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La caffetteria giapponese dove si torna nel passato appassiona di nuovo milioni di lettori

By   /   15 Febbraio 2021  /   Commenti disabilitati su La caffetteria giapponese dove si torna nel passato appassiona di nuovo milioni di lettori

Un piccolo paese del Giappone, una piccola, leggendaria caffetteria, l’aroma inconfondibile del caffè, l’irresistibile richiamo di poter fare un viaggio nel passato. C’è tutto questo e molto di più in “Basta un caffè per essere felici” (Garzanti), fortunato sequel di “Finché il caffè è caldo”, romanzo d’esordio di Toshikazu Kawaguchi, diventato un fenomeno internazionale che ha venduto oltre un milione di copie in Giappone e in Italia.

Chi ha amato il primo libro non potrà che apprezzare anche il suo seguito. Nelle narici penetra sempre il profumo del caffè e l’esperienza che si può provare davanti ad una tazzina è quella di rivivere un istante del passato nel quale si è presa una decisione poi apparsa, col senno del poi, sbagliata.

Le regole della caffetteria sono sempre le stesse: le uniche persone che si possono incontrare nel passato sono quelle entrate nella caffetteria; qualunque cosa si faccia quando si è nel passato, non si può cambiare il presente; c’è solo una sedia che permette di tornare nel passato; quando si torna nel passato bisogna restare su quella sedia e non ci si può muovere di lì; il tempo che si può trascorrere nel passato comincia quando il caffè viene versato nella tazza e dura finchè il caffè è caldo.

In pratica se non si ritorna dal passato prima che il caffè si raffreddi ci si trasforma in un fantasma. Tra le pagine incontriamo Gotaro che non è mai riuscito ad aprirsi con la ragazza che ha cresciuto come una figlia. Ma c’è anche Yukio che, per inseguire i suoi sogni, non è stato vicino alla madre quando ne aveva più bisogno. E Katsuki che, per paura di far soffrire la fidanzata, le ha taciuto una dolorosa verità. Infine Kiyoshi che non ha detto addio alla moglie come avrebbe voluto.

Storie, vite, situazioni lasciate in sospeso. Persone che osano sorseggiare quel caffè e sfidare il tempo pur di rivedere almeno una volta quella persona cara rimasta cristallizzata nel passato, per poter confessare un sentimento, addolcire un addio, svelare una verità. Alla fine si ritorna al presente, quando il caffè è quasi freddo, con la consapevolezza che si può guardare al futuro solo dopo aver fatto pace con il proprio passato.

di Ebe Pierini

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