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59 anni l’eccidio di Kindu

By   /   12 Novembre 2020  /   Commenti disabilitati su 59 anni l’eccidio di Kindu

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La mattina di sabato 11 novembre 1961 2 equipaggi italiani, su velivoli da trasporto C-119, bimotori da trasporto della 46ª Aerobrigata di stanza a Pisa, uno al comando del Maggiore Amedeo Parmeggiani e l’altro del Capitano Giorgio Gonelli, per un totale di 13 militari, decollarono dall’aeroporto della capitale della Repubblica Democratica del Congo, Leopoldville, diretti a Kindu per trasportare rifornimenti ai caschi blu malesi, a presidio dell’aeroporto.

In quel periodo, nell’ex Congo belga era in atto una guerra civile tra le 3 fazioni che facevano capo, rispettivamente, al Presidente Joseph Kasa-Vubu, al Vice Ministro Antoine Gizenga (operante nell’area di Kindu) e a Moise Ciombe, che controllava la regione del Katanga.

I militari italiani, dopo aver terminato le operazioni di scarico del materiale, si recarono alla mensa dell’ONU poco distante dall’aeroporto, lasciando le proprie armi a bordo, pronti a ripartire dopo pranzo. 

I soldati congolesi di Kindu temendo che si trattasse di paracadutisti katanghesi, fecero irruzione nella mensa e catturarono i nostri aviatori. A nulla valsero le accorate spiegazioni dello stesso comandante dell’aeroporto, che invano cercò di far capire che si trattava di soldati italiani. Nella concitazione il Tenente medico Francesco Paolo Remotti, cercò di fuggire, ma venne ucciso. Gli altri 12 italiani vennero prima pestati a sangue e poi trucidati da raffiche di mitra.

I corpi dei 13 italiani furono recuperati e sepolti da un poliziotto cattolico congolese, Amisi N’Gombe, mentre la notizia dell’eccidio arrivò in Italia solo il 16 novembre, ben 4/5 giorni dopo l’accaduto.

I resti dei caduti furono ritrovati nel cimitero di Tokolot e riesumati il 23 febbraio 1962 ed il 10 marzo trasferite nella base libica di Wheelus e da qui  all’aeroporto di Pisa, dove giunsero l’11 Marzo. il giorno dopo, alla presenza del Presidente della Repubblica Antonio Segni, fu celebrato il rito funebre e le salme furono tumulate presso il Sacrario dei caduti di Kindu, all’ingresso dell’aeroporto militare di Pisa, realizzato grazie a una sottoscrizione pubblica lanciata all’indomani della notizia dell’eccidio. 

In ricordo del loro sacrificio fu eretta la stele che oggi sorge all’ingresso dell’aeroporto internazionaleLeonardo Da Vinci” di Fiumicino; coniato un francobollo nella giornata della Pace nel 1986, ed In varie città italiane sono stati eretti monumenti e intitolate strade.  

Nel 1994 fu riconosciuta alla loro memoria la Medaglia d’oro al Valor Militare, e nel 2007 i familiari ottennero un risarcimento. In ricordo dell’eccidio e in segno di lutto i piloti e gli assistenti di volo dell’Alitalia adottarono nell’uniforme di ordinanza la cravatta nera che, purtroppo, nel 2015 la dirigenza dell’Alitalia decise di sostituirla. Tuttavia, i piloti continuano a indossarla.

I nomi dei 13 aviatori

A bordo del C-119 India 6002 (nominativo radio “Lyra 5”)

Maggiore pilota Amedeo Parmeggiani; Sottotenente pilota Onorio De Luca; Tenente medico Paolo Remotti; Maresciallo motorista Nazzareno Quadrumani; Sergente maggiore montatore Silvestro Possenti; Sergente elettromeccanico Martano Marcacci; Sergente marconista Francesco Paga.

A bordo del C-119 India 6049 (nominativo radio “Lyra 33”)

Capitano pilota Giorgio Gonelli; Sottotenente pilota Giulio Garbati; Maresciallo motorista Filippo Di Giovanni; Sergente maggiore Nicola Stigliani; Sergente maggiore Armando Fabi; Sergente Maggiore Antonio Mamone.

di Vito Di Ventura

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