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Honda VTR 1000 SP – La regina del Superbike

By   /   13 Febbraio 2021  /   Commenti disabilitati su Honda VTR 1000 SP – La regina del Superbike

Nata per contrastare lo strapotere della Ducati in Superbike degli anni 90, la VTR 1000 SP1 ha segnato un grande passo in avanti rispetto alla precedente RC45, che in quel momento stava soffrendo di una certa anzianità. Per realizzare quest’arma vincente, Honda si avvalse dell’ausilio di HRC utilizzando un robusto telaio perimetrale in alluminio molto simile alla NSR 500 su cui venne installato un motore bicilindrico 1000 V90° con distribuzione a cascata di ingranaggi. Venne adottato un sistema di iniezione elettronica PGM-FI con corpi farfallati da 54 mm e doppio iniettore gestito da una centralina.

Il motore euro 1 aveva una potenza di 127 cv a 9.400 giri/min ma con il kit di potenziamento HRC, che comprendeva nuove valvole, nuovi alberi a camme e scarico completo, era possibile incrementare la potenza fino a 170 cv a 11.000 giri/min. 

Il debutto in Superbike con il team ufficiale Castrol Honda avvenne nel 2000 con i piloti Colin Edwards e Aaron Slight. Fu proprio Edwards “Texas Tornado” che vinse il titolo mondiale con 8 vittorie e 16 podi, Ducati continuò però ad aggiudicarsi il titolo costruttori.  Nello stesso anno la SP1 vinse la 8 ore di Suzuka nel campionato Endurance con i piloti Katoh e Utawa.

Nel 2002 la VTR subì numerose modifiche che ne diminuirono il peso complessivo di oltre 6 kg, grazie anche all’utilizzo di forcellone in alluminio e telaietto reggisella nuovi. Vennero installati corpi farfallati maggiorati che permisero di incrementare la potenza a 135 cv. Questa evoluzione venne battezzata SP2 e fu nuovamente protagonista nel campionato Superbike sempre con Edwards alla guida: 11 vittorie e 14 podi consentirono al pilota texano di aggiudicarsi il secondo titolo iridato in carriera. Anche se Ducati tornò a vincere il titolo costruttori, per Honda fu l’ultima volta che portò un pilota al primo posto del mondiale Superbike.

La VTR 1000 SP è una moto che continua ad avere un fascino particolare. Impostazione di guida estrema e caricata sull’anteriore, con il peso del corpo che grava sui polsi e sulle braccia, con una sella dura e pedane alte e arretrate. Ma è una posizione che per la pista è estremamente efficace per il feeling che si ha sulla ruota davanti. Si ha la sensazione di avere un controllo perfetto che consente di osare sempre di più. Ancora oggi, sia la versione SP1 che la SP2, riescono ad essere veloci e divertenti tra i cordoli anche se il motore non ha l’allungo e la brutalità dei moderni bicilindrici e il peso eccessivo si sente nei bruschi trasferimenti di carico. Una moto con una grande personalità, da guidare almeno una volta nella vita.

di Andrej Surace

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