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80 anni fa “la notte di Taranto”

By   /   11 Novembre 2020  /   Commenti disabilitati su 80 anni fa “la notte di Taranto”

6 mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia, la notte fra l’11 e il 12 novembre 1940, nota come “La notte di Taranto”, la Royal Navy lanciò il primo attacco da portaerei della storia sulla flotta della Regia Marina a Taranto.

Con l’”Operazione Judgement”, 21 aerei-siluranti inglesi, “Swordfish”, appena calato il buio, partirono dalla portaerei “Illustrious”, sorprendendo la flotta italiana tutta radunata nelle acque di Taranto e senza un’efficace protezione difensiva: le reti parasiluri non erano state completate e la maggior parte dei palloni frenati erano stati spazzati dal vento e dalle mareggiate dei giorni precedenti e mai sostituiti. 

Gli aerei-siluranti, in 2 ondate successive, dalle 23:00 alle 00:30, illuminarono con i bengala il cielo e lanciano siluri quasi a pelo d’acqua. Furono colpite la “Littorio”, la “Duilio”, la “Cavour”, orgoglio della Marina Italiana, il “Trento”, i cacciatorpedinieri Libeccio” e “Pessagno”. In totale vi furono 58 morti, 32 dei quali sul Littorio, e 581 feriti, 6 navi da guerra danneggiate e diversi danni alle installazioni militari. 

Le bombe, destinate alle navi e agli impianti militari, caddero anche sulla città. La già triste situazione della popolazione tarantina si aggravò, molti sfollarono verso le campagne e nei vicini paesi lucani (Bernalda, Pisticci, Ferrandina) dove era ancora possibile trovare di che mangiare.

Anche se il bollettino di guerra emesso dal Comando Supremo, n.158 del 12 novembre 1940, così recitava: “Nelle prime ore della notte 12 aerei nemici hanno attaccato la base navale di Taranto. La difesa contraerea della Piazza e delle navi alla fonda ha reagito vigorosamente. Solo un’unità è stata in modo grave colpita. Nessuna Vittima”.

Mussolini si precipitò a Taranto, per rendersi conto da vicino della tragedia, e, affacciandosi dal Palazzo del Governo, cercò di minimizzare le perdite, ma la gente aveva visto con i propri occhi e sentito con le proprie orecchie.

La realtà era ben diversa. In quelle 2 ore circa si consumò il dramma della nostra Marina Militare che, colpita nella sua capacità offensiva e, soprattutto, in quella morale, non riuscì a svolgere quel ruolo strategico di cui, almeno sulla carta e per qualità e quantità di naviglio di superficie e subacqueo era accreditata. 

Per alcuni autorevoli storici probabilmente i vertici della Marina Militare sapevano e non fecero nulla perché contrari al fascismo.

di Vito Di Ventura

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