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Eccidio di Avola

By   /   2 Dicembre 2020  /   Commenti disabilitati su Eccidio di Avola

Ad Avola (Siracusa) il 2 dicembre 1968, durante una manifestazione di lavoratori agricoli organizzata dai 3 sindacati  confederali (CGIL, CISL, UIL) per protestare contro le gabbie salariali e il caporalato, la polizia aprì il fuoco uccidendo Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona, e ferendo altri 48 manifestanti.

In particolare, le gabbie salariali, stabilendo il salario anche in base al costo della vita, colpivano maggiormente i coltivatori di agrumi – mercato florido nella provincia che dava lavoro ad oltre 30 mila lavoratori –  il cui reddito pro capite tuttavia risultava il più basso d’Italia. Non solo, differenze salariali vi erano anche nella medesima provincia tra lavoratori dello stesso comparto.

Di fronte al rifiuto da parte dei proprietari terrieri di cedere alle richieste (un aumento di 300 Lire), i lavoratori iniziarono una serie di scioperi e manifestazioni, a cui si unirono anche i sindaci dei paesi interessati.

Il 2 dicembre la protesta culminò con il blocco della strada Statale 115 che da Siracusa porta a Noto. Dopo vari tentativi di far rientrare la protesta e smantellare le barricate, polizia e lavoratori ingaggiarono una lotta. Volarono pietre, fumogeni, urla, spari. Sul terreno rimasero i corpi senza vita di Giuseppe Scibilia, 47enne di Avola, e Angelo Sigona, 29enne di Cassibile e altri 48 manifestanti feriti. La tragedia pose fine alla rivolta e il Questore di Siracusa, Vincenzo Politi, fu rimosso.

Questi tragici avvenimenti furono i prodromi delle rivolte studentesche e operaie che, nelle settimane successive, si estesero a tutto il territorio nazionale, dando origine al famoso Sessantotto.

di Vito Di Ventura

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