Intervista a Daniela Giordano, ideatrice e direttore artistico del Festival Internazionale delle Culture dell’Africa Contemporanea a Roma
Ho avuto il piacere di contattare Daniela Giordano, attrice e autrice di teatro, cinema e televisione, e di venire a conoscenza del suo percorso artistico legato negli ultimi anni anche all’Africa, alla sua musica, ai suoi colori e ai suoi eclettici artisti. Con coraggio e tenacia, Daniela Giordano questa sera, in collaborazione con il Ministero della Cultura d’Egitto e con l’Associazione Casa della Nubia a Roma, proporrà alle 20 al Teatro Tenda Strisce in via Giorgio Perlasca a Roma, in occasione di Fest’Africa, lo spettacolo dal titolo “Il vento del Nubi” della Karizma Music Band, ospite d’onore della serata, Rico.
Daniela Giordano, puoi raccontarci la tua passione per la cultura africana, nello specifico egiziana?
“Dal 2002 sono ideatrice e direttore artistico di Festad’Africa, il Festival Internazionale delle Culture dell’Africa Contemporanea, giunta quest’anno alla decima edizione. Senza il gruppo di donne che mi sostiene e senza l’Associazione Casa della Nubia di Roma, non avrei mai potuto continuare il mio percorso. Ci occupiamo di trasmettere la gioia della cultura africana, ospitando gli artisti locali in Italia e presentando al pubblico la loro arte contemporanea”.
Un percorso, quello legato alla promozione e divulgazione culturale sicuramente difficile in questo momento storico in Italia.
“Diviene ancora più difficile se si parla di Africa. Combattere i pregiudizi non è semplice; rimarcare la propria identità di artista è divenuta quasi un’utopia e quando si parla di cultura africana a stento si pensa che possa esistere nel panorama culturale internazionale e produrre cose interessanti. L’Africa non è solo fame e disperazione; esiste una parte d’Africa che sta progettando il proprio futuro e che vuole affrancarsi dall’idea generica di povertà ed arretratezza. Questa sera, per la prima volta, si esibirà la compagnia di musica e danza Karizma Music Band, portavoce della cultura della minoranza nubiana a rischio di estinzione. (n.d.r. la Nubia è una regione comprendente l’Egitto Meridionale, “Bassa Nubia”, lungo le rive del Nilo e la parte Settentrionale del Sudan, “Alta Nubia”).
È una realtà, quella nubiana, ancora non molto conosciuta al grande pubblico. Qual è il vostro impegno in merito?
“Mi auguro si riesca a creare una coscienza comune e che le persone riescano ad incuriosirsi e conoscere fino in fondo culture differenti, ricche di tradizioni artistiche e propense all’integrazione. Ed è proprio attraverso l’arte a 360° che vogliamo lanciare importanti messaggi di uguaglianza e di reciprocità”.
La strada è sicuramente lunga ma percorribile. Leggo la sua biografia e noto un forte rapporto con l’Egitto e il Marocco.
“Proprio così; nel 2009 ho ottenuto due grandi riconoscimenti internazionali: sono stata nominata Presidente della Giuria Internazionale del XXI Festival Internazionale del Teatro del Cairo e sono membro della Giuria del XVII Damasco Film Festival. Nel 2010 poi sono stata invitata con il mio spettacolo Orpheus al Festival Internazionale di Teatro del Mediterraneo in Marocco, dove mi è stato consegnato dal Festival Nekor Méditerranéen de Thèâtre à Al- Hoceima, il Premio alla Carriera”.
Mi viene da pensare sempre più spesso che riconoscimenti e carriere per un attore o regista italiano arrivino con maggiore facilità dall’estero…
“La mia carriera in Italia è stata e lo è ancora piena di soddisfazioni, ma non nego la difficoltà e i molteplici ostacoli nel raggiungere alcuni obiettivi. Un grave problema su tutti, i tagli dei fondi destinati alla cultura. Brevemente, vorrei citare lo scandaloso caso del Teatro Valle di Roma. Insieme a centinaia di operatori culturali, attori, registi, sto portando avanti la battaglia contro la chiusura di un gioiello della città eterna del 1727! Abbiamo occupato il teatro perché siamo preoccupati del suo futuro, e se non ci garantiranno progettazione artistica e copertura finanziaria da lì non ce ne andremo! È ora di dire basta ai tagli, è arrivato il momento delle riforme che riguardano i diritti di noi lavoratori, il sistema culturale e quello della distribuzione dei fondi”.
Chissà cosa pensano gli altri Paesi di noi, della nostra situazione…
“Le domande sono tante. All’estero non si capacitano del fatto che la cultura in Italia (Paese rinomato soprattutto per le arti in genere) venga sacrificata e messa sempre in secondo piano. Noi del Festival Internazionale delle Culture dell’Africa Contemporanea pensiamo che i linguaggi artistici siano capaci di comunicare la determinazione dei popoli coinvolti. La forza che noi Italiani dovremmo assorbire da questi popoli, è proprio quella che ci permette di non essere più subalterni nel mondo culturale, ma di confrontarci con le istituzioni e con l’estero. I colori dell’Africa vi aspettano questa sera alle 20, al Teatro Tenda Strisce di Roma!”.
di Luisa Belardinelli









