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La Festa di San Valentino nel Veneto

By   /   22 Febbraio 2021  /   No Comments

Anche S. Valentino è passato, e a pensarci, la mia mente va ad una visione indimenticabile di venticinque anni fa quando, nel giorno di San Valentino, naso all’insù, scorgemmo piccoli aerei sorvolare la città di S.Monica (Los Angeles) “sputacchiando” fumi rosa a forma di cuore. Per noi, provinciali in viaggio di lavoro, immagini del genere erano del tutto nuove e le accogliemmo con un sorriso di compiacenza forzata: erano il simbolo dell’America appariscente ed opulenta! Per venire alla festa di S.Valentino, ricordiamo che l’attuale accezione ha preso piede a casa nostra dopo la seconda guerra mondiale – portata proprio dagli Americani – e in poco tempo ha scalzato il nostro San Valentino e la festività religiosa che da centinaia di anni si celebrava. Nella tradizione locale il Santo proteggeva dal “mal caduto”, era festeggiato cioè come il risanatore dall’epilessia. A Treviso il 14 febbraio, genitori e soprattutto nonni accompagnavano i bambini  alla chiesa di Sant’Agostino a ricevere la benedizione e a pregare S. Valentino per essere preservati dalla malattia. Sul sagrato della chiesa stessa, veniva allestita una “sagretta”, ai bambini veniva consegnata una piccola medaglia con la sacra effige protettrice e si potevano acquistare per loro un dolcetto, una “spighetta di liquirizia” o uno zucchero filato, come d’uso anche nelle grandi sagre di paese. Una tradizione italiana da non dimenticare per la semplicità dei nostri costumi e per il fatto che la fede, in tempi di povertà e di malattia, aiutava nel cammino della vita. Alle sagre di paese, con il loro frastuono e richiamo di folla, facevano da contraltare le piccole feste sui sagrati delle chiese dedicate ad alcuni santi del calendario. Le sagre erano motivo quasi unico di partecipazione comunitaria e di mantenimento delle tradizioni sia sacre che profane. La data della festa di S. Valentino, segna il passaggio dai rigori invernali ai primi segnali di primavera. Si diceva: “ a S. Valentin, metà pan e metà vin”, a significare che le scorte invernali erano oramai dimezzate.

Con l’emozione di questi ricordi ci chiediamo allora: è forse rimpianto ricordare le passate usanze locali o è una ricchezza di conoscenza che sarebbe comunque d’obbligo tramandare indipendentemente dalla globalizzazione?

Ed ora alcune notizie curiose su questa festa e sulla sua tradizione in Veneto tratte da I Santi in tavola” di  Celotto e Maculan, Tassotti- editore 1988.

“Quando i giorni dell’anno e del mese venivano designati non da una cifra, ma da un Santo, l’apertura della buona stagione coincideva con la festa di S.Valentino (14 febbraio). A S.Valentin, fiorisse el spin e la passera fa el nin” –  “ a S.Valentin, spunta l’erba par l’agnelin” – “a S.Valentin , lavora el to ortesin” – “ da S.Valentin, la spagna la fa el coresin” – “a S. Valentin, l’ovo in t’el cassetin”- “a S.Valentin, le lodole fa el nin”. Un seguito di proverbi, di detti che sono un inno alla vita che riprende dopo il torpore invernale. La stessa festa degli innamorati nasce da questa radice, non da fatti particolari riferiti alla vita di S. Valentino. Dagli uccelli agli uomini il passo è breve e S. Valentino è diventato la festa degli innamorati……. Premesso che nella gastronomia non si trovano specialità particolari per questo giorno, inseriamo un piatto che in Veneto si chiama “minestra maridà”- “minestra maritata”. Vuole essere un omaggio e un augurio per chi si vuole bene. “Minestra maridà”. Per quattro persone). Un litro di buon brodo di gallina e manzo, 110 grammi di riso per minestra, 100 grammi di tagliolini all’uovo, 50grammi di parmigiano reggiano, 100grammi di fegatelli di pollo, una fregola di cipolla. Rosolare in una noce di burro la cipolla tritata finemente. Aggiungere i fegatelli facendoli rosolare qualche istante. Bagnare il tutto con un bicchiere di vino bianco, lasciando evaporare. Versare sui fegatini il brodo e appena questo inizia a bollire, versare il riso e dopo circa 10 minuti aggiungere i tagliolini. A cottura ultimata servire col parmigiano……”.

Forse non è un piatto afrodisiaco ma è sicuramente molto nutriente e gustoso.

                                                         di Teresa Perissinotto Vendramel

Teresa Perissinotto Vendramel, esperta e appassionata ricercatrice di tradizione culinaria e di usanze del  territorio, da vari anni è  la Delegata dell’Accademia Italiana della Cucina per la Provincia di Treviso. (www.accademia1953.it)

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