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Buon Natale Europa, con la Brexit, finalmente!

By   /   24 Dicembre 2020  /   Commenti disabilitati su Buon Natale Europa, con la Brexit, finalmente!

In tutti gli accordi internazionali è storicamente sempre accaduto di incepparsi su quello che appariva meno importante e che invece importante lo era, e molto! Questa volta si è rischiata la rottura del negoziato per l’accordo….sul pesce!

Il Regno Unito e l’Unione Europea sono giunti proprio oggi, la vigilia di Natale, a uno storico accordo commerciale post-Brexit, dopo un’ultima lunga notte di concertazioni per dare i necessari ritocchi a un compromesso che si era inceppato su quello che da noi rappresenta il menù della vigilia, il pesce. Si litigava sui diritti di pesca. E allora diciamo: BREXIT FINALMENTE!!!

Non se ne poteva più di questa vicenda, emersa sulla ribalta internazionale per un errore di valutazione politica del premier di allora, David Cameron. Vicenda triste e complicata portata avanti più per spirito di bandiera (era stata votata e in una democrazia vera e compiuta il voto è sacro) che per intima convinzione di larga parte dei cittadini del Regno Unito. In assenza di un accordo, il commercio tra Londra e i “ventisette” sarebbe stato disciplinato dal 1° gennaio 2021 dalle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, con le vecchie quote e tariffe rispolverate in tutta fretta. Non sarebbe stato agevole tornare all’improvviso al passato. Meglio così. Ci si è riusciti in “zona cesarini” perché la scadenza definitiva e non prorogabile era fissata per il 31 dicembre 2020.

Il contendere, qualcuno ha testimoniato di accesi litigi tra le parti, nella fase finale nel negoziato riguardava i numeri riferiti ai diritti di pesca. Per inciso UK aveva già schierato navi militari nel Mare del Nord per tenere lontani i pescatori dell’UE. I disaccordi includevano la condivisione di circa 650 milioni di euro di prodotti ittici pescati ogni anno dall’UE nelle acque britanniche. L’Europa si era offerta di ridurre le sue quote nelle acque britanniche del 25% in un periodo di sei anni, un’offerta insufficiente agli occhi del Regno Unito. La pesca è una filiera importante da quelle parti. Nonostante il suo basso peso economico, essa riveste un’importanza politica e sociale di primaria importanza per diversi Stati membri, tra cui Francia, Paesi Bassi, Danimarca e Irlanda. E poi gli inglesi, in calo di reputazione politica a livello internazionale anche per le bizzarrie di Boris Johnson nella gestione della pandemia, ne vogliono fare la bandiera della loro riconquistata sovranità dopo il divorzio dall’Unione con la quale comunque non c’era mai stata grande armonia matrimoniale, anzi!

Ma torniamo all’accordo. In linea generale esso completerà formalmente la separazione della Gran Bretagna dal blocco europeo, quattro anni e mezzo dopo il referendum del 2016, consentirà il commercio di merci senza dazi e quote –  e questo è importante per evitare scossoni di assestamento nei rapporti commerciali – e manterrà operativa la cooperazione in settori dalla sicurezza e delle alte tecnologie fondamentale per parare almeno in parte i colpi, ad esempio, della superpotenza tecnologica cinese.

Sulla pesca quindi si è rischiato il fallimento. Ma a Londra devono aver capito che non potevano tirare la corda oltre il limite raggiunto. Johnson ha accettato che la quota fosse del 25% in un periodo di cinque anni e mezzo, invece di sei come inizialmente imposto dall’UE. La Gran Bretagna aveva tentato il sacco chiedendo una riduzione dell’80% in soli tre anni, ma poi negli ultimi giorni era giunta a più miti consigli e aveva offerto un taglio del 30%. Nemmeno questo. L’EU determinata era rimasta sulla sua posizione affermando che era impossibile da accettare per Paesi come Francia e Danimarca, per cui “niet”.

Una riflessione, nel clima e nello spirito natalizio, per quanto mesto di questi giorni. La Gran Bretagna, conscia del fallimento globale che dal referendum in poi ha caratterizzato la sua politica interna e soprattutto internazionale, ha tenuto alta la sua sempre meno splendente bandiera ma alla fine ha dovuto capitolare. Memore delle posizioni di forza che rivestiva quando imponeva scelte all’Unione facendone parte, ha tentato, ma alla fine ha dovuto accettare il fatto di essere stata pesantemente ridimensionata dalla scelta Brexit. Ora ha dovuto capitolare. Qualcuno ha sottolineato che diversamente il Regno Unito sarebbe rimasto senza la frutta e la verdura alla quale si è abituato negli anni della sua appartenenza all’Europa e che lo scorbuto, come se non bastasse il covid, sarebbe ritornato. “Boris senza insalata”, titolavano i giornali.

Scherzi a parte, ora le due realtà, Gran Bretagna e Unione Europea dovranno fare in modo che l’accordo funzioni, per il bene di tutti perché senza rapporti chiari e trasparenti anche la rinascita economica post pandemia covid-19 sarebbe oltremodo problematica.

Buon Natale e buon cenone…..ovviamente a base di pesce.

di Roberto Bernardini

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