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Il Jihad: Guerra Santa? Un concetto tanto abusato quanto poco conosciuto

By   /   27 Ottobre 2020  /   Commenti disabilitati su Il Jihad: Guerra Santa? Un concetto tanto abusato quanto poco conosciuto

“… Jihad  è oggi, nel mondo occidentale, una parola usata troppo spesso a sproposito. Una parola che ha in sé mille sfumature. Non sempre e  non necessariamente cruente “ (Vercellin). 

 Per una corretta comprensione del termine Jihad, uno dei termini forse oggi più usati (o abusati) al mondo in geopolitica, sicurezza internazionale etc., non si può prescindere, come per tutto il linguaggio politico dell’Islam, da una, seppure sommaria, analisi semantica. 

Occorre premettere che la lingua araba ha base semantica trilittera, ogni radice trilittera genera una serie di parole con significato più o meno “incardinato’’ nel concetto insito nella radice medesima.  La parola Jihad deriva dalla radice trilittera jhd la quale implica il concetto di “sforzo’’ prevalentemente spirituale da  (e quindi non il concetto di guerra né di violenza). I termini arabi utili ad indicare i concetti di guerra, conflitto, lotta armata sono ben altri e associati ad altre radici trilittere (hrb da cui harb – guerra;  qtl da cui qutl lotta violenta, armata; gzw da cui ghazwrazzia), questi sono anche i termini usati nel Corano per riferirsi ad attività militari o lotta armata.  Il termine Jihad si trova nel Corano solo quattro volte e in nessuna di esse si riferisce ai concetti di guerra o lotta armata. 

Tuttavia nei secoli Jihad ha acquisito un ampio spettro di accezioni che vanno da un significato  prevalentemente morale o spirituale (una lotta da compiere sul piano spirituale per migliorare se stessi) e considerato “Grande Jihad“, ad un significato di tipo militare, definito “Piccolo Jihad“ ma che comunque non è mai fine a se stesso ma associato ad una forma di sostegno dell’Islam (come osserva anche l’islamologo B. Lewis, l’abbinamento del concetto diguerraal concetto di “santità”, diffuso nei secoli scorsi in Occidente, è del tutto estraneo all’Islam). 

Il pensiero dell’Islam classico prevede 4 modi, di rilevanza decrescente, per il Jihad: con l’animo,  con la parola, con la mano, con la spada. Appare anche qui evidente che l’accezione militare del Jihad è quindi solo una, e anche la meno rilevante, delle 4 possibili. 

Le devianze interpretative con accezioni terroristiche, così come le conosciamo oggi, sono in realtà sopravvenute solo negli ultimi decenni, in particolare sulla base del pensiero di due egiziani: Sayyd Qutb, considerato il maitre-a-penser dell’Islam Radicale (giustiziato dal regime di Nasser nel 1966), ma soprattutto di Muhammad Faraj, ispiratore dell’assassinio di Sadat nel 1981 e giustiziato nel 1982. Tali devianze terroristiche non sono affatto condivise dalla maggioranza dei Musulmani che anzi contestano anche il conseguente neologismo Jihadismo. Enfatizzare tali devianze, proprio sotto il profilo islamologico rispetto al concetto classico di Jihad, potrebbe fornire una importante svolta nelle strategie di deradicalizzazione che sinora non hanno prodotto gli esiti sperati.

Un cenno merita il parallelismo dottrinale, che come tanti parallelismi è improprio anche se suggestivo, e  che  spesso viene proposto fra  Jihad e Crociate; parallelismo che è in gran parte   privo di senso sia dal punto di vista storico che dottrinale.  

Fra i più significativi esempi di Jihad nell’età contemporanea troviamo:

  • Il Jihad  dei Senussiti contro l’Italia in Libia dal 1911 e che per un ventennio ha di fatto ristretto il controllo italiano solo alla fascia costiera ;
  • La dichiarazione di Jihad  nel 1914 da parte del Califfo Ottomano contro Francia, Gran Bretagna e Russia, tale episodio introduceva un elemento storicamente inedito (e purtroppo  rilevante anche oggi in riferimento ai proclami al Jihad emessi dal Califfo dello Stato Islamico – ex ISIS), ciò perché l’appello era da intendere rivolto, allora come oggi, a tutti i musulmani della terra fra cui anche quelli sotto il dominio coloniale francese e  britannico che all’epoca comprendeva vastissime aree musulmane. Se fosse stato considerato valido si sarebbe avuto un forte elemento di vulnerabilità per Francia e Gran Bretagna per tutta la durata della guerra, ma gli ulema di tali colonie dichiararono non legittima la dichiarazione di Jihad del Califfo Ottomano e rivolta ai musulmani di queste colonie in quanto le potenze coloniali non impedivano la professione della fede musulmana (Vercellin); 
  • La  lotta contro l’invasione sovietica in Afghanistan classico esempio di Jihad difensivo e che costituisce l’unico caso di “successfull Jihad’’ dell’epoca moderna; tale passaggio storico può essere considerato l’inizio diacronico del Jihadismo contemporaneo. Con la  vittoria contro i sovietici in Afghanistan infatti l’estremismo islamico ha preso coscienza dell’enorme potenzialità, innanzitutto ideologica, identitaria e mobilitante, oltreché militare, del Jihad contro tutto ciò che esso percepisce quale nemico dell’Islam. 

Il principale teorico di tale interpretazione, che quindi va ben oltre la “semplice” forma di lotta terroristica per investire una vera e propria strategia globale, è stato il giordano-palestinese Abdullah ‘Azzam, la vera anima del Jihad afghano contro l’URSS, fortemente influenzato dai due ideologi sopracitati (Qutb e Faraj), considerato il vero ideologo di al-Qa’ida, colui che  ha inventato il nome al-Qa’ida nonché “The Godfather of Jihad”, teorico del martirio e guida spirituale di un certo Osama Bin Laden. 

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