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Le potenze del futuro

By   /   8 Febbraio 2021  /   Commenti disabilitati su Le potenze del futuro

Durante la prima guerra mondiale un esperto di politica del potere come Lenin fece questa osservazione: “Mezzo secolo fa la Germania era un paese misero e insignificante rispetto all’Inghilterra. E il Giappone lo era rispetto alla Russia. È ‘concepibile’ che in dieci o vent’anni i rapporti di forza tra le potenze rimangano immutati? No, è assolutamente inconcepibile”.Lenin fondava le sue riflessioni su una caratteristica basilare delle relazioni internazionali: la legge dello sviluppo diseguale. Proprio come alcuni esseri umani crescono più di altri, la stessa cosa avviene per i Paesi, con conseguenze molto simili. Osservando la diseguale crescita dei diversi Paesi, nel 2001 l’analista Jim O’Neill coniò l’acronimo BRIC per conto della Banca di Investimenti Goldman Sachs, proprio per accomunare e identificare quei Paesi che più di altri stavano evidenziando una singolare crescita e un’economia estremamente dinamica. I BRIC, per chi non ne fosse informato, nel gergo della finanza mondiale sono il Brasile, la Russia, l’India e la Cina.Per cercare di comprendere le implicazioni di tale dinamicità, nel 2003 un’équipe di economisti della stessa Goldman Sachs ha effettuato uno studio intitolato “Il sogno dei BRIC: la strada verso il 2050”. Secondo l’équipe della Goldman Sachs tali Paesi, che hanno un vasto territorio a disposizione, dispongono di ampie risorse e hanno una popolazione numerosa, dal punto di vista economico avevano le potenzialità per arrivare ai primi posti nel mondo.

Certo la metà del ventunesimo secolo è ancora abbastanza lontana, ma si sta avvicinando rapidamente e, proprio perché si tratta di previsioni a lungo termine che in parte sono state smentite, vale la pena di considerare gli scenari che quegli economisti hanno rappresentato, seppure con un linguaggio cauto e prudente, visto l’arco temporale cui le previsioni si riferivano. Si tratta di valutazioni che anche a distanza di anni meritano attenzione, sia per le possibili conseguenze sugli equilibri di potere nel mondo sia per il fatto che hanno ipotizzato un futuro che potrebbe influire sensibilmente sullo stile di vita occidentale. L’équipe della Goldman Sachs ha effettuato le proiezioni valutando la prevista crescita demografica, la presenza di risorse materiali e l’attrattiva che questi Paesi esercitavano sugli investitori internazionali, giungendo alla conclusione che tra il 2025 e il 2031 l’economia brasiliana avrebbe superato quella dell’Italia e della Francia. La Russia avrebbe superato la Gran Bretagna nel 2027, e la Germania nel 2028. Nel 2050 solo gli Stati Uniti e il Giappone dovrebbero essere ancora tra le sei grandi economie mondiali (G6) mentre la Cina dovrebbe prendere il posto degli USA come maggiore economia del pianeta, seguita dall’India.

Alla Goldman Sachs interessano soprattutto le conseguenze di tutto questo sui flussi globali di capitale, sulle possibilità di investimento e sulle valute di questi Paesi, ma è evidente che le implicazioni dello studio vanno ben oltre il solo aspetto economico, interessando anche la sfera della sicurezza. Dopo circa diciotto anni da quello studio sappiamo che l’evoluzione di alcuni di quei Paesi non ha seguito quelle previsioni e che i BRIC oggi presentano economie abbastanza variegate. Brasile e Russia, infatti, anche per effetto della pandemia e della riduzione dei prezzi delle materie prime, hanno un’economia caratterizzata da un rallentamento abbastanza vistoso rispetto alle previsioni fatte nel 2003. L’India e soprattutto la Cina, invece, sembrano confermare (e perfino estendere) le stime degli economisti, visto che negli ultimi dieci anni hanno continuato a crescere a un ritmo medio del 6,5-7 per cento. Anche grazie a questa disponibilità economica, le due potenze asiatiche stanno investendo cifre enormi nella difesa (la Cina, per esempio, già oggi ha superato gli USA nel numero delle unità navali, anche se la qualità tecnologica e la capacità operativa rimangono sensibilmente al di sotto di quella americana). Sotto questo profilo, mentre la Russia continua una significativa modernizzazione del suo strumento militare più per scelta politica che per reale disponibilità economica il Brasile, specialmente per la poco lungimirante gestione della pandemia, che ha innescato risentimenti e forti contrasti interni, oggi appare molto più attento alle questioni di ordine pubblico che a quelle della difesa.

Il mondo del 2050 dovrebbe, quindi, vedere tre grandissime potenze, Cina, Stati Uniti e India, una grande potenza, la Russia (specialmente per la sua flotta di sottomarini strategici), e una serie di potenze medie (seppure con diversa intensità) come la Francia, l’Italia, la Germania, il Giappone e la Gran Bretagna.Per l’Europa questa é una pessima notizia, in particolare dopo la Brexit, che ha fatto perdere all’UE la significativa componente navale britannica. Una notizia che dovrebbe consigliare di procedere senza ulteriori indugi verso una vera unificazione della Difesa. Se questo è lo scenario, quali sono le prospettive?

Gli autori del rapporto sui BRIC sono consapevoli che a oggi le loro previsioni economiche non si sono completamente avverate, ma rimangono ancora circa trent’anni davanti a noi e, in un mondo caratterizzato da una situazione estremamente fluida e frammentata, da diffusa insicurezza e da una crescente competizione, potrebbe ancora succedere di tutto. Ciò nonostante, vi sono fattori politici che potrebbero notevolmente influire sul futuro ipotizzato da Goldman Sachs. Mentre la Russia sta tornando a rivolgere la propria attenzione all’Indo-Pacifico, osserva con interesse i contrasti tra Cina e India per le questioni dei confini, tra India e Pakistan, tra Cina e USA (e molti altri Paesi rivieraschi dell’Asia) per le questioni aperte nel Mar Cinese Meridionale. Contrasti territoriali e di assicurazione di risorse che potrebbero influenzare sensibilmente gli eventi futuri. Sotto il profilo economico, quindi, forse non è ancora il momento di investire tutti i risparmi nei BRIC, ma c’è una cosa interessante che si capisce da questo rapporto e dagli eventi che gli sono succeduti: i politici occidentali convinti che l’ordine mondiale cui siamo abituati durerà per tutto questo secolo dovrebbero rivedere questa convinzione. E non è mai troppo presto per cominciare a farlo.

di Renato Scarfi

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