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Moneta preziosa per i momenti bui. Il “mezzo statere d’oro”

By   /   19 Gennaio 2021  /   Commenti disabilitati su Moneta preziosa per i momenti bui. Il “mezzo statere d’oro”

Numismatica che passione!

Lo statere rappresentava l’unità monetaria per le monete d’oro.  Nell’antica Grecia il termine statere indicava l’insieme di due pesi che, posti sui  due piatti della bilancia, ne determinavano l’equilibrio.

Mezzo statere d’oro (3,44 grammi) coniato a Roma nel 216 a.C.. Sul Dritto testa laureata grani forme dei Dioscuri. Su Retro scena di giuramento con due guerrieri, uno romano e uno italico, che puntano le loro spade su di un maialino tenuto in mezzo da un ragazzo in ginocchio; in esergo, il breve spazio al basso della medaglia (v.foto), la  scritta ROMA.

La moneta in questione, prima coniazione in oro della Roma repubblicana, fu coniata in un momento di crisi generale. Nel 218 a.C. il cartaginese Annibale, stanziato in Spagna, portò il suo esercito attraverso le Alpi e dilagò nella pianura padana, dando inizio alla seconda guerra punica. Gli invasori ottennero una serie di brillanti vittorie, culminate nella battaglia di Canne del 216 a. C., dove i Romani, si dice, persero 70mila uomini. In quel momento vennero insolitamente emesse delle monete in oro, con il metallo prezioso necessario che era fornito dal fedele alleato Ierone II di Siracusa. In esso appaiono i Dioscuri, che erano considerati unanimemente i protettori dei Romani sul campo di battaglia. Infatti, secondo un’antica tradizione, Castore e Polluce erano stati a fianco dei soldati romani durante la battaglia del lago Regillo (anno 496 a. C.).

Il Retro mostra una scena di giuramento col sacrificio di un maialino ; noi sappiamo da fonti letterarie che proprio il sacrificio era parte essenziale del rituale del “foedus”, un’alleanza di reciproca difesa con la quale Roma riuscì a legare formalmente a sé le tribù che tendenzialmente le erano ostili. Non sembra probabile che questa raffigurazione si colleghi a qualche alleanza specifica; più tardi è stata interpretata come una maniera per consolidare la lealtà degli alleati nel momento in cui la vicinanza di Annibale minacciava di far cambiare schieramento agli amici più titubanti.

Si è notato altresì un dettaglio interessante, e per ora inspiegabile, in questa monetazione: i pezzi in questione forse non sono mai entrati in circolazione, perché non v’è presenza di essi nei tesoretti dell’epoca. Che avessero solo funzione votiva?

                        di Marco Perissinotto

“Appassionato di storia, Marco Perissinotto è esperto di archeologia e numismatica antica. Tour leader archeologico per il vicino Oriente è autore di vari libri in particolare sull’Iran”.

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