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Attività escursionistica in Calabria – I giganti della Sila

By   /   10 Gennaio 2021  /   No Comments

Visto il permanere delle restrizioni per il contenimento della sgradita pandemia da SARS-CoV-2, proseguiamo il nostro percorso escursionistico “virtuale” iniziando il nuovo anno con il giusto atteggiamento, in attesa di poter calcare nuovamente i sentieri del Bel Paese. Oggi andiamo in Calabria a visitare una riserva dall’elevatissimo valore naturalistico e storico-sociale.

La Pineta dei Giganti della Sila, destinazione della nostra escursione, si trova all’interno del Parco Nazionale della Sila, nella Riserva naturale del Fallistro (5,44 km2 di superficie), vicino a Camigliatello Silano, una simpatica località a 1.272 m di quota. Si tratta di una pineta che risale al 1600, impiantata dai Baroni Mollo, proprietari del vicino Casino (donato al Fondo Ambiente Italiano nel 2016 dalle eredi Maria Silvia, Beatrice e Giovanna) e definita come riserva biogenetica, dove l’intervento umano ha il solo scopo di permettere alla natura di fare il suo corso.

Una volta parcheggiata l’auto lungo la strada, appena fuori Frazione di Magara (Comune di Spezzano della Sila), ci incamminiamo verso l’ingresso della riserva. Per gli escursionisti (o cicloescursionisti) più “agguerriti”, da questo punto parte un percorso ad anello, percorribile anche d’inverno con le ciaspole e lungo quasi 21 km, che porta al Monte Curcio (1.786 m), con un dislivello di circa 720 m (segnavia 422 o MTB3).

Prima dell’ingresso nella pineta incontriamo il già citato Casino. L’edificio, in corso di restauro, sarà aperto alle visite nel 2022 e racconterà, attraverso arredi tradizionali e cimeli del passato, la storia di questo angolo di paesaggio rurale del Mezzogiorno d’Italia. Attorno a questo centro di un’antica azienda latifondistica dove si coltivavano grano e foraggio, si pascolavano buoi e pecore, si producevano legname, pece estratta dai tronchi e, più tardi, la seta, si è sviluppato un piccolo villaggio. Con la cessazione dell’attività (fine del 1800) la proprietà è stata suddivisa e oggi è aperta ai turisti.

Proseguendo il cammino entriamo nella riserva. Si tratta di un bosco monumentale, in cui sono conservati 58 esemplari ultrasecolari di Pino laricio (Pinus nigra laricio) e alcuni esemplari centenari di Acero montano (Acer pseudoplatanus, talvolta chiamato impropriamente sicomoro) dalle straordinarie caratteristiche. Con le loro dimensioni maestose, un’altezza che giunge fino a 43,60 metri (pianta 25), il diametro del tronco fino a 2 metri e un’età media di 350 anni i pini rappresentano la testimonianza delle antiche selve silane, ricordate fin dall’antichità da Plinio, Livio e Virgilio.

Le estese pinete calabresi di Pino laricio, diffuso principalmente tra i 4 maggiori laghi di Cecita, Arvo, Ampollino e Ariamacina, sulla Sila formano grandi foreste di alberi sempreverdi intervallati da vallate di estesi pascoli. Minori formazioni si trovano in Sicilia e in Corsica. Una piccola formazione di Pino laricio è presente anche in Toscana, presso Buti in Provincia di Pisa, all’interno dell’Ara Naturale protetta di interesse locale “Stazione Relitta di Pino Laricio”. Si tratta di circa 100 ettari situati alle pendici orientali del Monte Pisano, tra il Monte Cucco a nord e il rio Tanali a sud.

Lungo il percorso guidato ci si può imbattere nello scoiattolo nero calabrese (Sciurius Meridionalis) e nella volpe appenninica (Vulpes vulpes). Vi è anche la presenza di rapaci quale la poiana (Buteo buteo) o il gheppio (Falco tinnunculus). Nella riserva vivono anche varie specie di picidi come il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), il picchio verde (Picus viridis) e il raro picchio nero (Dryocopus martius), uccelli utilissimi perché si nutrono di larve ed insetti parassiti ospitati dai tronchi degli alberi grandi e vecchi, contribuendo alla salvaguardia dei boschi.

La Riserva, dal 2016 gestita dal FAI, è aperta tutti i giorni da Maggio a Ottobre, e nel resto dell’anno su prenotazione. È visitabile solo a piedi, attraversando un percorso obbligato, avendo cura di osservare tutte le norme di sicurezza e buona educazione. Tutte le 58 piante sono state catalogate dal Corpo Forestale dello Stato, che ha realizzato e installato in prossimità di ogni pianta, tabelle informative, sulle quali vengono indicati il numero di ciascuna pianta, il suo diametro e la sua altezza.

Si tratta di un’escursione che impegna l’escursionista per circa due ore e lascia meravigliati per la bellezza del paesaggio e per la monumentale presenza di piante che sono state testimoni del trascorrere di secoli di storia su quelle terre.

di Renato Scarfi

Renato Scarfi è autore del libro “Guida pratica per escursionisti curiosi”, Fusta Editore

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