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Inizia il lento processo di miglioramento delle carceri

By   /   10 Gennaio 2021  /   No Comments

Il 10 gennaio 1766 il Capitano di Giustizia di Siena emise un bando per migliorare le condizioni di vita dei detenuti nelle carceri cittadine che, al tempo come in molte altre città, si trovavano adiacenti al Palazzo Comunale. 

Il miglioramento consisteva nel concedere ai carcerati un vitto non più basato su pane e acqua, ma nella somministrazione di una minestra e vino, 2 volte la settimana (il giovedì e la domenica), stabilendo che il costo per ciascuno di essi non dovesse superare i 5 soldi.

Siamo in pieno Illuminismo e il concetto di carcere concepito come edificio atto a custodire il reo cui doveva essere inflitta, secondo il crimine commesso, una pena che poteva essere corporale (fustigazione, mutilazione, tortura, morte, ecc.) o pecuniaria (confisca di parte o tutti i beni del reo), comincia a cedere il passo ad un progressivo e sostanziale cambiamento del concetto di pena come mezzo di prevenzione e sicurezza sociale e non come pubblico spettacolo deterrente per la sua crudeltà.

Con la pubblicazione del volume “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, nel 1764, che si inseriva nel radicale processo di riforme illuministiche, si intensificò il dibattito sulla finalità della detenzione e sull’abolizione della pena di morte

Fu proprio la lettura del libro del Beccaria che impressionò molto il granduca di Toscana Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena,tanto che il Granducato di Toscana fu il primo stato al mondo ad abolire la tortura e la pena di morte (1786).

A partire dal XVIII secolo anche i luoghi di detenzione da grandi stanzoni bui vengono sostituite da celle singole o per pochi detenuti, viene eliminata la promiscuità e introdotti igiene e luce in contrapposizioneal principio della segreta. Lo Stato ha sì il diritto di recludere, ma anche l’obbligo di rieducare.

di Vito Di Ventura

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