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Lo zibibbo di Pantelleria diventa Patrimonio dell’umanità

By   /   24 Novembre 2020  /   Commenti disabilitati su Lo zibibbo di Pantelleria diventa Patrimonio dell’umanità

Il 24 novembre 2014 lo zibibbo di Pantelleria, il vitigno noto anche come Moscato d’Alessandria, ottenne il riconoscimento UNESCO di “Patrimonio dell’Umanità”, inserito nella Lista dei Patrimoni Culturali Immateriali.

Era la prima volta che una tradizione rurale agricola otteneva un simile riconoscimento che premiava l’antica tradizione pantesca di coltivare l’uva ad “alberello” e da cui se ne ricava una serie di vini, tra cui spicca il Passito.

La coltivazione della vite insieme al cappero e all’origano sonoda sempre elementi fondamentali per la vita sull’isola, e sono i simboli e i sapori di Pantelleria.

L’isola, di natura vulcanica (detta anche la “Perla nera del Mediterraneo”) è un susseguirsi di muretti a secco e di terrazzamenti e per la sua posizione nel Mediterraneo, è sempre battuta dai venti (per cui è anche denominata “Isola del vento”) che impongono una coltivazione peculiare, entro i famosi “giardini” o in conche che offrano un riparo. Per questo la coltivazione dello zibibbo deve necessariamente essere al “alberello”, ovvero quasi a contatto con la terra.

Furono gli Arabi ad importare sull’isola la pratica della coltivazione del Moscato di Alessandria che chiamavano zabīb (zibibbo) che vuol dire “uvetta” o “uva passita”. 

L’UNESCO ha quindi riconosciuto il valore storico e culturale, di una coltivazione che caratterizza e identifica l’isola di Pantelleria.

Per gli esperti: il vino è giallo paglierino, con riflessi dorati, dolce e con elevato grado alcolico e dal caratteristico profumo.

di Vito Di Ventura

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