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La Francia e il problema islamico

By   /   22 Ottobre 2020  /   Commenti disabilitati su La Francia e il problema islamico

Va detto preliminarmente che il recente assassinio del docente francese è un atto criminale e va condannato senza se e senza ma e non trova alcun supporto nel diritto islamico. Conferma di questo assunto è venuta dall’Azhar, il più autorevole istituto di studi islamici, che ha condannato nettamente l’evento così come altre autorità islamiche francesi. 

Questo tragico evento dovrebbe porci davanti una sfida di natura innanzitutto epistemologica, ovvero  capire, al di là dell’epifenomeno cioè dell’atto criminale, il vero fenomeno che abbiamo davanti piuttosto che orientata a reazioni emozionali basate sulla solita, inutile e fuorviante logica di opposizione duale fra “Buonisti” ed “ Islamofobi”. 

Con questo articolo non si intende ovviamente proporre soluzioni magiche, ma offrire un contributo, seppure in “pillole”, con qualche riflessione utile per un miglior sforzo cognitivo sul fenomeno.  

La Francia è il paese con la maggiore presenza musulmana in Europa Occidentale con circa l’8 %, circa 5 milioni di persone, quasi tutti cittadini francesi a tutti gli effetti  da almeno 2 se non 3 generazioni. Nel resto dell’Europa Occidentale tale percentuale è globalmente di circa il 4,5% e secondo autorevoli stime non supererà l’11 % al 2050. Esiste però, specie in Francia, un fenomeno aggregativo che porta in alcune villaggi e aree urbane, per lo più degradate (banlieu), tale percentuale a ben oltre il 50 %. Il numero di coloro che praticano la religione cristiana è oggi inferiore ai  praticanti la religione muslmana.

Le spinte verso l’Islam Politico e verso l’estremismo islamico (il primo non necessariamente legato al jihadismo e alle derive terroristiche, il secondo decisamente più contiguo a questi) sono oggi particolarmente rilevanti in Francia, e potrebbero diventare un trend “pilota  per i vari paesi occidentali. Va però ricordato che la stragrande maggioranza dei musulmani sia in  Francia che altrove non condivide l’ideologia estremista mentre una significativa minoranza  sembra  condividere  una spinta verso l ‘Islam Politico e verso l’introduzione di alcune norme sciaraitiche, specie nel diritto di famiglia, nella giurisprudenza  dei paesi occidentali.  

Secondo una indagine pubblicata da Panorama nel 2019, in Francia il 27 % dei musulmani riterrebbe che la Shari’a debba prevalere sulle  leggi della Repubblica, mentre il 49 % dei giovani sotto i 25 anni metterebbe in discussione la laicità della Repubblica. È evidente l’estrema delicatezza di tale materia e l’esigenza preliminare di capire bene di cosa si sta parlando. Ciò nella considerazione che l’Islam, anche in Europa, è realtà tutt’altro che monolitica e ciò ben al di là della nota distinzione fra sunniti e sciiti.

Il problema dei pesanti condizionamenti nelle scuole francesi verso docenti su temi relativi all’Islam, emerso drammaticamente in questi giorni, risulta noto da anni. Secondo recenti rapporti, in Francia risulterebbero censiti oltre 8.000 radicalizzati, moltissimi dei quali hanno semplicemente manifestato osservanze religiose più rigide della media (es. nel vestire e nell’ascolto della musica) e non hanno alcuna intenzione di orientarsi verso atti di violenza (molti dei responsabili di alcuni attentati non figuravano in queste liste).

Oltre il 50 % della popolazione carceraria francese è costituita da musulmani e la prospettiva carceraria viene ritenuta quasi un passaggio ormai obbligato per molti giovani musulmani delle banlieu. 

Dal 2012 in Francia si sono avuti oltre 260 morti per attentati di matrice islamica. 

Una valutazione diffusa e autorevolmente condivisa per l’intera Europa afferma che il crescere di una islamofobia generalizzata fornisce senz’altro terreno fertile per l’estremismo islamico: è esattamente ciò che vogliono perché egregiamente funzionale alla loro propaganda. Qualsiasi provvedimento dei governi europei dovrebbe quindi in primis evitare di alimentare l’islamofobia. Sul piano dell’efficacia dei provvedimenti va detto che purtroppo la Francia non ha negli ultimi anni particolarmente brillato nel varo di provvedimenti efficaci in materia (un solo esempio: nel 2018 il piano di deradicalizzazione specie nelle carceri è stato definito in Senato quale “total fiasco”) e l’ orientamento, di cui si parla molto in questi giorni,  verso un “Islam istituzionalizzato” suscita molte perplessità poiché non risulta aver mai avuto significativi successi neanche in paesi musulmani. Il confine fra provvedimento inefficace e un insperato assist all’estremismo islamico è veramente labile. 

La materia presenta evidentemente criticità che sono innanzitutto culturali ed antropologiche prima che giuridiche e di sicurezza, il rischio di rincorrere terapie che aggravino la malattia è alto e attuale e le conseguenze potrebbero ripercuotersi in tutta l’Europa Occidentale. Qualcuno tempo fa ha detto che forse l’ostentazione della laicità costituisce la principale vulnerabilità della Francia di fronte alle spinte islamico-radicali, un’affermazione che meriterebbe un ampio approfondimento, e non solo per la Francia. Un utile approccio sembra essere offerto dalla “Counter-ideology” tesa a colpire la credibilità dell’estremismo ma proprio sotto il profilo islamologico (esempio dimostrare che la fatwa che avrebbe autorizzato assassinio del docente non ha alcuna validità islamologica). 

L’ auspicio è che il fenomeno possa stimolare anche un’utile ed ampia riflessione a livello europeo, ma sinora non sembra vi siano  incoraggianti segnali in tal senso.

 

di Giuseppe Santomartino

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