Comune di Cento, che diede i natali allo scultore Cesare Tiazzi, dedica all’artista la mostra “Il fascino della terracotta. Cesare Tiazzi 1743-1809, uno scultore tra Cento e Bologna“.

L’evento, allestito presso la Pinacoteca Civica “Il Guercino” e curato da Giuseppe Adani, Fausto Gozzi, Cristina Grimaldi Fava e Antonella Mampieri, sarà fruibile fino all’11 marzo.

L’obbiettivo è chiaro: riscoprire e valorizzare l’opera di Tiazzi e focalizzare l’attenzione sulla vasta operatività degli scultori in terracotta che lavoravano tra Cento e Bologna dal Settecento al primo Ottocento.

In esposizione, insieme ad altre opere restaurate per l’occasione, è presente un “Memento mori” nonché il lavoro più noto di Cesare Tiazzi, ovvero il gruppo in terracotta policroma “La Pietà con San Francesco d’Assisi” del 1778.

Le opere del maestro di Cento vengono poste a raffronto con tanti lavori in terracotta a cui di sicuro egli si ispirò, opera dei maggiori scultori bolognesi del periodo, come Giuseppe Maria Mazza, Andrea Ferrari, Angelo Gabriello Piò, Filippo Scandellari, Ubaldo Gandolfi, Giacomo de Maria, Giovanni Putti e la Vasini, una delle poche donne scultrici dell’epoca.

Il percorso espositivo è articolato in diverse sezioni dedicate ai soggetti classici della devozione popolare: il Presepe, la Passione, la Madonna col Bambino e i Santi, ma  presenta anche sculture legate a temi profani.

La visione della mostra regala una certezza: la scultura emiliana meritava davvero una rinnovata attenzione!

di Aurora Portesio

Il fascino della terracotta. Cesare Tiazzi 1743-1809, uno scultore tra Cento e Bologna
a cura di Giuseppe Adani, Fausto Gozzi, Cristina Grimaldi Fava e Antonella Mampieri
dal 27 novembre2011 all’11 marzo 2012
Pinacoteca Civica “Il Guercino”, Via Matteotti 16, Cento (FE)
orari: da martedì a domenica ore 9,30-12,30 e 14,30-18,30

La collezione Würth protagonista a Capena

Posted by Aurora Portesio On febbraio - 14 - 2012 ADD COMMENTS

L’industriale tedesco Reinhold Würth non è noto solo per la vasta gamma di bulloni ed accessori per il fissaggio professionale da lui prodotti, ma è anche un importante collezionista d’arte che possiede qualcosa come 14000 opere.

Fino all’8 settembre, presso l’area Würth di Capena, il pubblico potrà visitare l’esposizione “Christo e Jeanne-Claude” che tanto successo ha già riscosso a Palazzo Reale di Palermo.

Esposto nell’occasione un nucleo monografico di circa 100 opere (disegni e collage) appartenenti al mecenate tedesco e firmate da due artisti importanti come Christo e la sua compagna Jeanne-Claude, recentemente scomparsa, insieme alla quale ha dato vita ad un rilevante e romantico sodalizio culturale.

I due artisti sono universalmente conosciuti tra i maggiori rappresentanti della Land Art, esperienza artistica nata negli Stati Uniti intorno alla metà degli anni Sessanta, basata sulla realizzazione di opere che prevedono interventi d’artista sul paesaggio.

A Capena viene proposto un excursus inedito attraverso le tappe più significative della produzione creativa dei due maestri che hanno “impacchettato” nelle loro opere grandi edifici e paesaggi in tutto il mondo.

Da segnalare per il pubblico, tra le altre, la presenza dell’opera di Christo “The Gates, Project for Central Park, New York City”, un disegno in due parti realizzato con matita, carboncino, pastello, vernice a smalto, una mappa geografica ed un  campione di stoffa.

di Aurora Portesio

Cristo e Jeanne-Claude
dal 23 gennaio all’8 settembre
Art Forum Würth Capena, Viale della Buona Fortuna 2, Capena (Roma)
orari: da lunedì a sabato ore 10,00-17,00

I Borghese e l’Antico

Posted by Aurora Portesio On febbraio - 12 - 2012 ADD COMMENTS

Galleria Borghese a Roma dedica, fino al 9 aprile, una mostra ai più importanti capolavori dell’arte antica appartenuti alla famosa Collezione Borghese.

I capolavori sono conservati da oltre due secoli al Museo del Louvre di Parigi che ha acconsentito all’eccezionale prestito nell’ambito delle celebrazioni per la ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Nel complesso il pubblico può ammirare dal vivo 60 opere di assoluto valore e fama rientrate per l’occasione in Italia, tra cui il Vaso Borghese con scene dionisiache del 30 a.C., il Sileno con Bacco fanciullo, le Tre Grazie e l’Ermafrodito del Bernini.

Da notare che molte delle preziose sculture risultano ricollocate nelle stesse sale che un tempo ne celebravano l’importanza e la bellezza, nella ricerca di un ideale connubio tra scultura e opere pittoriche.

Di sicuro interesse la visita che consente una visione irripetibile dell’antico splendore del sito romano a suo tempo definito “teatro dell’universo che desiderare et haver in questa vita si possa”.

L’unico vero rammarico è quello di sapere a priori che i tanti tesori esposti dovranno tornare all’estero al termine dell’esposizione; del resto furono venduti da Camillo Borghese alla Francia per volere di Napoleone.

di Aurora Portesio

I Borghese e l’Antico
a cura di Anna Coliva, Marina Minozzi, Jean Luc Martinez e Marie Lou Fabrega Dubert
dal 7 dicembre 2011 al 9 aprile 2012
Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese 5, Roma
orari: da martedì a domenica ore 9-19

In Germania la radice dell’Espressionismo

Posted by Aurora Portesio On febbraio - 10 - 2012 ADD COMMENTS

Il Brücke Museum fino al 4 marzo è parzialmente in trasferta nella prestigiosa sede di Villa Manin a Passariano di Codroipo che fu la residenza dell’ultimo Doge di Venezia. La località in provincia di Udine ospita infatti la mostra “Espressionismo” presentando oltre 100 preziose opere, tra dipinti e carte, tutte provenienti dal museo berlinese.

L’evento, che costituisce la terza tappa del progetto “Geografie d’Europa”, è curato da Magdalena Moeller e Marco Goldin e affronta per la prima volta in Italia la nascita e lo sviluppo del movimento artistico denominato “Die Brücke” che rappresenta letteralmente “il ponte” tra il Medioevo e Cranach, divenendo la pietra miliare della nascita dell’Espressionismo.

Il movimento nacque a Dresda nel 1905 e si sviluppò fino al 1913 soprattutto a Berlino, fornendo il più importante apporto di area tedesca alla modernità. Lo scopo perseguito dall’innovativa corrente artistica tedesca, che fu fondata da quattro studenti di architettura (Fritz Bleyl, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff), era quello di inserire nell’opera d’arte gli oggetti percepiti in modo diretto non facendo ricorso a falsificazioni e prescindendo da qualunque convenzione accademica.

La creazione delle opere era poi lasciata alla libera iniziativa ed interpretazione dei singoli artisti, comunque votati a dare spazio alle idee innovative nella pratica dell’esistenza quotidiana. Ai quattro studenti fondatori si unirono successivamente anche Emil Nolde, Hermann Max Pechstein e Otto Mueller.

In mostra figurano le opere di tutti questi artisti precursori dell’Espressionismo con lavori accomunati dalla ricerca della semplificazione formale e dall’uso di colori accesi dai contorni marcati.

L’esponente di punta del movimento fu Kirchner, pittore attratto dall’arte africana e noto per i suoi paesaggi, i ritratti e le rappresentazioni di contesti urbani come i ponti e le strade. Heckel invece, conosciuto per i suoi luminosi paesaggi, subì particolarmente l’influenza di un altro movimento tedesco, Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro) che contribuì anch’esso alla fase iniziale dell’Espressionismo; quest’ultima corrente si era formata attorno alle figure di Kandinskji e di Marc che intendevano dare risalto all’aspetto spirituale dell’arte.

Bleyl si specializzò nel disegno grafico mentre Pechstein fu attratto dall’arte primitiva. I dipinti di Nolde sono caratterizzati da un’intensa drammaticità, espressa nelle figure grottesche e caricaturali dei suoi personaggi. Mueller è ricordato per i suoi nudi femminili e le scene di vita zingaresca. Schmidt-Rottluff infine fu apprezzato ritrattista e paesaggista e si dedicò anche alla pratica litografica.

Questi straordinari artisti, precorrendo l’Espressionismo, dettero vita, ognuno con il proprio apporto creativo, ad opere assolutamente in grado di coinvolgere emotivamente anche il pubblico dei giorni nostri.

L’esposizione di Villa Manin riesce efficacemente a documentare cosa rappresentò il rivoluzionario Die Brücke, mentre lo spettatore italiano può completare il suo grado di conoscenza delle esperienze artistiche del periodo in cui fu in auge il movimento germanico, anche attraverso la consultazione di documenti appositamente tradotti dal tedesco.

Le opere esposte rivelano dunque l’evidente intento dei loro autori di collegarsi alla tradizione neoromantica tedesca rompendo definitivamente con le convenzioni imposte dal mondo accademico del Sette e Ottocento.

di Aurora Portesio

Espressionismo
a cura di Magdalena Moeller e Marco Goldin
dal 24 settembre 2011 al 4 marzo 2012
Villa Manin, Piazza Manin 10, Loc. Passariano, Codroipo (UD)
orari: da lunedì a venerdì ore 9-18; sabato e domenica ore 9-19

Gli “atéliers”, fonte di ispirazione di Paul Cézanne

Posted by Aurora Portesio On febbraio - 7 - 2012 Commenti disabilitati

Palazzo Reale a Milano ha allestito la prima mostra museale su Paul Cézanne con l’intento di ricostruire l’attività svolta dal celebre pittore francese in Provenza ed in particolare nella sua Aix, nonché negli atéliers da lui prediletti e dai quali trasse ispirazione per la realizzazione di tanti capolavori.

Cézanne. Les atéliers du Midi” sarà fruibile fino al 26 febbraio. Rudy Chiappini che ha curato l’evento, invita idealmente i visitatori per condurli nel mondo solitario di Cézanne e negli spazi che costituirono il suo habitat lavorativo.

Paul Cèzanne (Aix-en-Provence 1839-1906) nacque in una famiglia decisamente benestante. Il padre, un banchiere ed industriale che vantava anche antenati italiani (originari di Cesana Torinese), rappresentò un duro ostacolo per l’avvio della carriera artistica del figlio, inizialmente contrastata in quanto ad essa il genitore preferiva la concretezza degli studi in legge.

La tenacia e la passione per la pittura del giovane Paul gli consentirono di inserirsi comunque nel mondo dell’arte con un iniziale avvicinamento ad artisti come Pissarro, Monet e Renoir, per poi approdare ad uno stile personale che nel tempo lo rese grande ed unico e lo portò ad esercitare una forte influenza su movimenti come il Cubismo e il Surrealismo nonché a vantare moltissimi ammiratori tra cui Picasso e Modigliani.

Cèzanne, dotato di eccezionale intelligenza visiva e votato ad un costante approfondimento dei propri metodi di ricerca artistica, elaborò alcuni concetti chiave della propria arte ben riassumibili attraverso le sue stesse parole: “In natura tutto è modellato secondo tre modalità fondamentali: la sfera, il cono e il cilindro. Bisogna imparare a dipingere queste semplicissime figure, poi si potrà fare tutto ciò che si vuole” o ancora: “Il disegno e il colore non sono affatto distinti tra loro: via via che si dipinge e il colore raggiunge la sua armonia, il disegno si precisa. Ricchezza del colore e pienezza della forma sono complementari, sono anzi una cosa sola”.

Ma veniamo ai luoghi fisici, a quegli atéliers du Midi, in cui il maestro operò. Ecco l’atélier di Jas de Bouffan, la casa di campagna paterna che il giovane Paul riempì di decorazioni romantiche che successivamente trasferì su tela. Quindi l’atèlier di Lauves, una casa in collina circondata da una campagna bellissima, vera oasi di pace e musa ispiratrice del maestro insieme a tanti luoghi a lui cari come Gardanne, Bellevue, Estaque, Château Noir e Bibémus.

Proprio gli affreschi della casa paterna, ovvero il “Ciclo delle quattro stagioni”, rappresenta una delle novità dell’esposizione a Palazzo Reale. Le opere esposte del maestro del Post Impressionismo sono state realizzate in parte negli atéliers ed in parte “en plein air”.

È possibile ammirare nell’occasione circa quaranta opere che ripercorrono la carriera del maestro di Aix, dai paesaggi ai ritratti, alle sue celebri nature morte. A proposito di queste ultime, lo stesso Woody Allen in un suo film ebbe ad affermare che tra le cose più belle al mondo ci fossero…le pere e le mele di Cézanne.

Da citare, tra  i capolavori presenti in mostra, “Grande pino e terre rosse”, proveniente dall’Ermitage di San Pietroburgo, “Ritratto di Henry Gasquet”, “Tavolo da cucina” e “Natura morta con cesta”.

Con questo evento Palazzo Reale, supportato dal Musèe d’Orsay con prestiti eccezionali di opere, si conferma al vertice del sistema espositivo meneghino e fornisce un’opportunità rara per avvicinarsi all’opera di Cèzanne e per comprendere da dove il maestro trasse i simboli della propria ricerca artistica, in luoghi e contesti decisamente lontani dai riflettori della Ville Lumière.

di Aurora Portesio

Cézanne. Les Atéliers du Midi
a cura di Rudy Chiappini
dal 20 ottobre 2011 al 26 febbraio 2012
Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano
orari: lunedì ore 14,30-19,30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica ore 9,30-19,30; sabato ore 9,30-22,30

Arti e Made in Italy fattori di coesione nazionale

Posted by Aurora Portesio On febbraio - 3 - 2012 Commenti disabilitati

Anche la città di Bergamo non è voluta mancare all’appuntamento con i festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e lo ha fatto organizzando alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea la mostra “Il Belpaese dell’Arte. Etiche ed Estetiche della Nazione”.

L’evento, allestito da Giacinto di Pietrantonio e da Maria Cristina Rodeschini nella location dell’ex convento del XV secolo, contribuirà fino al 19 febbraio a riproporre l’immagine dell’Italia nel mondo osservata attraverso molteplici punti di vista.

Il Belpaese viene infatti presentato attraverso l’esposizione di 200 opere di grandi artisti italiani ed internazionali, ma anche attraverso simboli, oggetti e ricordi di fatti che hanno portato il nome dell’Italia in alto nel mondo.

Si tratta di una carrellata di espressioni visive che spazia dalla letteratura al Made in Italy, dall’arte al cinema e tocca anche lo sport, con l’esposizione di prestigiosi cimeli e trofei. Uno degli scopi della manifestazione è quello di condividere con lo spettatore la sensazione che la creazione artistica, in senso lato, abbia influenzato in modo determinante l’evolversi della vita sociale italiana proprio negli ultimi centocinquanta anni.

Tra le opere esposte, da citare per il loro significato intrinseco, i ritratti di circa 200 garibaldini originari del bergamasco che parteciparono alla spedizione dei Mille e le caricature dei parlamentari disegnate dal senatore Sebastiano Tecchio su carta intestata del Parlamento verso la fine dell’Ottocento.

L’iconografia dell’Italia viene raffigurata ad esempio con l’impiegato Fantozzi nella Fiat Cinquecento con la nuvoletta della pioggia di Gabriele Picco, oppure attraverso lavori come l’Arazzo di Alighiero Boetti o il mappamondo di Alice Guareschi. Tra le opere presenti anche “Viva il Re”, acrilico su tela di Emilio Isgrò e “Kit F 104”, acrilico su plastica e metallo di Antonio Riello.

L’arte, a differenza di ciò che è avvenuto in altri paesi, è stata l’elemento culturale che ha contribuito maggiormente all’Unità d’Italia. Nelle otto sezioni della mostra spiccano capolavori di assoluto rilievo che fanno luce su un arco temporale che va dal Risorgimento fino ai giorni nostri.

Tralasciamo volutamente, per mera mancanza di spazio, la singola descrizione dei lavori creati da artisti come Giorgio de Chirico, Maurizio Cattelan, Mimmo Jodice, Giuseppe De  Nittis, Canaletto, Francesco Guardi, Renato Guttuso, Gino De Dominicis, Mimmo Paladino o Giacomo Manzù, limitandoci alla considerazione che dette opere da sole meriterebbero una visita all’esposizione bergamasca.

Tra le “altre arti” lo spettatore può prendere visione dei miti del Made in Italy oppure degli scritti di Rita Levi Montalcini grazie ai quali le fu assegnato il premio Nobel. Può altresì ammirare ex voto o mirabili opere fotografiche, nonché, come accennato, emblemi delle grandi conquiste sportive, elemento spesso catalizzatore in termini di coesione nazionale.

Grazie al contributo di questa esposizione alla GAMeC quindi si rafforza la convinzione, specie in un periodo come quello attuale contraddistinto da incertezze economiche e politiche, che l’Arte possa ancora contribuire concretamente a smussare le divisioni, ponendo per contro l’accento sulle questioni fondamentali della società

di Aurora Portesio

Il Belpaese dell’Arte. Etiche ed Estetiche della Nazione
a cura di Giacinto di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini
dal 28 settembre 2011 al 19 febbraio 2012
GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Via San Tomaso 53, Bergamo
orari: da martedì a domenica ore 10-19; giovedì ore 10-22

In mostra la Roma cinquecentesca di Michelangelo e Raffaello

Posted by Aurora Portesio On gennaio - 31 - 2012 Commenti disabilitati

La fase storica che va dall’alto Rinascimento della Roma dei papi Giulio II della Rovere e Leone X fino al 1564, anno in cui morì Michelangelo, fu un’epoca d’oro per l’Urbe, sia sotto l’aspetto urbanistico ed architettonico che sotto il profilo della creatività artistica.

Nasce proprio con l’intento di indagare i risultati che produsse questo periodo aureo l’evento “Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello”, curato da Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli, con il contributo scientifico di un comitato composto tra gli altri anche da Alessandro Zuccari e Antonio Paolucci.

La manifestazione, allestita a Roma a Palazzo Sciarra e visitabile fino al 12 febbraio, è in parte di natura espositiva – con la presenza di oltre 170 opere d’arte (sculture, tele, disegni, incisioni, medaglie e ceramiche provenienti da prestigiosi contesti museali) – ed in parte propriamente didattica, con itinerari organizzati anche al di fuori della mostra, che prevedono visite a significativi capolavori architettonici cinquecenteschi come Santa Maria della Pace, San Pietro in Montorio, la Villa Farnesina e la Sala dei Cento Giorni di Palazzo della Cancelleria.

Uno sguardo a 360 gradi, impreziosito in Via Minghetti da autentici capolavori firmati da artisti eccelsi come Michelangelo e Raffaello, esposti insieme a lavori di altri importanti maestri coevi. Le sette sezioni della mostra presentano mirabili dipinti di Raffello come l’ “Autoritratto”, olio su tela del 1509 ed il “Ritratto del cardinal Alessandro Farnese”, nonché l’ “Apollo-Davide”, opera marmorea del 1530 realizzata da Michelangelo.

Non meno interessanti sono poi altri dipinti come la “Madonna con Bambino” di Giulio Romano, il “Ritratto di Lutero e della moglie Caterina Bora” di Lucas Cranach il Vecchio, oltre ad opere di Perin del Vaga, Francesco Salviati, Guglielmo della Porta, Marcello Venusti e degli Zuccari. Preziosa anche la serie di ceramiche tra cui il “Piatto con Scena di trionfo”, terracotta smaltata attribuita alla bottega di Orazio Fontana.

Significativi per il particolare risvolto storico sotteso i due ritratti di Papa Clemente VII firmati da Sebastiano del Piombo. Dal primo, datato 1526, emerge la figura di un pontefice forte e vigoroso, mentre dal secondo, realizzato dopo il Sacco subito dall’Urbe l’anno successivo ad opera dei lanzichenecchi, Clemente VII appare con una barba grigia e particolarmente invecchiato, evidentemente turbato dalla nefasta vicenda.

Una menzione a parte merita la tela “La Pietà di Vittoria Colonna”, fresca del restauro curato per l’occasione dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma ed esposta al pubblico per la prima volta. Secondo alcuni critici, l’opera, di evidente stile michelangiolesco, sarebbe addirittura attribuibile al Buonarroti.

Tra le altre rarità, sono esposti anche i progetti per la costruzione di San Giovanni dei Fiorentini a firma di Baldassarre Peruzzi, Giacomo Barozzi detto il Vignola e Sansovino, nonché le mattonelle pavimentali delle Logge Vaticane disegnate da Raffaello e realizzate da Luca della Robbia, per finire con una inedita ricostruzione tridimensionale della Cappella Sistina e della Loggia di Amore e Psiche affrescata da Raffaello e dalla sua scuola.

Un’esposizione da visitare dunque, non solo per l’importanza dei capolavori esposti a Palazzo Sciarra, ma anche per l’ambizioso obiettivo perseguito dai curatori di allestire una completa retrospettiva sulla vita politica, sociale e religiosa degli anni in cui, a cavallo del Concilio di Trento, la Città Eterna fu il centro assoluto della produzione artistica.

di Aurora Portesio

Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello
a cura di Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli
dal 25 ottobre 2011 al 12 febbraio 2012
Museo Fondazione Roma – Palazzo Sciarra, Via Marco Minghetti 22, Roma
orari: da martedì a domenica ore 10-20

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