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Triumph: un marchio risorto dalle proprie ceneri

By   /   11 Dicembre 2020  /   Commenti disabilitati su Triumph: un marchio risorto dalle proprie ceneri

Una piccola azienda, nata come fabbrica di biciclette nel 1885 a Coventry, è arrivata oggi a fornire i motori per il campionato Moto2 e produrre quasi 60 mila motociclette in tutto il mondo (vendendone oltre 4 mila in Italia nel 2019). Ma l’azienda ha passato momenti davvero critici nel corso della sua esistenza, dal fallimento all’incendio che ha praticamente distrutto tutta la linea di assemblaggio, passando per due guerre e numerosi cambi di proprietà.

È John Bloor che acquista il marchio in liquidazione a metà dagli anni 80 fiutando il business pur non avendo nessuna passione per le moto. Investe una quota economica non indifferente (oltre 120 milioni di sterline) e attiva ingegneri e progettisti che lavorano a nuovi disegni e motori a 3 cilindri, apre un nuovo stabilimento a Hinckley e con la nascita della Speed triple e della Daytona 900, le vendite dell’azienda crescono a livello esponenziale. È uno straordinario successo in pochissimi anni.

Ma proprio quando tutto volge per il meglio, il 15 marzo 2002 un pauroso incendio, uno dei più grossi della storia dell’industria britannica, distrugge le linee di assemblaggio, i magazzini e le sale prova della Factory One dello stabilimento di Hinckley causando il blocco immediato della produzione. Più di 120 vigili del fuoco di 3 contee sono sul posto per domare le fiamme, pompando acqua da un canale vicino, e in 5 ore l’incendio è messo sotto controllo.

Di fatto con le scorte di magazzino, la Triumph riesce a soddisfare le richieste da lì a qualche settimana tranne per alcuni modelli come la Boneville T100 e la Speed Four che sono subito indisponibili, poi i ritardi cominciano a essere consistenti su tutta la gamma. 

I danni sono così ingenti da rendere necessaria la ricostruzione totale dopo aver raso al suolo l’intera struttura. Ricostruzione che avviene in pochi mesi, con la Factory One adibita a zona uffici e reparto accessori e verniciatura, mentre la Factory Two dedicata all’assemblaggio dei motori e delle moto. Esattamente dopo 6 mesi il terribile incendio, la produzione riprende a più di 100 moto al giorno.

Oggi la Triumph ha spostato la maggior parte della sua produzione nella fabbrica a Chonbury in Thailandia, effetto diretto della Brexit, lasciando alla storica fabbrica di Hinckley la costruzione dei modelli custom shop come la Thruxton TFC e la Bobber TFC.

Pochi avrebbero scommesso su una tale rinascita immediata dopo un avvenimento così distruttivo, ma la Triumph si è sollevata in brevissimo tempo continuando la sua grande crescita economica e produttiva che l’ha portata ad essere una tra le più apprezzate case motociclistiche del globo.

di Andrej Surace

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