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Dostoevskij viene condannato a morte

By   /   16 Novembre 2020  /   No Comments

Il 16 novembre 1849 lo scrittore e filosofo russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij, arrestato il 23 aprile 1849 e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo (San Pietroburgo), venne condannato a morte, per fucilazione, insieme ad altri 20 imputati per attività sovversive contro il governo.

Ancorché lo zar Nicola I gli avesse tramutato la pena in lavori forzati a tempo indeterminato, la notizia gli venne data mentre  era già sul patibolo. Questo avvenimento lo segnerà molto e aggraverà le sue crisi di epilessia. Il suo pensiero sulla pena di morte si troveranno in “Delitto e castigo” e “L’Idiota”, quest’ultimo romanzo scritto a Firenze.

Graziato della vita, venne deportato in Siberia e rinchiuso nella fortezza di Omsk. La traumatica esperienza della reclusione verrà trasferita in una delle sue opere più crude e sconvolgenti, “Memorie dalla Casa dei Morti”, e la fortezza di Omsk diverrà quella di Irtiš, nei due capitoli dell’epilogo di “Delitto e castigo”.

Nel febbraio del 1854 ottenne la libertà per buona condotta, ma costretto a scontare il resto della pena come soldato semplice nel 7º battaglione siberiano, di stanza nella città di Semipalatinsk vicino al confine cinese

Congedato per problemi di salute, Dostoevskij, si trasferì nei pressi di San Pietroburgo, dove morì nel 1881 all’età di 60 anni. 

Dostoevskij insieme a Lev Tolstoj, è considerato uno dei più grandi romanzieri e pensatori russi di tutti i tempi. A lui è intitolato il cratere Dostoevskij sulla superficie di Mercurio.

Tra le sue opere più note vi sono “Memorie dal sottosuolo”, “Delitto e castigo”, “L’idiota”, “Il giocatore”, “I fratelli Karamazov”.

di Vito Di Ventura

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