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La Rivoluzione dei Gelsomini in Tunisia.

By   /   14 Gennaio 2021  /   No Comments

Ricorre oggi il decennale della rivoluzione in Tunisia del 14 gennaio 2011, nota altresì come “rivoluzione dei gelsomini“, che fu caratterizzata da una serie di proteste e sommosse popolari in numerose città, nel contesto e sull’onda della più estesa “primavera araba” che coinvolse tutto il Nord Africa fino in Egitto. Questa rivoluzione non ha purtroppo dato grandi risultati. I tunisini speravano di vedere il loro Paese indirizzato sui binari dello sviluppo, della prosperità e del progresso. Devono purtroppo constatare che tutto questo non è avvenuto e che le loro rivendicazioni di allora sono ancora tali. Il risultato sociale dopo 10 anni è così scarso e deludente che ci si chiede se quell’evento sia stato davvero una rivoluzione, oppure solo una rivolta popolare per porre fine a un regime dittatoriale.

Tra crisi politiche interminabili, situazione economica soffocante e crisi sociale generalizzata con conflitti a tutti i livelli, la Tunisia non è riuscita a concretizzare le richieste popolari ma soprattutto è ben lontana dall’aver finalizzato il suo processo democratico post dittatura. E questo per la mancanza di una valida classe dirigente che la rivoluzione non è riuscita a far emergere. Sotto il profilo economico è un disastro, tutti gli indicatori sono in negativo: caduta della produzione, chiusura del settore energetico, mancanza di un nuovo piano di sviluppo: L’economia tunisina è allo sbando.

Questa la situazione, una fotografia spietata che evidenzia i problemi. Per meglio comprenderne però le cause è forse il caso di valutare lo scenario con un approccio geopolitico. E allora facciamo qualche considerazione aiutati da un esperto analista che vive e lavora nel Paese.Come ricorda Youssef Cherif direttore del Columbia Global Centers di Tunisi, “…il mito fondatore della Tunisia afferma che il paese è la continuazione di una civiltà millenaria”. Cosa possono essere quindi dieci anni nella storia di un popolo? Un soffio! Il Paese per la maggior parte del periodo postcoloniale, è stato prevalentemente governato da un unico partito “dittatoriale” con brevi intervalli di presa del potere da parte di regimi diversi ma mai efficaci nella ricerca della democrazia e incapaci di dare una vera svolta alla storia del Paese.Le rivendicazioni che furono poste alla base della “rivoluzione dei gelsomini” non sono state ancora soddisfatte, però qualche risultato importante per il futuro del Paese è stato raggiunto e va evidenziato.Gli anni 2011-2020 sono il periodo storico in cui la democrazia ha tentato di affermarsi ed è stato il periodo di “libertà da un regime dittatoriale” più lungo nella storia della Tunisia. Sempre secondo Youssef Cherif “…la resilienza della democrazia ha dato ai cittadini il diritto di vivere liberamente e ha dato a tutti una positiva fonte di speranza”. Ora occorre consolidare i nuovi principi nella mente della gente e nelle istituzioni. Un futuro più democratico è possibile, un nuovo regime autoritario non può essere l’alternativa al caos e l’estremismo islamista che purtroppo qui si è ben radicato non è la soluzione. Se è vero che il risultato più importante della rivoluzione tunisina è stato il fiorire della democrazia e l’emancipazione dell’espressione e della mente della popolazione, è anche però vero che nelle attuali condizioni di crisi la sopravvivenza di questa esperienza è a rischio.

I manifestanti del 2011 avevano numerosi obiettivi che riguardavano il lavoro, condizioni di vita migliori e maggiore parità sociale. I giovani tunisini non hanno avuto quanto auspicavano. E questo li ha profondamente frustrati e indotti a lasciare il Paese clandestinamente. Ma auspicavano anche altro. Il loro movimento combatteva ad esempio contro la corruzione dello stato e per il riconoscimento dei diritti umani. Purtroppo però, allontanato il presidente Ben Ali che aveva adottato una totale chiusura verso le frange estreme, nel Paese hanno preso piede gli estremisti e si è passati ad un dibattito diverso. Gli islamisti politici – sia l’Ennahda-Movimento della Rinascita, partito politico di orientamento islamista moderato riformista che i salafiti radicali – hanno gradualmente occupato tutti gli spazi pubblici, e si sono praticamente impadroniti della rivoluzione, scippandola ai movimenti che l’avevano lanciata. L’ascesa degli islamisti ha cambiato il clima positivo sorto dopo la partenza di Ben Ali e ha forzato l’attenzione del Paese verso un dibattito più ideologico che socio-economico, com’era nelle mire dei primi rivoluzionari. L’idea iniziale di costruire un nuovo modello economico per il Paese, basato su forti istituzioni democratiche e tradizionalmente laiche, ha dovuto cedere il passo all’Islam. “Questa polarizzazione ideologica è diventata una caratteristica distintiva della politica tunisina. Ha indebolito la nascente democrazia e ha contribuito anche con atti terroristici, a deteriorare gli indicatori economici.” Aggiungiamo che ha prodotto anche un danno rilevantissimo perché ha fortemente diminuito la fiducia del popolo nei politici e nella democrazia.

In conclusione l’estremismo violento e gli sconvolgimenti economici e politici occorsi nel decennio hanno fatto fallire la “rivoluzione dei gelsomini”. La Tunisia è sicuramente più libera oggi che dieci anni fa, molto più di tutti gli altri Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA), ma esistono zone profondamente buie che vanno illuminate. In fine, una nota di interesse nazionale italiano. I guai della Tunisia hanno riportato centinaia di migranti sulle nostre coste. Ebbene, il nostro Paese deve impegnarsi nel consolidare questa democrazia per il proprio interesse presente e futuro. Attraverso la stabilizzazione politica ed economica della Tunisia passa la soluzione del problema della clandestinità e dei migranti nel Mediterraneo, “casa nostra”.

di Roberto Bernardini

Roberto Bernardini, Generale di Corpo d’Armata (ris), già Comandante di Vertice dell’Esercito, mette a frutto le sue esperienze diplomatiche e militari internazionali occupandosi di geopolitica a tutto campo.

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