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Il CIO restituisce le medaglie olimpiche di Jim Thorpe ai suoi familiari

By   /   18 Gennaio 2021  /   Commenti disabilitati su Il CIO restituisce le medaglie olimpiche di Jim Thorpe ai suoi familiari

Il 18 gennaio 1983 il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) restituì alla famiglia le medaglie olimpiche che Jim Thrope aveva conquistato nel pentathlon e nel decathlon durante i giochi olimpici del 1912 a Stoccolma.

Quella di Jacobus Franciscus Thorpe, detto Jim, è la storia uno dei più grandi e sfortunatiatleti di tutti i tempi. Nato da padre irlandese e madre nativa americana della tribù Sac e Fox, gli fu imposto il nome di Wha-Tho-Huch, “sentiero lucente“, premonitore dei futuri grandi successi sportivi.

Sin da giovane Thorpe dimostrò di avere un talento innato in moltissime discipline sportive: nuoto, football americano, giocato a livello universitario e professionistico, atletica e baseball. Si qualificò alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 e vinse 2 ori nel pentathlon e nel decathlon, stabilendo in quest’ultima disciplina anche il record mondiale.

Al suo rientro in patria venne festeggiato in parata, ma l’anno successivo i media scatenarono una campagna nei suoi confronti per aver infranto la regola del dilettantismo. Allora la partecipazione ai giochi olimpici era riservata solo ai dilettanti. Thrope, in una lettera indirizzata alla Amateur Athletic Union, ammise di aver giocato a baseball in qualità di professionista in Carolina nel biennio 1909/10, percependo un modesto compenso.

Nonostante l’ammissione e la sua buona fede, fu squalificato, gli furono tolte le medaglie olimpiche e il suo record fu cancellato. Thorpe non riuscì mai a digerire l’annullamento delle sue medaglie e presentò numerosi ricorsi, senza ottenere giustizia.

La sua vita proseguì tra alti e bassi. Da professionista giocò a baseball nei Giants di New York, poi per i Cincinnati Reds sino al 1919; cambiò altre squadre e rimase professionista fino al 1928. Con la depressione del 1929 cambiò spesso lavoro, faticando a guadagnarsi da vivere. Nel 1950 venne dichiarato il più grande atleta della prima metà del secolo. Alla sua vicenda si ispirò il film All-American Jim Thorpe, interpretato da Burt Lancaster, ma avendo venduto alla MGM per 1.500 dollari i diritti sui film sulla sua vita, non ne ricavò nulla. 

Ridotto in miseria si dette all’alcol, venne ricoverato nell’ospedale per poveri a Filadelfia, dove fu operato di tumore alla bocca, grazie ai fondi raccolti per beneficenza. Nel 1952 morì, dimenticato, d’infarto all’età di 65 anni, e fu sepolto a Mauch Chunk, in Pennsylvania, da allora ribattezzata Jim Thorpe City. Nel 1982 venne istituita la Fondazione Jim Thorpe, che ottenne il sostegno del Congresso degli Stati Uniti. 

Il CIO nel 1982 approvò la riabilitazione di Thorpe e il 18 gennaio 1983 il presidente del CIO Juan Antonio Samaranch riconsegnò ai suoi figli le medaglie d’oro olimpiche – non quelle originali poiché custodite in un museo erano state rubate e mai più ritrovate – e fece ripristinare il suo nome nel libro ufficiale dei Giochi e dei record.

di Vito Di Ventura

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