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Venezia. Tre occhi sulla Felicità

By   /   16 Dicembre 2020  /   Commenti disabilitati su Venezia. Tre occhi sulla Felicità

Mostra di Jacques Henri Lartigue alla “Casa dei Tre Oci” a Giudecca-Venezia dal titolo: L’INVENZIONE DELLA FELICITA’

La prigionia culturale a cui il Covid19 ci sottopone, speriamo ancora per poche settimane, ci impedisce anche di visitare  a Venezia una bellissima, interessante e “positiva” mostra di fotografie, nel luogo ormai consacrato da tempo alla raccolta ed archiviazione di reperti fotografici.

Prima di entrare nell’analisi della mostra, è bene, per chi non conosca molto Venezia, spiegare cos’è e cosa è diventata la “Casa dei Tre Oci”.(www.treoci.org, www.lartigue.org)

Il nome, prima confidenziale dato dai veneziani, poi diventato patrimonio della Città deriva dalla forma del fabbricato, voluto dall’artista Mario De Maria (Marius Pictor) e costruita nel 1913, che si affaccia sul Canale della Giudecca ed è visibile e riconoscibile fin dalla passeggiata delle Zattere, per le tre grandi finestre (tre occhi, in veneziano tre oci) del piano nobile.

Dal 2000 la casa è patrimonio della “Fondazione di Venezia” che vi ha concentrato fondi fotografici ed è diventata sede di Esposizioni di importanza internazionale. Purtroppo forse sarà messa in vendita, ma per il momento la sua funzione storica di polo di concentrazione del mondo degli appassionati di fotografia rimane ancora fruibile (Covid permettendo).

Ai Tre Oci sono conservati gli archivi fotografici di proprietà della Fondazione di Venezia: il Fondo Fotografico De Maria e il Fondo Italo Zannier, storico dell’arte, fotografo, accademico e storico della fotografia italiana.

Ma chi era Jacques Henri Lartigue (1894-1986)? Nasce fortunato in una famiglia benestante e acculturata con il nonno ingegnere, famoso inventore di un treno a monorotaia (https://www.youtube.com/watch?v=UPWgJ6-iHM0) Nel 1902, all’età di sette anni, Lartigue riceve in regalo dal padre la sua prima macchina fotografica, con cui inizia la sua esperienza imparando anche tutte le tecniche per lo sviluppo e la stampa. Metodico raccoglitore di immagini, cataloga tutta la sua produzione che alla fine comprenderà migliaia di foto raccolte minuziosamente in 126 libri,

La sua vita lo porta ad interessarsi più alla pittura che alla fotografia per molti anni, durante i quali però la sua passione per la fotografia continua, orientando la sua ricerca su immagini rivolte al mondo “meccanico” delle auto e degli aerei agli albori in quel tempo, focalizzandosi poi sui personaggi, dedicandosi a fotografare soprattutto le donne nei vari passeggi parigini, fino a diventare fotografo di moda ricercato dai giornali del tempo.

Il suo è un approccio al mondo sempre positivo, alla ricerca del bello e del gradevole, anche durante le due guerre i suoi scatti sono dedicati quasi esclusivamente a momenti piacevoli: sport, vacanze al mare, vita famigliare, ritratti di donne o di amici. Le guerre rimangono a lato, lontane, come voler cancellare ricordi negativi per mantenere invece solo quelli positivi. I drammatici anni dell’occupazione tedesca della Francia scompaiono anche grazie alla sua scelta di trasferirsi in costa Azzurra, per riapparire solo dopo la liberazione di Parigi quando finalmente tra le sue fotografie si intravvedono bombardieri in cielo e donne felici con soldati americani.

La sua ricerca fotografica comincia ad interessare nel secondo dopoguerra, quando i suoi lavori appaiono su molti giornali grazie anche ai ritratti di persone famose come Pablo Picasso e Jean Cocteau.

Nel 1955 parteciperà alla prima mostra fotografica collettiva alla Galerie D’Orsay. Durante  un breve soggiorno a Cuba espone a  L’Avana, al Centro d’arte Cubano, proprio nel periodo in cui Fidel Castro inizia la guerriglia nella Sierra Maestra: Lartigue è costretto a lasciare lì le sue tele e a riparare prima in Messico e poi negli Stati Uniti, quindi in Francia. Nel 1963 inizia la sua scalata al successo nel mondo della fotografia, quando viene invitato al MOMA (Museum Of Modern Art) di New York. Il percorso de L’invenzione della felicità si articola intorno a questi grandi momenti di riscoperta dell’opera di Lartigue. I suoi scatti precedenti la Prima Guerra Mondiale, e le sue opere dedicate alla ricca borghesia parigina che si ritrovava ai Grandi premi automobilistici, alle corse ippiche di Auteuil, oltre che agli uomini e alle donne eleganti che le frequentavano. Fortuna della sorte, la recensione della mostra verrà pubblicata su dieci pagine del rotocalco a diffusione mondiale LIFE, nello stesso numero che celebrava il Funerale del Presidente degli Stati Uniti J.F. Kennedy, creandogli un rimbalzo mondiale di notorietà.

Da qui in avanti la sua vita sarà sempre più dedicata alla fotografia in modo quasi esclusivo, partecipando a decine di mostre nel mondo, e due in Italia [1987 – Le bonheur du jour 1902-1936” (Teatro Valli, Reggio-Emilia) e 1990 – Volare” (galleria Eralov, Roma)].

Per chi volesse comunque vedere tutte le opere di Lartigue, suggerisco di accedere alla sua “Donation Jacques Henri Lartigue” [https://www.lartigue.org/] dove cliccando sulla pagina “les albums” sarà possibile sfogliare tutti i 126 libri con foto e commenti di suo pugno. Buona visione!

di Paolo de Wolanski

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