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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE COME STRUMENTO DI DETERRENZA

By   /   18 Febbraio 2021  /   Commenti disabilitati su L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE COME STRUMENTO DI DETERRENZA

L’ambiente cibernetico, come ogni dominio umano, è un teatro sul quale si sta sviluppando un aspro confronto tra potenze. In quest’ottica lo strumento militare si è adattato, aggiungendo un quinto pilastro sul quale si fonda la strategia di difesa di ogni Paese, insieme a terra, mare, aria e spazio. Un attacco ai sistemi informatici, siano essi bancari, militari, del trasporto ferroviario o aereo, delle telecomunicazioni, della fornitura di gas o di elettricità, può infatti causare danni enormi a un Paese, mettendone in pericolo la stabilità economica, la libertà e lo stesso ordine sociale. Di conseguenza era inevitabile che il settore informatico finisse per rientrare nella sfera della Difesa, nel senso più ampio del termine.

Il cinema ha più volte affrontato la questione. Già nel 1983 il film “Giochi di guerra” aveva immaginato che un giovane genio dell’informatica fosse entrato per errore nel server che gestiva la difesa nucleare USA, rischiando di scatenare una guerra atomica. Oggi sappiamo che non si entra per “errore” nei siti superprotetti, ma sappiamo anche che non serve essere dei geni per riuscirci. Nel 2007, per esempio, un attacco informatico ha temporaneamente paralizzato l’Estonia, causando significativi problemi. Una volta identificati, gli hacker russi hanno dichiarato che era stata la loro risposta all’abbattimento estone della statua commemorativa dei soldati deceduti durante la Seconda Guerra mondiale. Non è mai stato possibile appurare se l’azione di protesta sia stata condotta in via privata o organizzata da livelli superiori.

Si tratta, tuttavia, di un ambiente nel quale è ancora abbastanza difficile determinare la reale provenienza di un attacco ed è quindi difficile, e delicato, organizzare una risposta efficace contro gli autori o il Paese responsabile. Ciò nonostante, praticamente tutti i Paesi stanno formando e arruolando specialisti del settore, sia per difendersi da azioni informatiche ostili sia per avere la possibilità di scatenare eventuali attacchi di ritorsione contro gli autori o siti avversari. Anche in ambito NATO la questione è arrivata all’attenzione degli alleati e si sta discutendo se un attacco informatico può essere paragonato a un’aggressione armata, facendo così scattare la clausola di solidarietà propria dell’Alleanza Atlantica.

Ma le azioni informatiche ostili non si limitano alla “semplice” interruzione temporanea o permanente dei servizi o all’eventuale cancellazione delle memorie (peraltro già precauzionalmente duplicate). Un’eventuale azione ostile si può anche concretizzare con interventi di propaganda, con attività di disinformazione e di disseminazione di fake news, con sabotaggi, ecc… La costruzione di siti che diffondono informazioni opportunamente preparate, per esempio, permette di far calare il “gradimento” interno di un Governo avversario, contribuendo a modificare/indirizzare le sue scelte politiche nazionali ed estere. Tutti ricordiamo come la Russia sia stata accusata di essere mandante delle presunte interferenze con le elezioni USA del 2016. Accuse peraltro mai provate.

Oltre all’intervento umano diretto esiste poi un’altra minaccia, percepita come meno letale, ma altrettanto pericolosa. Si tratta dell’inserimento di virus (anche ad attivazione ritardata) nei sistemi informatici avversari. Nel 2010 è stato scoperto, per esempio, il virus Stuxnet nei computers dei tecnici della centrale nucleare iraniana di Bushehr. Il virus aveva lo scopo di spiare e di riprogrammare il software della centrale. Inserito in altri sistemi e con opportune istruzioni, sarebbe stato in grado di modificare i software delle centrali idroelettriche, delle industrie, dei sistemi di controllo del traffico aereo. Nel maggio e nel giugno 2017, inoltre, due altri attacchi informatici hanno causato non pochi problemi. Il primo, con il virus Wannacry, ha colpito ben 150 Paesi e il secondo, con il virus Petya, ha trafitto numerose grosse imprese europee, anche dell’est (Rotnef, SNCF, LU, Merck, Auchan, Tchernobyl, ecc…). Lo scorso 16 febbraio, infine, un altro attacco informatico, con il virus Ryuk, ha causato il temporaneo blocco dell’attività di un ospedale francese a Villefranche-sur-Saone (Lione), costringendo le equipe mediche a rinviare operazioni chirurgiche e vari interventi sui pazienti.

È un problema che minaccia chiunque e qualunque settore ed è ormai consolidata l’opinione secondo cui il mondo dell’informatica sarà un’arena fondamentale per il confronto tra potenze tant’è che, nel 2017, Putin ha dichiarato che “…il leader nell’intelligenza artificiale dominerà il mondo…”. Tutto questo porta con sé un paradosso. Il livello di informatizzazione di un Paese, che è unanimemente considerato un punto di forza culturale e tecnologico, è al contempo un punto di debolezza, offrendo più possibilità di attacchi ostili da parte di avversari decisi. È, tuttavia, anche vero che un Paese tecnologicamente avanzato ha più possibilità di elaborare strategie, e tecnologie, difensive.

Al momento il panorama planetario vede USA, Cina e Russia in significativo vantaggio sull’Europa. Ma anche Israele, Iran, Corea del Sud e Giappone stanno sviluppando considerevoli capacità informatiche. Il mondo virtuale è ormai diventato un nuovo strumento di deterrenza tant’è che, nel 2015, USA e Cina hanno concluso un accordo per evitare il reciproco attacco informatico. L’ambiente informatico è, quindi, diventato un settore di importanza geopolitica fondamentale, che certamente coinvolge gli interessi diretti dei settori privati, ma che vede soprattutto gli Stati in prima linea nella difesa dei propri interessi nazionali. Una competizione che ci sta portando verso territori ancora tutti da comprendere.

di Renato Scarfi

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