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Skanderbeg conquista Croia e inizia la cacciata dell’impero ottomano dall’Albania

By   /   28 Novembre 2020  /   Commenti disabilitati su Skanderbeg conquista Croia e inizia la cacciata dell’impero ottomano dall’Albania

È una storia, quella di Giorgio Castriota detto Skanderbeg, che sa di leggenda, di un grande condottiero che a capo di un piccolo esercito (circa 20 mila uomini) sconfisse a più riprese il potente esercito turco-ottomano fino a liberare definitivamente il suo popolo. 

Preso come ostaggio, insieme ai suoi 3 fratelli, dal sultano Murad II, a garanzia della sottomissione del padre  Giovanni Castriota, principe di Croia (Kruja), e fu condotto ad Adrianopoli (oggi Edime) dove imparò il latino e il turco, ma soprattutto eccelse nelle arti militari tanto da guadagnare la stima e la fiducia del sultano che lo nominò, a soli 17 anni, Generale comandante dei Giannizzeri, il corpo speciale dell’esercito turco-ottomano, e gli dette l’appellativo di İskender (Alessandro) Beg (“nuovo principe Alessandro”), con riferimento ad Alessandro Magno). Nome che gli albanesi nazionalizzarono in Skënderbeg(u).

Inviato in Albania per combattere l’insorgenza degli albanesi cristiani guidati dal signore di Transilvania János Hunyadi (“Il Cavaliere bianco”), che intendevano riprendersi la Serbia,  abbandonò l’esercito ottomano che fu sconfitto.

Il 28 novembre 1443 Skanderbeg conquista lai fortezza di Croia e inizia una serie di battaglie vincenti che porteranno alla cacciata dell’Impero Ottomano dall’Albania. Per questo meritò il titolodi Principe dell’Albania o padre della Patria.

L’aquila nera bicipite su fondo rosso, già vessillo del padre Giovanni, da allora divenne la bandiera nazionale albanese.

Nei duri scontri contro i turchi-ottomani, ottenne l’aiuto iniziale di Venezia, che poi passò dalla parte turca, di Alfonso d’Aragona e del Papa Eugenio IV, guadagnandosi i titoli di “difensore impavido della civiltà occidentale” e “atleta di Cristo“.

Diverse sono state le biografie di Skanderberg, così come i monumenti a lui dedicati (statue equestri – come Tirana e Kruje – busti, lapidi celebrative) in Albania e Kosovo, così come nelle zone albanesi della Macedonia, del Montenegro e, in misura minore, in Grecia e in Italia, e le leggende sorte sul suo conto, e persino opere musicali (Vivaldi, François Francœur e François Rebel.

di Vito Di Ventura

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