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Kosovo: un altro passo avanti verso la normalizzazione

By   /   16 Novembre 2020  /   No Comments

Monastero Ortodosso di Visoki-Decane: le comunità serba e albanese del Kosovo raggiungono un accordo sul sito dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO. Il Monastero fu fondato dal re serbo Santo Stefano Decanski, che vi fu sepolto dopo essere stato ucciso dai seguaci di suo figlio. Fonde stili architettonici occidentali e orientali ed è riccamente decorato con affreschi”.

Dopo due decenni di incertezza, le preoccupazioni per l’incolumità del Monastero di Decane, patrimonio mondiale dell’umanità, sembrano finite.

Le violente manifestazioni della maggioranza albanese che subito dopo la guerra del 1998-1999 portarono alla distruzione di decine di monasteri in tutta la ex provincia Iugoslava, sono un triste ricordo. Un nuovo accordo è stato raggiunto tra le due comunità da sempre rivali. E questo è avvenuto grazie alla mediazione italiana, favorita dalla sua significativa presenza in Kosovo che vede oramai da molti mandati assegnato all’Italia il Comando della forza NATO KFOR, presidio della legalità e della pacifica transizione. Non poteva essere diversamente perché la salvezza del monastero, come ricorderà chi seguì al tempo gli eventi, è dovuta proprio all’Italia che con i suoi paracadutisti a difesa del complesso religioso ne impedì militarmente la distruzione.

Di quale accordo si tratta? La mediazione italiana giovedì ha contribuito a risolvere una disputa di lunga data tra il governo di etnia albanese del Kosovo e la minoranza serba, consentendo un progetto autostradale che aggirerà lo storico monastero.

I leader serbo-ortodossi avevano a lungo contestato il progetto di una strada che lambisce il monastero di Visoki sostenendo che violasse le regole di protezione internazionali del sito delle quali la KFOR è garante.

L’accordo finalmente raggiunto superando le riserve di parte serba, consentirà la costruzione di una nuova autostrada che bypassando il sito patrimonio mondiale dell’UNESCO condurrà al vicino Montenegro.

L’ambasciatore italiano in Kosovo, Nicola Orlando di concerto con il Comandante di KFOR, generale Michele Risi, ha personalmente mediato l’accordo. Il costo del progetto sarà probabilmente coperto dall’Unione europea.

“Un simile accordo testimonia che la Repubblica del Kosovo è un paese di uguaglianza, di libertà e diritti che sono rispettati e protetti allo stesso modo per tutti”, ha detto in una nota il primo ministro kosovaro Abdullah Hoti, anch’egli coinvolto nei colloqui.

I serbi sono la più grande minoranza etnica in Kosovo, anche se il loro numero è diminuito dopo la guerra. Come si ricorderà il conflitto si è concluso nel 1999 con l’intervento della NATO, che ha costretto la Serbia a ritirarsi dalla provincia. I serbi e la Chiesa serba considerano il Kosovo come loro cuore storico e culturale per le centinaia di monasteri cristiani serbi ortodossi e chiese risalenti al medioevo.

Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza dalla Serbia nel 2008, una mossa che Belgrado non riconosce. Anche per questo tra Kosovo e Serbia continuano le trattative per la normalizzazione sotto egida dell’Unione Europea. L’accordo rappresenta un altro piccolo passo in avanti per lo stato del Kosovo ancora non riconosciuto come tale da buona parte della comunità internazionale degli stati membri delle nazioni unite.

di Roberto Bernardini

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