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Renato Carosone – “Pigliate ‘na pastiglia” (1957)

By   /   1 Novembre 2020  /   Commenti disabilitati su Renato Carosone – “Pigliate ‘na pastiglia” (1957)

Questa canzone, coeva dell’altrettanta disastrosa pandemia denominata  ASIATICA , fu scritta molto probabilmente per meglio esplicitare,in maniera sintetica, un  DPCM dell’epoca.

Noi non ce ne siamo ancora resi conto, ma i guasti all’economia, al sistema sanitario nel suo complesso, alla scuola, all’occupazione e qunt’altro, presto cederanno il posto ai danni, altrettanto gravi, alla persona nel suo assetto psico-fisico.

Ed al vecchio glicerofosfato del mai dimenticato Renato, sostituiremo le moderne benzodiazepine, per trattare l’ansia, o gli ancora più sofisticati Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina, comunemente chiamati antidepressivi.

E’ incredibile il martellamento continuo di brutte notizie cui siamo sottoposti , quotidianamente, per 24 ore al giorno relative alla COVID. Ma il problema non sono solo le notizie cattive circa il numero dei morti, quello dei contagiati, dei ricoverati in rianimazione o nelle terapie intensive, i fattori più ansiogeni e deprimenti sono le diversità di pareri degli scienziati televisivi, delle liti tra Sindaci e Governatori e  tra Governatori e Ministri.

Questo non genera alcuna sicurezza e certezza per i cittadini che ne avrebbero tanto bisogno. I Centri di Igiene Mentale territoriali sono tempestati di telefonate di gente che chiede aiuto psicologico e consigli, l’insonnia e la depressione la fanno da padrona, oltre che tra i giovani, nella popolazione anziana, a rischio maggiore.

Ma di questo nessuno ne parla, sembra che la cosa non riguardi nessuno, in linguaggio giornalistico “non fa notizia”. Non faccio più il medico di medicina generale però la gente mi ferma per strada,chiede pareri, il disturbo più lamentato è l’insonnia, epifenomeno di una sindrome ben più complessa e grave, come “sindrome ansioso depressiva reattiva”. Ecco perché all’inizio del mio scritto facevo riferimento alla canzone di Carosone.

A risentirne di più sono le fasce più deboli anziani e bambini. Soprattutto per questi ultimi non sappiamo ancora quali potranno essere le conseguenze sul loro sviluppo evolutivo, ma la cosa più preoccupante è che nessuno sembra occuparsene. Si parla solo di mascherine, distanziamento sociale (odio quest’aggettivo, si poteva benissimo usare “fisico”), lavaggio frequente delle mani. Cosa si è fatto per i bambini? Assolutamente niente, a parte i banchi con le rotelle,come se fosse un giocattolino per farli divertire. Per i bambini il distanziamento sociale è quasi un ossimoro, essi hanno bisogno di stare vicini, prendersi per mano, toccarsi, parlarsi liberamente e senza distanze, in una parola socializzare. E allora smettiamola con i vaniloqui di virologi, infettivologi, epidemiologi, immunologi e facciamo parlare anche psichiatri e neuropsichiatri infantili, per dare una mano ai genitori anche essi stressati all’inverosimile. Sperando che il tutto non si risolva con un: Pigliate ‘na pastiglia”.

di Aniello Angellotti

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