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Come contrastare la recrudescenza del Jihadismo

By   /   4 Novembre 2020  /   Commenti disabilitati su Come contrastare la recrudescenza del Jihadismo

In questi ultime settimane stiamo assistendo ad una preoccupante recrudescenza di attentati terroristici di matrice islamica, in Europa ma anche in Africa e in Asia, pur se di questi ultimi non c’è un adeguato riscontro sui media occidentali. 

Secondo fonti autorevoli solo negli ultimi 10 giorni si sono registrati più di 40 attacchi nel mondo con oltre 200 vittime e 300 feriti che hanno interessato 14 paesi. 

Le trattazioni di tali eventi, in generale, si concentrano sulla cronaca, sulla dinamica spesso efferata dell’evento e raramente forniscono al lettore le adeguate chiavi interpretative della globalità del fenomeno che non possono che discendere dall’ideologia e dalle strategie elaborate, in particolare negli ultimi decenni, dal pensiero jihadista

Va infatti ricordato che la principale risorsa del Jihadismo contemporaneo non risiede tanto nelle armi, nei finanziamenti o nel materiale controllo di territori, tutti elementi importanti ma non determinanti nell’ottica jihadista, ma nel potere identitario e mobilitante dell’ideologia

Questa ha la potenzialità di generare effetti perversi (pensiamo, oltre agli attentati, anche ai Foreign Fighters) in menti spesso giovani e che in molti casi abbinano esperienze carcerarie e/o di forte devianza sociale ad una conoscenza molto approssimativa della religione islamica. Questo mix rende tali giovani particolarmente vulnerabili, e quindi manipolabili, alle influenze ideologiche estremiste e ciò al di là di altre valutazioni psico-sociologiche, sempre significative, ma che in questo fenomeno non hanno rilevanza primaria. 

Da molti anni sono state avviati vari tentativi di de-radicalizzazione ma con esiti al momento poco soddisfacenti, non a caso un senatore francese ha definito tali iniziative quali “total fiasco”. Anche per il terrorista ucciso a Vienna sembra sia emerso un sostanziale fallimento del piano di de-radicalizzazione cui era stato sottoposto. 

Assume particolare importanza quindi l’opzione di strategia di Counter-ideology volta a contrastare e possibilmente demolire la credibilità dell’ideologia Jihadista ma contrastandola alla base e sul piano islamologico

Già nel Final Report della Commissione USA 11 settembre, si raccomandava testualmente di “sconfiggere la rete di al-Qaida e prevalere nel lungo periodosull’ideologia che ha dato origine al terrorismo “Islamist. L’Islam non è il nemico…”, veniva quindi proposta una reazione che fosse “more than a war on terrorism”. 

Dopo tanti anni tali raccomandazioni sono state solo parzialmente recepite e mentre si è fatto molto sul piano militare, poco è stato fatto concretamente sul piano del contrasto ideologico.

Studi relativi alla Counter-ideology sono stati più recentemente ripresi dal Tony Blair  Institute for Global Change di Londra dal 2017, secondo cui al 2018 le strategie di counter-narrative avrebbero contrastato efficacemente solo il 16 % dei riferimenti ideologici prodotti dal Jihadismo. La ricerca conclude, in estrema sintesi, che la battaglia contro l’estremismo islamico non è da intendere contro l’Islam ma contro una “perversione della religione” (in analogia con la succitata conclusione della Commissione USA 11 settembre ) e che le counter-narratives adottate sinora “hanno fallito” nel contrastare le devianze jihadiste rispetto ai  testi islamici classici.

Altro importante contributo era pervenuto nel 2013 da M.S. Masoud, ricercatore musulmano, in un’ analisi pubblicata nel 2013 sul Journal of Strategic Security  in cui proprio in riferimento al più rilevante testo teoretico del Jihadismo (Chiamata alla Resistenza islamica Globale, 1400 pagine scritto da Abu Mus’ ab al-Suri, definito l’“Architetto del Jihad Globale”,in cui si teorizza il “Jihad individuale” che è poi la teorizzazione delle modalità che abbiamo purtroppo visto in questi anni in Europa), enfatizza l’importanza di condurre una sistematica comparazione fra testi radicali e testi dell’Islam classico evidenziandone le numerose discrasie

Il ricercatore musulmano Hanif Hassan insiste in particolare su 2 concetti: riaffermare la validità del Jihad solo in chiave difensiva (e ciò anche adeguando i criteri dell’Islam ai principali criteri del diritto internazionale); rivalutare la  rivisitazione della fatwa di Ibn Taymiyya (XIII secolo) su una interpretazione del Jihad che, ripresa nel XX secolo da teorici jihadisti, ha causato molte delle devianze interpretative (e purtroppo terroristiche) che conosciamo. Hanif richiama gli esiti, poco noti, della conferenza di Mardin del 2010 in cui si dimostra l’errata interpretazione jihadista e l’assoluta decontestualizzazione di tale interpretazione.  

La  frase adottata dall’ Ideological Warfare Center (IWC) saudita fornisce forse la più efficace sintesi dell’assunto finora esaminato: “Terrorism ceases to exist when it is intellectually defeated”.

di Giuseppe Santomartino (*)

(*) Autore del libro: “Conoscere e contrastare il Jihadismo. Le chiavi interpretative, le ideologie, le dottrine, le strategie, i pensatori”- Panda Edizioni, 2020. 

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