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Mentre i turchi si prendono il mediterraneo gli europei stanno a guardare

By   /   25 Ottobre 2020  /   Commenti disabilitati su Mentre i turchi si prendono il mediterraneo gli europei stanno a guardare

Visto che i problemi economici e sanitari causati dalla pandemia non erano sufficienti, sull’area del Mediterraneo continua a imperversare l’aggressiva politica estera di una Turchia sempre più alla ricerca di aree dove espandere la propria influenza politica, economica e (forse) religiosa.

Non bastava, infatti, la grave provocazione delle navi militari turche (ancora formalmente alleate nella NATO) contro le navi militari francesi, non bastava la provocazione altamente simbolica (e religiosa) di una Hagia Sofia riconvertita in moschea, non bastava la provocazione di una fantomatica ricerca petrolifera nelle acque limitrofe all’isola greca di Kastellorizzo. Ci voleva anche l’ultima (in ordine di tempo) provocazione turca con la nave Oruc Reis che è tornata in mare per nuove (?) ricerche in acque greche e la recente acquisizione del controllo delle motovedette della Guardia Costiera libica (donate dall’Italia), manovra che rischia di peggiorare notevolmente i rapporti tra Roma e Ankara, fino a qualche tempo fa relativamente buoni.

E non si tratta solamente di un confronto tra i due Paesi, formalmente ancora alleati, o di un semplice “cambio della guardia” sull’operatività della componente navale costiera libica. Le motovedette libiche, che da questo mese ospitano istruttori turchi insieme a equipaggio libico, ufficialmente per insegnare come pattugliare l’area di ricerca e soccorso di competenza, investono anche gli interessi europei, dato che queste navi rappresentano un mezzo di controllo dei flussi migratori che, proprio da quelle coste, navigano verso l’Italia e l’Europa (anche se alcuni Paesi UE continuano a fare orecchio da mercante … sordo).

E pensare che la zona SAR libica è stata voluta, progettata e pagata dall’Italia, come le citate motovedette che ora ne solcano le acque e il cui impiego operativo verrà, da oggi in poi, deciso di “comune accordo” tra Tripoli e Ankara.

Se consideriamo che l’altro grande corridoio migratorio corre per via terra dalla penisola anatolica verso i Balcani e l’Europa centrale comprendiamo come, in sostanza, i due principali e potenzialmente destabilizzanti flussi migratori che interessano l’area mediterranea, estremamente sensibile per gli equilibri geopolitici che vanno dall’Europa fino al Golfo Persico, verranno da oggi in poi gestiti sostanzialmente secondo la visione neo-ottomana della Turchia. Una Turchia che ha già dimostrato, negli ultimi tempi, di essere completamente indifferente alle richieste della comunità internazionale, di non gradire le mediazioni diplomatiche e di considerare le regole e gli accordi internazionali (specialmente quelli che interessano le vie marittime) buoni solo per gli archivi.

La rotta centrale del Mediterraneo si aggiunge, pertanto, agli strumenti che Erdogan può impiegare per fare pressione sull’Europa. Un’Europa sconquassata dalla pandemia e, soprattutto, da ciniche e opportunistiche divisioni politiche la cui visione non va oltre le prossime elezioni nazionali (esempio i Paesi Bassi) e che, già da tempo muta e sorda in politica estera, ora si scopre anche (strategicamente) cieca.

E l’Italia?  Mentre sulle acque dell’Egeo e del Mediterraneo centrale si sta giocando una partita i cui esiti avranno importanti implicazioni sulle economie e sulle politiche sociali dei Paesi rivieraschi, la nostra politica estera continua a manifestare una indifferenza strategica incredibile e a essere assente in un teatro, quale quello Mediterraneo, che in passato ha sempre rappresentato la nostra principale direttrice di attenzione politica. 

E siccome la geopolitica non ammette vuoti di potere, se l’Europa stenta a far sentire la sua (flebile) voce, gli spazi lasciati liberi vengono riempiti da attori che applicano con decisione una politica assertiva.

Il controllo delle vie marittime è indispensabile per il benessere e il progresso di una nazione e, dopo la Brexit, l’Europa ha solamente la Francia e l’Italia che possono assicurare le portaerei, mezzi fondamentali per una reale proiezione di potenza ed efficace estensione di sicurezza. Ma, mentre molte importanti crisi si sviluppano su un mare di fondamentale importanza, invece di permettere alla nostra flotta di navigare in piena efficienza a tutela degli interessi politici ed economici nazionali ed europei, si preferisce guardare al limitato orizzonte del proprio orticello lasciando ad altri attori, ben più aggressivi e decisi, la possibilità di influire su questioni anche di nostro interesse, permettendo loro di accrescere il proprio destabilizzante ruolo nello scacchiere del Mediterraneo e di riempire un vuoto lasciato dalla nostra cecità strategica.

 

di Renato Scarfi

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