Loading...
You are here:  Home  >  Accade oggi  >  Current Article

Battaglia di Dogali: le truppe etiopiche sconfiggono quelle italiane

By   /   26 Gennaio 2021  /   Commenti disabilitati su Battaglia di Dogali: le truppe etiopiche sconfiggono quelle italiane

Dipinto di Michele Pietro Cammarano

Il 26 gennaio 1887 le truppe italiane furono sconfitte da quelle etiopiche nella battaglia di Dogali, a pochi chilometri da Massaua (Eritrea), segnando la prima sconfitta in terra d’Africa.

La battaglia si inserisce nel progetto del Regno d’Italia di voler, al pari delle  potenze europee, instaurare delle colonie in quella parte dell’Africa Orientale.

Con l’acquisto di Assab dalla compagnia Rubattino (nel 1882), e con l’occupazione del porto di Massaua (1885), avvenuto in modo incruento e con il consenso inglese, l’Italia aveva formato i cosiddetti possedimenti italiani nel Mar Rosso, che dal 1890 furono denominati Colonia eritrea.

Massaua diventò, quindi, il punto di partenza per un progetto che doveva sfociare nel controllo dell’intero Corno d’Africa. Ma l’occupazione di Massaua e della costa fino ad Assab da parte italiana provocò il malcontento dell’Etiopia retta dal Negus Neghesti (Re dei Re) Giovanni IV, a sua volta contrastato nei territori del sud dal Negus (Re) Menelik. 

A seguito del fallito tentativo di comporre pacificamente la controversia, il Generale Carlo Genè, comandante delle truppe italiane, occupò Zula, sulla costa, e Uaà, allo sbocco della valle del Haddàs, una delle vie di accesso all’altipiano. Il negus protestò contro questa occupazione e ordinò al suo luogotenente, il Ras Alula (generale abissino e signore di Asmara), di far sgombrare gli Italiani da quelle zone. 

Il Ras Alula, si portò a Ghinda, 60 km a Ovest di Massaua, e intimò al Generale Genè di sgomberare le aree occupate, ma questi in risposta occupò anche Saàti, dislocando a Moncullo una colonna di riserva agli ordini del Tenente Colonnello Tommaso De Cristoforis.

Il 25 gennaio, il ras Alula attaccò l’avamposto di Saàti, comandato dal Maggiore Giovanni Boretti, ma dopo 4 ore di combattimento dovette ritirarsi. L’indomani il De Cristoforis, al comando di una colonna di 500 uomini, mosse da Moncullo a Saàti per scortare gli approvvigionamenti diretti al forte, ma presso l’altura di Dogali la colonna venne attaccata e quasi completamente distrutta

Gli italiani lasciarono sul campo ben 433 morti, di cui 23 ufficiali. Circa 80 feriti,dati per morti dagli etiopi, furono salvati il giorno successivo da una colonna italiana di soccorso giunta da Massaua. L’unico ufficiale rimasto vivo fu Carlo Michelini di San Martino, che si svegliò ferito sotto una pila di cadaveri di soldati. Alla sua morte fu seppellito nel Sacrario dei Caduti nella Prima Guerra Mondiale presso la Chiesa della Gran Madre di Dio a Torino. Le perdite degli etiopi furono circa 1.000 uomini, tra morti e feriti.

I caduti di Dogali furono sepolti in grandi fosse comuni, e al centro fu innalzato un monumento, che ancora oggi si erge, in memoria, nei luoghi della battaglia.

Nonostante la sconfitta, in Italia, ai caduti e ai superstiti vennero tributati grandi onori: al Tenente Colonnello De Cristoforis fu assegnata la medaglia d’oro al valor militare, mentre a tutti gli altri caduti quella d’argento

In diverse città e località italiane furono intitolate strade, piazze e lapidi ai caduti di Dogali. In particolare, a Roma il piazzale antistante la stazione Termini venne ribattezzato Piazza dei Cinquecento in onore dei circa 500 caduti e, al centro di esso, venne innalzato un obelisco commemorativo, poi spostato davanti alle terme di Diocleziano, nei giardini di viale Einaudi, dove si trova attualmente.

di Vito Di Ventura

    Print       Email

You might also like...

Giusto non significa necessariamente uguale

Read More →