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Il punto di vista della Sirenetta

By   /   30 Novembre 2020  /   Commenti disabilitati su Il punto di vista della Sirenetta

Ricordate la fiaba della Sirenetta? Emersa dal mare, dopo averlo visto si innamorò del mondo di superficie.

Il problema del “Vivere il Mare” è tutto lì: da terra è magnifico guardarlo, affascina il suo movimento, sono splendidi i toni del blu e del verde che si mescolano e cambiano al cambiare della luce e delle condizioni climatiche, …ma è sempre mare!

Andare al mare, amare il mare non significa sognare di rimanere a guardare la superficie del mare e vivere del profumo che emana.

Amare il mare significa invece cercare “il punto di vista della Sirenetta”: per apprezzare il mare bisogna entrarci, allontanarsi dalla riva, viverlo da dentro, guardando spesso verso la costa per apprezzarne le continue diversità nei colori, nell’ambiente, nella natura. Solo così si potrà godere in pieno delle meraviglie del nostro mondo, sul mare.

In questo spazio si cercherà di parlare di mare, di imbarcazioni “umane”, di itinerari e di esperienze, che non sono mai troppe.

Per quanto uno navighi, anche solo sotto costa, bordesando-bordesando, gli imprevisti in mare sono molti più di quelli che possono capitare muovendosi lungo le strade, sul “solido” suolo.

Le considerazioni che seguiranno sono frutto di esperienze dirette, o di prima mano, e non vogliono essere un compendio ragionato, ma solo motivo di conversazione. Altre vostre esperienze, magari inviate in redazione, potranno fornire ulteriori “spunti di riflessione” da condividere con tutti. Chi si avvicina all’idea di andar per mare in modo autonomo, si trova di fronte subito alla domanda: che barca scelgo?

Le opzioni sono moltissime e tutte sottostanno all’aspetto economico, ma se c’è la passione, se c’è l’amore per il mare, il problema dei soldi è marginale. E’ logico che da giovani, con redditi normali, non si può (e non si deve) pensare in grande, ma se si ama il mare anche una canoa gonfiabile di seconda mano può risolvere e garantire il divertimento, in sicurezza. Quando io ero giovane, al massimo si poteva noleggiare un pattino, sperando che i galleggianti non fossero pieni d’acqua, e dopo un paio d’ore era assurdo sperare di avere ancora la forza e i soldi per continuare. Le canoe di oggi, con un po’ di esperienza permettono permanenze in mare anche di ore, la pagaiata è dolce, il mezzo leggero, e rimanere in acqua una giornata, facendo tappa su qualche spiaggia è possibile e fattibile, meglio con canoe a due posti, prediligendo la posizione posteriore, per controllare se il “secondo” remi o invece faccia finta…

Oltre alle canoe o altre imbarcazioni “a motore muscolare”, le barche si dividono in due grandi categorie, a vela ed a motore. Le differenze tra le due sono moltissime, ma eliminiamo subito il discorso ecologista che purtroppo lascia il tempo che trova, se escludiamo le acque interne (laghi e fiumi) a regime protetto, e le barche a vela senza motore ausiliario, comunemente definite “derive”.

La barca a vela inquina come una barca a motore, o poco meno.  Il motore ausiliario può inquinare di più di un motore fuoribordo (moderno) in quanto se diesel scarica in acqua più residui carboniosi di un fuoribordo a benzina a quattro tempi. I due tempi fuoribordo sono quasi morti del tutto, la vecchia Evinrude-Johnson, passata alla BRC-Bombardier ha chiuso la produzione da quest’anno e i progetti giapponesi Suzuki e Yamaha ormai dominano il mercato con motori in linea con la normativa UE del 2013 a bassissimo se non nullo tasso di inquinamento, copiati anche da nuovi cloni cinesi che hanno differente solo il nome.

Quindi, la scelta tra barca a vela e barca a motore dipenderà solo dal pensiero del “navigatore” e dalla sua capacità di vivere il mare, senza trascurare il fatto che il nostro equipaggio famigliare avrà comunque MOLTA influenza sulla nostra scelta della barca: a vela o a motore, barca rigida o un flessibile gommone, cabinato o non cabinato, grande, media o piccola, colore, colore della cuscineria e delle tendine degli oblò, accessori e via dicendo. Approfondiremo in un prossimo articolo

di Paolo de Wolanski

Generale in pensione, amante della fotografia e gommonauta dal 1979.

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