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Suzuki RGV Gamma 250 – Race replica anni 90

By   /   4 Dicembre 2020  /   Commenti disabilitati su Suzuki RGV Gamma 250 – Race replica anni 90

Fin dai primi anni 90 la Suzuki RGV gamma 250 è stata il sogno di moltissimi giovani appassionati per le sue caratteristiche da replica motoGP, complici anche le vittorie del funambolico Kevin Schwantz nella classe 500 del motomondiale proprio in quegli anni e anche grazie alle colorazioni Lucky Strike e Pepsi disponibili durante tutto il periodo di commercializzazione del modello. Race replica a tutti gli effetti.

Nata nel 1988, la prima serie denominata VJ21, fu un’evoluzione della RG 250 ma con alcune modifiche tecniche sostanziali come la disposizione dei cilindri a V di 90°. Doppio scarico laterale, forcella tradizionale e motore alimentato a carburatori da 50cv a 9500 giri/min e 151kg di peso in ordine di marcia. Questa serie montava un cerchio da 17” all’anteriore e uno da 18” al posteriore come voleva la tradizione delle stradali dell’epoca.

Ma nel 1990, con la seconda serie VJ22A, la Suzuki rese la RGV ancora più performante consegnandola di fatto nell’olimpo delle moto leggendarie. Comparve la forcella a steli rovesciati, gli scarichi furono posizionati uno sopra l’altro lateralmente e venne inserito un nuovo forcellone “a banana” che diede una forma più morbida alle espansioni. Entrambi i cerchi da 17” con canale maggiorato la resero più agile nei cambi di direzione. Il motore raggiunse la potenza di 62cv a 11000 giri/min e il peso salì a 161kg. Montava le valvole allo scarico elettroniche AETC II riviste, che variavano la fasatura di scarico in funzione dei regimi del motore.

L’accensione avveniva tramite pedalina e a freddo il fumo agli scarichi era davvero tanto per quanto poi, a motore caldo, si attenuava sensibilmente. Una volta in sella la posizione tipicamente sportiva non consentiva molto movimento sul serbatoio, ma i polsi non erano troppo caricati e più che altro le pedane alte facevano gravare il peso sulla schiena. Insomma una guida old style.

Piccola e leggerissima, richiedeva una guida esperta a causa di un’erogazione talmente appuntita che sotto gli 8.000 giri il motore non aveva nessuna consistenza pure spalancando il gas. Superata quella soglia si scatenava in un crescendo entusiasmante fino al limitatore. Oltre 200km/h di velocità massima e 24 secondi per coprire il chilometro da fermo. 

Si entrava in curva con una rapidità da moto da corsa a patto di non sbagliare marcia altrimenti si rischiava di rimanere piantati. Lasciandola scorrere sui 10.000 giri la ciclistica garantiva una stabilità eccellente e velocità di percorrenza davvero alte. Tanto divertimento voleva dire anche consumi esagerati, sulla media dei 10 km/l senza contare l’aggiunta di circa 1 kg di olio ogni 250 km circa. Ma sono dati che nessun motociclista avrebbe mai preso in considerazione per portarsi nel box una moto del genere.

Oggi i prezzi del mercato dell’usato sono alti, specie per una seconda serie tenuta discretamente. Per un esemplare del 1992 in buono stato ci vogliono non meno di 6-7000 euro. Ma è una moto che, se ben curata può ancora dare ottime sensazioni guida, per non parlare di poter guidare adesso una vera leggenda delle due ruote.

di Andrej Surace 

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