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L’importanza della storia e dell’archeologia per capire il presente

By   /   27 Ottobre 2020  /   Commenti disabilitati su L’importanza della storia e dell’archeologia per capire il presente

Ho trascorso la mia infanzia e giovinezza, per il lavoro di mio padre – assistente agli scavi dell’allora Soprintendenza Archeologica di Napoli – tra le domus di Pompei e l’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. 

In quegli anni ho conosciuto i più grandi archeologi del secolo scorso, a partire da Amedeo Maiuri, scopritore dell’Antro della Sibilla Cumana, per citare solo uno dei suoi ritrovamenti archeologici, e terminando con  Giorgio Buchner che ha avuto il merito di riportare alla luce nell’antica Pithecusa, l’odierna Ischia, la famosissima Coppa di Nestore, riconosciuta come primo documento scritto della lingua greca.

Miei compagni di giochi erano cavalli marmorei, statue e illustri personaggi dell’antica Roma e di Puteoli, rappresentati su stele funerarie o sarcofagi. Tra di essi mi era particolarmente caro il sarcofago di Lucio Valerio Valeriano, Prefetto della Mesopotamia e dell’Osroene, che è quanto dire del Medio Oriente più irrequieto, bellicoso e turbolento dell’impero romano, corrispondente in parte all’Iran, Iraq e Siria di oggi. 

Sull’epigrafe Valerio Valeriano parla di sé in maniera magniloquente : “Io, dice, della stirpe dei Dàrdani (non dice romano, ma risale alla gente di Troia, a Enea, a Priamo e Dàrdano) mi guardai dall’avarizia, dal timore e dalle molestie degli uomini”, il che per un governatore di mediorientali, che aveva dovuto faticare non poco a mantenere le mani nette fra siriani e iraniani – sollecitatori gli uni, minacciosi gli altri – non era poco vanto.

Dopo la sua morte, avvenuta in Mesopotamia, Roma non ritenne più di mandare governatori in quella regione e di abbandonare al loro destino quelle popolazioni.

Questa lunga premessa per arrivare al focus di questa mia esternazione.

Per motivi legati agli impegni della mia professione di Ufficiale medico impiegato nelle organizzazioni internazionali mi è capitato spesso di fare dei piacevoli incontri con persone di rango e di cultura.

Durante uno di questi incontri, un distinto ospite americano si avvicinò al gruppetto di persone con le quali conversavo di archeologia ed in particolare proprio del sarcofago di Valeriano. Alla sua richiesta di maggiori informazioni su questo personaggio non potei fare a meno di riportare l’evento storico ai giorni nostri. 

Veda, gli dissi, quello americano è un grande popolo che ha purtroppo poca dimestichezza con la geografia e la storia antica. Alla lacuna geografica è oggi facile sopperire facendo ricorso a Google Maps, ma con la storia no, essa va studiata e bene. Ecco perché siete rimasti impantanati in Afganistan e Iraq. 

La Storia vi avrebbe insegnato che Alessandro Magno ebbe non poche difficoltà con i progenitori dei Talebani ed i Romani si videro costretti ad abbandonare in tutta fretta l’odierno Iraq. A questo punto l’americano mi chiese se potevamo rimanere in contatto per continuare a parlare di questo genere di argomenti. Grande fu la mia sorpresa quando lessi sul biglietto da visita la sua qualifica: Ambasciatore Americano a N’Djamena (capitale del Chiad)!

 

di Aniello Angellotti 

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